Il governo fratelli evasori d’Italia

Fratelli evasori d’Italia

In effet­ti, vista la com­po­si­zio­ne del gover­no, non c’era da aspet­tar­si nul­la di buo­no in ter­mi­ni di prov­ve­di­men­ti per la lot­ta all’evasione fisca­le. Il tema non è mai sta­to al cen­tro del­le prio­ri­tà del cen­tro­de­stra ita­lia­no e nes­su­no avreb­be scom­mes­so su un’importante pre­sa di posi­zio­ne segui­ta da fat­ti per con­tra­sta­re con­cre­ta­men­te que­sto ende­mi­co pro­ble­ma che atta­na­glia l’Italia ma, allo stes­so modo, pos­sia­mo rite­ner­ci quan­to­me­no stu­pi­ti da come esso sarà sostan­zial­men­te favo­ri­to da alcu­ne scel­te fat­te dal gover­no Meloni. 

Pri­ma di ana­liz­za­re que­sti prov­ve­di­men­ti è uti­le però fare una serie di pre­mes­se. Innan­zi­tut­to, quel­lo del­la dimi­nu­zio­ne e del con­tra­sto dell’evasione non è un obiet­ti­vo sem­pli­ce per nes­sun gover­no in cari­ca, e spes­so que­sto richie­de­reb­be stru­men­ti, dispo­si­ti­vi e poli­ti­che che non sono anco­ra sem­pli­ci da imple­men­ta­re. In secon­do luo­go è impor­tan­te sot­to­li­nea­re che i dati a dispo­si­zio­ne (che risal­go­no al 2019, poi­ché il cal­co­lo dell’evasione avvie­ne sem­pre con qual­che anno di ritar­do per ragio­ni tec­ni­che) ci dimo­stra­no che l’evasione fisca­le in Ita­lia negli ulti­mi 5 anni sem­bra aver assun­to una ten­den­za decre­scen­te.

In particolare, il tax gap, cioè la differenza fra l’ammontare che sarebbe dovuto entrare nelle casse dello stato e quello che è effettivamente entrato, si è ridotto di circa 6,9 miliardi in termini assoluti. 

Ma nono­stan­te que­sta noti­zia posi­ti­va, essa rima­ne un pro­ble­ma enor­me, come enor­me è il fre­no che impo­ne allo svi­lup­po del pae­se. Il suo valo­re, infat­ti, arri­va a sfio­ra­re anco­ra ogni anno quo­ta 100 miliar­di di euro (per l’esattezza 99,2 miliar­di nel 2019). Miliar­di di euro sot­trat­ti dal­le cas­se del­la col­let­ti­vi­tà. Per inten­der­ci sul­la por­ta­ta del pro­ble­ma può esse­re uti­le fare del­le ipo­te­si attor­no alla poten­zia­le ridu­zio­ne e con­se­guen­te riscos­sio­ne di que­sto ammon­ta­re. Se infat­ti lo sta­to ita­lia­no riu­scis­se anche solo a recu­pe­ra­re un quar­to di que­sta quo­ta, ovve­ro cir­ca 25 miliar­di di euro, esso avreb­be a dispo­si­zio­ne cir­ca la som­ma di un Next Gene­ra­tion EU ogni 8 anni per finan­zia­re, ad esem­pio, la tran­si­zio­ne eco­lo­gi­ca dimen­ti­ca­ta dal gover­no e tan­te altre pos­si­bi­li misu­re, come la ridu­zio­ne imme­dia­ta del nostro debi­to pub­bli­co , il finan­zia­men­to di cir­ca 3,5 red­di­ti di cit­ta­di­nan­za all’anno e una ridu­zio­ne impor­tan­te del­la pres­sio­ne fisca­le di cui bene­fi­ce­reb­be­ro tut­ti in manie­ra con­si­de­re­vo­le. E non fini­sce qui, si potreb­be­ro crea­re dei fon­di per risa­na­re quel­li che sono i pro­ble­mi strut­tu­ra­li dell’Italia, dal siste­ma sani­ta­rio nazio­na­le all’istruzione, pas­san­do per inve­sti­men­ti in ricer­ca e edi­li­zia pubblica. 

I dati cita­ti in pre­ce­den­za sono con­te­nu­ti all’inter­no del­la “Rela­zio­ne sull’economia non osser­va­ta e sull’evasione fisca­le con­tri­bu­ti­va”, pub­bli­ca­ta dal Mini­ste­ro dell’Economia e del­le Finan­ze all’inizio del mese di novem­bre. In que­sto stes­so docu­men­to si pos­so­no tro­va­re una serie di osser­va­zio­ni mol­to uti­li per com­pren­de­re quel­la che è la situa­zio­ne rea­le dell’evasione fisca­le ita­lia­na, per cosa si carat­te­riz­za e com’è distribuita. 

Il primo importante dato che si osserva nella relazione è che l’evasione ha una composizione estremamente diseguale all’interno dei vari gruppi e tipologie di imposte che sono di norma evase. 

La gran­de mag­gio­ran­za (cir­ca il 60% del tota­le) si com­po­ne essen­zial­men­te di due impo­ste: l’IRPEF di lavo­ro auto­no­mo e d’impresa, sti­ma­to a cir­ca 32 miliar­di di euro sot­trat­ti, e l’IVA sti­ma­ta inve­ce cir­ca a 27 miliar­di. Tut­te le altre impo­ste han­no un’incidenza di gran lun­ga mino­re sul tota­le e nes­su­na di esse supe­ra la quo­ta di 8 miliar­di. Ciò che si può dedur­re è che quin­di le due prin­ci­pa­li fon­ti di eva­sio­ne fisca­le pos­so­no esse­re ritro­va­te in un cer­to tipo di impie­go, quel­lo auto­no­mo e impren­di­to­ria­le dove per ragio­ni tec­ni­che è più sem­pli­ce che si veri­fi­chi­no irre­go­la­ri­tà, e nel­la tas­sa­zio­ne indi­ret­ta che col­pi­sce il valo­re aggiun­to, cioè le tran­sa­zio­ni di dena­ro per fini com­mer­cia­li e l’acquisto di beni e servizi. 

Se da un lato que­ste due impo­ste man­ten­go­no un pri­ma­to in ter­mi­ni asso­lu­ti come quan­ti­tà di dena­ro non riscos­so, sul pia­no inve­ce del­la pro­pen­sio­ne all’evasione, ovve­ro quell’indice dato dal rap­por­to fra l’incasso rea­le e quel­lo poten­zia­le, sola­men­te l’IRPEF di lavo­ro auto­no­mo e d’impresa man­tie­ne que­sta sin­go­la­ri­tà. Esso, infat­ti, si man­tie­ne ad un livel­lo mol­to ele­va­to pari al 68,3% di get­ti­to non riscos­so sul tota­le poten­zia­le (in aumen­to rispet­to al 2015), men­tre l’IVA si tro­va al quar­to posto con una pro­pen­sio­ne del 20,3% (in net­to calo rispet­to al 2015). 

Al fine di rela­ti­viz­za­re e con­te­stua­liz­za­re que­sti dati emer­si il più pos­si­bi­le, può risul­ta­re uti­le effet­tua­re para­go­ni con gli altri pae­si mem­bri dell’Unione euro­pea, e spes­so gli stu­di in mate­ria di eva­sio­ne fisca­le svol­go­no pro­prio del­le ana­li­si com­pa­ra­te fra sta­ti per otte­ne­re un qua­dro del­la situa­zio­ne che sia il più com­ple­to pos­si­bi­le e per­met­ta di por­ta­re avan­ti del­le ipo­te­si sul­le dif­fe­ren­ze emer­se. Que­sti stu­di però ten­den­zial­men­te pre­sen­ta­no anche dei limi­ti poi­ché, come spes­so si fa nota­re, per inda­ga­re il feno­me­no dell’evasione fisca­le è impor­tan­te tener con­to anche dell’influenza cul­tu­ra­le, poli­ti­ca e socia­le rispet­to alla dina­mi­ca in que­stio­ne, fat­to­ri che han­no sen­za dub­bio un effet­to significativo.

Proprio nell’ambito di un confronto europeo ciò che emerge sull’Italia è un dato estremamente sconcertante che forse può essere utile a comprendere il peso specifico del problema. 

Pochi gior­ni fa infat­ti è sta­to pub­bli­ca­to il “VAT Gap Report 2022”, ovve­ro un con­sue­to docu­men­to euro­peo che rico­strui­sce come risul­ta­to fina­le quel­la che è la distri­bu­zio­ne e la situa­zio­ne gene­ra­le dell’Unione rispet­to all’evasione dell’IVA (VAT). Come vie­ne indi­ca­to nel docu­men­to, l’evasione fisca­le non è l’unica cau­sa di man­ca­ta riscos­sio­ne dell’IVA, esi­sto­no anche infat­ti i casi di insol­ven­za azien­da­le o ban­ca­rot­ta e casi di cat­ti­va ammi­ni­stra­zio­ne, ma pos­sia­mo ipo­tiz­za­re che essa sia sicu­ra­men­te la pri­ma del­le cau­se. Il risul­ta­to è che su un tota­le di 93 miliar­di di euro di IVA non riscos­sa in tut­ta l’UE ben 26,2 appar­ten­go­no all’Italia, ovve­ro qua­si un ter­zo del tota­le com­po­sto dal­la som­ma di tut­te le quo­te rela­ti­ve ai 27 pae­si membri. 

È per questa serie di ragioni contenute in dati oggettivi e difficilmente smentibili che i primi provvedimenti del governo Meloni presenti nella manovra di bilancio inerenti a questa materia sono da considerarsi gravi e regressivi. 

Nell’ordine il con­do­no fisca­le pre­vi­sto per alcu­ne spe­ci­fi­che car­tel­le esat­to­ria­li, l’abolizione dell’obbligo di paga­men­to elet­tro­ni­co per ordi­ni infe­rio­ri a 40 euro (ele­men­to anco­ra in cor­so di trat­ta­ti­va con la Com­mis­sio­ne euro­pea) e l’aumento a 5000 euro di tet­to all’uso del con­tan­te per i paga­men­ti, che com’è sta­to già ampia­men­te dimo­stra­to favo­ri­sce ed incen­ti­va l’economia som­mer­sa, sono un insie­me di scel­te che rema­no in dire­zio­ne con­tra­ria a ciò che vie­ne sug­ge­ri­to ormai da trop­pi anni, un lais­sez-fai­re poli­ti­ca­men­te dan­no­so e for­te­men­te ideo­lo­gi­co vol­to a favo­ri­re alcu­ni a disca­pi­to di altri. Com­bat­te­re l’evasione fisca­le non è sola­men­te un mero rispet­to del­le rego­le ma anzi, assu­me le vesti di una lot­ta di giu­sti­zia socia­le e di soli­da­rie­tà, e si deno­ta pur­trop­po per l’ennesima vol­ta la man­can­za di una visio­ne strut­tu­ra­ta per far­lo, una stra­te­gia che ten­ga con­to del­la sua distri­bu­zio­ne estre­ma­men­te dise­gua­le fra vari grup­pi socia­li e del­la natu­ra asim­me­tri­ca che la distin­gue, non­ché dina­mi­ca inne­sca­ta in mag­gior peso da pochi ele­men­ti ben pro­tet­ti all’interno di un siste­ma e subi­ta da mol­ti altri pri­vi di anti­cor­pi con cui difen­der­si dai dan­ni prodotti. 

La reto­ri­ca patriot­ti­ca di que­sto gover­no crol­la nel momen­to in cui si sot­to­va­lu­ta volon­ta­ria­men­te e non si rico­no­sce que­sto feno­me­no come un pro­ble­ma che dan­neg­gia dal­le fon­da­men­ta il sen­so di soli­da­rie­tà su cui si dovreb­be basa­re la dia­let­ti­ca democratica. 

Con­di­vi­di:
Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.
About Thomas Brambilla 15 Articoli
Sono studente in scienze politiche e filosofiche alla Statale di Milano. Mi piace riflettere e poi scrivere, e fortunatamente anche riflettere dopo aver scritto. Di politica principalmente, ma senza porsi nessun limite.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.