Crisi politica in Perù

Il 7 dicem­bre l’attuale ex pre­si­den­te peru­via­no, Pedro Castil­lo, è sta­to rimos­so dal suo inca­ri­co dopo aver ten­ta­to di scio­glie­re il Con­gres­so, pri­ma che que­sti lo potes­se met­te­re sot­to accu­sa con la ter­za pro­ce­du­ra d’impeachment in 16 mesi di gover­no. La Cor­te costi­tu­zio­na­le peru­via­na ha però respin­to le richie­ste di Castil­lo, le qua­li com­pren­de­va­no anche l’instaurazione di un gover­no emer­gen­zia­le e l’introduzione di un copri­fuo­co nazio­na­le. Cir­ca tre ore dopo l’annuncio da par­te di Castil­lo cir­ca le sue inten­zio­ni di scio­glie­re il par­la­men­to e nomi­na­re un nuo­vo gover­no, atto con­si­de­ra­to un auto­gol­pe ovve­ro un col­po di sta­to da par­te di chi sta al pote­re, diver­si mini­stri del suo stes­so gover­no si sono dimes­si e le for­ze arma­te si sono con­si­de­ra­te neu­tra­li nei con­fron­ti del­le par­ti in causa. 

Il Congresso ha votato a favore della decadenza di Castillo dalla carica di presidente, il quale è stato arrestato poco dopo mentre cercava di trovare rifugio politico presso l’ambasciata messicana.

In linea con la costi­tu­zio­ne peru­via­na, al posto di Castil­lo, la sua vice­pre­si­den­te Dil­ma Boluar­te ha assun­to il ruo­lo di capo del­lo sta­to. Ruo­lo che detie­ne tutt’ora. Il gover­no Boluar­te non sem­bra esse­re par­ti­to sot­to i miglio­ri auspi­ci visto che sono già due i mini­stri che si sono dimes­si. Que­sta cri­si è solo l’ultima che dal 2016 ad oggi ha por­ta­to il Perù a cam­bia­re oltre sei pre­si­den­ti. Uno di que­sti, Manuel Meri­no, si è dimes­so dopo sola­men­te cin­que gior­ni e a segui­to di vio­len­te pro­te­ste, regi­stran­do un indi­ce di gra­di­men­to di appe­na il 6%. La figu­ra di Pedro Castil­lo è quan­to­me­no sin­go­la­re nel­la recen­te e tra­va­glia­ta sto­ria poli­ti­ca peru­via­na. Si trat­ta del pri­mo pre­si­den­te di sini­stra in oltre vent’anni, in segui­to alla desti­tu­zio­ne del pre­si­den­te-dit­ta­to­re Alber­to Fuji­mo­ri nel 2000. Fuji­mo­ri fu con­dan­na­to dal­la Cor­te Supre­ma peru­via­na per un ampio ven­ta­glio di crimini.

Tra questi figurano anche crimini contro l’umanità commessi tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta.

Pri­ma duran­te il san­gui­no­so con­flit­to inter­no tra il gover­no peru­via­no e il movi­men­to maoi­sta Sen­tie­ro Lumi­no­so. Suc­ces­si­va­men­te con il Movi­men­to Rivo­lu­zio­na­rio Tupac Ama­ru. Nel­le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 2021, che l’hanno visto vit­to­rio­so, Castil­lo ha scon­fit­to pro­prio la figlia mag­gio­re di Fuji­mo­ri, Kei­ko. Castil­lo, ex inse­gnan­te, ex agri­col­to­re ed ex sin­da­ca­li­sta, è riu­sci­to ad arri­va­re alla cari­ca di pre­si­den­te facen­do leva sul mal­con­ten­to del­la popo­la­zio­ne rura­le peru­via­na, mar­ca­ta da pro­fon­de sof­fe­ren­ze e pri­va­zio­ni mate­ria­li. Un quar­to dei 33 milio­ni di abi­tan­ti del Perù vive in pover­tà. Secon­do le Nazio­ni Uni­te, è il pae­se con il più alto tas­so di insi­cu­rez­za ali­men­ta­re di tut­to il Sud America.

Durante la campagna elettorale Castillo aveva promesso diverse misure per alleviare l’erosione sociale ed economica della società peruviana.

Tra esse la tota­le nazio­na­liz­za­zio­ne dell’industria estrat­ti­va, la riscrit­tu­ra com­ple­ta del­la costi­tu­zio­ne peru­via­na e il rad­dop­pio del bud­get desti­na­to all’educazione. Oggi mol­ti di quel­li che lo han­no sup­por­ta­to duran­te la cam­pa­gna elet­to­ra­le del 2021, soprat­tut­to nel­le zone rura­li andi­ne, sono disil­lu­si nei con­fron­ti di Castil­lo. La cau­sa prin­ci­pa­le è la man­can­za di beni e ser­vi­zi essen­zia­li, che duran­te la sua pre­si­den­za, è anda­ta acuendosi. 

Que­sto anche a cau­sa del­la cri­si del­le mate­rie pri­me e del­le cate­ne di approv­vi­gio­na­men­to glo­ba­li. I rin­ca­ri di cerea­li, man­gi­mi ani­ma­li e fer­ti­liz­zan­ti, cau­sa­ti dall’invasione rus­sa dell’Ucraina, han­no col­pi­to dura­men­te il set­to­re agri­co­lo peru­via­no, in cui è impie­ga­to qua­si un ter­zo del­la for­za lavo­ro del pae­se. La tema­ti­ca dei fer­ti­liz­zan­ti è indi­ca­ti­va dell’immobilismo dell’azione poli­ti­ca di Castil­lo. Infat­ti il gover­no non è riu­sci­to ad acqui­sta­re fer­ti­liz­zan­ti dall’estero. Ben tre offer­te da par­te di com­pa­gnie pri­va­te era­no sta­te can­cel­la­te per negli­gen­za e corruzione.

Oltre a queste problematiche, il Perù risente ancora degli effetti della pandemia. Si tratta del paese con il più alto tasso di mortalità pro capite al mondo.

L’ inef­fi­ca­cia del gover­no di Pedro Castil­lo è sta­ta acui­ta dall’ostru­zio­ni­smo del Con­gres­so, con­trol­la­to da par­ti­ti a lui avver­si. Non sono man­ca­ti gli scan­da­li e le accu­se nei con­fron­ti dell’ex pre­si­den­te. Dall’inizio del suo man­da­to ha nomi­na­to ben cin­que gabi­net­ti, cam­bian­do in tota­le ottan­ta mini­stri. Si è cir­con­da­to di allea­ti poli­ti­ci, alcu­ni dei qua­li sot­to accu­sa o inve­sti­ga­zio­ne per cri­mi­ni qua­li cor­ru­zio­ne ed omi­ci­dio. Inol­tre, nel giu­gno del 2022 ha lascia­to il par­ti­to con cui ave­va vin­to le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li del 2021, Perù Libe­ro. Suc­ces­si­va­men­te ini­ziò a gover­na­re come indi­pen­den­te, dopo che diver­si mem­bri ave­va­no sot­to­li­nea­to l’inefficacia del­le sue poli­ti­che. Castil­lo è ogget­to di oltre sei inve­sti­ga­zio­ni cri­mi­na­li e di sva­ria­te accu­se di ostru­zio­ne del­la giu­sti­zia e cor­ru­zio­ne. In par­ti­co­la­re, è accu­sa­to di esse­re a capo di una pre­sun­ta orga­niz­za­zio­ne cri­mi­na­le. Lo sco­po di que­sta orga­niz­za­zio­ne, secon­do il pro­cu­ra­to­re gene­ra­le peru­via­no, sareb­be quel­lo di mono­po­liz­za­re e con­trol­la­re gli appal­ti sta­ta­li per otte­ne­re gua­da­gni illeciti.

La situazione peruviana è solo uno dei tanti sintomi di un più generale malessere che interessa le democrazie di tutto il Sud America.

In Perù sola­men­te il 21% del­la popo­la­zio­ne si dichia­ra sod­di­sfat­to del pro­prio siste­ma di gover­no. Altri pae­si con tas­si simi­li sono la Colom­bia e il Cile, anche loro inte­res­sa­ti negli scor­si anni da vaste pro­te­ste anti­go­ver­na­ti­ve. Il caso più recen­te del­la fra­gi­li­tà demo­cra­ti­ca di que­sta par­te di mon­do è l’assalto del­la capi­ta­le bra­si­lia­na da par­te di miglia­ia di soste­ni­to­ri dell’ex pre­si­den­te Jair Bol­so­na­ro, scon­fit­to alle recen­ti ele­zio­ni da Luiz Ina­cio Lula da Sil­va. I fat­ti avve­nu­ti in Bra­si­le e le pro­te­ste in cor­so in Perù dimo­stra­no la neces­si­tà impel­len­te di una rin­no­va­ta spin­ta demo­cra­ti­ca e di un nuo­vo e più giu­sto con­trat­to socia­le per l’intera Ame­ri­ca Lati­na, capa­ce di evi­ta­re l’emergere di regi­mi auto­ri­ta­ri come quel­lo che carat­te­riz­za il Vene­zue­la di Nico­las Madu­ro o l’El Sal­va­dor di Nay­ib Buke­le. Auto­stra­de, fer­ro­vie e aero­por­ti spes­so bloc­ca­ti dai mani­fe­stan­ti, inte­re cit­tà inte­res­sa­te da pro­te­ste di mas­sa e una vio­len­za in con­ti­nua esca­la­tion. Il Perù sem­bra avvia­to ver­so una spi­ra­le distrut­ti­va d’instabilità fin trop­po fami­lia­re in Sud Ame­ri­ca. Inver­ti­re la rot­ta per ten­ta­re di sana­re le pro­fon­de pro­ble­ma­ti­che del pae­se richie­de­rà anni di rifor­me, ma è l’unica via per per­met­te­re al Perù di ave­re un futuro. 

Arti­co­lo di Loren­zo Pellegrini

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