Denis Skopin, i Sette di Gottinga e la ciclicità della storia

Denis Skopin, i Sette di Gottinga e la ciclicità della storia

«La sto­ria si ripe­te sem­pre due vol­te: la pri­ma come tra­ge­dia, la secon­da come far­sa», reci­ta una fra­se attri­bui­ta a Karl Marx. In un mon­do idea­le, impe­gna­to pro­fon­da­men­te nel­la costru­zio­ne di un mon­do miglio­re, biso­gne­reb­be cer­ca­re di impa­ra­re dagli erro­ri del pas­sa­to, in modo tale da non com­met­te­re più vol­te gli stes­si sba­gli. Ma non sem­pre è così. Ad esem­pio, di recen­te è arri­va­ta tra le pagi­ne dei gior­na­li la noti­zia del pro­fes­so­re rus­so licen­zia­to dall’università per­ché con­tra­rio alla guerra. 

Denis Skopin, professore associato dell’Università di San Pietroburgo, è stato costretto a lasciare il suo lavoro per aver partecipato ad una manifestazione di protesta contro la guerra in Ucraina. 

Non solo il suo lavo­ro: i suoi alun­ni, la sua pas­sio­ne, la sua quo­ti­dia­ni­tà. Il ret­to­re dell’istituto ha rite­nu­to la sua par­te­ci­pa­zio­ne alla mani­fe­sta­zio­ne «un atto immo­ra­le incom­pa­ti­bi­le con le sue fun­zio­ni edu­ca­ti­ve». Davan­ti a tali paro­le, la rea­zio­ne di scon­cer­to è ine­vi­ta­bi­le e ulte­rio­ri com­men­ti a riguar­do sem­bra­no super­flui. Sem­bra dav­ve­ro impos­si­bi­le che dav­ve­ro espri­mer­si a sfa­vo­re di un even­to come la guer­ra, even­to che pro­vo­ca sof­fe­ren­ze indi­ci­bi­li, sia un’azione da per­se­gui­re. Di que­sti tem­pi è ormai un’osservazione scon­ta­ta, ma in effet­ti ci si sen­te cata­pul­ta­ti indie­tro di un seco­lo, in Ita­lia e nel mondo. 

Di fat­to la sto­ria sem­bra esse­re una fun­zio­ne sinu­soi­da­le, mate­ma­ti­ca­men­te par­lan­do: dopo un cer­to inter­val­lo di tem­po, si ripre­sen­ta, in manie­ra qua­si del tut­to iden­ti­ca. Con buo­na pace di Marx, se la pri­ma vol­ta è tra­ge­dia, la secon­da è di nuo­vo tra­ge­dia, e for­se que­sto ter­mi­ne non è anco­ra abba­stan­za for­te da descriverla. 

L’episodio del professore obbligato a lasciare l’università poco più dieci giorni fa si accosta a quello dei sette professori di Gottinga avvenuto poco meno di duecento anni fa. 

I “Set­te di Got­tin­ga”, così pas­sa­ro­no alla sto­ria gli inse­gnan­ti dell’Università tede­sca Georg-Augu­st che nel 1837 pro­te­sta­ro­no con­tro l’abolizione o la modi­fi­ca del­la costi­tu­zio­ne per mano di Erne­sto Augu­sto. Il re, ad appe­na un mese dal­la sua asce­sa al tro­no, ini­ziò ad appor­ta­re modi­fi­che alla costi­tu­zio­ne, adat­tan­do­la a suo pia­ci­men­to e ren­den­do impos­si­bi­le la sua modi­fi­ca sen­za il con­sen­so del sovrano. 

I set­te pro­fes­so­ri pre­sen­ta­ro­no un docu­men­to di pro­te­sta con­tro i prov­ve­di­men­ti pre­si dal re. Così come al gior­no d’oggi Denis Sko­pin è sta­to salu­ta­to con un calo­ro­so applau­so dal­le stu­den­tes­se rus­se, anche allo­ra la rea­zio­ne degli stu­den­ti fu di appro­va­zio­ne: il docu­men­to diven­ne mol­to popo­la­re tra i gio­va­ni, che in cen­ti­na­ia ade­ri­ro­no alle idee dei professori.

Un monu­men­to costi­tui­to da scul­tu­re di bron­zo, rea­liz­za­to dal­lo scul­to­re ita­lia­no Flo­ria­no Bol­di­ni, com­me­mo­ra que­sto epi­so­dio di fron­te al par­la­men­to del­la Bas­sa Sas­so­nia ad Han­no­ver, assu­men­do anche il ruo­lo di ono­ra­re il corag­gio civi­co di tut­ti colo­ro che han­no con­tri­bui­to alla fon­da­zio­ne del­la comunità. 

I Sette di Gottinga erano un gruppo ben sortito di intellettuali, rappresentanti di diverse aree di studio: lo storico Friedrich Dahlmann, il giurista Wilhelm Albrecht, lo storico Georg Gervinus, il fisico Wilhelm Weber, l’orientalista Heinrich Ewald e gli scrittori di fama Wilhelm e Jacob Grimm, meglio noti come “fratelli Grimm”.

Sem­bra una lista di nomi che per lo più non ci dico­no nien­te, ad ecce­zio­ne degli ulti­mi due di cui for­se ricor­dia­mo le favo­le rac­con­ta­te­ci da bam­bi­ni, ma è giu­sto ricor­da­re espli­ci­ta­men­te chi si è bat­tu­to con corag­gio, “eser­ci­tan­do il pro­prio dove­re mora­le di per­so­na, cit­ta­di­no e inse­gnan­te del­la facol­tà”, per dir­la con le paro­le di Sko­pin, l’ “Uno di San Pie­tro­bur­go”.

Uno, ma non solo: l’appog­gio rice­vu­to dagli stu­denti e la cas­sa di riso­nan­za dei social che ha fat­to diven­ta­re la noti­zia vira­le nel giro di poche ore ha fat­to sì che a quell’uno si acco­stas­se­ro degli zeri e che la pro­te­sta si espan­des­se oltre la cit­tà di San Pie­tro­bur­go, diven­tan­do voce di tut­ti colo­ro che anco­ra tro­va­no l’animo di pro­te­sta­re di fron­te a tan­ta violenza. 

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Giulia Maineri
Instan­ca­bi­le curio­so­na, ho sem­pre una doman­da sul­la pun­ta del­la lin­gua. Leg­go di tut­to e di tut­ti per capi­re chi sono. Col­ti­vo la pas­sio­ne per la sto­ria del­l’ar­te per capi­re chi sia­mo. Stu­dio fisi­ca per rispon­de­re ai come. Esplo­ro il mon­do in un’esasperata, ma entu­sia­sman­te, ricer­ca dei perché.

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