Vegetarianismo e veganismo, non solo recenti tendenze ma pratiche radicate nella storia globale

Uno stu­dio pub­bli­ca­to nei pri­mi gior­ni del 2022 sti­ma che vi sia­no 800 milio­ni di vege­ta­ria­ni e 100 milio­ni di vega­ni nel mon­do e che tali nume­ri con­ti­nue­ran­no ad aumen­ta­re. In Ita­lia, una per­so­na su die­ci segue una di que­ste due die­te. Un dato inte­res­san­te da sot­to­li­nea­re ine­ren­te al nostro pae­se è inol­tre spe­ci­fi­ca­men­te rela­ti­vo ai vega­ni: sono più gli uomi­ni che le don­ne ad adot­ta­re tale regi­me.

La scel­ta di segui­re una con­dot­ta ali­men­ta­re pri­va di car­ne e pesce, nel caso dei vege­ta­ria­ni, e di eli­mi­na­re anche i loro deri­va­ti, in quel­lo dei vega­ni, risul­ta soven­te det­ta­ta da prin­ci­pi eti­co-mora­li, reli­gio­si, ani­ma­li­sti ed ambien­ta­li. L’interesse del­la ricer­ca acca­de­mi­ca a riguar­do è sta­to recen­te­men­te carat­te­riz­za­to da un cam­bia­men­to di pro­spet­ti­va: se pri­ma si foca­liz­za­va sul­le con­se­guen­ze nega­ti­ve pro­vo­ca­te dall’astinenza dal con­su­mo di pro­tei­ne ani­ma­li, ades­so si con­cen­tra sui bene­fi­ci appor­ta­ti da tali tipi di regi­mi ali­men­ta­ri. Si regi­stra, ad esem­pio, che una die­ta vege­ta­ria­na o vega­na com­por­ti una ridu­zio­ne del cole­ste­ro­lo tota­le e del cole­ste­ro­lo “cat­ti­vo”, del­la pres­sio­ne san­gui­gna e del­l’in­di­ce di mas­sa cor­po­rea. Que­sti fat­to­ri sono tut­ti asso­cia­ti alla lon­ge­vi­tà e alla ridu­zio­ne del rischio di mol­te malat­tie cro­ni­che. Inol­tre, uno stu­dio ha dimo­stra­to che una die­ta vege­ta­ria­na o vega­na ridu­ce il rischio di svi­lup­pa­re il can­cro del 14%

Que­sti sti­li di vita sono asso­cia­ti anche ad un gene­ra­le miglio­ra­men­to del benes­se­re che non ha con­se­guen­ze posi­ti­ve solo a livel­lo del­le per­so­ne, ma anche su ciò che le cir­con­da. Infat­ti, uno stu­dio dell’Università di Oxford del 2018 dimo­stra come una die­ta basa­ta su pro­dot­ti vege­ta­li ridu­ca l’impatto ambien­ta­le in modo deci­si­vo: ad esem­pio, con­tri­bui­sce signi­fi­ca­ti­va­men­te alla dimi­nu­zio­ne del­le emis­sio­ni.
Anche gli ani­ma­li gio­va­no, ovvia­men­te, di que­sta scel­ta, che tal­vol­ta può esse­re mora­le. Infat­ti, spes­so la moti­va­zio­ne che indu­ce gli indi­vi­dui ad opta­re per un regi­me ali­men­ta­re vega­no o vege­ta­ria­no è pro­prio la con­vin­zio­ne mora­le che gli ani­ma­li deb­ba­no esse­re rispet­ta­ti e che la loro liber­tà deb­ba esse­re pari a quel­la uma­na, giac­ché la loro vita ha lo stes­so valo­re. Inol­tre, è sta­to pro­va­to che l’attaccamento emo­ti­vo ad un ani­ma­le dome­sti­co aumen­ta la ten­den­za ad evi­ta­re il con­su­mo di car­ne e pesce nel crescere. 

Infi­ne, oltre alla per­so­na­le pre­fe­ren­za ver­so pro­tei­ne vege­ta­li, un altro fat­to­re deter­mi­nan­te per una simi­le deci­sio­ne ali­men­ta­re è la cre­den­za che non sia­no neces­sa­rie fon­ti pro­tei­che ani­ma­li per un salu­ta­re sosten­ta­men­to. Infat­ti, i pro­dot­ti vege­ta­li, con­su­ma­ti coscien­te­men­te e cor­ret­ta­men­te abbi­na­ti, pos­so­no sosti­tui­re le pro­prie­tà che con­fe­ri­sco­no quel­li ani­ma­li ed inol­tre, secon­do una rivi­sta giap­po­ne­se, con­sen­to­no di vive­re più a lun­go!

Dun­que, vari e fon­da­ti sono la mag­gior par­te dei moti­vi per cui le per­so­ne si impe­gna­no a rispet­ta­re una die­ta pri­va di pro­dot­ti ani­ma­li, e spes­so anche dei loro deri­va­ti. Inol­tre, ulti­ma­men­te anche gli onni­vo­ri paio­no curio­si e pro­pen­si a con­su­ma­re pro­dot­ti vege­ta­ria­ni o vega­ni per lo più per que­stio­ni rela­ti­ve al rispet­to del­la Ter­ra.
Ad ogni modo, il vege­ta­ria­ni­smo, così come il vega­ni­smo, non sono feno­me­ni degli ulti­mi anni, anzi, la loro sto­ria comin­cia nell’antichità. Infat­ti, alcu­ne cul­tu­re nel mon­do già agli ini­zi del­la sto­ria uma­na pre­sen­ta­va­no casi di die­ta vege­ta­ria­na ed han­no con­ser­va­to tale tra­di­zio­ne nel cor­so del tem­po, tut­to­ra pre­ser­van­do­la. Un esem­pio? Pita­go­ra pare esser sta­to vege­ta­ria­no. Ma pri­ma di lui già i Babi­lo­ne­si ed anche gli Egi­zi, più di tre­mi­la anni Avan­ti Cri­sto, pra­ti­ca­va­no un’ideologia ‑basa­ta sul Cre­do kar­mi­co del­la rein­car­na­zio­ne — che con­si­ste­va nell’astinenza dal­la car­ne e dall’abbigliamento di ori­gi­ne ani­ma­le.
Inol­tre, in Asia, per gli indui­sti, i bud­di­sti e i giai­ni­sti il vege­ta­ria­ni­smo è sem­pre sta­to un aspet­to cul­tu­ra­le fon­da­men­ta­le, giac­ché in tali reli­gio­ni è cen­tra­le la com­pas­sio­ne ver­so gli altri esse­ri viven­ti.

Nell’Occidente que­sti sti­li di vita non attec­chi­ro­no nel­la popo­la­zio­ne comu­ne effet­ti­va­men­te fino al Rina­sci­men­to ed alla risco­per­ta di quei valo­ri clas­si­ci e del­le più influen­ti figu­re del­la Gre­cia anti­ca – tra cui Pita­go­ra. Infat­ti, l’amore per gli auto­ri clas­si­ci ripor­tò in auge l’i­dea che gli ani­ma­li fos­se­ro sen­si­bi­li al dolo­re e quin­di meri­te­vo­li di rispet­to. Inol­tre, con le impor­ta­zio­ni pro­ve­nien­ti dal­le ter­re colo­niz­za­te, l’Occidente ven­ne a cono­scen­za di pro­dot­ti vege­ta­li bene­fi­ci e uti­li come far­ma­co con­tro alcu­ne malat­tie, come quel­le del­la pel­le, dun­que si comin­ciò ad intro­dur­li nel­la die­ta quo­ti­dia­na.
Con l’Illu­mi­ni­smo le opi­nio­ni diver­go­no rispet­to lo sti­le di vita vege­ta­ria­no, poi­ché la nuo­va visio­ne omo­cen­tri­ca dell’universo e la padro­nan­za scien­ti­fi­ca impli­ca­no la supe­rio­ri­tà dell’uomo a quel­la dell’animale, ora con­si­de­ra­to senz’anima. Ad ogni modo, l’Otto­cen­to segna una svol­ta deci­si­va. Infat­ti, una cer­chia di per­so­ne influen­ti – tra cui il poe­ta roman­ti­co Per­cy Bys­she Shel­ley – non sol­tan­to segui­va uno sti­le di vita vege­ta­ria­no, ma lo pro­muo­ve­va. Un altro fon­da­men­ta­le espo­nen­te non sol­tan­to per la sto­ria del vege­ta­ria­ni­smo ma anche per quel­la uma­na che con­tri­buì alla dif­fu­sio­ne di tale die­ta fu, ovvia­men­te, Gan­d­hi. Tale atti­vi­tà di appog­gio e pro­mo­zio­ne da par­te di figu­re rile­van­ti risul­tò cru­cia­le per la fon­da­zio­ne del­la Vege­ta­rian Socie­ty nel 1847 (pres­so Ram­sga­te, in Inghilterra).

Si tratta della più antica organizzazione vegetariana tutt’ora esistente. 

Intor­no al 1880, i risto­ran­ti vege­ta­ria­ni era­no già mol­to dif­fu­si a Lon­dra e offri­va­no pasti eco­no­mi­ci e nutrien­ti. Di lì a poco, vege­ta­ria­ni e vega­ni si dif­fe­ren­zia­no isti­tu­zio­nal­men­te e for­mal­men­te: basti pen­sa­re che nel 1945, appe­na cen­to anni dopo, la rivi­sta The Vegan con­ta­va 500 abbo­na­ti e dif­fon­de­va effi­ca­ce­men­te il pen­sie­ro vega­no. Infat­ti, l’anno pre­ce­den­te, nel novem­bre del 1944, il fale­gna­me bri­tan­ni­co Donald Watson coniò il ter­mi­ne “vega­no” incen­ti­van­do l’adozione di uno sti­le di vita che esclu­des­se i lat­ti­ci­ni e le uova oltre ai pro­dot­ti diret­ta­men­te ani­ma­li, for­te del fat­to che poco tem­po pri­ma era sta­ta riscon­tra­ta la pre­sen­za di tuber­co­lo­si nel 40% del­le muc­che da lat­te bri­tan­ni­che: il vega­ni­smo era in gra­do di pro­teg­ge­re le per­so­ne dal cibo con­ta­mi­na­to.
Negli anni ’50 e ’60 l’Inghilterra si ricon­fer­ma la pro­ta­go­ni­sta per ciò che riguar­da l’affermazione di que­sti due tipi di regi­mi ali­men­ta­ri. Comin­cia a dif­fon­der­si pro­prio in tale con­te­sto la con­sa­pe­vo­lez­za, a livel­lo di pub­bli­co gene­ra­le, dell’impatto dell’allevamento inten­si­vo intro­dot­to nel­la nazio­ne duran­te la guer­ra, e ciò con­du­ce più per­so­ne ad adot­ta­re uno dei due sti­li di vita.
Per giun­ta, negli anni ’70 cre­sco­no i movi­men­ti con­tro gli espe­ri­men­ti ani­ma­li e aumen­ta la cono­scen­za ine­ren­te ai dirit­ti ani­ma­li anche gra­zie a pub­bli­ca­zio­ni come Ani­mal Libe­ra­tion del 1975, cosic­ché più per­so­ne ade­ri­sco­no al vege­ta­ria­ni­smo o al veganismo.

Un ulte­rio­re con­tri­bu­to alla dif­fu­sio­ne di que­ste die­te arri­va negli anni ’80, quan­do al rispet­to dei dirit­ti ani­ma­li si aggiun­ge quel­lo dell’ambiente cir­co­stan­te e del­la sal­va­guar­dia gene­ra­le del pia­ne­ta. Infat­ti, il vege­ta­ria­ni­smo divie­ne per mol­ti par­te inte­gran­te del pro­ces­so ver­so la con­ser­va­zio­ne del­le risor­se ed una stra­da ver­so la soste­ni­bi­li­tà. A fine anni Novan­ta, il vege­ta­ria­ni­smo e vega­ni­smo sono movi­men­ti cul­tu­ra­li affer­ma­ti che fomen­ta­no nuo­ve con­sa­pe­vo­lez­ze e stu­di non sol­tan­to nell’ambito dell’alimentazione ma anche in quel­lo agri­co­lo e medico. 

Non tar­da ad affer­mar­si poi la vera e pro­pria filo­so­fia vege­ta­ria­na e vega­na: nel 2010 ini­zia la sua “mas­sic­cia com­mer­cia­liz­za­zio­ne”.Ed ecco che il per­cor­so sto­ri­co mon­dia­le ver­so il vega­ni­smo ed il vege­ta­ria­ni­smo giun­ge ai gior­ni nostri e vede anco­ra l’Inghilterra nel­la pole posi­tion: 5 milio­ni di per­so­ne sono vege­ta­ria­ne o vega­ne ed è fre­quen­te incon­tra­re loca­li con opzio­ni vali­de per tali die­te o sol­tan­to incen­tra­ti su di esse. Anche in Cana­da, Ger­ma­nia, Israe­le e Bra­si­le oggi tali regi­mi ali­men­ta­ri sono mol­to comu­ni ed alcu­ni pae­si, tra cui India e Cina, con­ser­va­no sto­ri­ca­men­te tale pra­ti­ca poi­ché essen­zia­le sia cul­tu­ral­men­te che reli­gio­sa­men­te. È pos­si­bi­le dun­que affer­ma­re che sup­por­ta­re la cau­sa vega­na e vege­ta­ria­na è un atto che bene­fi­cia di cer­to l’ambiente, gli ani­ma­li, la salu­te ed anche le per­so­ne: “quan­do si trat­ta di pren­der­si cura del nostro pia­ne­ta, la vita a base vege­ta­le è anche un modo più soste­ni­bi­le di nutri­re la fami­glia uma­na”. Ognu­no può con­tri­bui­re all’armonia del nostro pia­ne­ta ed al rispet­to dei dirit­ti ani­ma­li. Difat­ti, nono­stan­te l’accessibilità eco­no­mi­ca a pro­dot­ti vege­ta­ria­ni e vega­ni risul­ti un pro­ble­ma, così come l’implementazione di tali die­te per indi­vi­dui affet­ti da alcu­ne pato­lo­gie, ci sono pic­co­li accor­gi­men­ti che tut­ti pos­so­no per­met­ter­si, ed ognu­no di essi può fare la differenza. 

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Gaia Martinelli
Gaia di nome e di fat­to – ma non sem­pre. 22 anni di tra­mon­ti, viag­gi e poe­sie. A trat­ti stu­dio anche cor­po­ra­te com­mu­ni­ca­tion pres­so la Sta­ta­le di Mila­no. Scri­vo di cose bel­le per­ché amo l’i­dea di dif­fon­de­re bellezza.

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