Da rileggere per la prima volta. Dalla parte delle bambine

Da rileggere per la prima volta. Dalla parte delle bambine

La not­te di Nata­le si è spen­ta Ele­na Gia­ni­ni Belot­ti, una del­le più impor­tan­ti figu­re del fem­mi­ni­smo ita­lia­no degli anni Set­tan­ta. Tra i tan­ti volu­mi che pro­ven­go­no dal­la sua pen­na, il più impor­tan­te è sicu­ra­men­te Dal­la par­te del­le bam­bi­ne, pub­bli­ca­to per la pri­ma vol­ta nel 1973. 

Si trat­ta di un sag­gio socio­lo­gi­co e peda­go­gi­co che rac­con­ta per la pri­ma vol­ta espli­ci­ta­men­te come le dif­fe­ren­ze di gene­re ven­ga­no inse­gna­te a bam­bi­ni e bam­bi­ne fin dai pri­mi gior­ni di vita. L’autrice ha scel­to di trat­ta­re que­sto argo­men­to per­ché in pri­ma per­so­na si è accor­ta di note­vo­li dif­fe­ren­ze nell’educazione dei bam­bi­ni che l’hanno por­ta­ta a sof­fri­re per la sua con­di­zio­ne di donna. 

Basta leggere un qualunque manuale di psicologia di allora per rendersi conto di quanto un saggio del genere fosse rivoluzionario. 

Nono­stan­te le teo­rie dell’apprendimento fos­se­ro già in voga, nel­le scuo­le si con­ti­nua­va ad inse­gna­re soprat­tut­to Freud. Lo spa­zio dedi­ca­to alle dif­fe­ren­ze di gene­re nei manua­li di peda­go­gia liqui­da­va Ban­du­ra, Mischel e Sears in poche righe, pre­sen­tan­do­li soprat­tut­to come un’alternativa al padre del­la psi­ca­na­li­si o ai cogni­ti­vi­sti. La con­ce­zio­ne di gene­re e la sua matri­ce socia­le, nean­che a dir­lo, non veni­va mini­ma­men­te pre­sa in considerazione. 

Già nel 1973, la peda­go­gi­sta Gia­ni­ni Belot­ti scriveva: 

Si par­la anco­ra dell’invidia del pene. […] C’è mol­to da discu­te­re se “l’invidia del pene” sia, come sostie­ne la psi­ca­na­li­si, un ele­men­to del­la psi­co­lo­gia fem­mi­ni­le che ha radi­ci nel­le dif­fe­ren­ze ana­to­mi­che tra i due ses­si o non abbia inve­ce radi­ci socia­li. Insom­ma, le bam­bi­ne invi­dia­no i maschi per­ché quel­li pos­sie­do­no il pene o li invi­dia­no per­ché, essen­do pos­ses­so­ri del pene, godo­no di innu­me­re­vo­li pri­vi­le­gi che loro non hanno? 

Il libro mostra uno stu­dio com­ple­to su come tut­ta la vita del­le don­ne da pri­ma anco­ra che nasces­se­ro sia social­men­te con­di­zio­na­ta. È Gia­ni­ni Belot­ti che per la pri­ma vol­ta lo scri­ve su carta. 

La prima parte, dedicata alla figlia ancora non nata, inizia dal linguaggio: 

l’autrice ana­liz­za i modi di dire asso­cia­ti alla gra­vi­dan­za, gli augu­ri che ven­go­no fat­ti alle don­ne e le cre­den­ze ad essa lega­te. Se oggi sia­mo abi­tua­ti a discu­te­re di una matri­ce socia­le del lin­guag­gio che influen­za le nostre per­ce­zio­ni e i nostri com­por­ta­men­ti e con­tri­bui­sce atti­va­men­te a sov­ver­ti­re o sup­por­ta­re un siste­ma, basta dare una bre­ve let­tu­ra ad un manua­le di que­gli anni per ren­der­si con­to che al lin­guag­gio è dedi­ca­to uno spa­zio mise­ro e superficiale. 

Il rap­por­to tra bam­bi­no e lin­guag­gio è descrit­to solo in ter­mi­ni «pra­ti­ci», non vi è alcun rife­ri­men­to al pote­re del lin­guag­gio come agen­te socia­le se non nei manua­li di base che stan­no mol­to atten­ti a sot­to­li­nea­re quan­do cer­ti con­cet­ti sono trop­po «filo­so­fi­ci». Par­ti­re con un’analisi del lin­guag­gio – tra atto­ri socia­li altri rispet­to alle bam­bi­ne – è insie­me dun­que rivo­lu­zio­na­rio ed illu­mi­nan­te

Dopo di che, l’analisi si sposta sull’educazione che viene data alle bambine in casa (da genitori e parenti) e a scuola. 

Qui Gia­ni­ni Belot­ti rac­con­ta e ana­liz­za le osser­va­zio­ni che ha potu­to fare in pri­ma per­so­na pres­so il Cen­tro Nasci­ta Mon­tes­so­ri di Roma (che ha diret­to dal 1960 al 1980). 

In que­sta ricer­ca etno­gra­fi­ca a tut­ti gli effet­ti, Gia­ni­ni Belot­ti dimo­stra che bam­bi­ni e bam­bi­ne han­no gli stes­si impul­si. Se in una pri­ma fase essi pos­so­no fare gli stes­si gio­chi, spor­car­si allo stes­so modo, difen­der­si con la stes­sa for­za, a par­ti­re già dai 3 anni per le fem­mi­ne si comin­cia ad ave­re pre­te­se diver­se. La loro aggres­si­vi­tà vie­ne levi­ga­ta, ven­go­no instra­da­te ver­so diver­si tipi di gio­chi, ven­go­no edu­ca­te alla pazien­za e alla cosid­det­ta fem­mi­ni­li­tà. L’educazione alle dif­fe­ren­ze di gene­re vie­ne fat­ta anche con i bam­bi­ni, che ven­go­no dire­zio­na­ti ver­so gio­chi di lot­te tra nemi­ci e che ven­go­no loda­ti quan­to più si mostra­no ribel­li ed ener­gi­ci

La ricer­ca dell’autrice con­ti­nua fino alle scuo­le medie ana­liz­zan­do non più solo i gio­chi, ma anche il rap­por­to con la crea­ti­vi­tà, l’indipendenza, la let­te­ra­tu­ra. Accan­to alla voce auto­re­vo­le ed esper­ta del­la peda­go­gi­sta, il libro ripor­ta tan­tis­si­mi rac­con­ti di geni­to­ri e inse­gnan­ti che offro­no scor­ci di vita espli­ca­ti­vi e fun­zio­na­li alle ana­li­si che seguiranno. 

Al tempo della pubblicazione, né l’autrice né la casa editrice (Feltrinelli) si aspettavano che il libro potesse avere successo. 

For­tu­na­ta­men­te, si sba­glia­va­no: anco­ra oggi vie­ne ripub­bli­ca­to e ha per­mes­so al fem­mi­ni­smo ita­lia­no di ini­zia­re a discu­te­re dei temi del­le dif­fe­ren­ze di gene­re in manie­ra eccel­len­te, come da allo­ra non ha mai smes­so di fare. Dal­la par­te del­le bam­bi­ne è da con­si­de­rar­si un clas­si­co mani­fe­sto del fem­mi­ni­smo ita­lia­no degli anni Set­tan­ta, ma anche e soprat­tut­to un manua­le di socio­lo­gia e peda­go­gia impre­scin­di­bi­le per chiun­que voglia for­ma­re ed edu­ca­re con consapevolezza. 

Non è una let­tu­ra faci­le, nono­stan­te le sue poche pagi­ne: i ter­mi­ni uti­liz­za­ti dall’autrice sono più vici­ni a quel­li di un testo sco­la­sti­co che non di un roman­zo e i temi trat­ta­ti non sono sem­pre faci­li da com­pren­de­re né si appren­do­no a cuor leg­ge­ro. «A nes­su­no pia­ce sco­pri­re di esse­re con­si­de­ra­ti indi­vi­dui di secon­da cate­go­ria» – scri­ve sem­pre l’autrice – ed infat­ti que­sto manua­le è da con­si­de­rar­si d’obbligo per chi già abbia basi di socio­lo­gia e/o peda­go­gia e che sia già entra­to in con­tat­to con il pen­sie­ro fem­mi­ni­sta. Mol­ti pas­sag­gi potreb­be­ro risul­ta­re non solo di dif­fi­ci­le com­pren­sio­ne, ma anche estre­mi e si potreb­be otte­ne­re un effet­to non sperato. 

Leggendo il libro ci si trova davanti a un’Italia che per molti versi è cambiata: 

le pos­si­bi­li­tà del­le don­ne di oggi sono mol­te di più rispet­to a quel­le di allo­ra e tan­te azio­ni allo­ra proi­bi­te sono oggi mol­to più tol­le­ra­te. Nono­stan­te ciò, rima­ne un libro attua­le e que­sto deve far pen­sa­re: ecco per­ché nel 2014 Lore­da­na Lip­pe­ri­ni ne ripre­se il tito­lo pub­bli­can­do Anco­ra dal­la par­te del­le bam­bi­ne, un sag­gio che ripren­de quel­lo di Gia­ni­ni Belot­ti e lo adat­ta alla modernità. 

Rima­sta com­bat­ti­va per le cau­se in cui ha sem­pre cre­du­to fino agli ulti­mi anni, l’autrice ha avu­to modo di con­fron­ta­re le bam­bi­ne di ieri e le bam­bi­ne di oggi con­clu­den­do che c’è anco­ra biso­gno di sta­re dal­la loro par­te. Attac­ca­te ora non solo dal­la cul­tu­ra patriar­ca­le, ma soprat­tut­to dal­la sub­do­la cul­tu­ra dell’immagine e del cor­po che pre­sen­ta come eman­ci­pa­zio­ne la cara e vec­chia oppres­sio­ne Dal­la par­te del­le bam­bi­ne è insom­ma uno dei testi più impor­tan­ti non solo per il fem­mi­ni­smo, ma per la for­ma­zio­ne. Se oggi le vite del­le bam­bi­ne sono miglio­ri e si comin­cia a par­la­re di temi così impor­tan­ti anche in con­te­sti non acca­de­mi­ci, è gra­zie a stu­dio­se e com­pa­gne come Gia­ni­ni Belot­ti. A lei che ci ha da poco lascia­ti va un pen­sie­ro spe­cia­le e il sem­pre vivo rin­gra­zia­men­to per aver sapu­to dire, quan­do anco­ra era proi­bi­to: «Spu­tia­mo su Freud!».

Con­di­vi­di:
Giulia Scolari
Scien­zia­ta del­le meren­di­ne, chi ha det­to che la mate­ma­ti­ca non è un’opinione non mi ha mai cono­sciu­ta. Scri­vo di quel­lo che mi pia­ce per­ché resti così e di quel­lo che odio spe­ran­do che cambi.

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