Bookadvisor, consigli di lettura di gennaio

Bookadvisor, consigli di lettura di gennaio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


La prin­ci­pes­sa afgha­na e il giar­di­no del­le gio­va­ni ribel­li, Tizia­na Fer­ra­rio (Einau­di) – recen­sio­ne di Nina Fresia

La prin­ci­pes­sa Homai­ra, nipo­te dell’ultimo re afgha­no Zahir Shah, gui­da il let­to­re attra­ver­so un viag­gio uni­co alla sco­per­ta del­la sua ter­ra. E lo fa attra­ver­so i suoi ricor­di e i rac­con­ti del­le mol­te ragaz­ze che popo­la­no il suo giar­di­no, un luo­go paci­fi­co sospe­so nel tem­po e nel­lo spazio.

Dell’Afghanistan si col­go­no gli odo­ri e i sapo­ri del­le pie­tan­ze tipi­che, si figu­ra­no i colo­ri degli abi­ti tra­di­zio­na­li e ci si immer­ge nel­le descri­zio­ni dei pae­sag­gi più varie­ga­ti. Que­sto con­te­sto ric­ca­men­te trat­teg­gia­to fun­ge da cor­ni­ce per le sto­rie del­le don­ne che ani­ma­no il roman­zo: bam­bi­ne e anzia­ne, tut­te con­tri­bui­sco­no a rac­con­ta­re un vol­to par­ti­co­la­re dell’Afghanistan, quel­lo tut­to al fem­mi­ni­le. Il tema cen­tra­le è indub­bia­men­te il corag­gio del­le don­ne afgha­ne e vie­ne affron­ta­to da mol­te­pli­ci pun­ti di vista, for­nen­do una visio­ne a tut­to ton­do del­le pro­ble­ma­ti­che del pae­se. Vie­ne appro­fon­di­to il tema del­le don­ne nell’istruzione, sia dal­la par­te del­le stu­den­tes­se che da quel­lo del­le inse­gnan­ti, nel­la giu­sti­zia e nel mon­do dell’informazione. Anche la sfe­ra dei social net­work emer­ge come pos­si­bi­le stru­men­to di ribel­lio­ne e affer­ma­zio­ne del­la pro­pria indipendenza. 

Gli sfor­zi e i sacri­fi­ci com­piu­ti dal­le don­ne afgha­ne si riflet­to­no con­cre­ta­men­te nel­lo svi­lup­po del pae­se e del­la comu­ni­tà che lo popo­la. Ed è quin­di ine­vi­ta­bi­le che le loro vite e i loro lavo­ri si intrec­ci­no con affli­zio­ni visce­ra­li dell’Afghanistan: guer­ra all’oppio, cor­ru­zio­ne e per­si­no il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. Nono­stan­te alcu­ni rac­con­ti sia­no un vero e pro­prio pugno allo sto­ma­co, vi è sem­pre una nota di fidu­cia e spe­ran­za nel futu­ro, rap­pre­sen­ta­to pro­prio da tut­te quel­le don­ne e ragaz­ze che con­ti­nua­no a tene­re alta la testa di fron­te a sopru­si e minac­ce. Non solo vie­ne mostra­to l’Afghanistan dei tale­ba­ni e del­la guer­ra, ma vie­ne anche pre­sen­ta­to il pae­se che è sta­to nei suoi anni più flo­ri­di, attra­ver­sa­to da turi­sti e in cui le pri­me liber­tà veni­va­no con­ces­se, e il pae­se che potreb­be diven­ta­re se armi e inte­gra­li­smi tacessero.


Angé­li­que, Guil­lau­me Mus­so (La Nave di Teseo) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Col­pi­to da un infar­to, il poli­ziot­to Mathias Tail­le­fer si risve­glia in una stan­za d’ospedale, accom­pa­gna­to dal­la musi­ca di un vio­lon­cel­lo. Le mani che crea­no quel­la melo­dia sono quel­le di Loui­se Col­lan­ge, una gio­va­ne ragaz­za che suo­na per dare com­pa­gnia a pazien­ti dell’ospedale. Quan­do Loui­se sco­pre che Mathias è un poli­ziot­to gli chie­de di aiu­tar­la: sua madre è mor­ta in cir­co­stan­ze miste­rio­se e lei sospet­ta si trat­ti di omi­ci­dio. Mathias accet­ta, igna­ro che la sua vita, da quel momen­to, cam­bie­rà completamente.

Anco­ra una vol­ta, Mus­so si con­fer­ma un gran­de scrit­to­re di gial­li. La sua scrit­tu­ra è coin­vol­gen­te ed estre­ma­men­te scor­re­vo­le, tan­to accat­ti­van­te che la let­tu­ra non dure­rà più di tre gior­ni. Il roman­zo è diver­so da come ci si aspet­ta, non scat­ta il gio­co inve­sti­ga­ti­vo per­ché le veri­tà sono fin da subi­to sot­to il naso, anche se non man­ca­no col­pi di sce­na e per­so­nag­gi sospet­ti. Nono­stan­te ciò, è un otti­mo gial­lo e il suo fasci­no sta pro­prio nel suo esse­re fuo­ri dagli sche­mi tradizionali.


Mor. Sto­ria per le mie madri, Sara Gara­gna­ni (Adde­di­to­re) – recen­sio­ne di Luca Pacchiarini

La ricer­ca dell’origine del ripe­ter­si dei dolo­ri di una fami­glia, di 4 gene­ra­zio­ni di un albe­ro genea­lo­gi­co, è il moto­re che fa muo­ve­re Mor, gra­phic novel di straor­di­na­ria matu­ri­tà usci­to nell’aprile 2022. Dal­la fred­da Sve­zia alla medi­ter­ra­nea Ita­lia, Sara Gara­gna­ni riper­cor­re le sue radi­ci, i vari nuclei fami­glia­ri che ci sono sta­ti, mostran­do tut­ta una serie di trau­mi mai ela­bo­ra­ti che han­no fini­to per ripe­ter­si, ripro­por­si ad ogni gene­ra­zio­ne, tra depres­sio­ne, dipen­den­ze, sopru­si e manie. In par­ti­co­la­re, attra­ver­so figu­re fem­mi­ni­li come figlie, madri, non­ne, la nar­ra­zio­ne riper­cor­re ogni loro pun­to di vista, ma mai con fare accu­sa­to­rio o giu­sti­zia­li­sta, ben­sì com­pren­si­vo, distac­ca­to ma gentile. 

Scan­da­glian­do le pro­prie radi­ci l’autrice deve affron­ta­re sfi­de impor­tan­ti, come il con­fron­to con le sud­det­te figu­re fem­mi­ni­li, ma anche con l’assenza di quel­le maschi­li, spes­so fuga­ci, imma­tu­re, inca­pa­ci; tut­to ciò vie­ne fat­to con un amo­re sem­pre vivo. È rac­con­ta­to con gran­de capa­ci­tà anche attra­ver­so le illu­stra­zio­ni, esse rie­sco­no a rac­con­ta­re sot­ti­li sta­ti d’animo, sen­sa­zio­ni mute e sor­de che esplo­do­no nel­le mera­vi­glio­se imma­gi­ni, spes­so con tro­va­te mol­to acu­te. Una sto­ria di sto­rie per le madri, acu­ta e che immer­ge com­ple­ta­men­te il lettore.


Atlan­te degli odo­ri ritro­va­ti, Rober­ta Deia­na (Har­per­Col­lins) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Quan­te vol­te un odo­re ci ha ricor­da­to un luo­go? O addi­rit­tu­ra una situa­zio­ne spe­ci­fi­ca? L’olfatto è il sen­so più sot­to­va­lu­ta­to, ma è anche quel­lo in gra­do di risve­glia­re dei ricor­di in manie­ra magi­ca. Gli odo­ri sca­te­na­no un vero e pro­prio viag­gio nel­le emo­zio­ni, mol­to inti­mo ma allo stes­so tem­po affa­sci­nan­te, riman­go­no sem­pre invi­si­bi­li, mol­to spes­so ci dimen­ti­chia­mo di loro, ma appe­na toc­ca­no di nuo­vo il nostro naso sca­te­ne­ran­no una cate­na di ricordi.

In que­sto sag­gio, vie­ne pro­prio ana­liz­za­ta e rac­con­ta­ta l’importanza e l’unicità degli odo­ri, il per­ché si stu­dia il naso e la sua fun­zio­ne, fino a un rac­con­to più det­ta­glia­to di alcu­ni par­ti­co­la­ri odo­ri che, sicu­ra­men­te, per la mag­gior par­te di noi signi­fi­ca­no qualcosa.


Il consiglio della casa editrice Le Lucerne

Dia­lo­ghi sul dirit­to di cit­ta­di­nan­za, Insaf Dimas­si, Anto­nio Sal­va­ti (Edi­zio­ni Le Lucer­ne) – recen­sio­ne di Sil­via Natoli

In Ita­lia la con­ces­sio­ne del­la cit­ta­di­nan­za è una pre­ro­ga­ti­va rego­la­ta dal­la leg­ge n. 91/1992, che per­met­te la natu­ra­liz­za­zio­ne in base alla resi­den­za sul ter­ri­to­rio nazio­na­le, l’assenza di pre­ce­den­ti pena­li e il pos­ses­so di un red­di­to ade­gua­to. In Dia­lo­ghi sul dirit­to di cit­ta­di­nan­za ne ven­go­no svi­sce­ra­ti il con­te­nu­to e le impli­ca­zio­ni in rela­zio­ne a con­cet­ti qua­li cit­ta­di­nan­za, ugua­glian­za, iden­ti­tà, meri­to attra­ver­so il con­fron­to tra Insaf Dimas­si e Anto­nio Salvati. 

La pri­ma, stu­dio­sa ed atti­vi­sta per i dirit­ti civi­li e uma­ni di ori­gi­ne tuni­si­na, la cui posi­zio­ne qui è rap­pre­sen­tan­te del­le istan­ze di tut­ti i cit­ta­di­ni ita­lia­ni non rico­no­sciu­ti, vit­ti­me di una leg­ge a suo giu­di­zio ana­cro­ni­sti­ca e incom­ple­ta che non pren­de in con­si­de­ra­zio­ne la situa­zio­ne di una cate­go­ria socia­le che all’epoca in cui è sta­ta ema­na­ta anco­ra non esi­ste­va pro­pria­men­te, ovve­ro quel­la del­la secon­da gene­ra­zio­ne di immi­gra­ti. Il secon­do, magi­stra­to dal 1999, docen­te pres­so l’Università Medi­ter­ra­nea di Reg­gio Cala­bria che, in que­sto fran­gen­te, si assu­me il com­pi­to di evi­ta­re che nel dia­lo­go ven­ga­no date rispo­ste sem­pli­ci e trop­po emo­ti­ve a pro­ble­mi ter­ri­bil­men­te com­ples­si e che met­te a dispo­si­zio­ne le pro­prie immen­se cono­scen­ze frut­to di anni di stu­di e pra­ti­ca nel cam­po legi­sla­ti­vo, affin­ché nul­la ven­ga taciu­to e pos­sa risul­ta­re in qual­che modo fraintendibile.

Con­di­vi­di:
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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