Radici. Quando Prodi chiese a due fantasmi dove fosse Aldo Moro

Radici. Quando Prodi chiese a due fantasmi dove fosse Aldo Moro

Patrick Jane, il pro­ta­go­ni­sta del­la serie TV The Men­ta­li­st, aiu­ta i detec­ti­ve nel loro lavo­ro gra­zie alle sue capa­ci­tà appa­ren­te­men­te para­nor­ma­li, men­tre vere e pro­prie facol­tà sovran­na­tu­ra­li sono quel­le mes­se al ser­vi­zio del­la poli­zia dal­la pro­ta­go­ni­sta di iZom­bie.
Nel­la real­tà, è avve­nu­to che gli appa­ra­ti sta­ta­li con­tat­tas­se­ro sedi­cen­ti “para­psi­co­lo­gi” lad­do­ve la poli­zia, pro­ver­bial­men­te, bran­co­la­va nel buio: è sta­to que­sto il caso del­le incal­zan­ti set­ti­ma­ne segui­te al rapi­men­to (avve­nu­to in via Fani a Roma il 16 mar­zo 1978, ad ope­ra del­le Bri­ga­te Ros­se) di Aldo Moro, allo­ra pre­si­den­te del­la DC e pro­mo­to­re del cosid­det­to “com­pro­mes­so sto­ri­co” con il PCI di Berlinguer.

Non soltanto un commissario dell’UCIGOS (neonato ufficio della Polizia di Stato) interpellò il sensitivo olandese Boekbinder, in arte Gerard Croiset, ma ci fu anche chi tentò in prima persona di contattare gli spiriti dei morti, per scoprire dove fosse stato nascosto Moro.

La sedu­ta avreb­be avu­to luo­go il 2 apri­le 1978 a Zap­po­li­no, nel bolo­gne­se, ad ope­ra di alcu­ni ami­ci e col­le­ghi eco­no­mi­sti come Alber­to Clò, Mario Bal­das­sar­ri e un tren­ta­no­ven­ne Roma­no Pro­di, futu­ro pre­mier e lea­der del cen­tro­si­ni­stra. Stan­do alle loro depo­si­zio­ni par­la­men­ta­ri del 1998, per scher­zo orga­niz­za­ro­no il cosid­det­to “gio­co del bic­chie­ri­no (o piat­ti­no)”, in cui come su una tavo­la oui­ja si toc­ca un ogget­to che, mos­so da un ipo­te­ti­co spi­ri­to, com­por­reb­be paro­le spo­stan­do­si lun­go l’alfabeto.

I par­te­ci­pan­ti avreb­be­ro inter­pel­la­to sull’ubi­ca­zio­ne di Moro i fan­ta­smi di don Stur­zo e del demo­cri­stia­no La Pira, le qua­li (dopo qual­che let­te­ra sen­za sen­so) avreb­be­ro com­po­sto le paro­le “Gra­do­li”, “Bol­se­na” e “Viter­bo”: accor­to­si dell’esistenza di una Gra­do­li in pro­vin­cia di Viter­bo e vici­na al lago di Bol­se­na, Pro­di rife­rì la vicen­da all’allora sena­to­re DC Andreat­ta, al cri­mi­no­lo­go Bal­lo­ni (che avver­tì la DIGOS del­la que­stu­ra di Bolo­gna, la qua­le però poi smen­tì) e a Umber­to Cavi­na, che girò la comu­ni­ca­zio­ne al segre­ta­rio del­la DC Zaccagnini.

Sul­la base di que­sta segna­la­zio­ne e di un appun­to scrit­to da Cavi­na alla poli­zia, in cui a dire il vero si par­la­va ben più spe­ci­fi­ca­men­te di una pre­ci­sa abi­ta­zio­ne (for­se per pro­gres­si­ve aggiun­te come in un “tele­fo­no sen­za fili”) il 6 apri­le la que­stu­ra di Viter­bo setac­ciò il comu­ne di Gra­do­li, invano.

C. Mar­chia­ro e F. Bone­the, Lo spi­ri­ti­smo: la teo­ria e le tec­ni­che, Mila­no, Lon­ga­ne­si 1978, p. 55 

Tut­ta­via i soste­ni­to­ri del­la veri­di­ci­tà del­la sedu­ta spi­ri­ti­ca pote­ro­no appog­giar­si al ritro­va­men­to, il 18 apri­le in via Gra­do­li a Roma, di un appar­ta­men­to di pro­prie­tà del bri­ga­ti­sta Moret­ti, segna­la­to ai pom­pie­ri per una per­di­ta d’acqua.
Pro­ba­bil­men­te non vi fu mai tenu­to Moro e comun­que a cau­sa del­la cal­ca di auto­mez­zi e curio­si non fu pos­si­bi­le una reta­ta a sor­pre­sa degli inqui­li­ni, che non ven­ne­ro rin­ve­nu­ti, anche se per­so­na­li­tà come Andreot­ti e Cos­si­ga sol­le­va­ro­no il sospet­to che la sto­ria del­la sedu­ta fos­se un’invenzione atta a copri­re la vera fon­te del­la sof­fia­ta, un infor­ma­to­re vici­no alle Bri­ga­te o ad Auto­no­mia Ope­ra­ia, più avan­ti iden­ti­fi­ca­to nel mili­tan­te Piper­no (che smen­tì) o per­si­no negli appa­ra­ti dell’URSS.

Il dub­bio anda­va di pari pas­so con un altro, non eccen­tri­co rispet­to a quan­to sap­pia­mo oggi degli “anni di piom­bo”, ossia che in real­tà chi di dove­re aves­se sco­per­to di via Gra­do­li ben pri­ma del 18 apri­le, ma aves­se oppor­tu­na­men­te insab­bia­todepi­sta­to.
L’abitazione era in effet­ti già sta­ta segna­la­ta più vol­te: dal depu­ta­to DC Beni­to Cazo­ra, che lo rife­rì sia alla poli­zia che al par­ti­to (ma il pas­sa­pa­ro­la, dice lui, sareb­be sta­to tron­ca­to dal PCI e dal­la fami­glia Moro all’allora mini­stro dell’interno Cos­si­ga, che però smen­tì il fatto.

L’appartamento si scoprì inoltre già osservato da tempo dall’UCIGOS e dai servizi segreti del SISDE, per ipotizzati legami con Potere Operaio e Autonomia Operaia. 

Vi è però un’ultima ipo­te­si che tie­ne con­to di que­ste segna­la­zio­ni sen­za impli­ca­re gran­di com­plot­ti (del resto, lo stes­so figlio di Cazo­ra apre alla pos­si­bi­le buo­na fede di chi non die­de cre­di­to a suo padre: come sot­to­li­nea il CICAP, il movi­men­to nel “gio­co del bic­chie­ri­no” è facil­men­te attri­bui­bi­le a movi­men­ti musco­la­ri invo­lon­ta­ri e incon­sa­pe­vo­li dei par­te­ci­pan­ti); la com­po­si­zio­ne del­le let­te­re in paro­le, spe­cie nel con­te­sto cao­ti­co di Zap­po­li­no descrit­to dai tre eco­no­mi­sti, può esse­re sta­ta influen­za­ta dal­le loro atte­se incon­sce e dal fat­to che la paro­la “Gra­do­li” aleg­gias­se da tem­po, sus­sur­ra­ta negli ambienti. 

In sostan­za, l’impos­si­bi­li­tà di diri­me­re con cer­tez­za que­sta sto­ria risie­de nel pro­ble­ma che una stes­sa argo­men­ta­zio­ne, ossia il fat­to che via Gra­do­li fos­se già sot­to osser­va­zio­ne, può sup­por­ta­re tan­to la tesi del­la mala che del­la cat­ti­va fede.

Arti­co­lo di Miche­le Cacciapuoti

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Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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