Malessere psicologico in università, un’analisi

Malessere psicologico in università, un’analisi

Il tema del­la tute­la del­la salu­te psi­co­lo­gi­ca, ormai da tem­po discus­so in talk show e dibat­ti­ti poli­ti­ci, è un pro­ble­ma che riguar­da anche l’università, tra ansia da esa­me, abban­do­no degli stu­di e suicidi. 

In tal senso, cosa fanno gli atenei per affrontare il problema?

È ormai noto ai più il disa­gio psi­co­lo­gi­co vis­su­to dal­le ulti­me gene­ra­zio­ni, che si sia più o meno atten­ti a ciò che avvie­ne nel­la nostra socie­tà o a ciò che tra­smet­to­no i noti­zia­ri. A mol­ti sarà infat­ti capi­ta­to sen­tir par­la­re di per­so­nag­gi pub­bli­ci che ne par­la­no, che si inten­da­no cele­bri­tà o figu­re isti­tu­zio­na­li, così come può esse­re capi­ta­to di aver avu­to espe­rien­ze più o meno diret­te del­le varie for­me di males­se­re men­ta­le esi­sten­ti, dal­le mani­fe­sta­zio­ni più lie­vi fino alle pato­lo­gie più gra­vi ed invalidanti. 

Anche la comu­ni­tà scien­ti­fi­ca ha da tem­po rile­va­to la dif­fu­sio­ne cre­scen­te di vari distur­bi di natu­ra psi­co­lo­gi­ca: il report del­l’OMS del 2022 sul­la salu­te men­ta­le dichia­ra che tra il 2000 e il 2019 il tas­so di distur­bi men­ta­li nel­la popo­la­zio­ne glo­ba­le è aumen­ta­to del 25%, con un tota­le di 970 milio­ni di per­so­ne che sof­fro­no di alme­no un distur­bo men­ta­le, del­le qua­li cir­ca 301 milio­ni sof­fro­no di distur­bi d’ansia e 280 milio­ni di distur­bi di natu­ra depressiva. 

In par­ti­co­la­re, risul­ta che gli ado­le­scen­ti e i gio­va­ni adul­ti sono par­ti­co­lar­men­te suscet­ti­bi­li a con­trar­re un distur­bo men­ta­le, con una per­cen­tua­le di indi­vi­dui coin­vol­ti che oscil­la tra il 14 e il 15% del­la sud­det­ta fascia. In meri­to a que­sta fet­ta del­la popo­la­zio­ne si ten­do­no spes­so ad evi­den­zia­re i pro­ble­mi riguar­dan­ti la popo­la­zio­ne ado­le­scen­te, che sono poi l’oggetto del­le discus­sio­ni sul disa­gio gio­va­ni­le, che si trat­ti di pro­gram­mi tele­vi­si­vi o di cana­li più istituzionali. 

Tut­ta­via, nel­la nar­ra­zio­ne del disa­gio gio­va­ni­le è neces­sa­rio par­la­re, oltre che del­la scuo­la, anche del mon­do dell’uni­ver­si­tà, che spes­so non vie­ne con­si­de­ra­to quan­do si par­la del­la salu­te men­ta­le del­le nuo­ve generazioni.

Spesso, il percorso universitario può diventare una forte fonte di stress, che può portare a sintomi di natura depressiva o ansiosa. 

Basti pen­sa­re ad esem­pio ai diver­si casi di sui­ci­dio tra gli stu­den­ti (ne abbia­mo par­la­to qui), a tut­te le dif­fi­col­tà che gli stu­den­ti di oggi devo­no affron­ta­re, tra affit­ti sem­pre più cari ed un futu­ro sem­pre più pre­ca­rio, e il con­se­guen­te abban­do­no degli stu­di da par­te di molti.

Su que­sto pun­to, secon­do i dati ripor­ta­ti da Euro­statAlma­lau­rea, in Ita­lia cir­ca 3 milio­ni di stu­den­ti han­no rinun­cia­to agli stu­di tra il 2017 e il 2021, un dato in ambi­to euro­peo infe­rio­re sola­men­te a quel­lo regi­stra­to in Fran­cia nel­lo stes­so perio­do; è indub­bio che da que­sto nume­ro pas­si­no un’infinità di varian­ti, come il trend sugli abban­do­ni, l’aumen­to del­le tas­se uni­ver­si­ta­rie o altri fat­to­ri di natu­ra ter­ri­to­ria­le o cul­tu­ra­le, ma è comun­que evi­den­te che il fat­to­re psi­co­lo­gi­co deb­ba esse­re valu­ta­to. Per­tan­to, è neces­sa­rio com­pren­de­re i moti­vi per cui gli stu­den­ti arri­va­no a pro­va­re una del­le for­me che il disa­gio psi­co­lo­gi­co può assumere. 

Un fat­to­re che spes­so inci­de in manie­ra con­si­sten­te è la man­can­za di orien­ta­men­to, come sot­to­li­nea uno stu­dio con­dot­to da CiSia: infat­ti, qua­si 3 stu­den­ti su 4 scel­go­no il pro­prio per­cor­so uni­ver­si­ta­rio sen­za ave­re una vera e pro­pria cer­tez­za, spes­so dopo l’esame di matu­ri­tà, a cau­sa del­la man­can­za di ade­gua­ti per­cor­si di orien­ta­men­to a livel­lo sco­la­sti­co. Tale feno­me­no può gene­ra­re insod­di­sfa­zio­ne e delu­sio­ne, che si pos­so­no riflet­te­re sui risul­ta­ti otte­nu­ti duran­te il cor­so degli studi. 

Il sen­so di diso­rien­ta­men­to, oltre ad esse­re cau­sa­to dal­la man­can­za del dovu­to accom­pa­gna­men­to negli anni del­le supe­rio­ri, è anche dato dal­la pre­ca­rie­tà nel mon­do del lavo­ro; infat­ti, in mol­ti casi la lau­rea non rap­pre­sen­ta neces­sa­ria­men­te un acces­so auto­ma­ti­co al mon­do del lavo­ro, che risul­ta fon­te di gran­de incer­tez­za, spes­so riser­van­do ai lau­rea­ti un duro trat­ta­men­to. Inol­tre, nel­la mag­gior par­te dei casi il per­cor­so lavo­ra­ti­vo può non coin­ci­de­re con quel­lo uni­ver­si­ta­rio, il che può aumen­ta­re ulte­rior­men­te il sen­so di inu­ti­li­tà e smar­ri­men­to che alcu­ni provano.

Tra le maggiori cause di malessere psicologico, oltre alla precarietà economica ed occupazionale, vi sono inoltre gli eccessivi carichi di studio e la solitudine, condizione degli studenti che non riescono a conciliare lo studio con la sfera sociale della propria vita. 

La cri­si pan­de­mi­ca ha for­te­men­te inci­so su un aspet­to del­la vita che abbia­mo impa­ra­to a cono­sce­re in que­sti anni, andan­do ad intac­ca­re il sen­so di appar­te­nen­za alla comu­ni­tà uni­ver­si­ta­ria, che ormai pare esse­re ridot­to nel­la per­ce­zio­ne col­let­ti­va del cor­po studentesco. 

Oltre a non sen­tir­si affat­to par­te di una comu­ni­tà, un ulte­rio­re pro­ble­ma è costi­tui­to da una mole ecces­si­va di stu­dio per gli esa­mi. Diver­si stu­den­ti, a segui­to del­la DAD, han­no accu­sa­to una mag­gio­re dif­fi­col­tà a con­cen­trar­si o a man­te­ne­re un approc­cio meto­di­co allo stu­dio, il che, a fron­te di un livel­lo di pre­pa­ra­zio­ne neces­sa­ria rima­sto inva­ria­to, ha por­ta­to ine­vi­ta­bil­men­te ad uno sfor­zo mag­gio­re per supe­ra­re gli esa­mi, dun­que ad un mino­re tem­po a dispo­si­zio­ne per dedi­car­si alle rela­zio­ni socia­li. In par­ti­co­la­re, il sen­ti­men­to pare esse­re accen­tua­to per gli stu­den­ti pen­do­la­ri e per i lavo­ra­to­ri, che han­no anco­ra meno tem­po a dispo­si­zio­ne rispet­to agli altri.

Un’altra que­stio­ne lega­ta alla quan­ti­tà di mate­ria­le da stu­dia­re è l’ansia da esa­me, che, secon­do uno stu­dio con­dot­to dal­la Sta­ta­le, afflig­ge in manie­ra gra­ve o mode­ra­ta il 48% degli stu­den­ti. L’ansia da pre­sta­zio­ne impli­ca una mino­re luci­di­tà in sede d’esame, irri­ta­bi­li­tà e mag­gio­re emo­ti­vi­tà, il che ridu­ce chia­ra­men­te i risul­ta­ti e può a sua vol­ta cau­sa­re un sen­so di insod­di­sfa­zio­ne e delu­sio­ne ver­so il pro­prio per­cor­so acca­de­mi­co. Il rischio è dun­que quel­lo di entra­re in un cir­co­lo vizio­so, in cui una mino­re luci­di­tà nel­lo stu­dio e gli scar­si risul­ta­ti in sede d’esame si ali­men­ta­no a vicen­da, com­pro­met­ten­do la car­rie­ra universitaria. 

Tut­ti i fat­to­ri cita­ti, in aggiun­ta alle pro­ble­ma­ti­che di natu­ra eco­no­mi­ca e socia­le, por­ta­no ad un dato ripor­ta­to da Sode­xo nel 2018, e pre­su­mi­bil­men­te in aumento: 

su 4000 studenti intervistati, il 38% si dichiara insoddisfatto della propria vita in generale, un numero che riflette la problematicità e il potenziale peso della condizione dello studente universitario moderno. 

Si trat­ta dun­que di pro­ble­ma­ti­che ormai nume­ro­se ed impos­si­bi­li da igno­ra­re, per le qua­li vari ate­nei han­no crea­to degli stru­men­ti vol­ti ad aiu­ta­re gli stu­den­ti che neces­si­ta­no un sup­por­to di tipo psi­co­lo­gi­co o lega­to allo stu­dio, ovve­ro i ser­vi­zi di coun­sel­ling psi­co­lo­gi­co.

La mag­gior par­te degli ate­nei ita­lia­ni ha infat­ti isti­tui­to degli spor­tel­li attra­ver­so cui met­ter­si in con­tat­to con dei pro­fes­sio­ni­sti in ambi­to psi­co­lo­gi­co e psi­co­te­ra­peu­ti­co, per ini­zia­re dei per­cor­si dal­la dura­ta varia­bi­le e che pos­so­no esse­re incen­tra­ti o sul­le dif­fi­col­tà lega­te pret­ta­men­te al meto­do di stu­dio o su quel­le lega­te alla vita pri­va­ta dell’individuo.

Ad esem­pio, sul sito del­l’Uni­ver­si­tà Sta­ta­le di Mila­no, così come su mol­ti altri siti, ven­go­no offer­ti due pos­si­bi­li per­cor­si di con­su­len­za psi­co­lo­gi­ca, che pos­so­no esse­re incen­tra­ti sull’ela­bo­ra­zio­ne di stra­te­gie per affron­ta­re gli esa­mi, andan­do quin­di a lavo­ra­re sul meto­do di stu­dio o sul­le capa­ci­tà di espo­si­zio­ne ora­le, oppu­re incen­tra­ti sul­la gestio­ne del­lo stress, dell’insoddisfazione lega­ta al per­cor­so acca­de­mi­co o di altri fat­to­ri lega­ti alla sfe­ra emo­ti­va e sociale. 

Si tratta di strumenti a cui sempre più studenti stanno ricorrendo per tutelare la propria salute mentale.

Come spie­ga a Vare­se News la psi­co­lo­ga Ange­la Gam­bi­ra­sio, respon­sa­bi­le del ser­vi­zio di con­su­len­za del­la Sta­ta­le, «nel 2021 le richie­ste ai ser­vi­zi di sup­por­to allo stu­dio e di sup­por­to psi­co-emo­ti­vo sono rad­dop­pia­te e il nume­ro di col­lo­qui per per­so­na è qua­si tri­pli­ca­to». 

Del resto, un recen­te stu­dio con­dot­to dall’ateneo ha pro­va­to a trac­cia­re in manie­ra defi­ni­ta la situa­zio­ne, rive­lan­do che, su un cam­pio­ne di cir­ca 7mila stu­den­ti, solo il 19% si dichia­ra sod­di­sfat­to del­la pro­pria vita, oltre il 42% sof­fre di ansia da pre­sta­zio­ne, il 12% pre­sen­ta sin­to­mi di depres­sio­ne.

Per far fron­te ad una situa­zio­ne sem­pre più emer­gen­zia­le, la Sta­ta­le ha annun­cia­to che ver­ran­no stan­zia­ti altri 300mila euro per poten­zia­re il ser­vi­zio di coun­sel­ling psi­co­lo­gi­co, dei qua­li 200mila per il tuto­ra­to e 100mila per per­cor­si desti­na­ti agli stu­den­ti con DSA; inol­tre, è sta­to annun­cia­to a gen­na­io che i pro­fes­sio­ni­sti mes­si a dispo­si­zio­ne sareb­be­ro diven­ta­ti quat­tro, e che, per far fron­te all’aumento del­la doman­da, il rap­por­to tra l’ateneo e gli enti ter­ri­to­ria­li ver­rà pro­gres­si­va­men­te raf­for­za­to per offri­re dei ser­vi­zi tera­peu­ti­ci a costi calmierati. 

In assen­za di dati o sta­ti­sti­che sul fun­zio­na­men­to degli spor­tel­li psi­co­lo­gi­ci è dif­fi­ci­le fare dei bilan­ci in meri­to, ma è evi­den­te la neces­si­tà di una rifles­sio­ne a tut­to ton­do, che pas­si anche dagli aiu­ti eco­no­mi­ci per i più biso­gno­si e dal per­cor­so didat­ti­co che uno stu­den­te deve com­pie­re. Tut­ta­via, resta cer­to il fat­to che i ser­vi­zi attual­men­te a dispo­si­zio­ne vada­no amplia­ti e poten­zia­ti, poi­ché la situa­zio­ne descrit­ta rap­pre­sen­ta un’emergenza che pre­sto o tar­di dovrà esse­re affron­ta­ta, per garan­ti­re a tut­ti la pos­si­bi­li­tà di vive­re sere­na­men­te l’università e, for­se, per risol­le­va­re l’università ita­lia­na da un len­to e costan­te declino.

Con­di­vi­di:
Michele Baboni
Stu­den­te di scien­ze poli­ti­che, sono appas­sio­na­to di filo­so­fia, poli­ti­ca e cal­cio. I temi che ho più a cuo­re sono i dirit­ti civi­li e il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, anche se l’at­tua­li­tà è sem­pre un pun­to di par­ten­za sti­mo­lan­te per nuo­ve rifles­sio­ni. La scrit­tu­ra è il mez­zo per allar­ga­re i miei oriz­zon­ti, la curio­si­tà il ven­to che mi spin­ge alla ricer­ca inces­san­te di nuo­ve risposte.

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