The Fabelmans. Una lettera d’amore al cinema

The Fabelmans. Una lettera d'amore al cinema

Con la como­di­tà offer­ta dal­le piat­ta­for­me digi­ta­li di strea­ming e gli impe­di­men­ti dovu­ti all’emergenza sani­ta­ria, negli ulti­mi anni si è com­ple­ta­men­te per­sa la voglia e l’entusiasmo di anda­re al cine­ma, pre­fe­ren­do il pro­prio diva­no alle pol­tro­ne in sala. Sce­glien­do, al con­tra­rio, di acco­mo­dar­si nel­le sale cine­ma­to­gra­fi­che, si vivrà un’esperienza mol­to più avvol­gen­te, si potreb­be osa­re dire, magica.

Pro­prio per que­sto moti­vo, pri­ma dell’inizio di The Fabel­mans, il regi­sta Ste­ven Spiel­berg acco­glie il pub­bli­co con un mes­sag­gio, rin­gra­zian­do­lo per aver scel­to di recar­si lì ed entra­re nel­la sua storia. 

The Fabelmans è una vera e propria autobiografia, «una lettera d’amore alla mia famiglia e al cinema», come dice lo stesso Spielberg, descritta come la storia più personale e più toccante che il regista abbia mai raccontato.

La pel­li­co­la rac­con­ta la sto­ria di Sam­my (Gabriel LaBel­le), nome die­tro il qua­le si nascon­de lo stes­so Ste­ven, e del­la sua fami­glia, i Fabel­man. La madre Mitzi è un’artista man­ca­ta, avi­da sogna­tri­ce, a cui fa da con­tral­ta­re il padre Burt, mol­to più rea­li­sta e prag­ma­ti­co. Saran­no pro­prio loro ad avvi­ci­na­re il pic­co­lo Sam­my al cine­ma e da quel momen­to ne rimar­rà per sem­pre affascinato.

Tra ten­sio­ni fami­lia­ri, pro­ble­mi a scuo­lapri­mi amo­ri, la cine­pre­sa sarà sem­pre la fede­le com­pa­gna di Sam­my. Nato come un gio­co, il cine­ma diven­te­rà la sua più gran­de pas­sio­ne: costret­to a lot­ta­re con­tro suo padre, che lo esor­te­rà sem­pre a lasciar per­de­re il suo “hob­by”, riu­sci­rà poi a far­ne un lavoro.

L’amore di Spiel­berg per il cine­ma, e per la sua pro­fes­sio­ne, tra­spa­re fin da subi­to. Nume­ro­se sono le sce­ne dove vie­ne mostra­to come veni­va­no crea­ti e mon­ta­ti i film pri­ma del digi­ta­le. L’auten­ti­ci­tà del­la pel­li­co­la è estre­ma­men­te toc­can­te: mol­to spes­so ci si sen­ti­rà qua­si “di trop­po”, ina­dat­ti a pren­der par­te a una vicen­da così personale. 

Ben presto però ci si renderà conto che la storia di Sammy/Steven potrebbe essere quella di ognuno di noi, giovani sognatori, ognuno coi propri problemi, ad affrontare difficoltà con l’obiettivo di raggiungere i propri scopi. 

Il cine­ma pro­po­ne una visio­ne ori­gi­na­le del­la real­tà, anche se la chia­ve di let­tu­ra vie­ne for­ni­ta, l’interpretazione è tut­ta nel­le mani del pub­bli­co. Incon­sa­pe­vol­men­te, ognu­no di noi, nel suo pic­co­lo, ogni gior­no si met­te in gio­co, cer­can­do di inter­pre­ta­re diver­si aspet­ti del pro­prio mon­do: non è neces­sa­rio diven­ta­re regi­sti, scrit­to­ri o pit­to­ri. C’è arte e crea­ti­vi­tà in ogni pen­sie­ro o opi­nio­ne, può cam­bia­re la pro­spet­ti­va, ma ogni sguar­do sarà sem­pre unico.

Il cine­ma, come ogni for­ma d’arte, può esse­re uno stru­men­to in gra­do di aiu­tar­ci ad ali­men­ta­re la nostra fan­ta­sia e le nostre pas­sio­ni, può far­ci pro­va­re emo­zio­ni con­tra­stan­ti e susci­ta­re doman­de. Ecco per­ché è impor­tan­te viver­lo in una sala pie­na di per­so­ne: l’arte è con­di­vi­sio­ne e, for­se, è pro­prio que­sto il moti­vo per cui Spiel­berg ha scel­to di aprir­si e rac­con­ta­re a tut­ti la sua storia.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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