BookAdvisor, consigli di lettura di dicembre

Bookadvisor, consigli di lettura di dicembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta. 


Solo è il corag­gio, Rober­to Savia­no (Bom­pia­ni) – recen­sio­ne di Danie­le Di Bella

Che ne è dei mor­ti? Sta ai vivi deci­der­lo.
Come Enea con suo padre Anchi­se, ce li si può cari­ca­re in spal­le e tra­spor­tar­li nel­le nostre vite, agen­do ispi­ra­ti dai loro pen­sie­ri, ragio­nan­do sul­le loro azio­ni, rac­con­tan­do ciò che sono sta­ti, tra­sfor­man­do­li in semi. Oppu­re pos­so­no esse­re abban­do­na­ti alle fiam­me del tem­po, che li ridu­ce a suo­lo iner­te, uti­le ai lom­bri­chi, ma non agli uomi­ni.
Rober­to Savia­no in Solo è il corag­gio rac­con­ta un uomo, non sem­pli­ce­men­te i fat­ti che han­no coin­vol­to un uomo, ma un uomo: Gio­van­ni Fal­co­ne esce dal­le pagi­ne del roman­zo di Savia­no e vive e par­la chia­ris­si­ma­men­te, e con lui Fran­ce­sca Mor­vil­lo, Pao­lo Bor­sel­li­no, Nino Capon­net­to e il resto degli uomi­ni e del­le don­ne che lo han­no accom­pa­gna­to duran­te la sua esi­sten­za. Solo è il corag­gio è un roman­zo che, tra­mi­te una pro­sa pul­san­te, con­sen­te di ricor­da­re, di ragio­na­re, di immer­ger­si in una par­te del nostro mon­do, in defi­ni­ti­va, di esse­re uomi­ni, sal­van­do­ci da atti col­pe­vo­li qua­li la dimen­ti­can­za e l’indifferenza.


Ci sono cose più impor­tan­ti, Cathy La Tor­re (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Lau­ra Cecchetto

«Ci sono cose più impor­tan­ti» è diven­ta­ta la rispo­sta di default quan­do si discu­te di pro­ble­ma­ti­che tan­to sco­mo­de quan­to tre­men­da­men­te attua­li: lot­ta per i dirit­ti del­le per­so­ne LGBTQIA+, ado­zio­ni nel­le fami­glie arco­ba­le­no, ius soli, pari­tà di gene­re, giu­sto per fare qual­che esem­pio. Sono dirit­ti già con­so­li­da­ti e tute­la­ti in nume­ro­si sta­ti, euro­pei e non. Ma quan­do si sol­le­va la que­stio­ne in Ita­lia, si riman­da sem­pre, per­ché c’è sem­pre qual­co­sa di più urgen­te in agen­da, fin­gen­do che tali que­stio­ni non vi sia­no, pen­san­do che tali deci­sio­ni pos­sa­no esse­re, anco­ra una vol­ta, nasco­ste sot­to un tap­pe­to. Inve­ce, esse non pos­so­no più esse­re igno­ra­te.
«Ci sono cose più impor­tan­ti» è la rispo­sta stan­dard che si rice­ve quan­do si chie­de a gran voce di garan­ti­re i dirit­ti fon­da­men­ta­li per tut­te quel­le mino­ran­ze discri­mi­na­te e pena­liz­za­te qua­li don­ne, immi­gra­ti, disa­bi­li, omo­ses­sua­li, trans, sex­wor­kers e, pur­trop­po, tan­ti altri. Con empa­tia e sen­si­bi­li­tà, l’autrice trat­ta temi spi­no­si ed estre­ma­men­te deli­ca­ti, con l’intenzione di ripor­ta­re l’attenzione dove poli­ti­ca e socie­tà han­no vol­ta­to le spal­le e mostran­do­ci quan­ta stra­da c’è anco­ra da fare per ren­de­re tali que­sti diritti.


Appar­te­ner­si. Ver­so un model­lo com­ples­so di inter­pre­ta­zio­ne e del rico­no­sci­men­to, Isa­bel­la Cor­vi­no (Mel­te­mi) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Che cos’è l’identità? Cosa signi­fi­ca esse­re qual­cu­no ed esse­re diver­so dagli altri? Sem­bra­no con­cet­ti qua­si scon­ta­ti, doman­de che non tro­va­no una rispo­sta ben pre­ci­sa. Eppu­re, par­la­re di iden­ti­tà e rico­no­sci­men­to, al gior­no d’oggi sem­bra più che neces­sa­rio. In un mon­do dove anco­ra dila­ga­no odio e discri­mi­na­zio­ne, e si è fer­mi a defi­ni­re l’altro in base all’etnia o al luo­go di pro­ve­nien­za, capi­re che biso­gna anda­re oltre è fon­da­men­ta­le. Costrui­re la pro­pria iden­ti­tà da soli non è sem­pli­ce; rico­no­sce­re inve­ce che dall’alterità si può sem­pre trar­re un inse­gna­men­to, for­se ci aiu­te­rà a capi­re meglio chi sia­mo. In que­sto sag­gio, cul­tu­ra, poli­ti­ca e socio­lo­gia si uni­sco­no per dif­fon­de­re un uni­co con­cet­to: biso­gna sem­pre accet­tar­si l’un l’altro, capi­re che appar­te­nia­mo allo stes­so mon­do e ci appar­te­nia­mo tra noi. Dal con­tat­to reci­pro­co, è sem­pre pos­si­bi­le arric­chir­si un po’ di più.


You Made a Fool of Death with Your Beau­ty, Akwae­ke Eme­zi (Atria Books) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Nel fio­re del­la gio­vi­nez­za, ma da poco redu­ce da un trau­ma impor­tan­te, Feyi si pre­sen­ta ad una sera­ta fuo­ri con l’amica Joy sen­za aspet­ta­ti­ve, ma le per­so­ne che incon­tre­rà le cam­bie­ran­no la vita per sem­pre. Dal riser­va­to Milan fino all’arrogante Nasir, ogni per­so­na apri­rà una pic­co­la fes­su­ra che cre­de­va fos­se ormai chiu­sa per sem­pre den­tro di lei e le faran­no risco­pri­re la for­za del­la vita che tra­vol­ge e lascia sen­za pos­si­bi­li­tà di con­trol­lo. Entra­to nel­la clas­si­fi­ca dei miglio­ri 100 libri dell’anno del New York Times, l’ultimo roman­zo di Akwae­ke Eme­zi è già in trat­ta­ti­ve per una pro­du­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca. Con una nar­ra­zio­ne a trat­ti poe­ti­ca che però non sacri­fi­ca mai fre­schez­za, You Made a Fool of Death with Your Beau­ty è una let­tu­ra leg­ge­ra quan­to basta. Un libro che fa sor­ri­de­re, ma non man­ca di far riflet­te­re sul­la bel­lez­za di esse­re uma­ni e fra­gi­li, sul­la sag­gez­za che ser­ve per saper sba­glia­re. Feyi è un’antieroina moder­na, a trat­ti insop­por­ta­bi­le, è dif­fi­ci­le empa­tiz­za­re con le sue scel­te e soste­ner­la. Accan­to a lei in qual­sia­si occa­sio­ne for­tu­na­ta­men­te c’è Joy, la sua splen­di­da miglio­re ami­ca ed ex fidan­za­ta: anco­ra non si sa se il pro­get­to pren­de­rà vita come film o come serie, ma con­clu­dia­mo con una peti­zio­ne per un sequel/una secon­da sta­gio­ne dedi­ca­ta alle sue bravate. 


Il consiglio della casa editrice Le Lucerne.

Lidia Poët. La pri­ma avvo­ca­ta, Ila­ria Ian­nuz­zi, Pasqua­le Tam­ma­ro (Edi­zio­ni Le Lucer­ne) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Il 17 giu­gno 1881, Lidia Poët si lau­rea in leg­ge all’Università di Tori­no: è la pri­ma don­na ita­lia­na ad otte­ne­re la for­ma­zio­ne in giu­ri­spru­den­za ed inten­de pro­se­gui­re con gli stu­di per diven­ta­re avvo­ca­tes­sa. Due anni dopo, la sua appro­va­zio­ne all’esame dell’albo vie­ne di fat­to annul­la­ta dal Pro­cu­ra­to­re del re, che impu­gna l’iscrizione alla Cor­te d’appello di Tori­no. Lidia vie­ne costret­ta a fare ricor­so in Cas­sa­zio­ne e la sua Odis­sea diven­ta cen­tra­le nel dibat­ti­to cul­tu­ra­le del pri­mo Regno d’Italia. Con uno straor­di­na­rio lavo­ro di ricer­ca, Ian­nuz­zi e Tam­ma­ro riper­cor­ro­no tut­te le fasi del per­cor­so di for­ma­zio­ne di Lidia e soprat­tut­to tut­te le voci che han­no ali­men­ta­to una discus­sio­ne di cui ormai si è per­sa la memo­ria. La sto­ria del­la bat­ta­glia di Lidia ci ricor­da che ogni tra­guar­do rag­giun­to dai movi­men­ti fem­mi­ni­sti è sta­to paga­to con la vita: sono tan­tis­si­me le don­ne che si sono viste nega­ti i rico­no­sci­men­ti che meri­ta­va­no sul­la base di giu­sti­fi­ca­zio­ni a dir poco ridi­co­le. Gra­zie alla rico­stru­zio­ne illu­mi­nan­te che que­ste pagi­ne ripor­ta­no, si osser­va una socie­tà in cui le don­ne veni­va­no osteg­gia­te soprat­tut­to da uomi­ni abbien­ti e sapien­ti, ma anche da altre don­ne che gode­va­no di posi­zio­ni pri­vi­le­gia­te in ambi­ti come quel­lo del gior­na­li­smo o dell’editoria. In que­sto perio­do più che mai diven­ta neces­sa­rio ricor­da­re che sia­mo nani sul­le spal­le di gigan­ti e che il pri­mo modo per cam­bia­re i risul­ta­ti del­la sto­ria è cono­scer­la. Lidia ha infi­ne vin­to la sua bat­ta­glia diven­tan­do avvo­ca­ta a 65 anni; sul fini­re del­la vita, ha anche avu­to modo di vin­cer­ne un’altra per cui non ha mai smes­so di lot­ta­re: il voto alle don­ne. Non dimen­ti­chia­mo­la più!

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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