Giovani per il cambiamento. Intervista a Lia Quartapelle

Giovani per il cambiamento. Intervista a Lia Quartapelle

Le ele­zio­ni sono ormai pas­sa­te da qua­si due mesi, eppu­re si ha la sen­sa­zio­ne di esse­re cala­ti in una cam­pa­gna elet­to­ra­le sen­za fine: dal­la guer­ra in Ucrai­na alle mor­ti sul lavo­ro, pas­san­do per un’infinità di altre que­stio­ni, ogni argo­men­to è buo­no per accen­de­re un dibat­ti­to che ani­ma con­ti­nua­men­te la vita poli­ti­ca del nostro pae­se. Spes­so la dispu­ta si con­su­ma nei salot­ti tele­vi­si­vi o attra­ver­so dichia­ra­zio­ni più o meno uffi­cia­li. In ogni caso, sono sem­pre le per­so­na­li­tà poli­ti­che più rile­van­ti ad espri­me­re la pro­pria opi­nio­ne: per alcu­ne voci che si sen­to­no, ce ne sono mol­te altre che riman­go­no ina­scol­ta­te, e mol­ti altri temi che riman­go­no sottotraccia.

Mol­to spes­so, i gio­va­ni sono colo­ro che non ven­go­no ascol­ta­ti, e che devo­no sgo­mi­ta­re per far­si sen­ti­re dal­le isti­tu­zio­ni. Un anno fa ne ave­va­mo discus­so con Pip­po Civa­ti, secon­do cui oggi la poli­ti­ca non par­la più a nes­su­no, ma è com­pia­cen­te di sé stes­sa ed inca­pa­ce di par­la­re ai gio­va­ni, alle don­ne e alle mino­ran­ze. Eppu­re, nasco­ste tra le urla del dibat­ti­to poli­ti­co, esi­sto­no anco­ra figu­re che san­no rap­pre­sen­ta­re gli elet­to­ri, par­lan­do del­la real­tà con sen­si­bi­li­tà e riu­scen­do ad esse­re por­ta­tri­ci del­le istan­ze dei giovani. 

Tra que­ste per­so­ne c’è Lia Quar­ta­pel­le, depu­ta­ta del Par­ti­to Demo­cra­ti­co mol­to nota tra i gio­va­ni e nel­la comu­ni­tà mila­ne­se, che si è distin­ta in più occa­sio­ni per il suo impe­gno ver­so mol­te del­le cau­se più sen­ti­te dal­le nuo­ve gene­ra­zio­ni, dai dirit­ti civi­li fino alle que­stio­ni di poli­ti­ca este­ra. Nell’ultima cam­pa­gna elet­to­ra­le l’ab­bia­mo vista spes­so al fian­co di per­so­ne gio­va­nis­si­me, per ascol­tar­ne le pro­po­ste e le idee. Per capi­re di più sul rap­por­to tra i gio­va­ni e la clas­se poli­ti­ca, abbia­mo deci­so di contattarla.

L’intervista è sta­ta edi­ta­ta per moti­vi di bre­vi­tà e chiarezza. 


In occa­sio­ne del­le ulti­me ele­zio­ni, lei si è spes­so pre­sen­ta­ta nel­le real­tà licea­li e gio­va­ni­li, coin­vol­gen­do nel suo comi­ta­to elet­to­ra­le diver­se per­so­ne mol­to gio­va­ni. Potreb­be rac­con­ta­re l’esperienza? Che cosa ha impa­ra­to da que­ste persone?

L’esperienza di lavo­ra­re a stret­to con­tat­to con per­so­ne mol­to gio­va­ni è sta­ta la cosa più bel­la del­la mia ulti­ma cam­pa­gna elet­to­ra­le. Con­di­vi­de­re un pran­zo o un ape­ri­ti­vo con per­so­ne gio­va­nis­si­me – tal­vol­ta anche mino­ren­ni – mi ha fat­to apri­re gli occhi e vede­re le que­stio­ni da un pun­to di vista dif­fe­ren­te. Duran­te la cam­pa­gna ho incon­tra­to per­so­ne che era­no al loro pri­mo voto: ormai tra me e loro c’è una distan­za di 20 anni, per que­sto ave­re del­le occa­sio­ni di con­fron­to è pre­zio­so. Per capi­re il loro sguar­do sul mon­do e sul futu­ro, e per ragio­na­re con una sen­si­bi­li­tà diver­sa su deter­mi­na­ti temi.

Come cre­de che saran­no le poli­ti­che gio­va­ni­li del nuo­vo gover­no a gui­da Meloni?

Temo che il gover­no Melo­ni non abbia chia­re le neces­si­tà dei gio­va­ni e le pro­ble­ma­ti­che che affron­ta­no viven­do in Ita­lia oggi. Dal­le diver­se nar­ra­zio­ni fat­te negli ulti­mi anni sem­bra che la destra veda i gio­va­ni ita­lia­ni in una manie­ra ste­reo­ti­pa­ta e mol­to distan­te dal­la real­tà. È sta­to reso chia­ro pro­prio da Melo­ni stes­sa, quan­do duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le ha fat­to quel discor­so sul­le «devian­ze» dei gio­va­ni. Spe­ro viva­men­te che lo scon­tro con la real­tà di gover­no farà capi­re loro che il mon­do dei gio­va­ni e dei loro biso­gni è ben diver­so da come lo imma­gi­na­va­no o come lo ave­va­no dipinto.

Qua­li sono secon­do lei i temi su cui i gio­va­ni sono più sen­si­bi­li? La clas­se poli­ti­ca rie­sce ad inter­cet­ta­re que­sta sensibilità?

I temi su cui i gio­va­ni sono più sen­si­bi­li a mio pare­re sono la lot­ta al cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, il lavo­ro e la scuo­la. Dal­le real­tà licea­li e gio­va­ni­li per­ce­pi­sco un gran­de desi­de­rio di bat­ter­si per gli sta­ge retri­bui­ti, per una mag­gio­re offer­ta lavo­ra­ti­va per i gio­va­ni e per poli­ti­che ambien­ta­li­ste al pas­so con l’urgenza che stia­mo viven­do. Par­lan­do con loro ho anche capi­to che la scuo­la, così com’è strut­tu­ra­ta oggi, è per loro da cam­bia­re: i PCTO devo­no esse­re rivi­sti e il meto­do d’insegnamento deve esse­re ripen­sa­to per esse­re più al pas­so con i tem­pi che vivia­mo. Cre­do che la clas­se poli­ti­ca per mol­to tem­po abbia par­la­to di gio­va­ni sen­za par­la­re con i gio­va­ni. Cre­do che ci sia la neces­si­tà di smet­ter­la di par­la­re di gio­va­ni ma di ini­zia­re ad ascol­tar­li, e insie­me a loro tro­va­re del­le solu­zio­ni con­cre­te alle loro necessità. 

Dato che lei si è a più ripre­se occu­pa­ta di poli­ti­ca este­ra, quan­to è este­sa la sen­si­bi­li­tà gio­va­ni­le sui temi cal­di del­la poli­ti­ca este­ra? Per inten­der­si, si limi­ta alle que­stio­ni più dibat­tu­te, come la guer­ra in Ucrai­na, oppu­re va oltre?

Dal­la mia espe­rien­za ho capi­to che i gio­va­ni sono inte­res­sa­ti ad amplia­re i loro oriz­zon­ti e a osser­va­re la poli­ti­ca anche fuo­ri dall’Italia. Quan­do è scop­pia­ta la guer­ra in Ucrai­na, abbia­mo orga­niz­za­to diver­se cene di rac­col­ta fon­di sia a Mila­no che a Roma per soste­ne­re orga­niz­za­zio­ni che por­tas­se­ro lì cibo, medi­ci­ne e beni di pri­ma neces­si­tà. In que­ste occa­sio­ni ho visto mol­tis­si­mi gio­va­ni pron­ti a dar­si da fare e volen­te­ro­si di met­ter­si in gio­co. Anche al di là del­la guer­ra in Ucrai­na cre­do che la pas­sio­ne per la poli­ti­ca este­ra dei gio­va­ni sia viva e interessata.

Le mani­fe­sta­zio­ni han­no un’influenza sul posi­zio­na­men­to inter­na­zio­na­le dell’Italia?

Le mani­fe­sta­zio­ni sono uno stru­men­to impor­tan­tis­si­mo, da uti­liz­za­re in demo­cra­zia quan­do si vuo­le dare un segna­le, sia inter­na­men­te che inter­na­zio­nal­men­te. Le mani­fe­sta­zio­ni pos­so­no ave­re un’influenza anche sul posi­zio­na­men­to inter­na­zio­na­le dell’Italia, se strut­tu­ra­te con un obiet­ti­vo chia­ro e comu­ne. Per que­sto moti­vo pen­so sia impor­tan­te che le mani­fe­sta­zio­ni per que­stio­ni inter­na­zio­na­li non diven­ti­no pal­chi in cui i diver­si par­ti­ti si posi­zio­na­no in con­trap­po­si­zio­ne ad altri inter­na­men­te (come è acca­du­to nel­le recen­ti mani­fe­sta­zio­ni per la pace in Ucrai­na a Roma e Mila­no). Se ci si pre­sen­ta in manie­ra uni­ta­ria e rap­pre­sen­tan­do un obiet­ti­vo comu­ne e supe­rio­re ai sin­go­li par­ti­ti, si rie­sco­no a dare segna­li più forti.

Lei si è spe­sa più vol­te anche per la pari­tà di gene­re, soste­nen­do movi­men­ti come “Libe­ra di abor­ti­re” o altre asso­cia­zio­ni fem­mi­ni­ste. Quan­to sono impor­tan­ti que­sti movi­men­ti in Italia?

Per quan­to mi riguar­da, sono impor­tan­tis­si­mi. Pen­so che que­sti movi­men­ti sia­no essen­zia­li per con­trol­la­re come alcu­ne leg­gi ven­go­no appli­ca­te nel nostro pae­se (mi rife­ri­sco alla 194 ad esem­pio); per for­ni­re dati e testi­mo­nian­ze aggior­na­te; per man­te­ne­re vivo il dibat­ti­to su deter­mi­na­ti temi e per crea­re rete tra persone. 

Chiu­do con una doman­da un po’ pro­vo­ca­to­ria: i gio­va­ni d’oggi pos­so­no cam­bia­re il mondo?

I gio­va­ni han­no sem­pre cam­bia­to il mon­do. Oggi, come sem­pre nel­la sto­ria, c’è biso­gno del­le gio­va­ni gene­ra­zio­ni per cam­bia­re le cose che non van­no. Io inve­ce mi impe­gne­rò per sta­re al loro fian­co e per for­nir­gli gli stru­men­ti necessari.

Con­di­vi­di:
Michele Baboni
Stu­den­te di scien­ze poli­ti­che, sono appas­sio­na­to di filo­so­fia, poli­ti­ca e cal­cio. I temi che ho più a cuo­re sono i dirit­ti civi­li e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, anche se l’at­tua­li­tà è sem­pre un pun­to di par­ten­za sti­mo­lan­te per nuo­ve rifles­sio­ni. La scrit­tu­ra è il mez­zo per allar­ga­re i miei oriz­zon­ti, la curio­si­tà il ven­to che mi spin­ge alla ricer­ca inces­san­te di nuo­ve risposte.

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