Pillole di economia. Perché i commercianti si rifiutano di usare il POS?

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


Le rifor­me del gover­no Melo­ni per la Leg­ge di Bilan­cio 2023 sono sta­te tan­te, anche se non tut­te sono anda­te a buon fine. Il ten­ta­ti­vo del­la Pre­mier, dal­le sue paro­le, è quel­lo di incen­ti­va­re la ripre­sa eco­no­mi­ca, a comin­cia­re dai com­mer­cian­ti e dal­le azien­de del set­to­re ter­zia­rio. Una del­le pro­po­ste di leg­ge del­lo scor­so dicem­bre, for­se la più discus­sa, riguar­da­va pro­prio l’utilizzo del POS e le sue limi­ta­zio­ni. Non è la pri­ma vol­ta che al Gover­no que­sto argo­men­to ha crea­to discor­dia, anzi. Il POS è ogget­to di discus­sio­ne ricor­ren­te ed è sta­to ogget­to di con­tro­ver­sie tra i dif­fe­ren­ti Gover­ni anche negli anni pas­sa­ti. Chi deve dispor­ne? Qual è il valo­re mini­mo che va accet­ta­to dagli eser­cen­ti? Quan­do inve­ce que­sti pos­so­no rifiu­ta­re un paga­men­to con car­ta o bancomat?

In Ita­lia l’obbligo del POS vige dal 2012, quan­do il Gover­no Mon­ti varò il Decre­to-leg­ge 179/2012 art. 14 com­ma IV, meglio cono­sciu­to come il Decre­to Cre­sci­ta 2.0. A quel tem­po, il paga­men­to mini­mo che pote­va esse­re ese­gui­to tra­mi­te POS era di 30 euro. Tut­ta­via, anche se la nor­ma entrò in vigo­re e gli eser­cen­ti era­no effet­ti­va­men­te obbli­ga­ti ad accet­ta­re paga­men­ti con car­ta di debi­to, non esi­ste­va alcu­na san­zio­ne per chi vio­la­va il decre­to. Una para­dos­sa­le con­di­zio­ne per cui, nono­stan­te la leg­ge esi­sten­te, furo­no com­mer­cian­ti e pro­fes­sio­ni­sti a sce­glie­re se accet­ta­re paga­men­ti POS o meno: non era pre­vi­sta alcu­na puni­zio­ne per chi non ne disponesse. 

Nel 2016 il gover­no Ren­zi pro­se­guì per la stes­sa rot­ta: si optò per un’implementazione dell’uso del POS. Ven­ne ridot­ta la soglia mini­ma di paga­men­to a 5 euro e si intro­dus­se la pos­si­bi­li­tà di uti­liz­za­re car­te di cre­di­to. Anche in que­sto caso, però, le ambi­gui­tà pre­vi­ste dai decre­ti non man­ca­va­no. Il Gover­no ave­va ammes­so una dero­ga alla nor­ma­ti­va, lega­ta ad un’impos­si­bi­li­tà tec­ni­ca per l’esercente di uti­liz­za­re il POS. Sen­za for­ni­re ulte­rio­ri pre­ci­sa­zio­ni, il trend che ne deri­vò fu lo stes­so in tut­ta Ita­lia: chi non vole­va accet­ta­re paga­men­ti elet­tro­ni­ci si giu­sti­fi­ca­va con un tem­po­ra­neo mal­fun­zio­na­men­to del POS. Anche con que­sto decre­to poi non era­no pre­vi­ste mul­te per eser­cen­ti sprov­vi­sti del dispo­si­ti­vo. Allo stes­so modo, gli eser­cen­ti era­no sì obbli­ga­ti ad accet­ta­re car­te o ban­co­mat, ma non c’era alcun deter­ren­te che gli faces­se pre­fe­ri­re il contrario. 

Fu il Gover­no Con­te II, tre anni dopo, ad intro­dur­re le san­zio­ni attra­ver­so un decre­to fisca­le (Decre­to Leg­ge n.124/2019 ). A par­ti­re da luglio 2020, il rischio per ogni eser­cen­te che si fos­se rifiu­ta­to di accet­ta­re paga­men­ti POS sareb­be sta­to di 30 euro, som­ma­ti al 4% del paga­men­to in que­stio­ne. Que­sto decre­to destò però le pole­mi­che dei com­mer­cian­ti, e fu abro­ga­to poco dopo. 

Con Dra­ghi la que­stio­ne POS diven­ne ine­vi­ta­bil­men­te una vera prio­ri­tà per il Gover­no. Pri­ma di tut­to per­ché la neces­si­tà di risol­ve­re una que­stio­ne aper­ta ormai da die­ci anni era impor­tan­te per otte­ne­re cre­di­bi­li­tà; ma soprat­tut­to, per­ché l’introduzione di san­zio­ni risul­tò qua­si ine­vi­ta­bi­le. All’Italia spet­ta­va­no dei fon­di del PNRR vol­ti alla lot­ta all’evasione fisca­le: ridur­re l’utilizzo dei con­tan­ti risul­ta­va un dove­re imme­dia­to del Gover­no. Dal­lo scor­so 30 giu­gno 2022 le san­zio­ni entra­ro­no in vigo­re, ai dan­ni di tut­ti gli eser­cen­ti che non accet­ta­no paga­men­ti elettronici.

Dopo aver ana­liz­za­to una sto­ria così tra­va­glia­ta e com­ples­sa, è qua­si natu­ra­le doman­dar­si: per­ché mai il paga­men­to elet­tro­ni­co è un meto­do tan­to odia­to dagli esercenti?

La veri­tà è che, a dif­fe­ren­za di quel­lo in con­tan­ti, com­por­ta costi aggiun­ti­vi non tra­scu­ra­bi­li. Secon­do alcu­ni stu­di dell’Osser­va­to­rio Con­fron­ta­Con­ti, ad oggi chi detie­ne il POS deve ine­vi­ta­bil­men­te soste­ner­ne anche i costi fis­si e varia­bi­li. Se si con­si­de­ra­no le pos­si­bi­li­tà a dispo­si­zio­ne di pro­fes­sio­ni­sti e com­mer­cian­ti, si note­rà imme­dia­ta­men­te che il costo non è affat­to irri­so­rio. Nono­stan­te le tarif­fe sia­no dimi­nui­te del 59% rispet­to al 2017, sono anco­ra oggi ogget­to di polemica. 

Innanzitutto, si stima che la spesa media per munirsi del POS si aggiri attorno ai 28 euro. In certi casi è possibile optare per una sorta di abbonamento: il costo medio del canone mensile è di 8,73 euro

Oltre agli impre­scin­di­bi­li costi fis­si, però, è neces­sa­rio soste­ne­re anche quel­li varia­bi­li, san­ci­ti dal­le com­mis­sio­ni. Una com­mis­sio­ne cor­ri­spon­de al tas­so che vie­ne trat­te­nu­to dall’istituto finan­zia­rio per la gestio­ne del paga­men­to. In paro­le più sem­pli­ci, per effet­tua­re il pas­sag­gio di dena­ro dal con­to cor­ren­te del clien­te al con­to cor­ren­te dell’esercente, la ban­ca trat­tie­ne una per­cen­tua­le, che diven­ta quin­di il costo del­la transazione.

Se si con­si­de­ra il cir­cui­to Pago­Ban­co­mat, ad esem­pio, le com­mis­sio­ni si aggi­ra­no intor­no al 1,23% del prez­zo paga­to. Ciò signi­fi­ca che se un caf­fè dal valo­re di 1€ vie­ne paga­to attra­ver­so que­sto cir­cui­to, l’esercente incas­sa 0,9877 euro. Oltre a Pago­Ban­co­mat, gli altri cir­cui­ti han­no un sag­gio che si aggi­ra attor­no al 1,35%. Nono­stan­te sia anco­ra una per­cen­tua­le con­si­de­re­vo­le, rispet­to al 2017 è sta­ta ridot­ta cir­ca del­lo 0,50%. Una pic­co­la dif­fe­ren­za la fa la scel­ta del POS da uti­liz­za­re: quel­lo fis­so com­por­ta com­mis­sio­ni leg­ger­men­te meno one­ro­se di quel­lo mobi­le (1,12% con­tro l’1,4%). 
Pro­prio per­ché basa­te su una per­cen­tua­le, le com­mis­sio­ni han­no un peso più rile­van­te su cifre ele­va­te. Com­pran­do per esem­pio una lava­tri­ce da 500 euro, il costo del paga­men­to elet­tro­ni­co è di ben 6,15 euro.

Vista così, la spe­sa che rica­de sul­le spal­le dei com­mer­cian­ti potreb­be sem­bra­re irri­le­van­te. Si ten­ga pre­sen­te però che la pro­spet­ti­va cam­bia, se si con­si­de­ra­no le tran­sa­zio­ni nel loro com­ples­so. Una pastic­ce­ria che ogni gior­no ven­de 100 fet­te di tor­ta da 5 euro, gua­da­gne­rà (sul­la car­ta) 15.000 euro al mese. Se però i paga­men­ti venis­se­ro fat­ti esclu­si­va­men­te attra­ver­so POS, il costo del­le tran­sa­zio­ni di quel mese (sem­pre cal­co­la­te all’1,23%) sareb­be di 184,50 euro.
E’ pro­prio su que­sti costi aggiun­ti­vi che nasco­no i dis­si­di al Gover­no e tra gli eser­cen­ti: chi deve soste­ner­li? E’ giu­sto impor­li alle atti­vi­tà o dovreb­be­ro gra­va­re sul­le tasche del­lo Sta­to? 

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Giorgia Fontana
Ciao! Sono Gior­gia, ho 19 anni e fre­quen­to il cor­so di Eco­no­mia e Mana­ge­ment all’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no. Nel­la vita, mi pia­ce esse­re green e far sape­re agli altri che la soste­ni­bi­li­tà non deve esse­re per for­za noio­sa! Qui su Vul­ca­no, mi tro­ve­re­te come refe­ren­te del­la rubri­ca di Economia :)

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