Raccontare storie. La narrazione in Dungeons & Dragons

Raccontare storie: la narrazione in Dungeons & Dragons

Rac­con­ta­re sto­rie, crea­re mon­di, imma­gi­na­re tem­pi lon­ta­ni dove tut­to può acca­de­re. Da sem­pre la spe­cie uma­na ha volu­to, o sareb­be meglio dire ha dovu­to, ripor­ta­re, modi­fi­ca­re, inven­ta­re sto­rie di ogni tipo: da sem­pli­ci e scar­ni reso­con­ti alle più biz­zar­re e fan­ta­sio­se (for­se ora non più) vicen­de fan­ta­scien­ti­fi­che, dal fat­to di cro­na­ca quo­ti­dia­na del matri­mo­nio del vici­no fino ai rac­con­ti più epi­ci com­piu­ti insie­me ad Ulis­se, dal­la pic­co­la favo­la del­la buo­na­not­te alle gran­di nar­ra­zio­ni in cer­ca di una bale­na bianca. 

Tan­te quan­te sono le sto­rie, così sono anche i signi­fi­ca­ti intrin­se­ci che ognu­na di loro pos­sie­de. Le spie­ga­zio­ni con­te­nu­te nei miti cosmo­go­ni­ci gre­ci, i valo­ri mora­li da inse­gna­re ad un’Italia da poco uni­fi­ca­ta che por­ta­va con sé Cuo­re di De Ami­cis, le cri­ti­che socia­li che sus­sur­ra­va Memo­rie dal sot­to­suo­lo di Dostoe­v­skij, i viag­gi attra­ver­so lo spa­zio di Dune di Her­bert, l’orrore pro­fon­do intui­to da Love­craft nel Necro­no­mi­con e tan­ti altri. Fin­ché ci sarà la spe­cie uma­na così ci saran­no sto­rie, rac­con­ti, fia­be, poe­sie e tut­to quel­lo che l’immaginazione e le capa­ci­tà uma­ne potran­no sce­glie­re di ripor­ta­re, scri­ve­re, sogna­re, creare. 

Con l’avanzamento tec­no­lo­gi­co sono anche aumen­ta­ti i modi in cui le sto­rie pos­so­no esse­re comu­ni­ca­te: dall’oralità e le pit­tu­re rupe­stri intor­no a pic­co­li falò in caver­ne angu­ste si è pas­sa­ti per la stam­pa, fino ad arri­va­re al mon­do con­tem­po­ra­neo dove ogni infor­ma­zio­ne vie­ne regi­stra­ta ed è dispo­ni­bi­le glo­bal­men­te. Film, poe­sie, serie tv, gior­na­li, libri, qua­lun­que sia il rac­con­to ognu­no ha le pro­prie carat­te­ri­sti­che, dal gene­re e al signi­fi­ca­to fino al modo in cui è sta­to deci­so che comu­ni­che­rà il pro­prio contenuto.

In questo articolo si vuole parlare di uno specifico modo in cui gli esseri umani hanno deciso di raccontare storie: Dungeons and Dragons, un semplice gioco da tavolo.

Come det­to, Dun­geons and Dra­gons (da ora “D&D”) è un gio­co da tavo­lo svi­lup­pa­to nel 1974 da Gary Gygax e Dave Arne­son. In par­ti­co­la­re, è un gio­co di ruo­lo, il che signi­fi­ca che i gio­ca­to­ri assu­mo­no il ruo­lo di un deter­mi­na­to per­so­nag­gio, che sia scel­to da loro o meno. Il gio­co è orga­niz­za­to in modo che ci sia­no i gio­ca­to­ri, ognu­no con il pro­prio per­so­nag­gio, e il dun­geon master (“dm” in bre­ve), ovve­ro colui che per ora potrem­mo dire con­trol­la il gio­co. Il dm pen­sa ad un mon­do in cui i gio­ca­to­ri potran­no gira­re liberamente. 

Il gio­co non ha uno sco­po defi­ni­to e si svol­ge attra­ver­so le paro­le che i par­te­ci­pan­ti si scam­bia­no. Fino ad ora nul­la di trop­po emo­zio­nan­te. La vera scin­til­la pre­sen­te in D&D è il ruo­lo che la crea­ti­vi­tà e l’immaginazione posseggono. 

Per giocare a D&D non occorre nulla se non un foglio ed una matita. Non esistono, a meno che non li si desideri, pedine, tabelloni o carte, ma tutto quello che serve è nell’immaginazione dei partecipanti. 

Affin­ché si pos­sa gio­ca­re occor­re un mon­do di gio­co che vie­ne pen­sa­to e pre­pa­ra­to dal dun­geon master che in que­sto par­ti­co­la­re rac­con­to, per­ché ogni par­ti­ta di D&D è un rac­con­to, gio­ca il ruo­lo del nar­ra­to­re: è il dm che crea tan­to l’ambientazione quan­to i per­so­nag­gi che ci scor­raz­ze­ran­no den­tro, esat­ta­men­te come lo scrit­to­re di un libro oppu­re il regi­sta di un film. I gio­ca­to­ri han­no inve­ce il ruo­lo di crea­re il pro­prio alter ego nel gio­co, il pro­prio personaggio. 

Una vol­ta che que­ste pre­mes­se sono sod­di­sfat­te il rac­con­to può comin­cia­re e si svol­ge sot­to gli occhi dei par­te­ci­pan­ti. Infat­ti, la carat­te­ri­sti­ca che da sem­pre ha con­trad­di­stin­to D&D dagli altri gio­chi è la pos­si­bi­li­tà che i gio­ca­to­ri han­no, tan­to quan­to il dm, di modi­fi­ca­re il rac­con­to nel men­tre si nar­ra; non è Mono­po­li dove il limi­te è il qua­dra­to di car­to­ne, ma è uno spa­zio imma­gi­na­rio in con­ti­nua evo­lu­zio­ne e formazione. 

I giocatori, insieme al dm, hanno un ruolo attivo nella creazione del mondo, dato che sono le loro scelte che indirizzeranno la trama e non solo quello che il dm ha pensato e preparato. 

Un velo­ce esem­pio: il dm par­te con la nar­ra­zio­ne e dice che i per­so­nag­gi arri­va­no ad un bivio; ora, saran­no i par­te­ci­pan­ti al gio­co attra­ver­so i loro per­so­nag­gi a sce­glie­re che stra­da pren­de­re con­sci o meno del­le insi­die o del­le mera­vi­glie che li aspet­ta­no. Pro­va­te a pren­de­re un libro a vostra scel­ta, sup­po­nia­mo sia Il pic­co­lo prin­ci­pe e cer­ca­te di fare anda­re il pic­co­lo prin­ci­pe su un altro pia­ne­ta rispet­to a quel­li che ha visi­ta­to. Non pote­te. Ecco, que­sta è la carat­te­ri­sti­ca che con­trad­di­stin­gue D&D dal­le altre nar­ra­zio­ni: il poter par­te­ci­pa­re atti­va­men­te alla crea­zio­ne del­la sto­ria, il poter pren­de­re in mano le redi­ni del mon­do in cui ci si tro­va e scor­raz­zar­ci dentro.

Nel cor­so del tem­po D&D ha ispi­ra­to mol­to auto­ri e mol­te altre nar­ra­zio­ni sono usci­te da que­sto baci­no scon­fi­na­to di imma­gi­na­zio­ne: basti pen­sa­re a tut­ti i gio­chi di ruo­lo che esi­sto­no ades­so nel mon­do dei video­gio­chi (come Elden ring, Sky­rim o i nume­ro­sis­si­mi Final Fan­ta­sy) oppu­re ai ten­ta­ti­vi di ren­de­re inte­rat­ti­vi alcu­ni show tele­vi­si­vi (come la pun­ta­ta “Ban­der­snatch” di Black Mir­ror).

Pur­trop­po, però, D&D è sta­to anche ogget­to di pesan­ti cri­ti­che. La pri­me gran­di accu­se sono sta­te sol­le­va­te da alcu­ni grup­pi cri­stia­ni che vide­ro nel gio­co la pro­mo­zio­ne di pra­ti­che lega­te al sata­ni­smo e alla stre­go­ne­ria come sui­ci­dio, omi­ci­dio e la pre­sen­za di figu­re nude. In segui­to, il gio­co fu accu­sa­to di cau­sa­re distur­bi psi­co­ti­ci e da sem­pre è sta­to asso­cia­to al mon­do “nerd” con acce­zio­ni sati­ri­che e dispre­gia­ti­ve. Con il tem­po le accu­se sono sta­te pro­va­te infon­da­te men­tre il gio­co ha tro­va­to un eco sem­pre mag­gio­re. Basti pen­sa­re che negli ulti­mi anni la sua com­par­sa in serie tele­vi­si­ve come Stran­ger thingsThe Big Bang Theo­ry ha por­ta­to milio­ni di per­so­ne ad avvi­ci­nar­si a que­sto mon­do e nel 2023 è pro­gram­ma­ta l’uscita di un film ispi­ra­to al gio­co.

Det­to que­sto, l’articolo si con­clu­de con un cal­do invi­to a pro­va­re in pri­ma per­so­na il gio­co in modo da poter spe­ri­men­ta­re cosa signi­fi­chi far viag­gia­re l’immaginazione e cosa signi­fi­chi crea­re una sto­ria, sen­za cade­re in sta­gnan­ti stereotipi.

Con­di­vi­di:
Tommaso Pisani
Stu­den­te di filo­so­fia del 2000. Leg­go, guar­do film, video­gio­co e sem­pli­ce­men­te mi guar­do attor­no lascian­do cor­re­re i pen­sie­ri e accom­pa­gnan­do la pen­na sul foglio.

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