La crucialità della poesia nella Storia, per cambiare il mondo

La poe­sia è un’arte in gra­do di con­di­zio­na­re il cam­bia­men­to socia­le, che ha sapu­to accom­pa­gna­re o addi­rit­tu­ra influen­za­re il cor­so degli even­ti sto­ri­ci e con­ti­nua tut­to­ra ad ave­re un ruo­lo fon­da­men­ta­le per la nostra specie. 

Il poten­zia­le che risie­de in alcu­ni ver­si è inim­ma­gi­na­bi­le. Nel cor­so del tem­po i poe­ti, con la loro arte, han­no sapu­to influi­re sui cam­bia­men­ti socia­li, poli­ti­ci e sto­ri­ci. Il loro ruo­lo è, tut­ta­via, spes­so poco evi­den­zia­to. Per accor­ger­si del­la cru­cia­li­tà di tale espres­sio­ne arti­sti­ca e dei suoi crea­to­ri basta cita­re l’UNESCO che nel suo sito web affer­ma in manie­ra riso­lu­ta: “No socie­ty exists without poets”. 

Difatti, la poesia può servire, ad esempio, come strumento di creazione di consenso e di sensibilizzazione, come luogo di incontro per chi condivide le stesse idee, come sorgente di cambiamento sociale. 

Ripe­tu­ta­men­te, nel cor­so del­la sto­ria i poe­ti si sono fat­ti por­ta­vo­ce di moti socia­li, la loro arte è sta­ta pro­ta­go­ni­sta e sim­bo­lo di rivo­lu­zio­ne, alcu­ni loro poe­mi sono sta­ti in gra­do di tra­scen­de­re gli anni e rima­ne­re pro­ta­go­ni­sti di cer­ti rea­mi, di cer­te idee, di cer­ti valo­ri. La poe­sia è rivo­lu­zio­ne, è cam­bia­men­to, o quan­to­me­no ha il poten­zia­le per esserlo.

Per appro­fon­di­re, in ter­mi­ni sto­ri­ci, la rile­van­za del­la poe­sia nei cam­bia­men­ti socia­li, è fon­da­men­ta­le ricor­da­re come essa fu cru­cia­le per ragio­ni pra­ti­che nell’anti­chi­tà: la pre­sen­za del­le rime faci­li­ta­va la memo­ria e per­met­te­va una più sem­pli­ce tra­smis­sio­ne del sape­re. Have­lock, nel suo libro Cul­tu­ra ora­le e civil­tà del­la scrit­tu­ra, spie­ga, appun­to, che poe­sia e cul­tu­ra coin­ci­se­ro fino all’epoca di Pla­to­ne, giac­ché la poe­sia rap­pre­sen­ta­va il mez­zo pre­di­let­to, per non dire uni­co, per tra­man­da­re la cono­scen­za accu­mu­la­ta sia a livel­lo giu­ri­di­co, che sto­ri­co, scien­ti­fi­co e così via.

Adot­tan­do una pro­spet­ti­va meno euro­cen­tri­ca e spo­stan­do­ci in Cina, un evi­den­te esem­pio di ciò risa­le cir­ca al 700 d.C., al tem­po del­la dina­stia Tang. Anche in que­sto con­te­sto, i ver­si faci­li­ta­va­no il pas­sa­pa­ro­la, uti­le alla loro dif­fu­sio­ne. Li Bai, poe­ta cine­se, por­ta que­sta dif­fu­sio­ne all’estremo: l’arte poe­ti­ca non resta più rele­ga­ta allo stra­to eli­ta­rio e diri­gen­te del­la socie­tà, ma si fa più demo­cra­ti­ca; vie­ne per­mes­so al popo­lo di par­te­ci­pa­re alla cono­scen­za, ma anche di rico­no­scer­si nei ver­si, che tra le altre cose rap­pre­sen­ta­va­no una sati­ra alla cor­ru­zio­ne o can­ta­va­no lodi all’immensa gra­ti­tu­di­ne alla natura. 

Scarry, nel suo articolo del 2012, intitolato Poetry Changed the World, spiega come più tardi, in epoca medievale, la poesia (e soprattutto la disputa poetica) fosse strettamente correlata alla diffusione di tre istituzioni tra il XII e il XV secolo: le università, le corti di giustizia e il Parlamento. 

Anco­ra, John Mil­ton, nel XVI seco­lo, così come Dan­te ave­va già fat­to nel XII seco­lo, influi­sce for­te­men­te sul­la con­ce­zio­ne socia­le rela­ti­va ad alcu­ni con­cet­ti reli­gio­si: il para­di­so e l’inferno, ad esem­pio. Attra­ver­so Para­di­se Lost, l’idea di reden­zio­ne vie­ne rivo­lu­zio­na­ta. Inol­tre, lo stes­so auto­re, con i suoi ver­si sul­la liber­tà, ha con­tri­bui­to in manie­ra deci­si­va alla Rivo­lu­zio­ne Ame­ri­ca­na. Allo stes­so modo, Dan­te, con la Divi­na Com­me­dia “ha cam­bia­to la sto­ria per­ché ha cam­bia­to il modo di per­ce­pi­re la real­tà, di descri­ver­la, di tra­sfor­mar­la in simbolo”.

Tra il 1700 ed il 1800, inol­tre, poe­ti come Burns, Whit­man e Bla­ke, trat­tan­do del­le tema­ti­che di raz­za e ses­so, han­no influi­to for­te­men­te sul­la pre­sa di coscien­za del­le per­so­ne del­la neces­si­tà di ugua­glian­za e fratellanza. 

Nel XX seco­lo, inve­ce, in sva­ria­ti casi la poe­sia si veste espli­ci­ta­men­te di mes­sag­gi poli­ti­ci che influen­za­no in modo deter­mi­nan­te la socie­tà. Ad esem­pio, negli Sta­ti Uni­ti, le ope­re di poe­ti come Bara­ka, Bald­win e Hughes pla­sma­no la real­tà dell’epoca e denun­cia­no con­trad­di­zio­ni socia­li, facen­do così da apri­pi­sta all’Harlem Renais­san­ce e con­tri­buen­do al Movi­men­to per i dirit­ti civili.

Anche Adrienne Rich, lo scorso secolo, accostando la sua arte al femminismo ha generato una presa di coscienza generale relativa alle ingiustizie legate, ad esempio, all’identità di genere e alla sessualità. 

Il suo impe­gno poli­ti­co ha ispi­ra­to let­to­ri e arti­sti. La poe­tes­sa si dichia­ra­va for­te del fat­to che scri­ve­re ver­si equi­va­les­se a pro­te­sta­re per le stra­de giac­ché le sue ope­re non era­no mai pura­men­te este­ti­che, o pri­ve di rife­ri­men­ti a cam­bia­men­ti socia­li necessari. 

Anche il con­ti­nen­te asia­ti­co è sta­to carat­te­riz­za­to dal­la for­te influen­za di alcu­ni poe­ti: evi­den­te è il caso di Naz­rul, poe­ta rivo­lu­zio­na­rio ben­ga­le­se che attra­ver­so i suoi scrit­ti ha diret­to aspre cri­ti­che all’imperialismo bri­tan­ni­co ed all’intolleranza reli­gio­sa. Quan­do, nel 1972, il Ban­gla­desh ven­ne final­men­te libe­ra­to, il poe­ta è sta­to invi­ta­to a Dha­ka dal nuo­vo gover­no e dichia­ra­to “poe­ta nazio­na­le del Bangladesh”.

Rima­nen­do in Orien­te, è cru­cia­le cita­re l’Iran, dove la poe­sia è un’arte che con­tri­bui­sce da sem­pre ed in modo espli­ci­to e deci­si­vo al soste­gno di cau­se socia­li, alla dif­fu­sio­ne del­la cono­scen­za di cer­te pro­ble­ma­ti­che poli­ti­che e a gene­ra­re uni­tà. Un caso inte­res­san­te è quel­lo di Zah­ra, moglie di Mir Hos­sein Mou­sa­vi, can­di­da­to dell’opposizione duran­te il gover­no ira­nia­no del 2009, che ha rispo­sto con alcu­ni ver­si alle minac­ce di mor­te sca­glia­te ver­so il mari­to dal capo del Con­si­glio di sicu­rez­za ira­nia­no. Infat­ti, la don­na si è tra­sfor­ma­ta in un influen­te sim­bo­lo del cam­bia­men­to in Iran dopo aver dif­fu­so su Twit­ter la seguen­te poesia: 

Let the wol­ves know that in our tri­be / If the father dies, his gun will remain / Even if all the men of the tri­be are kil­led / A baby son will remain in the woo­den cradle.

La poesia ha avuto, e ancor oggi detiene, il potenziale necessario, se non per cambiare il mondo, per mobilitare gli uomini affinché lo facciano: una dimostrazione contemporanea di quest’affermazione è Hilda Raz. 

L’artista, attra­ver­so i suoi ver­si, inco­rag­gia le per­so­ne ad inte­res­sar­si a temi ambien­ta­li e ad adot­ta­re com­por­ta­men­ti che pos­sa­no con­tri­bui­re alla sal­va­guar­dia dell’ambiente. La sua più cele­bre ope­ra (Some que­stions about the storm) pre­sen­ta un lin­guag­gio col­lo­quia­le ma allo stes­so tem­po toc­can­te, che sfo­cia in scet­ti­che doman­de su una tem­pe­sta e le rispet­ti­ve rispo­ste che dimo­stra­no le attua­li pau­re eco­lo­gi­che.

Anche Aman­da Gor­man, la gio­va­ne poe­tes­sa che ha decla­ma­to i suoi ver­si all’inaugurazione pre­si­den­zia­le di Biden, cari­ca la sua poe­sia di temi poli­ti­ci, invo­ca cam­bia­men­ti socia­li neces­sa­ri e ten­ta di crea­re inclu­sio­ne per le comu­ni­tà mar­gi­na­liz­za­te. Gor­man lega stret­ta­men­te la poe­sia all’attivismo e trat­ta pre­va­len­te­men­te di temi socia­li per diri­ge­re l’attenzione del let­to­re su di essi. Come scri­ve in uno dei suoi com­po­ni­men­ti, “[poe­try] is auto­ma­ti­cal­ly a type of rebel­lion again­st the lite­ra­ry sta­tus quo.” 

Oggi, usan­do le paro­le di Maria Baran­da, “il poe­ta, il poe­ma e la poe­sia han­no il pote­re rivo­lu­zio­na­rio e sono com­bu­sti­bi­le che può accen­de­re lo spi­ri­to”, per­ciò pos­so­no cam­bia­re il mondo. 

Con­di­vi­di:
Gaia Martinelli
Gaia di nome e di fat­to – ma non sem­pre. 22 anni di tra­mon­ti, viag­gi e poe­sie. A trat­ti stu­dio anche cor­po­ra­te com­mu­ni­ca­tion pres­so la Sta­ta­le di Mila­no. Scri­vo di cose bel­le per­ché amo l’i­dea di dif­fon­de­re bellezza.

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