Brand authenticity e internazionalità. Una nuova sfida

Brand authenticity e internazionalità. Una nuova sfida

I brand che mira­no ad ope­ra­re in cam­po inter­na­zio­na­le han­no biso­gno di con­si­de­ra­re come adat­ta­re la pro­pria brand authe­ti­ci­ty ai con­te­sti loca­li, giac­ché que­sti han­no il pote­re di ero­de­re la per­ce­zio­ne dei clien­ti rispet­to a deter­mi­na­ti valo­ri che pos­so­no risul­ta­re in con­trad­di­zio­ne o non coe­ren­ti alla cul­tu­ra loca­le. L’autenticità pare esse­re uno dei fat­to­ri cru­cia­li per il suc­ces­so; l’adeguamento del­la stes­sa alle aspet­ta­ti­ve cul­tu­ra­li dei clien­ti, anche; tro­va­re un equi­li­brio tra le due esi­gen­ze, una sfida. 

In un mercato dove è ormai necessario differenziarsi per emergere, l’autenticità diviene un valore chiave per i brand.

Affer­ma Howard Schul­tz che le com­pa­gnie desti­na­te a cre­sce­re sono quel­le che si dimo­stra­no auten­ti­che, e con­fer­ma Simon Mai­n­waring che l’au­ten­ti­ci­tà sia deter­mi­nan­te per il loro suc­ces­so.
Infat­ti, oggi non basta più offri­re pro­dot­ti di qua­li­tà e nep­pu­re offri­re un prez­zo com­pe­ti­ti­vo: il con­su­ma­to­re opta per un brand o per un altro tenen­do in con­si­de­ra­zio­ne le reviews, le azio­ni di respon­sa­bi­li­tà socia­le cor­po­ra­ti­va, i valo­ri supportati. 

Dun­que, “l’autenticità è la cosa più impor­tan­te che una mar­ca pos­sa offri­re”. Infat­ti, la cura di que­sta qua­li­tà con­sen­te di sta­bi­li­re una rela­zio­ne soli­da e dura­tu­ra con il clien­te poi­ché si basa su una con­nes­sio­ne carat­te­riz­za­ta da emo­zio­ni e valo­ri con­di­vi­si. Tale rap­por­to fidu­cia­rio e pre­su­mi­bil­men­te lon­ge­vo, fomen­ta il pas­sa­pa­ro­la tra i con­su­ma­to­ri e favo­ri­sce la loro popo­la­ri­tà sul­le reti socia­li. Inol­tre, per­met­te al brand di dif­fe­ren­ziar­si e, dun­que, di fare la differenza. 

A cosa ci si rife­ri­sca quan­do si trat­ta di auten­ti­ci­tà risul­ta una que­stio­ne dibat­tu­ta, giac­ché una defi­ni­zio­ne uni­vo­ca ed in gra­do di met­te­re d’accordo tut­ti non pare esser sta­ta rag­giun­ta. Ad ogni modo, è pos­si­bi­le rias­su­me­re gene­ri­ca­men­te il con­cet­to come sug­ge­ri­sco­no Fri­tz, Schoe­nuel­ler e Bruhn come la coe­ren­za tra il com­por­ta­men­to di un brand ed i valo­ri che que­sto segna­la come fon­da­men­ta­li e fon­dan­ti; in poche paro­le, come la fedel­tà a sé stes­so ed alla sua essenza.

Più precisamente, associando il termine brand a quello di authenticity, è possibile aggiungere che tale aspetto di una marca è utile a collegare certi significati ad essa, così da influenzarne la relazione e “l’unicità rispetto alle attività di branding intraprese”.

Difat­ti, la leal­tà ai pro­pri cre­do e la genui­ni­tà di un brand risul­ta­no oggi esse­re fat­to­ri cru­cia­li per la sua affer­ma­zio­ne, rap­pre­sen­tan­do­ne addi­rit­tu­ra il valo­re distin­ti­vo, ossia quel­lo che per­met­te alla mar­ca di spic­ca­re e dif­fe­ren­ziar­si dal resto. In più, vari auto­ri sup­por­ta­no l’esistenza di quat­tro dimen­sio­ni prin­ci­pa­li del­la brand authen­ti­ci­ty: la con­ti­nui­tà, la cre­di­bi­li­tà, l’integrità ed il simbolismo. 

Allo stes­so modo, i con­su­ma­to­ri iden­ti­fi­ca­no come auten­ti­che le mar­che che rispet­ta­no tre para­me­tri, chia­ma­ti le tre R: real­tà, rispet­to, affi­da­bi­li­tà (relia­bi­li­ty). A tal pro­po­si­to, uno stu­dio di Cohn & Wol­fe che risa­le al 2016 ripor­ta che nel podio del­la clas­si­fi­ca dei 100 brand per­ce­pi­ti come mag­gior­men­te auten­ti­ci si situa­va­no tre gran­di mul­ti­na­zio­na­li: Disney, Micro­soft ed Amazon. 

Un que­si­to che potreb­be sor­ge­re a riguar­do è quel­lo ine­ren­te al man­te­ni­men­to di una deter­mi­na­ta auten­ti­ci­tà in un con­te­sto dif­fe­ren­te, ossia, come un brand pos­sa tene­re inte­gro il suo patri­mo­nio di valo­ri e la sua genui­ni­tà in una cul­tu­ra dif­fe­ren­te da quel­la di origine. 

Infatti, i brand che aspirano ad operare ad un livello multinazionale si vedono chiamati ad incontrare un compromesso “tra la propria identità ed i valori globali”, ed in accordo con ciò adattare la propria comunicazione alle aspettative culturali dei paesi di riferimento.

Per far ciò, occor­re che un’impresa si doti di esper­ti loca­li che pos­sa­no prov­ve­de­re ad un cul­tu­ral insight per com­pren­de­re le neces­si­tà del tar­get ed ade­guar­si alle sue dif­fe­ren­ze cul­tu­ra­li. Un ambi­to for­te­men­te influen­za­to dall’esigenza di un adat­ta­men­to con­cre­to è quel­lo del­la comu­ni­ca­zio­ne: non basta la mera tra­du­zio­ne, è richie­sta una “trans­crea­zio­ne” cre­di­bi­le e sen­si­bi­le, che ten­ga con­to del pub­bli­co locale.

Cer­to è che un mes­sag­gio glo­ba­le mera­men­te tra­dot­to a livel­lo lin­gui­sti­co non pos­sa risul­ta­re effi­ca­ce – e spes­so nep­pu­re cor­ret­to – se si con­si­de­ra che i desi­de­ri e le neces­si­tà dei con­su­ma­to­ri non sono uni­ver­sa­li e che anzi vi è una cre­scen­te aspi­ra­zio­ne a pro­dot­ti e con­te­nu­ti per­so­na­liz­za­ti e, appun­to, autentici. 

Dun­que, sod­di­sfa­re desi­de­ri loca­li in sca­la glo­ba­le è una sfi­da che i brand che aspi­ra­no ad esse­re mul­ti­na­zio­na­li dovran­no affron­ta­re. Arric­chi­re un mar­chio attra­ver­so ele­men­ti cul­tu­ra­li come valo­ri, cre­den­ze e sim­bo­li di cer­ti sti­li di vita può esse­re un fat­to­re di suc­ces­so per l’autenticità del­lo stes­so. Affin­ché pos­sa inte­grar­si in un con­te­sto loca­le, esse­re com­pre­so ed apprez­za­to, un brand  è tenu­to ad adat­tar­si alla sto­ria, alla cul­tu­ra ed al carat­te­re dei sin­go­li luoghi. 

Un esempio di successo dove l’autenticità di un brand globale incontra le aspettative culturali del target locale è quello di Pernod Ricard’s Our/Vodka.

Un’unica ricet­ta adat­ta­ta ad ingre­dien­ti loca­li per undi­ci cit­tà spar­se nel mon­do. In ogni loca­li­tà la bevan­da è carat­te­riz­za­ta da un gusto loca­le, ispi­ra­to dal­la cul­tu­ra e dal ter­ri­to­rio, per­met­ten­do comun­que al brand di man­te­ne­re una pecu­lia­re auten­ti­ci­tà e di esse­re vincente.

Inve­sti­re per valo­riz­za­re la diver­si­tà cul­tu­ra­le per­met­te di acqui­si­re un van­tag­gio com­pe­ti­ti­vo, così come deli­nea­re una brand authen­ci­ty vali­da ed effi­ca­ce: la sfi­da resta come inte­gra­re le due dimen­sio­ni, come far­si por­ta­vo­ce di valo­ri glo­ba­li che pos­sa­no adat­tar­si alle neces­si­tà pecu­lia­ri di deter­mi­na­ti con­te­sti culturali.

Nono­stan­te l’am­bi­gui­tà del con­cet­to “glo­cal”, i con­su­ma­to­ri risul­ta­no rispon­de­re posi­ti­va­men­te quan­do auten­ti­ci­tà e adat­ta­men­to cul­tu­ra­le si intrec­cia­no in modo equi­li­bra­to. Infat­ti, l’incontro tra brand authen­ti­ci­ty e la neces­si­tà di adat­tar­si ad una cul­tu­ra, per­met­te di miti­ga­re l’incertezza del con­su­ma­to­re, di far­lo par­te­ci­pa­re emo­ti­va­men­te ed invo­gliar­lo nel­l’in­tra­pren­de­re una rela­zio­ne dura­tu­ra e basa­ta sul sen­ti­men­to di fidu­cia, com­pren­sio­ne e rispet­to reciproci. 

Inol­tre, “infon­den­do carat­te­ri­sti­che di auten­ti­ci­tà nei mar­chi, i gesto­ri glo­ba­li pos­so­no aumen­ta­re l’at­trat­ti­va del­la glo­ba­li­tà e del­la loca­liz­za­zio­ne dei loro mar­chi e quin­di influen­za­re posi­ti­va­men­te gli atteg­gia­men­ti dei con­su­ma­to­ri nei mer­ca­ti glo­ba­li e loca­li”. Nume­ro­se mul­ti­na­zio­na­li odier­ne han­no già adot­ta­to sva­ria­te solu­zio­ni adot­ta­te carat­te­riz­za­te da inno­va­zio­ne e crea­ti­vi­tà per sod­di­sfa­re biso­gni loca­li in sca­la glo­ba­le, rima­nen­do auten­ti­che sep­pur adat­tan­do­si alle diver­si­tà. Valo­riz­za­re le dif­fe­ren­ze è chia­ve, resta­re sé stes­si, anche, riu­sci­re ad apri­re la por­ta del suc­ces­so con entram­be è la gran­de sfi­da per i brand. 

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Gaia Martinelli
Gaia di nome e di fat­to – ma non sem­pre. 22 anni di tra­mon­ti, viag­gi e poe­sie. A trat­ti stu­dio anche cor­po­ra­te com­mu­ni­ca­tion pres­so la Sta­ta­le di Mila­no. Scri­vo di cose bel­le per­ché amo l’i­dea di dif­fon­de­re bellezza.

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