I 10 libri più “vulcanici” del 2022

I 10 libri più "vulcanici" del 2022

Anche il 2022 è giunto al termine e la redazione di Vulcano Statale ha preparato una lista dei 10 libri più «vulcanici» di quest’anno.

A cura di Giu­lia Sco­la­ri e Matil­de Eli­sa Sala


Tan­ti, mai trop­pi, sono i viag­gi che pos­sia­mo intra­pren­de­re sfo­glian­do le pagi­ne di un libro. Non ser­vo­no bigliet­ti o vali­gie, basta solo una bel­la sto­ria e mol­ta pas­sio­ne. Tra lezio­ni, impe­gni e festi­vi­tà, noi di Vul­ca­no Sta­ta­le voglia­mo con­di­vi­de­re con voi il pia­ce­re e l’amore per la let­tu­ra, con qual­che nostro consiglio.

DISCLAIMER: i tito­li non sono in ordi­ne di pre­fe­ren­za o dispo­sti come se que­sta fos­se una vera e pro­pria classifica.


Spatriati, (Mario Desiati, Einaudi)

«Quan­do un fron­te d’aria fred­da incon­tra a ter­ra una mas­sa d’aria cal­da, quest’ultima si alza al cie­lo. Nasco­no i tem­po­ra­li. Piog­gia e ful­mi­ni, acqua e fuoco».

Fran­ce­sco, schi­vo ed incer­to, si rico­no­sce come una voce fuo­ri dal coro. A ricrea­zio­ne nota subi­to Clau­dia che, auda­ce ed intra­pren­den­te, por­ta il suo anti­con­for­mi­smo con orgo­glio. Una mat­ti­na soleg­gia­ta, nel cor­ti­le del­la scuo­la, lei gli chie­de noti­zie di sua madre, la don­na con cui era anda­to a vive­re il padre. Così le loro vite si incro­cia­no, dan­do ini­zio ad una rela­zio­ne pro­fon­da e inde­fi­ni­ta, che li leghe­rà, attra­ver­so il tem­po e la distanza. 

La curio­si­tà por­ta Clau­dia a viag­gia­re. Fran­ce­sco resta tra le cam­pa­gne del­la loro ter­ra, fino a quan­do, ispi­ra­to dai rac­con­ti dell’amica deci­de di rag­giun­ger­la a Ber­li­no. Nel­la cit­tà in cui tut­to può acca­de­re, si respi­ra aria di liber­tà. Tra club not­tur­ni, rela­zio­ni e nuo­ve pos­si­bi­li­tà, i pro­ta­go­ni­sti, con i loro spi­go­li e le loro fra­gi­li­tà, ci por­ta­no a fare i con­ti con noi stes­si, ma anche ad apprez­za­re quel­la che in fon­do è la sem­pli­ci­tà irra­zio­na­le del­la vita.

Recen­sio­ne di Ales­sia Arri­go.


Getting Lost (Annie Ernaux, Seven Stories Press)

Pub­bli­ca­to in ingle­se per la pri­ma vol­ta dopo la sua usci­ta esclu­si­va­men­te in fran­ce­se di oltre vent’anni fa, que­sto libro ripor­ta il dia­rio del 1989 dell’autrice. Al cen­tro del­la nar­ra­zio­ne non vi sono le vicen­de poli­ti­che, ma uni­ca­men­te la sua liai­son con un diplo­ma­ti­co sovie­ti­co. Le diver­se fasi del rap­por­to tra la scrit­tri­ce e il diplo­ma­ti­co sono ripor­ta­te fedel­men­te, sen­za voler can­cel­la­re nem­me­no i pen­sie­ri più pate­ti­ci e gli even­ti più vergognosi. 

Annie Ernaux è sta­ta pro­cla­ma­ta vin­ci­tri­ce del Pre­mio Nobel per la Let­te­ra­tu­ra quest’anno e que­sto volu­me non fa altro che con­fer­ma­re quan­to la sua scrit­tu­ra sia rap­pre­sen­ta­ti­va del­la nuo­va con­so­li­da­ta idea di don­na e di scrit­tu­ra. Non è più neces­sa­rio abbel­li­re la real­tà; il sape­re non si nascon­de, non si espo­ne, si pale­sa natu­ral­men­te con cita­zio­ni e rifles­sio­ni; ave­re pote­re non signi­fi­ca non esse­re mai vul­ne­ra­bi­li. Get­ting Lost è una sto­ria di desi­de­rio, di atte­se, di segre­ti, di incom­pren­sio­ni (mol­to tra i due pro­ta­go­ni­sti è Lost in trans­la­tion).

Recen­sio­ne di Giu­lia Sco­la­ri.


Mare della tranquillità (Emily St. John Mandel, La Nave di Teseo) 

In pole posi­tion in tut­te le clas­si­fi­che dei miglio­ri libri dell’anno, anche noi di Vul­ca­no non pote­va­mo aste­ner­ci dal pro­va­re Mare del­la tran­quil­li­tà – e non ce ne sia­mo per nien­te pen­ti­ti. Ogni capi­to­lo sem­bra esse­re un mon­do a par­te e in un cer­to sen­so lo è: l’evoluzione del pia­ne­ta Ter­ra e dei suoi abi­tan­ti vie­ne pre­sen­ta­ta in diver­se fasi tra­mi­te la scel­ta di far par­la­re pro­ta­go­ni­sti appar­te­nen­ti ad anna­te com­ple­ta­men­te diverse. 

Le vite di que­sti per­so­nag­gi non sem­bra­no ave­re nul­la in comu­ne, se non per l’apparizione del miste­rio­so Gaspe­ry-Jac­ques Roberts – in momen­ti diver­si e con ruo­li diver­si nel­la vita di ognu­no – e di un momen­to in cui tut­to sem­bra esser­si fer­ma­to e han­no sen­ti­to uno stra­no suo­no. Nel cor­so del­la let­tu­ra è pos­si­bi­le met­te­re insie­me tut­ti i pez­zi del puzz­le e il risul­ta­to è uno splen­di­do inno all’umanità, con i suoi limi­ti e le sue pecu­lia­ri­tà.

Recen­sio­ne di Giu­lia Sco­la­ri.


Verso il paradiso (Hanya Yanagihara, Feltrinelli)

Capo­la­vo­ro asso­lu­to del­la let­te­ra­tu­ra con­tem­po­ra­nea. Ha la mole di un roman­zo otto­cen­te­sco ma con un occhio atten­to e con­cen­tra­to su tut­te le dina­mi­che con­tem­po­ra­nee, svi­sce­ran­do­le e ana­liz­zan­do­le con uno sti­le ormai carat­te­ri­sti­co. Per­so­nag­gi, sto­rie, luo­ghi si intrec­cia­no sem­pre in manie­ra spiaz­zan­te spae­san­do il let­to­re e met­ten­do­lo di fron­te alle cru­dez­ze mec­ca­ni­ci­sti­che del­la nostra esistenza. 

Ambien­ta­to a New York, il libro è divi­so in tre par­ti, ognu­na rela­ti­va a un perio­do sto­ri­co dif­fe­ren­te. Usci­to il 13 gen­na­io 2022, que­sto roman­zo entra nel cuo­re sia dei let­to­ri, sia dei per­so­nag­gi.

Recen­sio­ne di Simo­ne Muciac­cia.


You made a fool of death with your beauty (Akwaeke Emezi, Atria Books) 

Nel fio­re del­la gio­vi­nez­za, ma da poco redu­ce da un trau­ma impor­tan­te, Feyi si pre­sen­ta ad una sera­ta fuo­ri con l’amica Joy sen­za aspet­ta­ti­ve, ma le per­so­ne che incon­tre­rà le cam­bie­ran­no la vita per sem­pre. Dal riser­va­to Milan fino all’arrogante Nasir, ogni per­so­na apri­rà una pic­co­la fes­su­ra che cre­de­va fos­se ormai chiu­sa per sem­pre den­tro di lei e le faran­no risco­pri­re la for­za del­la vita che tra­vol­ge e lascia sen­za pos­si­bi­li­tà di controllo. 

Entra­to nel­la clas­si­fi­ca dei miglio­ri 100 libri dell’anno del New York Times, l’ultimo roman­zo di Akwae­ke Eme­zi è già in trat­ta­ti­ve per una pro­du­zio­ne cine­ma­to­gra­fi­ca. Con una nar­ra­zio­ne a trat­ti poe­ti­ca che però non sacri­fi­ca mai fre­schez­za, You Made a Fool of Death with Your Beau­ty è una let­tu­ra leg­ge­ra quan­to basta. Un libro che fa sor­ri­de­re, ma non man­ca di far riflet­te­re sul­la bel­lez­za di esse­re uma­ni e fra­gi­li, sul­la sag­gez­za che ser­ve per saper sbagliare. 

Feyi è un’anti­e­roi­na moder­na, a trat­ti insop­por­ta­bi­le, è dif­fi­ci­le empa­tiz­za­re con le sue scel­te e soste­ner­la. Accan­to a lei in qual­sia­si occa­sio­ne for­tu­na­ta­men­te c’è Joy, la sua splen­di­da miglio­re ami­ca ed ex fidan­za­ta: anco­ra non si sa se il pro­get­to pren­de­rà vita come film o come serie, ma con­clu­dia­mo con una peti­zio­ne per un sequel/una secon­da sta­gio­ne dedi­ca­ta alle sue bra­va­te.

Recen­sio­ne di Giu­lia Sco­la­ri.


I’m Glad My Mom Died (Jennette McCurdy, Simon & Schuster) 

La fami­glia McCur­dy vive il sogno ame­ri­ca­no quan­do la pic­co­la Jen­net­te si dimo­stra esse­re in pos­ses­so di talen­to per la reci­ta­zio­ne. La madre e la figlia han­no final­men­te la pos­si­bi­li­tà di por­ta­re ad un livel­lo estre­mo il loro rap­por­to sim­bio­ti­co con­di­vi­den­do non solo il sogno di sfon­da­re nel cine­ma, ma anche il segre­to per non cre­sce­re (e di con­se­guen­za stac­car­si) mai: il con­trol­lo del­le calo­rie.

Il memoir del­la star di Nic­ke­lo­deon che ha fat­to com­pa­gnia ad una gene­ra­zio­ne si rac­con­ta tra­mi­te i quat­tro occhi suoi e del­la madre per mostra­re i retro­sce­na di una vita che non ha scel­to e che di invi­dia­bi­le ha avu­to ben poco. L’autrice si spo­glia con iro­nia e cini­smo e non nega di ave­re anco­ra tan­ta stra­da da fare, rie­sce a mostra­re i pro­gres­si del­la sua auto­con­sa­pe­vo­lez­za sen­za biso­gno di aggiun­ge­re com­men­ti: la nar­ra­zio­ne degli anni del­la sua infan­zia è qua­si cora­le, la voce è quel­la di gemel­le sia­me­si che inter­pre­ta­no secon­do i loro sguar­di spes­so “feb­bri­li” la realtà. 

iCar­ly non rap­pre­sen­ta solo il suc­ces­so, ma lo schiu­der­si di un guscio che per­met­te­rà alla gio­va­ne Jen­net­te di sco­pri­re il mon­do – pagan­do­ne il duris­si­mo prez­zo. Ne esce un memoir schiet­to e a trat­ti pesan­te da dige­ri­re, un bel­lis­si­mo ritrat­to di Miran­da Cosgro­ve con­trap­po­sto a con­fer­me del­la pochez­za di altri per­so­nag­gi. È con una fur­ba dose di gos­sip tra le rive­la­zio­ni maca­bre che ci si con­fer­ma nar­ra­to­ri cre­di­bi­li: in McCur­dy un po’ di quel­la Sam dal­la qua­le vuo­le pren­de­re le distan­ze c’è ecco­me, ma for­se sia­mo solo noi che le sia­mo trop­po affezionati.

Recen­sio­ne di Giu­lia Sco­la­ri.


Niente di vero (Veronica Raimo, Einaudi)  

Can­di­da­to allo Stre­ga 2022, Nien­te di vero è l’ultimo roman­zo di Vero­ni­ca Rai­mo, un’opera di auto­fic­tion bre­ve, ma inten­sa, che si leg­ge tut­to d’un fia­to. Nien­te di vero pre­sen­ta tan­ti tas­sel­li di vita dal sapo­re dol­cea­ma­ro, alcu­ni comi­ci e altri malin­co­ni­ci; pic­co­li rac­con­ti che per­met­to­no di imme­de­si­mar­si nel­la quo­ti­dia­ni­tà di ciò che vie­ne rac­con­ta­to: geni­to­ri com­ples­si e fami­glie dif­fi­ci­li, pri­mi amo­ri e ami­ci­zie più o meno dura­tu­re, cre­sci­te inci­den­ta­te e incer­te, sogni e vel­lei­tà assen­ti o in con­ti­nua trasformazione.

Sono illu­mi­na­ti alcu­ni epi­so­di sen­za un ordi­ne pre­ci­so, logi­co e mai appro­fon­dir­ti total­men­te. Ma in fon­do è così che fun­zio­na la memo­ria: un accu­mu­lar­si di sto­rie, even­ti, sen­ti­men­ti e per­so­nag­gi, sem­pre varia­to e rime­sco­la­to. Per quan­to il libro non ci resti­tui­sca nien­te di vero (e nien­te di Vero) è inti­mo, auten­ti­co e genui­no.

Recen­sio­ne di Costan­za Maz­zuc­chel­li.


Il caso Alaska Sanders (Joël Dicker, La Nave di Teseo) 

Nell’aprile 1999 il cor­po del­la gio­va­ne Ala­ska San­ders vie­ne ritro­va­to sul­le rive di un lago, nel­la cit­ta­di­na di Mount Plea­sant nel New Hamp­shi­re. Subi­to si apre un’inchiesta, il col­pe­vo­le vie­ne rapi­da­men­te indi­vi­dua­to e la vicen­da archi­via­ta. Ma “un caso non è mai vera­men­te chiu­so”: undi­ci anni dopo il ser­gen­te Per­ry Gaha­lo­wood è costret­to a ria­pri­re le inda­gi­ni a cau­sa di alcu­ni mes­sag­gi ano­ni­mi e nuo­vi indi­zi venu­ti a gal­la che, gra­zie all’aiuto dell’amico e cele­bre scrit­to­re Mar­cus Gold­man, lo por­te­ran­no a sco­pri­re la veri­tà su quel­la notte. 

Dopo anni di atte­sa è final­men­te tor­na­to un nuo­vo gial­lo, nato dal­la men­te genia­le e dal­la pen­na flui­da di Joël Dic­ker: scor­re­vo­le, avvin­cen­te, ric­co di col­pi di sce­na e intri­ghi com­ples­si. Il ter­zo volu­me del­la “tri­lo­gia” di roman­zi che ha come pro­ta­go­ni­sta Mar­cus Gold­man (pre­ce­du­to da La veri­tà sul caso Har­ry Que­bertIl libro dei Bal­ti­mo­re), alter ego di Dic­ker, non delu­de le aspet­ta­ti­ve. È il gial­lo esti­vo che tut­ti gli aman­ti del gene­re, e dell’autore, sta­va­no aspet­tan­do e, nono­stan­te le sue cor­po­se dimen­sio­ni, inter­rom­per­ne la let­tu­ra è qua­si impos­si­bi­le. Non resta che goder­se­lo e, una vol­ta fini­to, aspet­ta­re con pazien­za l’uscita del prossimo.

Recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala.


Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie (Caterina Bonvicini, Einaudi) 

«Una visio­ne del pro­ble­ma dall’alto ren­de tut­ti trop­po ragio­ne­vo­li, o trop­po irra­gio­ne­vo­li. E que­sto ci fa per­de­re uma­ni­tà. I det­ta­gli inve­ce desta­bi­liz­za­no, diven­tia­mo più fra­gi­li e quin­di più capa­ci di coglie­re la fra­gi­li­tà degli altri. È il det­ta­glio che agi­sce dav­ve­ro su di noi, e ci cambia». 

Ed è pro­prio di det­ta­gli che stra­bor­da Medi­ter­ra­neo. A bor­do del­le navi uma­ni­ta­rie, un sag­gio di Cate­ri­na Bon­vi­ci­ni pub­bli­ca­to da Einau­di lo scor­so mar­zo, arric­chi­to dal con­tri­bu­to e dal­le foto­gra­fie scat­ta­te duran­te diver­se ope­ra­zio­ni di sal­va­tag­gio e poi a bor­do del­le navi del­le ONG da Vale­rio Nico­lo­si. Un libro che si fa leg­ge­re con la stes­sa rapi­di­tà di un roman­zo e che però con­sen­te di appro­fon­di­re que­stio­ni incre­di­bil­men­te urgen­ti, rac­con­tan­do con estre­ma luci­di­tà e con la ric­chez­za di par­ti­co­la­ri pro­pria sol­tan­to di chi cer­te espe­rien­ze le ha vis­su­te sul­la pro­pria pel­le che cosa signi­fi­ca cer­ca­re di sal­va­re vite nel Medi­ter­ra­neo cen­tra­le.

Medi­ter­ra­neo, pro­prio come il mare da cui trae il nome, stra­ri­pa di vite sal­va­te e spez­za­te, di nomi, vol­ti e sto­rie sem­pre diver­se, eppu­re tra­gi­ca­men­te simi­li tra loro per il cari­co di sof­fe­ren­za che tra­sci­na­no con sé. I diver­si capi­to­li pren­do­no il nome da alcu­ni ter­mi­ni tec­ni­ci che noi, con i pie­di sal­da­men­te anco­ra­ti alla ter­ra­fer­ma, abbia­mo il pri­vi­le­gio di igno­ra­re, ma che suo­na­no fami­glia­ri a tut­ti colo­ro che han­no scel­to di dedi­ca­re la pro­pria vita a sal­var­ne del­le altre: distress, rhib, stan­doff, deck, Pos (Pla­ce of Safe­ty), e così via. 

Una mis­sio­ne dopo l’altra, un sal­va­tag­gio dopo l’altro, Cate­ri­na Bon­vi­ci­ni rie­sce a dimo­stra­re come le navi del­le ONG si tro­vi­no alla distan­za per­fet­ta per poter com­pren­de­re che cosa acca­de dav­ve­ro ogni gior­no nel­le acque del Medi­ter­ra­neo. Le sue paro­le e ciò che esse descri­vo­no rie­sco­no ad esse­re con­tem­po­ra­nea­men­te un for­te pugno allo sto­ma­co del let­to­re e una rive­la­zio­ne con­so­la­tri­ce, per­ché tra le pagi­ne del libro si incon­tra non solo una pro­fon­da sof­fe­ren­za – tan­to che in alcu­ni casi pro­se­gui­re con la let­tu­ra fa qua­si fisi­ca­men­te male – ma anche una gran­de uma­ni­tà, qual­co­sa, insom­ma, in cui ripor­re la pro­pria fidu­cia anche nei momen­ti più bui.

Recen­sio­ne di Ange­la Pere­go.


Il rosmarino non capisce l’inverno (Matteo Bussola, Einaudi)

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Diciot­to toc­can­ti rac­con­ti di don­ne dipin­go­no con deli­ca­tez­za e pro­fon­di­tà le con­trad­di­zio­ni dei rap­por­ti uma­ni, sno­dan­do­si tra amo­ri e dolo­ri. Nar­ra­no le vite, più o meno eroi­che, ecce­zio­na­li e non, di don­ne come potrem­mo esse­re noi stes­se oppu­re come una del­le tan­te don­ne che vivo­no intor­no a noi. 

Si par­la di sogni spez­za­ti ed ali tar­pa­te, di pro­ble­mi da affron­ta­re e ter­ri­bi­li sof­fe­ren­ze, met­ten­do in chia­ro emo­zio­ni ed esi­sten­ze nel­la loro pos­sen­te deli­ca­tez­za. Le rifles­sio­ni incal­za­no, por­ta­no ad imme­de­si­mar­ci, col­pi­ti nel pro­fon­do, nudi davan­ti allo spec­chio men­tre guar­dia­mo negli occhi la veri­tà di un dolo­re che è in gra­do di leni­re. Le pro­ta­go­ni­ste, irri­me­dia­bil­men­te lega­te tra loro, sono fra­gi­li e for­ti allo stes­so tem­po, vivo­no le pas­sio­ni al mas­si­mo, resi­sto­no tena­ci agli scos­so­ni del­la vita con l’ostinazione di una capar­bia pian­ti­na di rosma­ri­no che, impa­vi­da, sfi­da il geli­do inver­no, che non riu­sci­rà a pie­gar­la e che la vedrà rina­sce­re a pri­ma­ve­ra, nono­stan­te tut­to, nono­stan­te tutti.

Recen­sio­ne di Lau­ra Cec­chet­to.

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