Una domenica al rave di Modena

Del rave di Mode­na tan­to si è det­to e tan­to si è discus­so. La poli­ti­ca ha agi­to con i modi che ci si aspet­ta: la destra ha fat­to la destra, cri­mi­na­liz­zan­do tut­to ciò che pote­va, e la sini­stra ha fat­to la sini­stra, ovve­ro ha rispo­sto alla destra in manie­ra timi­da. Il decre­to-leg­ge non neces­sa­rio è par­ti­to e la musi­ca tech­no pare sino­ni­mo di ter­ro­ri­smo per Palaz­zo Chi­gi. Tut­ta­via, una cosa del tut­to ordi­na­ria è suc­ces­sa: con l’andare avan­ti del­le noti­zie e del­le vite già non se ne par­la più, le impel­len­ti pre­oc­cu­pa­zio­ni si sono spo­sta­te ver­so altro, il cli­ma del­le chiac­chie­re su que­ste feste si è raf­fred­da­to. Quin­di è for­se que­sto il momen­to miglio­re per rifar­si una doman­da, tan­to sem­pli­ce quan­to bana­le, e rispon­der­si a men­te fred­da: com’è sta­to que­sto rave effettivamente?

Per rispon­de­re ecco un reso­con­to di mez­za gior­na­ta al rave di Mode­na, pre­ci­sa­men­te dal­le 15 fino alle 23 di dome­ni­ca; que­sta non mira ad esse­re una descri­zio­ne pre­ci­sa e com­ple­ta di cosa sia­no que­sto tipo di even­ti, del­la cul­tu­ra che vi è die­tro e di cosa rap­pre­sen­ti­no, ma solo un reso­con­to di impres­sio­ni e situa­zio­ni vis­su­te da chi ci è anda­to per la pri­ma volta.

Nono­stan­te il bloc­co del­la poli­zia subi­to dopo il casel­lo di Mode­na Nord, l’ingresso al rave è piut­to­sto sem­pli­ce: si attra­ver­sa un cam­po e, nel giro di pochi minu­ti, ci si avvi­ci­na ad un gran­de capan­no­ne abban­do­na­to. Intor­no ad esso si è costi­tui­to un vero e pro­prio pae­se che, al posto di case, è costi­tui­to da nume­ro­se mac­chi­ne, ten­de, rou­lot­te e cam­per; que­sto per­ché mol­te per­so­ne sono lì dall’inizio dell’evento (il saba­to sera pre­ce­den­te) ed han­no il pro­get­to di restar­ci fino alla fine del tut­to. Ma non è solo un agglo­me­ra­to di ele­men­ti, c’è mol­to di più, un’intera mini-socie­tà momen­ta­nea: c’è chi ven­de qua­dri, magliet­te, orec­chi­ni e cibo (la varie­tà è enor­me qui, da chi ven­de nood­les a chi arro­sti­ci­ni abruz­ze­si, ma anche aran­ci­ni, car­bo­na­ra, pan­ze­rot­ti e piz­za frit­ta). In que­sto pae­se tem­po­ra­neo la gen­te si ripo­sa, prin­ci­pal­men­te, dor­men­do e stan­do in com­pa­gnia con i pro­pri ami­ci o per­so­ne appe­na cono­sciu­te chiac­chie­ran­do, fuman­do, pas­seg­gian­do in giro. Ven­go­no usa­te varie sostan­ze stu­pe­fa­cen­ti, tra le prin­ci­pa­li viste si pos­so­no nomi­na­re keta­mi­na, mari­jua­na, MDMA (o ecsta­sy), cocai­na, speed e alco­li­ci. Per tut­to il cam­po vi è gran­de liber­tà: sen­za dover­si nascon­de­re ci sono per­so­ne che si fan­no, per­so­ne che man­gia­no vici­ne, chi pas­seg­gia ed anche chi ven­de sostan­ze: un esem­pio mol­to curio­so visto è sta­to un ragaz­zo che giro­va­ga­va con un vas­so­io, pie­no di diver­se pasti­glie (pro­ba­bil­men­te MDMA) e che le dava a chiun­que chie­des­se. Tran­quil­la­men­te si rie­sce ad avvi­ci­nar­si al capan­no­ne e, sem­pre meno è la distan­za, sem­pre più aumen­ta la musica. 

All’interno vi sono altre tende, altri camper e, soprattutto, colonne di casse. Numerosi gruppi di casse formano dei muri, alti sei metri, a coprire quasi l’intera lunghezza del capannone, e sparano 24h musica tekno (o free tekno) a volumi altissimi. 

Sot­to le cas­se nume­ro­se per­so­ne bal­la­no a rit­mo: con­ti­nua­men­te c’è una fol­la che sen­za ini­bi­zio­ni si diver­te sal­tan­do, don­do­lan­do­si e muo­ven­do­si ognu­no come si sen­te (va da sé che la sera e la not­te ci son più per­so­ne che la mat­ti­na e il pri­mo pome­rig­gio); lo spa­zio è ampio, la musi­ca for­te e nes­su­no sta lì a com­men­ta­re nes­su­no, quin­di si può vede­re chiun­que: da chi bal­la benis­si­mo a rit­mo a chi è del tut­to scoor­di­na­to ma si diver­te, da chi non bal­la a chi si muo­ve pren­den­do­si tut­to lo spa­zio che rie­sce. Sot­to cas­sa c’è più cal­ca, vi sono per­so­ne che met­to­no la testa den­tro e chi si avvi­ci­na per andar­se­ne subi­to dopo; qui però si può spe­ri­men­ta­re qual­co­sa di mol­to par­ti­co­la­re: poi­ché le cas­se sono assai poten­ti e la musi­ca mes­sa ha bas­si che van­no mol­to in bas­so, quan­do i drop pun­ta­no su di essi può suc­ce­de­re che si sen­ta l’aria stes­sa che vibra, por­tan­do la mano vici­no ad una cas­sa si sen­to­no i peli del brac­cio muo­ver­si e sul­la pel­le si per­ce­pi­sce la musi­ca, il muo­ver­si dell’aria: in un cer­to sen­so si sta toc­can­do la musi­ca.

La tek­no con­ti­nua inces­san­te­men­te, quin­di dopo qual­che ora di bal­lo si esce a ripo­sar­si e, ten­den­zial­men­te, que­sta è la pras­si: bal­la­re, ripo­sar­si, ballare.

Anche mol­to altro oltre la gen­te che balla

Forse per tutto questo ci si può spingere a dire che un rave party non è solo un party, ma qualcosa di più. Una comunità si crea intorno all’evento, persone che non sono accomunate solo dai gusti musicali, ma da posizioni comuni: non si vergognano di mostrare che utilizzano sostanze, di ballare in modo scoordinato, di sporcarsi vivendo per giorni in un campo di terra e cemento. 

Per­so­ne diver­se che esi­sto­no ovun­que ma che qui, ad un rave, pos­so­no tro­va­re un’isola in cui non solo incon­trar­si, ma crea­re qual­co­sa di vera­men­te alter­na­ti­vo in cui sen­tir­si bene, una pos­si­bi­li­tà che nel­la socie­tà di tut­ti i gior­ni è dif­fi­ci­le tro­va­re (e qui è cal­zan­te evi­den­zia­re un ele­men­to: il rave è del tut­to gra­tui­to, chi orga­niz­za tale even­to rischia pene impor­tan­ti, met­te gran­de impe­gno per poi non impor­re nes­sun bigliet­to all’ingresso). In un’intervista fuo­ri dal capan­no­ne, fat­ta il gior­no del­lo sgom­be­ro, alla doman­da: c’era dro­ga?, due ragaz­zi han­no rispo­sto, para­fra­san­do: «Che si può dire? Non ha sen­so chie­de­re se c’è dro­ga ad un rave, è ovvio che c’è. Ma per­ché? Non gira dro­ga in Ita­lia? Non c’è dro­ga in disco­te­ca la sera? Non c’è dro­ga sot­to casa mia?» (qui l’in­ter­vi­sta in questione).

Que­sto, ci si può azzar­da­re a rite­ne­re, è un esem­pio per­fet­to di atteg­gia­men­to: ad un rave la dro­ga c’è, ma è usa­ta libe­ra­men­te, sen­za nascon­der­si. Non si han­no timo­ri, tut­ta quest’isola è fat­ta per impe­di­re che vi sia­no pau­re o giu­di­zi mora­li­sti­ci. Tut­to vie­ne fat­to in uno spa­zio pri­va­to occu­pa­to ille­gal­men­te, ci si appro­pria momen­ta­nea­men­te di un luo­go abban­do­na­to per far­ci qual­co­sa di rile­van­te, una festa che è più di una festa. Si sa che la poli­zia arri­ve­rà (anzi, spes­so arri­va appe­na ini­zia il tut­to), ma è fat­to lon­ta­no da luo­ghi abi­ta­ti, nel pae­se più vici­no già non si sen­te pra­ti­ca­men­te più la musi­ca (alme­no que­sto al Wit­ch­tek, il nome di que­sto evento).

For­se per tut­to ciò i rave par­ty sono entra­ti nell’immaginario comu­ne in modo così pro­ble­ma­ti­co, spa­ven­tan­do così tan­to le destre. Tali liber­tà (la festa, il sen­tir­si mar­ci pia­cen­do­si, l’uso di sostan­ze e tut­to quel­lo pri­ma descrit­to) testi­mo­nia­no degli sti­li di vita che sono nemi­ci del­le destre per­ché trop­po lon­ta­ni dal loro idea­le di vita, esse quin­di non li con­ce­pi­sco­no se non come male, non riu­scen­do a com­pren­der­li: vede­re che nume­ro­se per­so­ne non solo vivo­no in que­ste moda­li­tà, non solo lo fan­no in grup­po (nume­ro­so), ma anzi alla luce del sole, sen­za ver­go­gna o orgo­glio ma come pura nor­ma­li­tà, tut­to ciò non può che far pau­ra alle destre ed, anzi, le fa tre­ma­re dal­le fondamenta.

Rin­gra­zia­mo Sonya Mon­ti­ni, Clau­dia Baci­ga­lu­pi e Gio­van­ni Metz per le imma­gi­ni e i video inse­ri­ti in que­sto articolo.

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Luca Pacchiarini
Sono appas­sio­na­to di cine­ma e video­gio­chi, sem­pre di più anche di tea­tro e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce sco­pri­re musi­ca nuo­va e in par­ti­co­la­re ado­ro il post rock, ma esplo­ro tan­ti gene­ri. Cer­co sem­pre di tro­va­re il lato inte­res­san­te in ogni cosa e bevo suc­co all’ace.

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