Bones and All. Quando si ha fame e bisogno d’amore

Bones and All. Avere bisogno e fame d'amore

Sce­glie­re di seder­si in sala, adden­trar­si tra i pae­sag­gi del Mid­we­st ame­ri­ca­no degli anni ’80 e rispon­de­re alla richie­sta di imme­de­si­mar­si nel­la sto­ria di due can­ni­ba­li, non è affat­to bana­le. A un occhio super­fi­cia­le, ciò che il regi­sta Luca Gua­da­gni­no ci sta doman­dan­do susci­ta orro­re, scon­cer­to e anche rab­bia. Come si pos­so­no ucci­de­re e man­gia­re altre persone?

Bones and All, però, non è solo questo: la storia di Maren (Taylor Russell) e Lee (Timothée Chalamet) è prima di tutto un racconto d’amore. 

Maren è sta­ta abban­do­na­ta da suo padre, ha una madre ma non sa nul­la di lei, men­tre Lee non ha più rap­por­ti con la sua fami­glia, ad ecce­zio­ne del­la sorel­la Kay­la. Sono soli, emar­gi­na­ti dal­la socie­tà a cau­sa del­la loro natu­ra can­ni­ba­le. Maren e Lee sono alla ricer­ca del­la loro iden­ti­tà, nono­stan­te cer­chi­no costan­te­men­te di fug­gi­re dal­la dif­fi­ci­le con­di­zio­ne con cui sono costret­ti a convivere. 



Maren (Tay­lor Rus­sell) e Lee (Timo­thée Cha­la­met) in due sce­ne del film


Con­vin­ti che nes­su­no avreb­be mai potu­to aiu­tar­li, i due gio­va­ni, incon­tran­do­si, tro­va­no con­for­to e soste­gno l’uno nell’altro. Ini­zia­no così il loro viag­gio: attra­ver­san­do diver­si Sta­ti ame­ri­ca­ni, incon­tre­ran­no altre per­so­ne, come il vec­chio Sul­ly (Mark Rylan­ce) e l’inquietante Jake (Michael Stu­hl­barg). Tut­ti acco­mu­na­ti dall’essere can­ni­ba­li, incon­sa­pe­vol­men­te i per­so­nag­gi con­di­vi­do­no un’altra impor­tan­te con­di­zio­ne: la soli­tu­di­ne

Se i due adul­ti accet­ta­no la loro natu­ra, cre­den­do di non poter fare altri­men­ti, Maren e Lee ini­zia­no inve­ce a col­ti­va­re un for­te sen­so di col­pa per ciò che sono. Deci­do­no allo­ra di pro­va­re a domi­na­re il loro istin­to, per argi­na­re le difficoltà.

Con estrema delicatezza, sensibilità e una buona dose di horror, il film ci invita a osservare ciò che accade da una prospettiva diversa dal solito. 

La vicen­da pre­sen­ta­ta è a dir poco para­dos­sa­le, ma è un’ottima meta­fo­ra per riflet­te­re sull’importanza dell’amore. L’amore ren­de vivi, vul­ne­ra­bi­li, ci fa sen­ti­re com­pre­si e meno soli, con­sa­pe­vo­li che ci sarà sem­pre qual­cu­no su cui con­ta­re, che empa­tiz­ze­rà con noi e non ci giu­di­che­rà nem­me­no di fron­te al nostro lato peggiore. 

La pel­li­co­la, trat­ta dall’omonimo roman­zo di Camil­le DeAn­ge­lis, è sta­ta pre­sen­ta­ta per la pri­ma vol­ta alla 79ª Mostra Inter­na­zio­na­le d’Arte Cine­ma­to­gra­fi­ca di Vene­zia. Subi­to è sta­ta accol­ta con enor­me entu­sia­smo ed è sta­ta pre­mia­ta con il Leo­ne d’Argento alla miglior regia per Luca Gua­da­gni­no e il Pre­mio Mar­cel­lo Mastro­ian­ni a Tay­lor Rus­sell come miglior attri­ce emer­gen­te. Si ricon­fer­ma la bra­vu­ra di un atto­re del cali­bro di Mark Rylan­ce, accom­pa­gna­to da un per­fet­to Timo­thée Cha­la­met, for­se uno dei miglio­ri atto­ri del­la nuo­va gene­ra­zio­ne. Mera­vi­glio­se le ambien­ta­zio­ni, in gra­do di ren­de­re più dol­ci anche le sce­ne più crude.

 Il cast e il regi­sta a Vene­zia 79: (da sini­stra) Chloë Sevi­gny, Timo­thée Cha­la­met, Luca Gua­da­gni­no, Tay­lor Rus­sell, Mark Rylance

Sarà dif­fi­ci­le alzar­si a cuor leg­ge­ro dal­la pol­tro­na, for­se non si tro­ve­ran­no nem­me­no le paro­le giu­ste per descri­ve­re ciò che si è appe­na visto. Bones and All non è solo un film, ma un vero e pro­prio viag­gio intro­spet­ti­vo, una lezio­ne da tener bene a men­te: in un mon­do pron­to a giu­di­ca­re, emar­gi­na­re, far sen­ti­re diver­so, «for­se l’amo­re ti può salvare».

In coper­ti­na: Lee (Timo­thée Cha­la­met) e Maren (Tay­lor Russell)

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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