Del: 3 Novembre 2022 Di: Matilde Elisa Sala Commenti: 0
Andy Warhol. La pubblicità della forma, l’arte diventa Pop

Dal 22 ottobre 2022 fino al 26 marzo 2023, alla Fabbrica del Vapore di Milano, è in mostra Andy Warhol. La pubblicità della forma, curata dal critico d’arte Achille Bonito Oliva e da Edoardo Falcioni. Composta da oltre trecento opere, suddivise in sette aree tematiche e tredici sezioni, la mostra è un vero e proprio itinerario che ripercorre le tappe principali del maestro e padre della Pop Art, Andy Warhol (6 agosto 1928 – 22 febbraio 1987). 

L’artista, all’anagrafe Andrew Warhola, dopo la sua laurea si trasferisce a New York, dove inizia a lavorare come pubblicitario in alcune importanti riviste come The New Yorker, Vogue e Glamour. Ben presto, lavorando a stretto contatto con quest’industria, Warhol capisce che l’unico modo per rendere attuale e immediata l’arte è che diventi fruibile, un prodotto di consumo.

©Giovanni Daniotti

Non serve che le opere siano originali, ma che vengano riprodotte ripetutamente. Per fare ciò Warhol si avvale di un impianto serigrafico: su larghe tele, l’artista riproduce più volte lo stesso soggetto modificando solo i colori, di volta in volta. D’altronde, come lui stesso ricordava: «Ogni cosa ripete sé stessa. È stupefacente che tutti siano convinti che ogni cosa sia nuova, quando in realtà altro non è se non una ripetizione».

È così che nascono le sue opere più famose, come la serie di lattine di zuppa Campbell’s, i ritratti di Marylin Monroe e Mao Zedong, raggiungendo l’apice del suo successo negli anni ’60

Le opere esposte spaziano dalla rappresentazione degli oggetti del consumismo di massa, ai ritratti di celebrità e di drag queen, fino ai simbolici rapporti con la musica, la moda, ma soprattutto il sacro e la religione. Un viaggio nei colori, tutti sgargianti, brillanti, fortemente d’impatto.

©Giovanni Daniotti

Warhol fu anche un importante modello, si potrebbe addirittura dire padre, per tutti gli artisti formatisi sotto la sua influenza, primo fra tutti Keith Haring. Definito come «Drella», una sintesi tra Dracula e Cinderella, Warhol era in grado di assorbire tutto il meglio dalla creatività di questi nuovi artisti, aiutandoli così a emergere. Il maestro Oliva definisce Warhol:

Il Raffaello della società di massa americana che dà superficie ad ogni profondità dell’immagine rendendola in tal modo immediatamente fruibile, pronta al consumo come ogni prodotto che affolla il nostro vivere quotidiano. […] Così la pubblicità della forma crea l’epifania, cioè l’apparizione, dell’immagine.

Warhol, con le sue opere, si rivolge direttamente alla massa, alla società del consumismo, superficiale, fortemente esibizionista. 

Nelle opere di quest’artista è raffigurato l’uomo stesso, nella sua piena esteriorità, nascosto negli oggetti più comuni: non c’è un’analisi psicologica del singolo, ma una sottile, e provocatoria, rappresentazione introspettiva dell’americano medio, immerso nel flusso che lo circonda. 

©Giovanni Daniotti

Ancora una volta, delle opere artistiche sono in grado di parlare anche alla società contemporanea molto più di quanto si creda. In quelle tele ci siamo anche noi, c’è il mondo di oggi, ancora più immerso in questo dinamico flusso, che dovrebbe cercare di andare oltre la superficie.

Si ringrazia l’Ufficio Stampa Lucia Crespi per la cartella stampa e le fotografie ufficiali della mostra.

Matilde Elisa Sala
Studio Lettere, mentre aspetto ancora la mia lettera per Hogwarts. Amo i gatti, il Natale e la neve, viaggiare, specialmente se la destinazione è New York, leggere e immergermi ogni volta in una storia diversa. Scrivo, perché credo che le parole siano lo strumento più potente che abbiamo.

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