Per un’Università diversa. Intervista a Cambiare Rotta

Per un'Università diversa. Intervista a Cambiare Rotta

È da gio­ve­dì 17 novem­bre che il col­let­ti­vo Cam­bia­re Rot­ta man­tie­ne occu­pa­to lo spa­zio del con­tro­chio­stro fra i cor­ti­li Ghiac­cia­ia e Legna­ia in Festa del Per­do­no, un’area che fino a un anno fa fun­ge­va da sede di Radio Statale.

L’occupazione si inserisce nel contesto di una mobilitazione generale, avvenuta il 18 novembre insieme ad altre associazioni studentesche. 

Il cor­teo di Mila­no, par­ti­to da Lar­go Cai­ro­li fino ad arri­va­re ai Cor­ti­li Cen­tra­le e Far­ma­cia, ha inclu­so tra i prin­ci­pa­li moti­vi di pro­te­sta la caren­za di spa­zi dedi­ca­ti alla vita poli­ti­ca e acca­de­mi­ca degli stu­den­ti, oltre che i sot­to­fi­nan­zia­men­ti da desti­na­re a men­se, bor­se di stu­dio e a misu­re di con­tra­sto al cre­scen­te aumen­to degli affitti. 

Di segui­to l’in­ter­vi­sta di Vul­ca­no Sta­ta­le al col­let­ti­vo Cam­bia­re Rot­ta, per com­pren­de­re le moti­va­zio­ni alla base del­l’oc­cu­pa­zio­ne. Alcu­ni estrat­ti del­l’in­ter­vi­sta sono sta­ti pub­bli­ca­ti in descri­zio­ne a que­sto post informativo.


Chi sie­te e qua­li sono le riven­di­ca­zio­ni alla base di que­sta occupazione?

Cam­bia­re Rot­ta è un’orga­niz­za­zio­ne gio­va­ni­le comu­ni­sta nazio­na­le pre­sen­te in più Regio­ni di Ita­lia, che ha come pia­no di inter­ven­to quel­lo uni­ver­si­ta­rio. La moti­va­zio­ne che ha por­ta­to il nodo di Mila­no di que­sta orga­niz­za­zio­ne ad ini­zia­re un’occu­pa­zio­ne in Sta­ta­le è la con­vin­zio­ne che, in que­sta fase sto­ri­ca, l’U­ni­ver­si­tà si sia resa com­pli­ce del­le nume­ro­se cri­si che han­no inve­sti­to e tut­t’o­ra inve­sto­no le gio­va­ni gene­ra­zio­ni. La nostra gene­ra­zio­ne ha vis­su­to una cri­si eco­no­mi­ca nel 2008, una cri­si migra­to­ria, quel­la ambien­ta­le e quel­la pan­de­mi­ca, per fini­re con la cri­si eco­no­mi­co-socia­le del caro­vi­ta e con quel­la militare. 

Rite­nia­mo che l’U­ni­ver­si­tà come isti­tu­zio­ne si sia resa com­pli­ce del­la guer­ra, facen­do­si pro­mo­tri­ce di un’ideologia guer­ra­fon­da­ia. I nostri Ate­nei e la ricer­ca pub­bli­ca ven­go­no infat­ti mes­si a ser­vi­zio dell’indu­stria bel­li­ca con gli accor­di fra Uni­ver­si­tà e azien­de qua­li Leo­nar­do e Fron­tex, per cui la cono­scen­za pro­dot­ta al suo inter­no vie­ne impie­ga­ta a fini mili­ta­ri. Un discor­so ana­lo­go si può fare per la que­stio­ne ambien­ta­le: da un lato vedia­mo l’Università pro­muo­ve­re incon­tri sul tema, men­tre dall’altro lato nel suo Con­si­glio di Ammi­ni­stra­zio­ne con­ti­nua ad esse­re rap­pre­sen­ta­ta un’a­zien­da come ENI.

Inol­tre, l’Università, in mate­ria di allog­gi pub­bli­ci stu­den­te­schi, bor­se di stu­dio e tas­se uni­ver­si­ta­rie, non ha fat­to nul­la per por­re fine ad un cre­scen­te caro­vi­ta, così che sol­tan­to pochi rie­sco­no ad acce­de­re ad un’istruzione supe­rio­re uni­ver­si­ta­ria. I dati lo dimo­stra­no: l’Italia è il penul­ti­mo Pae­se in tut­ta Euro­pa per gio­va­ni lau­rea­ti. Mol­ti non rie­sco­no a com­ple­ta­re gli stu­di per­ché costret­ti ad anda­re a lavo­ra­re, men­tre colo­ro che, non riu­scen­do a copri­re tut­ti i costi, deci­do­no di stu­dia­re e lavo­ra­re con­tem­po­ra­nea­men­te, sono svan­tag­gia­ti e spes­so fini­sco­no fuo­ri corso. 

In sin­te­si, il nostro obiet­ti­vo è cri­ti­ca­re l’intero model­lo uni­ver­si­ta­rio, sem­pre più eli­ta­rio, azien­da­li­sti­co e pola­riz­za­to fra Ate­nei “di serie A” (i cosid­det­ti “ate­nei d’eccellenza” come la Sta­ta­le, che van­no ver­so i pri­va­ti) e Ate­nei “di serie B”, come quel­lo di Caglia­ri, dove qual­che set­ti­ma­na fa per via dei sot­to­fi­nan­zia­men­ti è crol­la­ta un’Au­la Magna, sfio­ran­do una strage. 

Per­ché ave­te scel­to pro­prio lo stru­men­to dell’occupazione?

Di fron­te ad un’Università com­pli­ce di tut­to quan­to det­to in pre­ce­den­za, abbia­mo rite­nu­to oppor­tu­no ripren­der­ci uno spa­zio che, oltre ad esse­re fisi­co, rap­pre­sen­ta un luo­go in cui poter costrui­re insie­me un’al­ter­na­ti­va poli­ti­ca, in un con­te­sto inve­ce per­fet­ta­men­te in linea con le poli­ti­che del siste­ma por­ta­te avan­ti da più di 30 anni.

Il con­tro­chio­sco occu­pa­to da Cam­bia­re Rotta

Gio­ve­dì l’oc­cu­pa­zio­ne del­l’au­la, men­tre oggi (vener­dì 18 novem­bre, ndr) ave­te pre­so par­te alla mobi­li­ta­zio­ne orga­niz­za­ta a livel­lo nazio­na­le. Per che cosa sie­te sce­si in piazza?

Il cor­teo di Mila­no si inse­ri­sce in una scia di mobi­li­ta­zio­ni che si sta accen­den­do in più luo­ghi da qual­che mese: a Bolo­gna, con­tro il siste­ma che ha pro­dot­to il sui­ci­dio di un ragaz­zo in quan­to fuo­ri cor­so, caso peral­tro non iso­la­to; e a Roma, con le mobi­li­ta­zio­ni in vil­la Mira­fio­ri (sede distac­ca­ta del­la Sapien­za) con­tro la caren­za di spa­zi, e con l’occupazione del­la sede di Scien­ze Poli­ti­che a segui­to del­le man­ga­nel­la­te subi­te da stu­den­ti che vole­va­no appen­de­re uno stri­scio­ne con­tro una con­fe­ren­za sul “capi­ta­li­smo buo­no” tenu­ta da Azio­ne Uni­ver­si­ta­ria, orga­niz­za­zio­ne di estre­ma destra sem­pre legit­ti­ma­ta rispet­to ai nostri com­pa­gni, che inve­ce si sono visti nega­re la pos­si­bi­li­tà di otte­ne­re un’aula per un incon­tro sull’apartheid pale­sti­ne­se. È la dimo­stra­zio­ne che in Uni­ver­si­tà alcu­ni argo­men­ti sono accet­ta­ti per­ché in linea con la pro­pa­gan­da, men­tre altri, sco­mo­di, non tro­va­no spa­zio.

Quel­lo che si è cer­ca­to di fare a Mila­no, dun­que, è sta­to esten­de­re la mobi­li­ta­zio­ne già avve­nu­ta in altre cit­tà, tra cui anche Caglia­ri, da cui è par­ti­to un cor­teo spon­ta­neo pro­prio dopo il crol­lo dell’Aula Magna, e Tori­no, dove gli stu­den­ti han­no pro­te­sta­to con­tro l’aumento dei costi per i pasti in mensa.

Oltre a voler dare un segna­le all’A­te­neo, qual è lo sco­po del­la vostra occupazione?

Ten­te­re­mo di difen­de­re in tut­ti i modi que­sto spa­zio per dare vita al suo inter­no ad un per­cor­so che ci avvi­ci­ne­rà allo scio­pe­ro gene­ra­le chia­ma­to il 2 dicem­bre dai sin­da­ca­ti di base e poi alla mobi­li­ta­zio­ne di tut­ti i sin­da­ca­ti che si ter­rà a Roma il gior­no suc­ces­si­vo. Que­sto per­cor­so ci vede a fian­co dei lavo­ra­to­ri, insie­me ai qua­li gli stu­den­ti devo­no mag­gior­men­te paga­re le con­trad­di­zio­ni del siste­ma. Insie­me pos­sia­mo accen­de­re la mic­cia del con­flit­to socia­le in que­sto Pae­se, com’è acca­du­to in Gre­cia con lo scio­pe­ro del pane e in Fran­cia con la CGT, che in deter­mi­na­ti set­to­ri (in par­ti­co­la­re raf­fi­ne­ria e petrol­chi­mi­co) quest’autunno ha bloc­ca­to la nazio­ne. È il momen­to dell’Italia: noi sare­mo in piaz­za per­ché l’unio­ne tra stu­den­ti e lavo­ra­to­ri non è solo uno slo­gan, ma un per­cor­so che va costrui­to nel­la lot­ta e che ci vede insie­me come vit­ti­me del­lo stes­so sistema.

Arti­co­lo di Eli­sa Basi­li­co
Inter­vi­sta di Eli­sa Basi­li­co e Ange­la Perego

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