Bookadvisor, consigli di lettura di novembre

BookAdvisor, consigli di lettura di novembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


La Via del­la Nar­ra­zio­ne, Ales­san­dro Baric­co (Fel­tri­nel­li) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala


Il più del­le vol­te si pen­sa che per nar­ra­re qual­co­sa ser­va­no solo del talen­to, un’idea vin­cen­te e una men­te fan­ta­sio­sa. Ma l’unione di que­sti tre ele­men­ti, sicu­ra­men­te mol­to uti­li se non neces­sa­ri, non por­te­rà a nul­la di effi­ca­ce sen­za por­si pri­ma una doman­da: cos’è la nar­ra­zio­ne?
For­se è dif­fi­ci­le dare una defi­ni­zio­ne vali­da in modo uni­ver­sa­le. Si può nar­ra­re scri­ven­do, rac­con­tan­do, ma anche ascol­tan­do, leg­gen­do o inse­gnan­do. Sem­bra qua­si stra­no per­si­no a dir­si, eppu­re sì, si può inse­gna­re a per­cor­re­re la Via del­la Nar­ra­zio­ne.
La nar­ra­zio­ne, o i gene­ri let­te­ra­ri, non esi­ste­reb­be­ro sen­za pri­ma impa­ra­re a costrui­re lo spa­zio del­la sto­ria, defi­ni­re una tra­ma e sce­glie­re uno sti­le di rife­ri­men­to.
In que­sto sag­gio, tra­scri­zio­ne di una lezio­ne tenu­ta alla Scuo­la Hol­den, Baric­co si sof­fer­ma sul­la spie­ga­zio­ne di ogni sin­go­la tap­pa di que­sto per­cor­so, foca­liz­zan­do­si in par­ti­co­lar modo su cosa real­men­te signi­fi­chi inse­gna­re que­sta disci­pli­na. Attra­ver­so le sue paro­le sem­bra qua­si che la nar­ra­zio­ne pren­da vita, che chiun­que pos­sa impa­ra­re a padro­neg­giar­la e a cono­scer­la sem­pre più a fondo.


I’m Glad My Mom Died, Jen­net­te McCur­dy (Simon & Schu­ster) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari


La fami­glia McCur­dy vive il sogno ame­ri­ca­no quan­do la pic­co­la Jen­net­te si dimo­stra esse­re in pos­ses­so di talen­to per la reci­ta­zio­ne. La madre e la figlia han­no final­men­te la pos­si­bi­li­tà di por­ta­re ad un livel­lo estre­mo il loro rap­por­to sim­bio­ti­co con­di­vi­den­do non solo il sogno di sfon­da­re nel cine­ma, ma anche il segre­to per non cre­sce­re (e di con­se­guen­za stac­car­si) mai: il con­trol­lo del­le calo­rie. Il memoir del­la star di Nic­ke­lo­deon che ha fat­to com­pa­gnia ad una gene­ra­zio­ne si rac­con­ta tra­mi­te i quat­tro occhi suoi e del­la madre per mostra­re i retro­sce­na di una vita che non ha scel­to e che di invi­dia­bi­le ha avu­to ben poco. L’autrice si spo­glia con iro­nia e cini­smo e non nega di ave­re anco­ra tan­ta stra­da da fare, rie­sce a mostra­re i pro­gres­si del­la sua auto­con­sa­pe­vo­lez­za sen­za biso­gno di aggiun­ge­re com­men­ti: la nar­ra­zio­ne degli anni del­la sua infan­zia è qua­si cora­le, la voce è quel­la di gemel­le sia­me­si che inter­pre­ta­no secon­do i loro sguar­di spes­so “feb­bri­li” la real­tà. iCar­ly non rap­pre­sen­ta solo il suc­ces­so, ma lo schiu­der­si di un guscio che per­met­te­rà alla gio­va­ne Jen­net­te di sco­pri­re il mon­do – pagan­do­ne il duris­si­mo prez­zo. Ne esce un memoir schiet­to e a trat­ti pesan­te da dige­ri­re, un bel­lis­si­mo ritrat­to di Miran­da Cosgro­ve con­trap­po­sto a con­fer­me del­la pochez­za di altri per­so­nag­gi. È con una fur­ba dose di gos­sip tra le rive­la­zio­ni maca­bre che ci si con­fer­ma nar­ra­to­ri cre­di­bi­li: in McCur­dy un po’ di quel­la Sam dal­la qua­le vuo­le pren­de­re le distan­ze c’è ecco­me, ma for­se sia­mo solo noi che le sia­mo trop­po affezionati. 


Stai zit­ta e altre nove fra­si che non voglia­mo sen­ti­re più, Miche­la Mur­gia (Einau­di) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi


Spes­so ci rac­con­tia­mo che, in fon­do, il lin­guag­gio non è così impor­tan­te, abbia­mo pro­ble­mi più gran­di, si per­de tem­po a inse­gui­re que­stio­ni di lin­gua. Miche­la Mur­gia non è d’accordo: non chia­ma­re le don­ne in modo rispet­to­so e ade­gua­to è una mor­te civi­le. Ogni capi­to­lo ana­liz­za una del­le fra­si che tut­te ci sia­mo sen­ti­te dire, come “io non sono maschi­li­sta, ma…”, o anche “non fare la mae­stri­na”, “era solo un com­pli­men­to”. Sot­ti­gliez­ze che ci ricor­da­no come, in fon­do, la socie­tà ita­lia­na abbia anco­ra fon­da­men­ta patriar­ca­li, sedi­men­ta­te da seco­li nel­la lin­gua ita­lia­na.
Un’analisi luci­da, pre­ci­sa, che vuo­le smon­ta­re gli ste­reo­ti­pi e i pre­giu­di­zi che, anco­ra, ci lascia­no attac­ca­ti ad un lin­guag­gio for­te­men­te sessista. 

I dra­ghi, i gigan­ti, le don­ne, Wayé­tu Moo­re (Edi­zio­ni E/O) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari


“La mor­te non è la fine” pen­sa la pic­co­la Tutu men­tre è costret­ta ad attra­ver­sa­re nell’ombra i vil­lag­gi limi­tro­fi a quel­lo in cui ha sem­pre vis­su­to per scap­pa­re da una guer­ra che non si sa spie­ga­re. Ci sono veri­tà che si com­pren­do­no da bam­bi­ni e poi si pas­sa la vita a cer­ca­re di affer­rar­ne la pro­fon­di­tà e que­sto è pro­prio quel­lo che suc­ce­de in que­sto libro: la pic­co­la Tutu in un qual­che modo sape­va più di Wayé­tu, che deve tor­na­re indie­tro alla guer­ra e far­si aiu­ta­re dal­le imma­gi­ni dei suoi occhi di bam­bi­na. Par­te dai dra­ghi: i ribel­li che ricer­ca­va­no il pote­re e vole­va­no abbat­te­re il re a costo di sacri­fi­ca­re chiun­que li intral­cias­se; il raz­zi­smo siste­mi­co negli Sta­ti Uni­ti che feri­sce come armi da fuo­co. Con­ti­nua coi gigan­ti: Gus, il papà che pro­teg­ge le sue bam­bi­ne e non fa pre­oc­cu­pa­re Mam, che tie­ne testa ai ribel­li e non mostra le sue debo­lez­ze in un pae­se che lo riget­ta. Ter­mi­na con le don­ne: le don­ne che han­no dedi­ca­to la loro vita a sal­va­re i civi­li duran­te la guer­ra, le don­ne che cer­ca­no miglio­re for­tu­na attra­ver­san­do l’oceano per stu­dia­re, le non­ne che rac­con­ta­no alle nipo­ti che poi diven­ta­no non­ne e rac­con­ta­no alle nipo­ti e anco­ra. Le sem­pli­ci imma­gi­ni di Tutu aiu­ta­no Wayé­tu a com­pren­de­re la real­tà com­ples­sa, pri­ma del­la guer­ra e poi dell’amore: è veden­do­ne chia­ra­men­te l’altro lato – quel­lo del dolo­re, del­la per­di­ta, del com­pro­mes­so, dell’abbandono – che si capi­sce dav­ve­ro il lato gen­ti­le. Moo­re ha una bel­lis­si­ma voce che sa esse­re bam­bi­na auda­ce pri­ma e adul­ta spae­sa­ta poi, con tut­to ciò che sta nel mez­zo. La sua pen­na è con­nu­bio tra Chi­ma­man­da Ngo­zi Adi­chie e Arun­d­ha­ti Roy, ma subli­ma entram­be aggiun­gen­do l’ingrediente più ricer­ca­to da tut­ta la let­te­ra­tu­ra: la vita vera. 



Delit­ti a Fleat Hou­se, Lucin­da Riley (Giun­ti) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala


Il gio­va­ne Char­lie Caven­dish è sta­to tro­va­to mor­to nel cupo dor­mi­to­rio di Fleat Hou­se. Nel­la scuo­la scat­ta subi­to l’allarme: i poli­ziot­ti riten­go­no che il ragaz­zo sia sta­to assas­si­na­to e che il col­pe­vo­le sia anco­ra in cir­co­la­zio­ne. Solo l’ispettrice Jazz Hun­ter ha il talen­to e il sesto sen­so adat­to per risol­ve­re il miste­ro. Ma Fleat Hou­se nascon­de in real­tà segre­ti più pro­fon­di, sepol­ti per anni negli scan­ti­na­ti più bui, pron­ti ora a riaf­fio­ra­re in super­fi­cie.
Scrit­to nel 2006 ma pub­bli­ca­to solo quest’anno, il roman­zo è l’ultima ope­ra pro­ve­nien­te dal­la pen­na di Lucin­da Riley, scom­par­sa lo scor­so anno. Cono­sciu­ta prin­ci­pal­men­te per la saga fan­ta­sy de Le Set­te Sorel­le, la scrit­tri­ce si con­fer­ma meri­te­vo­le di tut­to il suc­ces­so che ha otte­nu­to gra­zie anche a que­sto gial­lo. Non man­ca­no col­pi di sce­na, anche se diver­si indi­zi, pian pia­no sem­pre più evi­den­ti, ven­go­no dis­se­mi­na­ti tra i capi­to­li del roman­zo. Ico­ni­co il per­so­nag­gio dell’ispettrice Hun­ter, pron­ta a far­si vale­re in un mon­do lavo­ra­ti­vo con­no­ta­to da un for­te maschi­li­smo. Insom­ma, un otti­mo gial­lo che sicu­ra­men­te non delu­de­rà chi ama que­sto genere.

Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
About Matilde Elisa Sala 101 Articoli
Studio Lettere, mentre aspetto ancora la mia lettera per Hogwarts. Osservo il mondo con occhi curiosi e un pizzico di ironia, perdendomi spesso tra le pagine di un buon libro o le scene di un film. Scrivo, perché credo che le parole siano lo strumento più potente che abbiamo.

1 Trackback & Pingback

  1. I 10 libri più “vulcanici” del 2022 - Vulcano Statale

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.