Covid 23? Le notizie in arrivo dalla Cina

Covid 23? Le notizie in arrivo dalla Cina

Sia­mo entra­ti ormai nel ter­zo anno in cui, a nomi­na­re il virus SARS-COV2, tut­to il mon­do sa di cosa si par­la. E non può fare a meno di pro­va­re paura.

Tut­ta­via, rispet­to agli anni pre­ce­den­ti, la pan­de­mia sem­bra aver per­so mor­den­te. Secon­do i dati divul­ga­ti dal Mini­ste­ro del­la Salu­te e dal­l’Iss, a ini­zio gen­na­io i nuo­vi casi era­no al +11,4%, i deces­si al +9,8%. Con occu­pa­zio­ne dei repar­ti di tera­pia inten­si­va sta­bil­men­te occu­pa­ti al 3,2% e con un indi­ce RT a 0,83 sot­to la soglia epi­de­mi­ca. Le stes­se impel­len­ze poli­ti­che han­no rapi­da­men­te cam­bia­to vol­to, pas­san­do dal­la gestio­ne di una pan­de­mia al con­fron­tar­si con una guer­ra sul suo­lo euro­peo e con i suoi figli natu­ra­li: un’on­da­ta di rifu­gia­ti e lo spet­tro una cri­si energetica. 

Tuttavia, il Covid ha saputo tornare prepotentemente sotto i riflettori, per la paura di una possibile recrudescenza pandemica dovuta alle notizie che arrivano dalla Cina.

O meglio, che non arri­va­no. Per­ché il gover­no del­la Repub­bli­ca Popo­la­re ha ope­ra­to scel­te quan­to­me­no discu­ti­bi­li nel­la gestio­ne del­la pan­de­mia nel­l’ul­ti­mo perio­do, che fan­no teme­re tem­pi non rosei in arrivo. 

Dopo aver appli­ca­to con durez­za la poli­ti­ca “zero Covid” per con­te­ne­re la dif­fu­sio­ne di SARS-COV2, da dicem­bre 2022 le misu­re emer­gen­zia­li cine­si (trac­cia­men­to via app, loc­k­do­wn gene­ra­liz­za­ti, rigi­de qua­ran­te­ne, restri­zio­ni di viag­gio) sono un ricor­do del pas­sa­to. Que­sto for­se anche a cau­sa del­le pro­te­ste esplo­se nel Pae­se con­tro le pra­ti­che pre­ven­ti­ve intransigenti. 

Mani­fe­sta­zio­ni in mol­ti casi rapi­da­men­te repres­se ma comun­que sin­to­mo di un males­se­re non igno­ra­bi­le da par­te del Par­ti­to Comu­ni­sta. Ciò è avve­nu­to in un momen­to in cui l’epidemia di Covid era tutt’altro che ter­mi­na­ta nel Pae­se asia­ti­co, pro­vo­can­do for­te pres­sio­ne sul­le strut­tu­re sani­ta­rie, a Bei­jing come altro­ve e impo­nen­do a Shan­ghai il ritor­no alla didat­ti­ca a distanza.

In questo contesto, la Cina ha deciso di porre un bavaglio molto stringente alle notizie relative all’andamento della pandemia nei propri territori.

Inol­tre, il meto­do di con­teg­gio del­le vit­ti­me di Covid è sta­to modi­fi­ca­to con­tro il pare­re dell’OMS, in modo tale da risul­ta­re in nume­ri irrea­li­sti­ca­men­te bas­si. A dicem­bre, solo 13 mor­ti per Covid sono in que­sto modo sta­ti ripor­ta­ti in tut­ta la Repub­bli­ca Popolare. 

Tut­to va nel­la dire­zio­ne di mostra­re al mon­do e ai pro­pri cit­ta­di­ni un Pae­se for­te e in per­fet­to con­trol­lo del­la situa­zio­ne. Ma la Cina potreb­be ritor­na­re alla vita nor­ma­le più debo­le di quan­to ci si aspet­ti. Stan­do alle sti­me uffi­cia­li, oltre il 90% del­la popo­la­zio­ne cine­se ha con­clu­so il ciclo vac­ci­na­le. Ma i vac­ci­ni impie­ga­ti con­tro SARS-COV2 in Cina si sono rive­la­ti in gene­re meno effi­ca­ci di quel­li este­ri basa­ti su mRNA, attual­men­te in uso in occi­den­te. La pro­te­zio­ne da loro offer­ta con­tro la impe­ran­te varian­te Omi­cron è dub­bia secon­do mol­ti esperti.

Ma per il governo cinese ammettere la necessità di ricorrere ad un vaccino straniero su vasta scala risulta inammissibile.

Inol­tre, a novem­bre 2022 solo il 40% degli over-80 cine­si ave­va com­ple­ta­to il ciclo vac­ci­na­le con la pre­vi­sta dose boo­ster. Anche per quan­to riguar­da la con­di­vi­sio­ne di dati pan­de­mi­ci fon­da­men­ta­li per orche­stra­re una rispo­sta glo­ba­le con­tro il Covid (come ospe­da­liz­za­zio­ni, ingres­si in tera­pia inten­si­va, mor­ti) è cala­to da par­te cine­se un silen­zio peri­co­lo­so.

L’OMS stes­sa, di nor­ma mol­to restia ad espor­si con­tro un par­ti­co­la­re Pae­se, ha recen­te­men­te chie­sto alla Cina di con­di­vi­de­re più dati, e il suo diret­to­re, Tedros Ghe­breye­sus, ha ester­na­to pro­fon­da pre­oc­cu­pa­zio­ne per i risvol­ti sani­ta­ri del­la linea poli­ti­ca adot­ta­ta dal gover­no cine­se. La pau­ra prin­ci­pa­le per gli altri Pae­si è che la Cina, dopo l’allentamento del­le misu­re anti-Covid, si tra­sfor­mi in un incu­ba­to­re di nuo­ve varian­ti da 1,4 miliar­di di per­so­ne. Al momen­to, su quan­to que­sta pau­ra sia un rischio effet­ti­vo, non c’è asso­lu­to con­sen­so. Anzi, secon­do scien­zia­ti come il viro­lo­go tede­sco Tho­mas Mer­tens, la fase pan­de­mi­ca di SARS-COV2 è ormai ter­mi­na­ta (Cor­rie­re del­la Sera, 5/1/2023).

È anche molto difficile credere che, dopo l’acquisizione di vaccini efficaci e ormai un biennio di studi, si possa ritornare nel 2023 al punto di partenza riguardo al virus.

Tut­ta­via, l’emergere di nuo­ve varian­ti poten­zial­men­te impre­ve­di­bi­li è un peri­co­lo che non si può mai com­ple­ta­men­te esclu­de­re. Cosa che le poli­ti­che gover­na­ti­ve di qual­sia­si Pae­se dovreb­be­ro cer­ca­re di scon­giu­ra­re il più pos­si­bi­le, non aggiun­gen­do incer­tez­za all’incertezza.

Può dar­si che la clas­se diri­gen­te cine­se, auto­ri­ta­ria ma in mol­ti cam­pi anche estre­ma­men­te effi­cien­te, saprà evi­ta­re che i peg­gio­ri sce­na­ri si con­cre­tiz­zi­no. Tut­ta­via, deve esse­re chia­ro alla Cina che non si può risol­ve­re un’e­mer­gen­za sani­ta­ria chiu­den­do selet­ti­va­men­te i cana­li di comu­ni­ca­zio­ne, nel­la spe­ran­za di evi­ta­re doman­de e scan­da­li. In un mon­do pro­fon­da­men­te glo­ba­liz­za­to ed inter­con­nes­so, un simi­le atteg­gia­men­to non può por­ta­re a nul­la di buo­no, né per la Cina, né per tut­ti noi. 

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Simone Santini
Nato nel 1999 e stu­den­te di Bio­tec­no­lo­gia, scri­vo rac­con­ti per entu­sia­sma­re e arti­co­li quan­do la scien­za è il rac­con­to più entusiasmante.

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