Il volto mutevole del Patriarca Kirill

Il volto mutevole del Patriarca Kirill

Ciò che sta acca­den­do oggi nell’ambito del­le rela­zio­ni inter­na­zio­na­li, quin­di, non ha solo un signi­fi­ca­to poli­ti­co. Stia­mo par­lan­do di qual­co­sa di diver­so e mol­to più impor­tan­te del­la poli­ti­ca. Si trat­ta del­la sal­vez­za uma­na, di dove andrà a fini­re l’umanità […]. Tut­to quan­to sopra indi­ca che sia­mo entra­ti in una lot­ta che non ha un signi­fi­ca­to fisi­co, ma metafisico.

Que­ste le paro­le che Ciril­lo I (in rus­so Kirill), patriar­ca orto­dos­so di Mosca e di tut­te le Rus­sie, pro­nun­cia nel­la sua Ome­lia, il 6 Mar­zo 2022, in occa­sio­ne del­la Dome­ni­ca del Per­do­no. Il suo mes­sag­gio è chia­ro: la lot­ta ha un signi­fi­ca­to meta­fi­si­co ed è la sal­vez­za uma­na a esse­re in gio­co. Posta in que­sti in que­sti ter­mi­ni, non può che risul­ta­re una “guer­ra giu­sta” e “moral­men­te plau­si­bi­le”, l’”operazione mili­ta­re spe­cia­le” con­dot­ta in Ucrai­na. Si trat­ta insom­ma di una que­stio­ne teologica e, in que­sta pro­spet­ti­va, Kirill, for­te del­le sue vesti di auto­ri­tà mora­le, non ha esi­ta­to a por­si come colui che sa che cosa è bene per il suo Pae­se: bene, secon­do il Patriar­ca, è che si difen­da­no i valo­ri e l’integrità del cre­do orto­dos­so e che si lot­ti con­tro la minac­cia dell’Occidente cor­rot­to. Ed è pro­prio la cono­scen­za di ciò che è bene a garan­ti­re la licei­tà del­la guer­ra.

Ma, sorge spontaneo chiedersi, da chi, o meglio, da dove attinge tale conoscenza il patriarca di Mosca? 

Per rispon­de­re a que­sta doman­da è pos­si­bi­le spo­sta­re la rifles­sio­ne dal­le vicen­de rus­se alle radi­ci del­la dot­tri­na cri­stia­na e, in par­ti­co­la­re, al suo nes­so strut­tu­ra­le con il pen­sie­ro filo­so­fi­co gre­co. Nes­su­no infat­ti meglio di Pla­to­ne, filo­so­fo dell’Atene del IV seco­lo a.C., ha teo­riz­za­to l’esistenza di un mon­do altro rispet­to a quel­lo mate­ria­le, cui solo pochi uomi­ni pos­so­no acce­de­re e, in vir­tù di tale pri­vi­le­gio, esse­re deten­to­ri di una cono­scen­za certa. 

Se Pla­to­ne indi­vi­dua­va quei pochi uomi­ni for­tu­na­ti nei filo­so­fi, ai qua­li spet­ta­va quin­di il dove­re di coman­da­re, non è azzar­da­to pen­sa­re che il cri­stia­ne­si­mo, rie­la­bo­ran­do a sua imma­gi­ne alcu­ni lasci­ti del pen­sie­ro pla­to­ni­co, abbia indi­vi­dua­to que­gli uomi­ni nel­le auto­ri­tà reli­gio­se. Mol­te di que­ste, ser­ven­do­si del­la loro posi­zio­ne pri­vi­le­gia­ta e facen­do deri­va­re il pro­prio sape­re diret­ta­men­te da Dio, per seco­li si sono poste come i cono­sci­to­ri del vero, del giu­sto e dell’ingiusto, del bene e del male e si sono pro­cu­ra­te un con­sen­so seco­la­re facen­do leva su un’esigenza esi­sten­zia­le uma­na, quel­la di ammet­te­re, e di asso­da­re poi come cer­ta, la sus­si­sten­za di una real­tà supe­rio­re, non sog­get­ta ai con­ti­nui muta­men­ti terreni.

Pro­prio su que­sta esi­gen­za è rav­vi­sa­bi­le il lega­me tra pla­to­ni­smo e cri­stia­ne­si­mo: l’uomo, di fron­te alla con­sta­ta­zio­ne dell’insufficienza del­la pro­pria con­di­zio­ne mor­ta­le, si è aggrap­pa­to alla pos­si­bi­li­tà di esi­sten­za di un mon­do diver­so, remo­to ed eter­no. Nel caso del pla­to­ni­smo si trat­ta­va del “mon­do del­le idee”, o del­la cono­scen­za cer­ta, nel caso del cri­stia­ne­si­mo si trat­ta del para­di­so terrestre. 

Ritornando a Kirill, egli non ha fatto altro che rivestire il ruolo di custode del messaggio di Dio e, facendo leva sulla fede dei tanti seguaci della Chiesa ortodossa, si è inoltrato nei meandri della politica, intessendo così uno stretto legame con il regime di Putin. 

«Anda­te con corag­gio a com­pie­re il vostro dove­re mili­ta­re. E ricor­da­te che se dare­te la vita per il vostro Pae­se, sare­te con Dio nel suo regno, nel­la glo­ria e nel­la vita eter­na». In que­sti ter­mi­ni il Patriar­ca, nel ser­mo­ne pro­nun­cia­to al mona­ste­ro Zacha­tye­v­sky di Mosca il 23 set­tem­bre 2022, ha bene­det­to la deci­sio­ne di Putin di richia­ma­re cir­ca 300.000 riser­vi­sti a com­bat­te­re. È ine­qui­vo­ca­bi­le l’irruente inge­ren­za del­la Chie­sa negli affa­ri poli­ti­ci del­lo Sta­to, ma, soprat­tut­to, il Patriar­ca sem­bra non riser­va­re alcu­na con­si­de­ra­zio­ne agli “invio­la­bi­li” prin­ci­pi del­la Costi­tu­zio­ne rus­sa.

L’art. 14 Cost. dispo­ne: «La Fede­ra­zio­ne di Rus­sia è uno Sta­to lai­co. Nes­su­na reli­gio­ne può costi­tuir­si in qua­li­tà di reli­gio­ne di Sta­to od obbli­ga­to­ria. Le asso­cia­zio­ni reli­gio­se sono sepa­ra­te dal­lo Sta­to e sono ugua­li davan­ti alla leg­ge». Il pri­mo pun­to, dun­que, affer­ma il prin­ci­pio di lai­ci­tà, che, in teo­ria, dovreb­be garan­ti­re la neu­tra­li­tà del­lo Sta­to rispet­to alle varie con­fes­sio­ni reli­gio­se; il secon­do pun­to affer­ma inve­ce il prin­ci­pio sepa­ra­ti­sta, per cui affa­ri poli­ti­ci e affa­ri eccle­sia­sti­ci dovreb­be­ro man­te­ner­si a dovu­ta distan­za. Que­sti due prin­ci­pi costi­tui­sco­no i capi­sal­di del­la liber­tà reli­gio­sa e di coscien­za. Ma la coscien­za dei cit­ta­di­ni rus­si e dei fede­li orto­dos­si è sta­ta bru­tal­men­te vio­la­ta dal­le paro­le del Patriar­ca, che, pre­sen­tan­do­si anco­ra una vol­ta come il pri­vi­le­gia­to cono­sci­to­re del bene, ha riaf­fer­ma­to il suo soste­gno alla guer­ra, indi­can­do con fer­mez­za qua­le sia la ret­ta via da per­se­gui­re: se si aspi­ra a otte­ne­re la ricom­pen­sa ultra­ter­re­na del­la vita eter­na biso­gna com­bat­te­re per la Patria.

Si tratta di una dichiarazione forte, spregiudicata, che spinge a chiedersi quale motivo o interesse abbia indotto un pastore cristiano a servirsi della fede per inneggiare alla violenza. 

Gli inte­res­si di Kirill non sono dub­bi e per ren­der­se­ne con­to basta guar­da­re a quan­to acca­du­to in Rus­sia negli ulti­mi anni: un cre­scen­te appog­gio da par­te del Patriar­ca alle mos­se di Putin è sta­to ricam­bia­to dal regi­me rus­so con un favo­ri­ti­smo sen­za egua­li alla Chie­sa orto­dos­sa e con la dra­sti­ca ridu­zio­ne dell’autonomia di Chie­se e reli­gio­ni riva­li. Già nel 2012 il con­fi­ne tra poli­ti­ca e reli­gio­ne ave­va mostra­to la sua labi­li­tà, quan­do Kirill ave­va pub­bli­ca­men­te affer­ma­to che la pre­si­den­za di Putin fino a quel momen­to era sta­ta un “mira­co­lo di Dio”. Nel 2014 e poi nel 2015 quel con­fi­ne è sva­ni­to del tut­to, con l’approvazione da par­te del Patriar­ca del­le “ope­ra­zio­ni mili­ta­ri” in Siria e in Cri­mea e con la bene­di­zio­ne del­le armi rus­se da par­te dei pre­ti orto­dos­si. Infi­ne, l’appoggio riser­va­to all’invasione dell’Ucraina e la stu­dia­ta mani­po­la­zio­ne coscien­zia­le ope­ra­ta da Kirill han­no defi­ni­ti­va­men­te san­ci­to l’alleanza tra Sta­to e Chie­sa e mostra­to la tota­le non­cu­ran­za del prin­ci­pio separatista. 

Se il regi­me di Putin ha gua­da­gna­to una legit­ti­ma­zio­ne “alta” rispet­to al suo ope­ra­to, la Chie­sa orto­dos­sa ha inve­ce otte­nu­to una posi­zio­ne di pri­vi­le­gio rispet­to alle altre reli­gio­ni e la pos­si­bi­li­tà di impor­re il pro­prio cre­do ai cit­ta­di­ni rus­si gra­zie ai favo­ri del­lo Sta­to. Nul­la per nul­la, pre­sta­zio­ni e gua­da­gni si bilan­cia­no perfettamente. 

Nel­la sua Ome­lia del 25 Set­tem­bre, Kirill ha poi affer­ma­to che chi sareb­be mor­to per la Patria avreb­be com­piu­to un sacri­fi­cio e si sareb­be spo­glia­to di tut­ti i pec­ca­ti com­mes­si. Nono­stan­te le pre­ce­den­ti dichia­ra­zio­ni fos­se­ro già risul­ta­te scon­cer­tan­ti, sareb­be sta­to dif­fi­ci­le imma­gi­na­re di arri­va­re a un tale di livel­lo di meschi­ni­tà: una gui­da spi­ri­tua­le che si ser­ve di un ricat­to mora­le per ren­de­re la vio­len­za e l’omicidio non solo atti leci­ti, ma nobili. 

Ulti­ma­men­te le car­te in gio­co tra Chie­sa e Sta­to si sono rime­sco­la­te. Il 17 Otto­bre 2022 infat­ti Kirill ha dichiarato: 

Le Chie­se han­no per natu­ra un poten­zia­le paci­fi­ca­to­re. Se una Chie­sa ini­zia a sven­to­la­re una ban­die­ra di guer­ra e a chie­de­re lo scon­tro, agi­sce con­tro la sua natu­ra. […] La guer­ra non può esse­re sacra. Ma quan­do uno deve difen­de­re se stes­so e la pro­pria vita o dare la pro­pria vita per quel­la degli altri, le cose sono diver­se. Abbia­mo tan­ti esem­pi nel­la nostra sto­ria cri­stia­na. Tut­ta­via, come ope­ra­to­ri di pace dob­bia­mo fare tut­ti gli sfor­zi per por­ta­re la pace attra­ver­so il dia­lo­go ed evi­ta­re qual­sia­si con­flit­to o vio­len­za. Que­sto è il mio pun­to di vista.

Un cam­bio improv­vi­so, una dichia­ra­zio­ne che stri­de se posta sul pia­no meta­fi­si­co su cui Kirill ave­va “innal­za­to” la guer­ra. Ma per­ché que­sto nuo­vo pun­to di vista, cosa ha deter­mi­na­to una svol­ta così radi­ca­le? La rispo­sta non rive­la nul­la di straor­di­na­rio: si è trat­ta­to di un sem­pli­ce cam­bio di inte­res­si. La dichia­ra­zio­ne che invi­ta a tro­va­re una “pace giu­sta”, e non più una “guer­ra giu­sta”, era rivol­ta a Padre Ioan Sau­ca, Segre­ta­rio Gene­ra­le del World Coun­cil of Chur­ches (Wcc), in occa­sio­ne dell’incontro tenu­to­si a Mosca il 17 Otto­bre 2022. 

Que­sto incon­tro tut­ta­via è avve­nu­to dopo un epi­so­dio degno di nota e su cui occor­re sof­fer­mar­si: dal 31 ago­sto all’8 set­tem­bre ha avu­to luo­go l’XI Assem­blea gene­ra­le del Con­si­glio ecu­me­ni­co del­le Chie­se e, tra le que­stio­ni cri­ti­che, c’era anche la richie­sta che la Chie­sa rus­sa fos­se espul­sa dal Wcc, per le posi­zio­ni pre­se dal Patriar­ca­to rispet­to alla cri­si ucrai­na. Alla fine, la richie­sta è sta­ta respin­ta, ma Kirill ha cer­ta­men­te fiu­ta­to il peri­co­lo e i suoi inte­res­si han­no improv­vi­sa­men­te cam­bia­to vol­to: parar­si le spal­le e argi­na­re il rischio di uno scon­tro aper­to con le altre Chie­se cri­stia­ne ha por­ta­to il Patriar­ca ha rive­de­re la sua posi­zio­ne rispet­to alla guerra. 

Inte­res­si personali. Que­sto è quel­lo che ha spin­to Kirill a soste­ne­re la guer­ra, a dare il suo appog­gio spi­ri­tua­le a Putin, a pro­met­te­re il para­di­so a chi avreb­be com­bat­tu­to per la patria. E poi, anco­ra, nuo­vi inte­res­si lo han­no por­ta­to a pre­sen­ta­re la pace, il dia­lo­go e la media­zio­ne come gli uni­ci stru­men­ti nobi­li nel­le mani del­la Chie­sa per por­re un fre­no alla vio­len­za. Tut­ta­via, que­ste improv­vi­se quan­to con­trad­dit­to­rie mano­vre gli sono sta­te con­ces­se dall’autorità e dal ruo­lo che rico­pre: egli non è for­se il supre­mo cono­sci­to­re del vero? Cer­ta­men­te sa che cosa è bene per gli uomi­ni, anche se que­sto bene cam­bia vol­to a secon­da di come gira­no i venti. 

Abbia­mo visto come quel­lo del­le veri­tà cala­te dall’alto è uno sche­ma che si ripe­te, uno sche­ma che ave­va tro­va­to ter­ra fer­ti­le nel V seco­lo a.C. e che anco­ra oggi non allen­ta la sua mor­sa. Quel­lo che ci si augu­ra è che que­sto gio­co di par­ti, abil­men­te mano­vra­to da chi ne tie­ne le redi­ni, pos­sa pri­ma o poi non fare più brec­cia su nessuno.

Con­di­vi­di:
Clara Molinari
Stu­den­tes­sa di giu­ri­spru­den­za, scri­vo per dare ascol­to ai miei pen­sie­ri e far­li dia­lo­ga­re con l’esterno. Cine­ma e let­tu­ra sono le mie fon­ti di emo­zio­ni e cono­scen­za; la curio­si­tà è ciò che lega il tutto.

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