Da rivedere per la prima volta. Monty Python e il Sacro Graal

Con­si­de­ra­to uno dei film comi­ci più diver­ten­ti di sem­pre, Mon­ty Python e il Sacro Graal nasce dal­la fol­le, anar­chi­ca e genia­le men­te del sestet­to comi­co dei Mon­ty Python. Si trat­ta di un grup­po nato a fine anni ses­san­ta in Inghil­ter­ra, di cui cin­que mem­bri si conob­be­ro gra­zie alle com­pa­gnie tea­tra­li uni­ver­si­ta­rie. In quel­la di Oxford John Clee­se e Gra­ham Cha­p­man, in quel­la di Cam­brid­ge Eric Ilde, Ter­ry Jones e Michael Palin, ed il sesto, Ter­ry Gil­liam fu cono­sciu­to a New York da Clee­se. Il suc­ces­so del­la loro inno­va­ti­va comi­ci­tà non­sen­se e per­spi­ca­ce esplo­se con il Fly­ing Cir­cus, serie tv anda­ta in onda dal 69 al 74 per la BBC, com­po­sta da una serie di sketch comi­ci sur­rea­li ed impre­ve­di­bi­li (pre­sen­te inte­gral­men­te su Net­flix). Il cir­co volan­te fu per la comi­ci­tà quel­lo che i Bea­tles furo­no per la musi­ca: aprì tut­ta una galas­sia di modi diver­si per far ridere. 

Tra la ter­za e la quar­ta sta­gio­ne del­la serie i Mon­ty Python ten­ta­ro­no qual­co­sa di mai spe­ri­men­ta­to: un film, un lun­go­me­trag­gio a sog­get­to con una nar­ra­zio­ne uni­ca e con­ti­nua­ta (ave­va­no già fat­to un film, And Now For Some­thing Com­ple­te­ly Dif­fe­rent, ma era una serie di sketch mon­ta­ti insie­me, non trop­po dis­si­mi­le dal­la serie). Il risul­ta­to di que­sto pri­mo ten­ta­ti­vo arri­vò con mol­te dif­fi­col­tà, date prin­ci­pal­men­te dall’inesperienza e dal poco bud­get, ma di una qua­li­tà impa­reg­gia­bi­le su tut­ti i pun­ti di vista, tra i film comi­ci miglio­ri mai fat­ti, egua­glia­to solo dal­le pel­li­co­le suc­ces­si­ve. Oltre a loro, han­no col­la­bo­ra­to alla scrit­tu­ra anche Carol Cle­ve­land, Neil Innes e Dou­glas Adams (auto­re del­la Gui­da Galat­ti­ca per Autostoppisti). 

Ambien­ta­to nell’Inghilterra bas­so medie­va­le, intor­no al 900, il film rac­con­ta di re Artù e del suo scu­die­ro Patsy che per­lu­stra­no la Gran Bre­ta­gna in cer­ca dei cava­lie­ri più valo­ro­si. Tro­va­to il corag­gio­so Lan­cil­lot­to, il casto Gala­had, il codar­do Robin ed il col­to Bede­ve­re, arri­va un ordi­ne da Dio stes­so: tro­va­re il Sacro Graal. Uni­to o divi­so nell’avventura, il grup­po vivrà una serie di incon­tri e sfi­de mol­to par­ti­co­la­ri. Un grup­po di vil­li­ci pove­ris­si­mi dal­le idee poli­ti­che radi­ca­li, cava­lie­ri gigan­ti che dico­no la paro­la “Ni”, un coni­glio assas­si­no a guar­dia di una grot­ta, fran­ce­si buf­fi che lan­cia­no ani­ma­li e mol­to altro anco­ra. Una gran­de paro­dia del ciclo bre­to­ne, adat­ta a tut­ti: dal pub­bli­co medio all’appassionato di cine­ma fino allo stu­dio­so di sto­ria e mito. La nar­ra­zio­ne è costi­tui­ta da una serie di sequen­ze sta­ti­che, anti-cli­ma­ti­che, ogni vol­ta in un ambien­te diver­so. Que­ste non sem­pre ser­vo­no a por­ta­re avan­ti la tra­ma ma sono uti­li al fine umo­ri­sti­co; è un fur­bo esca­mo­ta­ge per poter crea­re nume­ro­si sketch strut­tu­ra­ti come il sestet­to comi­co era abi­tua­to, ma tra­du­cen­do­li nel lin­guag­gio cine­ma­to­gra­fi­co. Infat­ti, il film fu gira­to tut­to in tem­po rea­le, con nume­ro­se tele­ca­me­re che inqua­dra­va­no varie zone, per poi mon­ta­re tut­to in postproduzione.

Scheletro della produzione del film è il detto far di necessità virtù

Il bud­get era di soli 229.000 ster­li­ne (cir­ca due milio­ni di ster­li­ne odier­ne) e fu finan­zia­to prin­ci­pal­men­te da arti­sti musi­ca­li come i Pink Floyd, Elton John e i Led Zep­pe­lin. Un bas­so bud­get che costrin­se il grup­po ad inge­gnar­si. I caval­li costa­va­no trop­po, così si pro­po­se di far suo­na­re agli scu­die­ri del­le noci di coc­co simu­lan­do gli zoc­co­li. In que­sto modo nac­que una del­le gag miglio­ri del­la pel­li­co­la. Del­la regia si occu­pa­ro­no Ter­ry Gil­liam e Ter­ry Jones, per entram­bi era la pri­ma espe­rien­za fil­mi­ca (Ter­ry Gil­liam non era anco­ra il regi­sta rico­no­sciu­tis­si­mo che è oggi). I due si tro­va­ro­no spes­so in disac­cor­do e cad­de­ro in erro­ri dati dall’inesperienza, ma la crea­ti­vi­tà era così tan­ta che il pro­dot­to fina­le non ne ha risentito.

Per­si­no il trai­ler è deco­strui­to, spez­za­to e costi­tui­to da gag ori­gi­na­li basa­te sul­la paro­dia del lin­guag­gio di un trailer.

L’abilità più grande della pellicola è l’aver amalgamato il nonsense e il sense, che si incontrano senza scontrarsi.

Soli­ta­men­te, quan­do si fa comi­ci­tà, biso­gna distac­ca­re le gag non­sen­se dal­la comi­ci­tà tra­di­zio­na­le. Per esem­pio in Una pal­lot­to­la spun­ta­ta vi è un sus­se­guir­si di momen­ti assur­di, che devo­no esse­re tan­ti affin­chè si costi­tui­sca una cer­ta coe­ren­za. Inve­ce in pro­dot­ti come Tre uomi­ni ed una gam­ba non sareb­be pos­si­bi­le inse­ri­re ele­men­ti casua­li (come una mac­chi­na volan­te in sti­le star wars) per­chè sto­ne­reb­be­ro trop­po, non sareb­be­ro coe­ren­ti con l’impianto comi­co-nar­ra­ti­vo dell’opera. La pre­sen­za di que­sti ele­men­ti andreb­be giu­sti­fi­ca­ta da un pun­to di vista nar­ra­to­lo­gi­co. I Mon­ty Python sono dei mae­stri per­ché rie­sco­no ad uni­re que­sti due poli facen­do com­ba­cia­re per­fet­ta­men­te il tut­to. Que­sto gra­zie alla loro impa­reg­gia­bi­le capa­ci­tà di scrit­tu­ra e ad un espe­dien­te che li por­tò ad esse­re rivo­lu­zio­na­ri nel­la comi­ci­tà: deco­strui­re lo sketch sve­lan­do la sua natu­ra duran­te lo sketch stes­so. Cioè, duran­te una situa­zio­ne assur­da, i per­so­nag­gi non la trat­ta­no come nor­ma­le ma chie­do­no infor­ma­zio­ni, mostran­do al pub­bli­co l’insensatezza di quel­lo che accade.

L’eredità del film e di tut­to il grup­po comi­co è sta­ta rivo­lu­zio­na­ria nel­la comi­ci­tà: Simp­son, Grif­fin, Woo­dy Allen, i vari film demen­zia­li come l’Aereo Più Paz­zo del Mon­do e mol­to altro non esi­ste­reb­be­ro se non ci fos­se sta­to que­sto sestet­to crea­ti­vo e genia­le. Mon­ty Python e il Sacro Graal non è invec­chia­to, visto oggi rie­sce a far ride­re mol­to, attua­le anche con i modi odier­ni di fare comi­ci­tà. Anco­ra si nota il corag­gio di un’opera sul­la car­ta com­ples­sa ma poi per­fet­ta­men­te frui­bi­le. Il film è pre­sen­te inte­gra­le su Net­flix e You­Tu­be.

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Luca Pacchiarini
Sono appas­sio­na­to di cine­ma e video­gio­chi, sem­pre di più anche di tea­tro e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce sco­pri­re musi­ca nuo­va e in par­ti­co­la­re ado­ro il post rock, ma esplo­ro tan­ti gene­ri. Cer­co sem­pre di tro­va­re il lato inte­res­san­te in ogni cosa e bevo suc­co all’ace.

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