La comunità come soluzione alla crisi energetica

A par­ti­re da feb­bra­io 2022, in segui­to all’invasione dell’esercito rus­so in Ucrai­na, nel mon­do glo­ba­liz­za­to con­tem­po­ra­neo si sono veri­fi­ca­ti una serie di muta­men­ti di equi­li­bri pre­e­si­sten­ti che, da un pun­to di vista geo­po­li­ti­co, garan­ti­va­no deter­mi­na­ti approv­vi­gio­na­men­ti di risor­se pro­ve­nien­ti dagli sta­ti più diret­ta­men­te inte­res­sa­ti dal con­flit­to: Ucrai­na e Fede­ra­zio­ne Rus­sa. Quest’ultimi, esu­lan­do dal pia­no poli­ti­co, riguar­da­no a livel­lo mate­ria­le l’apertura di due fron­ti di cri­si: quel­lo ali­men­ta­re, che sta col­pen­do in manie­ra più net­ta alcu­ne aree del mon­do, e quel­lo ener­ge­ti­co, che inve­ce inte­res­sa più diret­ta­men­te l’Europa, che alle mate­rie pri­me pro­ve­nien­ti dal­la Rus­sia era ed è tutt’ora note­vol­men­te legata. 

Sof­fer­man­do­ci ora su que­sto secon­do aspet­to, la dipen­den­za ener­ge­ti­ca dal­la Rus­sia ha fat­to emer­ge­re fin dall’inizio una real­tà già ben nota ai ver­ti­ci poli­ti­ci occi­den­ta­li, che da anni dove­va­no fare i con­ti con il gran­de pote­re di ricat­to poli­ti­co ed eco­no­mi­co che la Rus­sia detie­ne essen­do for­ni­to­re diret­to di cir­ca un ter­zo di tut­to il gas impor­ta­to dall’inte­ra Unio­ne euro­pea (dati pre­ce­den­ti all’invasione). La neces­si­tà di crea­re un distac­co poli­ti­co dal­la Rus­sia per i pae­si del pat­to Euro atlan­ti­co ha reso fin da subi­to evi­den­te che l’unico modo per svin­co­lar­si dal­le sue for­ni­tu­re nel bre­ve-medio ter­mi­ne fos­se quel­lo di lavo­ra­re al fine di otte­ne­re una diver­si­fi­ca­zio­ne del­le fon­ti ener­ge­ti­che di cui ogni pae­se si rifor­ni­sce, uni­to ad un più gene­ra­le dibat­ti­to sull’indipendenza ener­ge­ti­ca. In un secon­do momen­to poi, è sta­to evi­den­te come l’incertezza gene­ra­ta dai sud­det­ti even­ti geo­po­li­ti­ci abbia por­ta­to ad un aumen­to gene­ra­liz­za­to dei prez­zi che, uni­to ad una mano­vra spe­cu­la­ti­va denun­cia­ta da più par­ti, che ha impli­ca­to anche un inter­ven­to dell’Anti­tru­st, ha con­dot­to all’attuale cri­si ener­ge­ti­ca in cor­so oltre che ad un’ulteriore rifles­sio­ne poli­ti­ca su come man­te­ne­re i prez­zi dell’energia sta­bi­li nel tem­po sen­za che essi sia­no vin­co­la­ti agli sbal­zi e alle spe­cu­la­zio­ni tipi­che del mercato. 

La rispo­sta imme­dia­ta del gover­no ita­lia­no, nel bre­ve perio­do neces­sa­ria­men­te vol­ta all’obiettivo del­la diver­si­fi­ca­zio­ne del­le fon­ti, è sta­ta fin da subi­to quel­la di chiu­de­re accor­di con alcu­ni pae­si nor­da­fri­ca­ni (Alge­ria ed Egit­to in par­ti­co­la­re) per una for­ni­tu­ra di mate­rie pri­me ener­ge­ti­che per i pros­si­mi anni a prez­zi più con­ve­nien­ti a cau­sa del­la vici­nan­za geo­gra­fi­ca. La mis­sio­ne ita­lia­na, ini­zia­ta già con il gover­no Dra­ghi, è sta­ta por­ta­ta avan­ti dal nuo­vo gover­no Melo­ni. È infat­ti noti­zia di pochi gior­ni fa la visi­ta di Gior­gia Melo­ni in Alge­ria con l’obiettivo di aumen­ta­re ulte­rior­men­te il gas in arri­vo tra­mi­te il gasdot­to Tran­smed da quel­lo che oggi è il nostro mag­gio­re for­ni­to­re di gas (cir­ca il 40% del totale). 

Que­sta stra­te­gia, che sostan­zial­men­te si pre­fi­gu­ra come la crea­zio­ne di lega­me geo­po­li­ti­co non più con la Fede­ra­zio­ne Rus­sa ma con altri part­ner, è sta­ta cri­ti­ca­ta da più voci poi­ché effi­ca­ce sola­men­te in un bre­ve perio­do ma non nel lun­go ter­mi­ne. Nel­lo spe­ci­fi­co l’ambizione di svin­co­lar­si dal­la Rus­sia può esse­re rag­giun­ta anche in poco tem­po, infat­ti a dicem­bre 2022 solo il 16% del gas in arri­vo in Ita­lia era di pro­ve­nien­za rus­sa e que­sta è una quo­ta rela­ti­va­men­te bas­sa se si con­ta che l’ammontare pro­ve­nien­te dal­la Rus­sia in pre­ce­den­za si aggi­ra­va cir­ca attor­no al 40%, ma il rischio è quel­lo di vin­co­lar­si allo stes­so modo ad altri pae­si auto­cra­ti­ci che in un futu­ro potreb­be­ro far vale­re sul­le deci­sio­ni dei nostri gover­ni il loro pote­re di ricat­to ine­vi­ta­bil­men­te for­te. In par­ti­co­la­re nel caso alge­ri­no si trat­ta di un pae­se che ha una linea di poli­ti­ca este­ra piut­to­sto vici­na a quel­la russa. 

Chia­ra­men­te l’indipendenza ener­ge­ti­ca tota­le resta un mirag­gio lon­ta­no e nel bre­ve perio­do risul­ta par­ti­co­lar­men­te dif­fi­ci­le tro­va­re solu­zio­ni effi­ca­ci, ma esi­ste una via per­cor­ri­bi­le che potreb­be uni­re allo stes­so tem­po l’esigenza di indi­pen­den­za ener­ge­ti­ca da pae­si este­ri a quel­la di ridur­re l’impatto ambien­ta­le dei nostri con­su­mi. Si trat­ta di una stra­da che fa rife­ri­men­to al con­cet­to più gene­ra­le di loca­li­smo e comu­ni­tà ener­ge­ti­ca. L’idea alla base di que­ste real­tà si tro­va nel con­cet­to di pro­su­mer (“pro­su­ma­to­re”), ovve­ro l’unione del­le figu­re di pro­dut­to­re di ener­gia e con­su­ma­to­re del­la stes­sa. Le comu­ni­tà ener­ge­ti­che, infat­ti, pos­so­no esse­re svi­lup­pa­te libe­ra­men­te da pri­va­ti cit­ta­di­ni e asso­cia­zio­ni e svol­go­no la loro fun­zio­ne tra­mi­te la pro­du­zio­ne di ener­gia e la sua con­di­vi­sio­ne in un’ottica di auto­con­su­mo, pro­du­cen­do sia una serie di bene­fi­ci oltre a crea­re sta­bi­li­tà di prez­zo e indi­pen­den­za dal mer­ca­to e, in una misu­ra limi­ta­ta, anche da pae­si este­ri e gran­di cen­tra­li elettriche. 

L’ultimo inter­ven­to pub­bli­co di incen­ti­vo in mate­ria è sta­to con­dot­to nel 2020 dal gover­no Con­te II, e oggi pos­sia­mo affer­ma­re con cer­tez­za che i finan­zia­men­ti sono trop­po scar­si rispet­to al neces­sa­rio viste anche le con­tin­gen­ze sto­ri­che che ci spin­go­no sul­lo svi­lup­po sem­pre mag­gio­re di que­sta strada. 

L’autoconsumo di piccole comunità non si fonda infatti su aspetti ideologici ma presenta due livelli di vantaggi, economici e ambientali. 

Sul pia­no eco­no­mi­co infat­ti si pro­dur­reb­be, dopo un cor­po­so inve­sti­men­to, un gran­de van­tag­gio nel medio-lun­go ter­mi­ne con­si­sten­te in ter­mi­ni pra­ti­ci nell’abbattimento dei costi ener­ge­ti­ci per tut­ti i mem­bri del­la comu­ni­tà poi­ché essi non sareb­be­ro più lega­ti ai prez­zi flut­tuan­ti del­le mate­rie pri­me. Inol­tre, si andreb­be a con­tra­sta­re il feno­me­no del­la pover­tà ener­ge­ti­ca che è sem­pre una real­tà più minac­cio­sa per mol­ti indi­vi­dui. Infat­ti, la strut­tu­ra del­le comu­ni­tà ener­ge­ti­che por­ta ad una con­cre­ta mas­si­miz­za­zio­ne dell’energia pro­dot­ta, mini­miz­zan­do gli spre­chi gra­zie ad una rete con­di­vi­sa che per­met­te a tut­ti i mem­bri di usu­frui­re dell’energia pro­dot­ta nei momen­ti in cui vi sono degli eccessi. 

I bene­fi­ci ambien­ta­li inve­ce si riscon­tre­reb­be­ro in ter­mi­ni di ridu­zio­ne radi­ca­le di emis­sio­ni inqui­nan­ti e cli­mal­te­ran­ti, visto che ogni comu­ni­tà ener­ge­ti­ca si fon­da essen­zial­men­te sul­la pro­du­zio­ne di ener­gia di tipo rinnovabile. 

La real­tà ita­lia­na descrit­ta dal con­sue­to report annua­le di Legam­bien­te ci per­met­te di dedur­re che nel nostro pae­se si sta veri­fi­can­do un buon aumen­to in ter­mi­ni di pre­sen­za e ini­zia­ti­ve vol­te al con­so­li­da­men­to di pro­get­ti di comu­ni­tà ener­ge­ti­che, se ne con­ta­no infat­ti 100 con un aumen­to del 59% fra giu­gno 2021 e mag­gio 2022, ma trop­po spes­so que­ste sono lascia­te alle ini­zia­ti­ve pri­va­te e sen­za un mar­ca­to soste­gno pub­bli­co nell’ambito più gene­ra­le del­le poli­ti­che ambien­ta­li. Spes­so, infat­ti, pur in pre­sen­za di un costan­te calo di prez­zo dei pan­nel­li sola­ri (cer­ti­fi­ca­to a ‑87% negli ulti­mi 10 anni da Bloom­berg New Ener­gy Finan­ce), l’investimento per la costi­tu­zio­ne di una comu­ni­tà ener­ge­ti­ca risul­ta esse­re trop­po one­ro­so e i van­tag­gi eco­no­mi­ci in ter­mi­ni con­cre­ti si pos­so­no nota­re solo dopo qual­che anno. In atte­sa di un gover­no che comin­ci a con­si­de­ra­re l’investimento in comu­ni­tà ener­ge­ti­che come un tas­sel­lo fon­da­men­ta­le del­le pro­prie stra­te­gie di poli­ti­che ambien­ta­li e miti­ga­zio­ne del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, e che appli­chi i già noti pia­ni e le diret­ti­ve euro­pee rela­ti­ve al tema, è bene comun­que limi­tar­si ad indi­ca­re quel­la che sem­bra esse­re la stra­da più logi­ca e bene­fi­ca che rie­sca ad uni­re una mol­te­pli­ci­tà di neces­si­tà del momen­to e che, pro­ba­bil­men­te, rimar­ran­no tali a lungo 

Con­di­vi­di:
Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.

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