Da rileggere per la prima volta. Nevernight

Da rileggere per la prima volta. Nevernight

Never­night è una saga dark fan­ta­sy scrit­ta da Jay Kri­stoff ed edi­ta in Ita­lia nel 2019 con Oscar Vault Mon­da­do­ri. Trat­tan­do­si di una tri­lo­gia, è costi­tui­ta da tre capi­to­li: Mai dimen­ti­ca­re, I gran­di gio­chiAlba oscu­ra.

Il world­buil­ding è estre­ma­men­te ori­gi­na­le, por­ta­to avan­ti con peri­zia e accu­ra­tez­za: si incon­tra­no e si amal­ga­ma­no un ambien­te rina­sci­men­ta­le e la gerar­chia socio-poli­ti­ca dell’età repub­bli­ca­na roma­na, che vedo­no con­so­li asse­ta­ti di pote­re muo­ve­re i fili di sot­ti­li gio­chi di pote­re. La Repub­bli­ca di Itreya, inol­tre, è costan­te­men­te illu­mi­na­ta da tre soli, che non tra­mon­ta­no mai costrin­gen­do tut­ti i suoi abi­tan­ti a quel­la che vie­ne defi­ni­ta un’Illuminotte, ossia un gior­no perenne. 

Un unico momento di eclissi, una volta ogni due anni, consente a Itreya di sperimentare il Vero Buio. 

Su que­sto com­ples­so sce­na­rio si muo­ve la pro­ta­go­ni­sta del­la nar­ra­zio­ne, Mia Cor­ve­re, una ragaz­za pro­ve­nien­te da una fami­glia mol­to poten­te di God­sgra­ve (capi­ta­le del­la Repub­bli­ca), che si è tro­va­ta a fami­lia­riz­za­re con la mor­te quan­do era anco­ra una bam­bi­na e ha dovu­to assi­ste­re all’esecuzione pub­bli­ca di suo padre per tra­di­men­to, dopo che ave­va ten­ta­to di sov­ver­ti­re la Repub­bli­ca con un col­po di stato. 

Il gior­no in cui per­de tut­to, Mia pro­met­te a sé stes­sa “Mai tirar­si indie­tro. Mai ave­re pau­ra. E mai, mai dimen­ti­ca­re”, e giu­ra ven­det­ta per la sua fami­glia. Per riu­scir­ci, il suo pri­mo obiet­ti­vo è quel­lo di entra­re nel­la Chie­sa Ros­sa, un cul­to di assas­si­ni, non­ché l’unico posto che può far­la diven­ta­re l’arma impla­ca­bi­le che deve esse­re per man­te­ne­re la sua pro­mes­sa. Ad accom­pa­gnar­la costan­te­men­te da quel gior­no è Mes­ser Cor­te­se, un gat­to fat­to di ombre, una sor­ta di dai­mon, che si nutre del­la pau­ra di Mia, ren­den­do­la un nemi­co che nes­su­no vor­reb­be ave­re davanti. 

Ciò che rende la saga Nevernight così potente e originale è senza dubbio la sua protagonista. 

Mia non è ricon­du­ci­bi­le – e ridu­ci­bi­le – all’archetipo clas­si­co del per­so­nag­gio fem­mi­ni­le for­te. È piut­to­sto un per­so­nag­gio che si costrui­sce mol­to len­ta­men­te, di cui cono­scia­mo l’evoluzione, le con­trad­di­zio­ni e la com­ples­si­tà nell’arco dei tre libri, ma che allo stes­so tem­po non si tra­di­sce mai.

Se da una par­te la ven­det­ta sem­bra esse­re il prin­ci­pa­le, se non l’unico, moto­re die­tro ogni suo respi­ro – Mia è osses­sio­na­ta dal­lo sco­po di ven­di­ca­re la cosa a lei più cara, la fami­glia, vive in fun­zio­ne di quel­lo – dall’altra, però, si rico­no­sce in lei una pro­fon­da com­pas­sio­ne, un sen­so di leal­tà for­te e soli­do nei con­fron­ti del­le per­so­ne a cui tiene. 

In real­tà, il per­so­nag­gio di Mia Cor­ve­re si gio­ca com­ple­ta­men­te intor­no alla pau­ra e al suo rap­por­to con essa, o meglio, l’assenza di que­sta pau­ra nel­la sua per­so­na, che la spin­ge, pagi­na dopo pagi­na, a spo­sta­re sem­pre un po’ più avan­ti il con­fi­ne tra giu­sto e sba­glia­to, bene e male, fino a dis­sol­ver­lo del tutto. 

Lo stile di Jay Kristoff è uno stile teatrale, ricco di immagini quasi barocche e che non risparmia mai un dettaglio in più. 

Fa lar­go uso di un’iro­nia cupa, nera per alcu­ni ver­si e taglien­te, che per­mea soprat­tut­to le note a piè di pagi­na, spa­zio pri­vi­le­gia­to del nar­ra­to­re del­la sto­ria, in cui rivol­ge diret­ta­men­te ai let­to­ri i suoi com­men­ti sopra le righe. L’abilità dell’autore è sicu­ra­men­te quel­la di riu­sci­re a dare vita a un sot­ti­le siste­ma di sot­to­tra­me per­fet­ta­men­te inca­stra­te tra loro. Tut­ta la nar­ra­zio­ne è den­sa, nien­te è but­ta­to lì per riem­pi­re le pagi­ne, nien­te è casua­le. Tut­to ciò che il let­to­re si ritro­va a chie­der­si, tro­ve­rà una risposta. 

Il rit­mo però non è costan­te: Kri­stoff si pren­de il suo tem­po per costrui­re il mon­do in cui ambien­ta la sto­ria, sce­glien­do sem­pre di rac­con­ta­re e mai di mostra­re e curan­do l’ambientazione nei mini­mi dettagli. 

Sicu­ra­men­te Never­night non è una saga per tut­ti. Si trat­ta di una tri­lo­gia col­ma di vio­len­za, san­gue, lin­guag­gio vol­ga­re, che non sono altro che lo spec­chio di una socie­tà (e di un’umanità) mar­cia e cor­rot­ta. In que­sto con­te­sto, Kri­stoff rie­sce per­fet­ta­men­te a instil­la­re il dub­bio, anche di fron­te all’azione più immo­ra­le: al let­to­re spet­ta il com­pi­to di trac­cia­re una linea, lad­do­ve i con­fi­ni tra ciò che è giu­sto o sba­glia­to appa­io­no estre­ma­men­te sfu­ma­ti e indefiniti. 

Con­di­vi­di:
Asia Esposito
Mi chia­mo Asia e mi ha sem­pre dato fasti­dio che non si potes­se abbre­via­re. Stu­dio lin­gue e let­te­ra­tu­re stra­nie­re, gio­co a basket (o alme­no ci pro­vo), leg­go fan­ta­sy e ho una biz­zar­ra pas­sio­ne per il tri­vial pur­suit. Sono più feli­ce quan­do fac­cio cola­zio­ne con brio­che e cappuccino.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.