Storie di cose strane. Gli Yokai in mostra al Tenoha

Storie di cose strane. Gli Yōkai in mostra al Tenoha

Un vec­chio bosca­io­lo di nome Mosa­ku e il suo gio­va­ne aiu­tan­te Mino­ki­chi un gior­no si ritro­va­no al cen­tro di una bufe­ra di neve e sono costret­ti a ripa­rar­si all’interno di una capan­na abban­do­na­ta nel­la fore­sta. Al risve­glio, Mino­ki­chi sco­pre una don­na vesti­ta di bian­co, chi­na sul cor­po del padro­ne: la Yuki-Onna (雪女), la don­na del­le nevi. Il gio­va­ne pre­sto capi­sce che il padro­ne non si sareb­be risve­glia­to e teme di esse­re la pros­si­ma vit­ti­ma, ma inve­ce ella lo rispar­mia a pat­to che non rac­con­ti mai a nes­su­no dell’apparizione.

È sem­pre nel­la fore­sta che, un anno dopo, Mino­ki­chi incon­tra una splen­di­da don­na pas­seg­gia­re da sola. Se ne inna­mo­ra subi­to e la invi­ta a tor­na­re con lui; la spo­sa e tra­scor­re con lei una vita feli­ce. Duran­te un momen­to in com­pa­gnia, le con­fes­sa di quel­la not­te nel­la fore­sta e del suo incon­tro sopran­na­tu­ra­le. Suc­ce­de una cosa che non si sareb­be mai aspet­ta­to: la moglie si tra­sfor­ma e si rive­la nel­la sua incon­fon­di­bi­le for­ma nivea. La vita di Mino­ki­chi vie­ne rispar­mia­ta di nuo­vo, ma a pat­to di non poter­la rive­de­re mai più. 

La Yuki-Onna è uno dei più popolari yōkai (妖怪) giapponesi, ovvero una delle creature soprannaturali del folklore la cui storia più viene rielaborata e tramandata e che risulta ancora oggi affascinante. 

I suoi occhi che sem­bra­no riflet­te­re diret­ta­men­te la mor­te, uni­ti al can­do­re del­la sua imma­gi­ne, sono una del­le pri­me imma­gi­ni che col­pi­sco­no ogni visi­ta­to­re all’interno degli spa­zi dedi­ca­ti alla mostra Fan­ta­smi e Spi­ri­ti del Giap­po­ne – Don’t cross the red brid­ge che si tie­ne al Teno­ha fino al 15 gen­na­io. Il pri­mo con­cept sto­re giap­po­ne­se in Euro­pa, infat­ti, offre l‘opportunità di immer­ger­si diret­ta­men­te nel­la cul­tu­ra giap­po­ne­se dell’hor­ror e del fol­klo­re gra­zie a instal­la­zio­ni inte­rat­ti­ve, ambien­ta­zio­ni immer­si­ve e soprat­tut­to l’esposizione di alcu­ne del­le ope­re più impor­tan­ti di Ben­ja­min Lacombe. 

L’auto­re fran­ce­se ha pub­bli­ca­to nel 2021 il libro Sto­rie di fan­ta­smi del Giap­po­ne, nel qua­le affian­ca­va ai rac­con­ti del­la tra­di­zio­ne giap­po­ne­se tra­scrit­ti da Laf­ca­dio Hearn (uno dei pri­mi auto­ri occi­den­ta­li ad otte­ne­re la cit­ta­di­nan­za giap­po­ne­se, for­te dell’amore per il popo­lo e la cul­tu­ra) illu­stra­zio­ni dal­lo sti­le diver­so a secon­da del tema. In segui­to al suc­ces­so del pri­mo volu­me, ha pub­bli­ca­to Spi­ri­ti e crea­tu­re del Giap­po­ne, in cui il suo trat­to incon­fon­di­bi­le tor­na ad unir­si siner­gi­ca­men­te alle paro­le di Hearn in una rac­col­ta di bra­ni nuo­vi ed in par­te ine­di­ti in Italia. 

In uno spa­zio di oltre 1100mq, i visi­ta­to­ri pos­so­no immer­ger­si in oltre die­ci stan­ze a tema dedi­ca­te a yōkai diver­si. La Yuki-Onna è solo una degli esse­ri miste­rio­si ed affa­sci­nan­ti che ven­go­no pre­sen­ta­ti nel­le sale, vi sono infat­ti diver­si tipi di crea­tu­re sovran­na­tu­ra­li che pos­so­no assu­me­re le sem­bian­ze più diver­se: in Occi­den­te li pre­sen­tia­mo come “mostri” o “fan­ta­smi”, ma sfug­go­no in real­tà a qual­sia­si definizione. 

Non è necessario essere esperti della cultura nipponica per godere dell’esposizione:

ogni stan­za è infat­ti accom­pa­gna­ta non solo da tra­scri­zio­ni dei rac­con­ti, ma anche da descri­zio­ni del con­te­sto sto­ri­co-geo­gra­fi­co in cui i diver­si rac­con­ti sono ambientati. 

Negli ulti­mi decen­ni, il Giap­po­ne è diven­ta­to par­ti­co­lar­men­te affa­sci­nan­te per mol­ti occi­den­ta­li gra­zie alla glo­ba­liz­za­zio­ne che ha per­mes­so la dif­fu­sio­ne di pro­dot­ti come video­gio­chi e film ispi­ra­ti alla cul­tu­ra fol­klo­ri­sti­ca nipponica. 

Per quan­to ci attrag­ga l’immaginario dell’isola, la cul­tu­ra è mol­to diver­sa dal­la nostra ed è com­ples­so riu­sci­re a capi­re quan­to di pro­fon­do vi sia die­tro a sto­rie appa­ren­te­men­te super­fi­cia­li ed infan­ti­li come quel­le di pau­ra. I cosid­det­ti Kai­dan 怪談 (sto­rie misteriose/di fan­ta­smi), infat­ti, risal­go­no soprat­tut­to al cosid­det­to perio­do Edo (1603 – 1868). Nono­stan­te il Giap­po­ne sia sem­pre sta­to sto­ri­ca­men­te gui­da­to da un impe­ra­to­re, fino alla vit­to­ria di Toku­ga­wa Ieya­su nel­la bat­ta­glia di Seki­ga­ha­ra (21 otto­bre 1600) il pae­se era de fac­to gover­na­to da un’éli­te di guer­rie­ri e uomi­ni mili­ta­ri.

Con l’inizio di una pri­ma era di sta­bi­li­tà e pace, anco­ra oggi con­si­de­ra­ta l’epoca d’oro giap­po­ne­se, per la pri­ma vol­ta la mor­te diven­tò un con­cet­to con il qua­le non era dif­fi­ci­le con­vi­ve­re, per­fi­no affa­sci­nan­te. Diven­ne­ro così sem­pre più inte­res­san­ti le sto­rie di fan­ta­smi ed esse­ri sopran­na­tu­ra­li, che si dif­fu­se­ro con una velo­ci­tà e faci­li­tà mai vista pri­ma gra­zie alla sco­per­ta mobi­li­tà di cui il popo­lo pote­va gode­re gra­zie alla pace. Ven­ne crea­ta per esem­pio la pra­ti­ca del­l’hya­ku­mo­no­ga­ta­ri (incon­tro per 100 sto­rie di fan­ta­smi) ed era uso comu­ne dei poten­ti invi­ta­re can­ta­sto­rie duran­te gli incon­tri sociali. 

Come rac­con­ta Gior­gio Fabio Colom­bo nel suo libro Fan­ta­smi e guer­rie­ri – Giu­sti­zia e ven­det­ta nell’immaginario giap­po­ne­se, però, que­ste nar­ra­zio­ni non intrat­te­ne­va­no sol­tan­to il pub­bli­co, ma svol­ge­va­no anche altre fun­zio­ni socia­li, tra le qua­li c’e­ra quel­la di moni­to ver­so i deten­to­ri del pote­re. Uno degli aspet­ti fon­da­men­ta­li era infat­ti quel­lo del­l’ingiu­sti­zia per­pe­tra­ta da qual­cu­no in posi­zio­ne di domi­nan­za ver­so una vit­ti­ma che non può oppor­gli resi­sten­za. In tut­ti i casi in cui il dirit­to è ina­dat­to a ripa­ra­re il tor­to, il com­pi­to di rista­bi­li­re l’or­di­ne mora­le è affi­da­to al sopran­na­tu­ra­le.

La mag­gior par­te degli yōkai pre­sen­ti alla mostra sono infat­ti crea­tu­re che han­no la sem­bian­za di don­ne o ani­ma­li – ad un pri­mo impat­to non sem­bra­no nem­me­no così minac­cio­si – e la loro pre­sun­ta cat­ti­ve­ria deri­va da un sen­ti­men­to di ven­det­ta. Ecco che diven­ta più faci­le com­pren­de­re la sto­ria del­la miste­rio­sa aman­te del pesca­to­re nel­la stan­za che pro­iet­ta una tem­pe­sta o del­la testa sen­za cor­po che vaga alla ricer­ca del­la completezza. 

Par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­te dal pun­to di vista dell’inte­ra­zio­ne tra fol­klo­re e giu­sti­zia è la sto­ria del Kap­pa, cui vie­ne dedi­ca­ta una stan­za inte­ra­men­te rico­per­ta da un fumo simi­le a neb­bia, intro­dot­ta da un cor­ri­do­io di nin­fee e alghe. Que­sto esse­ri­no, chia­ma­to anche kawa­ta­rō (川太郎) “ragaz­zo di fiu­me” è un dia­vo­let­to che abi­ta le palu­di e che era soli­to infa­sti­di­re gli esse­ri uma­ni con atti di vio­len­za o dispetti.

La leg­gen­da ripor­ta­ta da Hearn e Lacom­be rac­con­ta di come un gior­no esso sia rima­sto intrap­po­la­to sot­to la pan­cia di un caval­lo che si sta­va abbe­ve­ran­do al fiu­me e sia sta­to dun­que tra­sci­na­to al cen­tro del vil­lag­gio, dove gli abi­tan­ti desi­de­ra­va­no punir­lo con la mor­te. Il padro­ne del caval­lo, però, riten­ne che fos­se meglio assi­cu­rar­si la sua col­la­bo­ra­zio­ne facen­do­gli fir­ma­re un con­trat­to che lo impe­gna­va a non infa­sti­di­re più nes­su­no. Anco­ra oggi in un tem­piet­to situa­to nel vil­lag­gio di Kama­chi si può osser­va­re il docu­men­to con la pic­co­la impron­ta del Kap­pa intin­ta nell’inchiostro.

Gui­da­ti dai koda­ma (木魂) – che gli aman­ti del­lo Stu­dio Ghi­bli cono­sco­no mol­to bene – i visi­ta­to­ri sco­pri­ran­no un mon­do irrea­le che però non rie­sce a lascia­re indif­fe­ren­ti. Quel­lo che il Teno­ha pre­sen­ta a Mila­no è un Giap­po­ne che tra i grat­ta­cie­li e le pio­nie­ri­sti­che sco­per­te tec­no­lo­gi­che dedi­ca uno spa­zio cen­tra­le alla spi­ri­tua­li­tà. E tra il traf­fi­co mila­ne­se in Por­ta Geno­va, gli schia­maz­zi dei Navi­gli e i mez­zi in ritar­do, non pos­sia­mo che con­si­gliar­vi di pren­der­vi una pau­sa per sosta­re sul­le spal­le degli stra­ni gigan­ti su cui si fon­da la poten­za nip­po­ni­ca. Un po’ mostri, un po’ fantasmi. 

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Giulia Scolari
Scien­zia­ta del­le meren­di­ne, chi ha det­to che la mate­ma­ti­ca non è un’opinione non mi ha mai cono­sciu­ta. Scri­vo di quel­lo che mi pia­ce per­ché resti così e di quel­lo che odio spe­ran­do che cambi.

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