Bookadvisor, consigli di lettura di febbraio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta. 


Il gio­co spor­co. L’uso dei migran­ti come arma impro­pria, Vale­rio Nico­lo­si (Riz­zo­li) – recen­sio­ne di Ange­la Perego 

Da un lato, c’è quel­lo che i pro­fu­ghi chia­ma­no il game, ovve­ro il per­cor­so che devo­no affron­ta­re per arri­va­re a Trie­ste dal­la Bosnia, dopo aver attra­ver­sa­to innu­me­re­vo­li altre fron­tie­re lun­go la rot­ta bal­ca­ni­ca. Si trat­ta di una vera e pro­pria lot­te­ria, in cui chi vin­ce ha la pos­si­bi­li­tà di rico­min­cia­re una nuo­va vita in Euro­pa, ma chi per­de vie­ne pic­chia­to, umi­lia­to, deru­ba­to e man­da­to indie­tro dal­la poli­zia croa­ta o da quel­la slo­ve­na. Costret­to a rico­min­cia­re tut­to dac­ca­po, insom­ma, a “ripas­sa­re dal via”, un po’ come nel Mono­po­li, se non fos­se che tut­to que­sto avvie­ne sul­la pel­le di per­so­ne in car­ne ed ossa le cui richie­ste d’asilo, secon­do il dirit­to inter­na­zio­na­le, dovreb­be­ro esse­re valu­ta­te una ad una, e che inve­ce ven­go­no respin­te per garan­ti­re l’impermeabilità del­la “For­tez­za Euro­pa”. Una roc­ca­for­te nel­la qua­le i Pae­si euro­pei han­no deci­so di bar­ri­car­si a tut­ti i costi, sen­za mini­ma­men­te bada­re al rispet­to dei dirit­ti uma­ni ed espo­nen­do­si allo stes­so tem­po al ricat­to di gover­ni come quel­lo tur­co, pron­to di tan­to in tan­to ad apri­re i rubi­net­ti del­le migra­zio­ni e ad uti­liz­za­re le per­so­ne in viag­gio come arma per fare pres­sio­ne sull’Unione Euro­pea. Dall’altro lato, dun­que, c’è il gio­co spor­co dei gover­ni, che vedo­no le per­so­ne migran­ti come sem­pli­ci pedi­ne, oppu­re come un pro­ble­ma da nascon­de­re sot­to il tap­pe­to. 
Tut­to que­sto ren­de la rot­ta bal­ca­ni­ca un infer­no fat­to di sen­tie­ri imper­vi, inver­ni rigi­di, vio­len­ze da par­te del­la poli­zia, che dise­gna cro­ci con la ver­ni­ce sul­le teste appe­na rasa­te dei migran­ti e si acca­ni­sce con i man­ga­nel­li sui pie­di del­le per­so­ne in viag­gio, per impe­di­re loro di riten­ta­re il game dopo esse­re sta­te respin­te ille­gal­men­te in Bosnia. Un infer­no che Vale­rio Nico­lo­si rie­sce a rac­con­ta­re come sol­tan­to chi lo ha vis­su­to potreb­be mai fare, inse­gnan­do­ci l’importanza di «sta­re dove biso­gna sta­re», «per­ché c’è sem­pre un luo­go dove una cri­si uma­ni­ta­ria si sta con­su­man­do, dove le vio­la­zio­ni dei dirit­ti uma­ni sono costan­ti». 


San­gui­na anco­ra. L’incredibile vita di Fëdor Dostoe­v­skij, Pao­lo Nori (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Ange­la Perego

«Uno scrit­to­re rus­so, Vasi­lij Roza­nov, descri­ve Dostoe­v­skij come un arcie­re nel deser­to con una fare­tra pie­na di frec­ce che, se ti col­pi­sco­no, esce il san­gue», rac­con­ta lo scrit­to­re e tra­dut­to­re par­men­se Pao­lo Nori nel­le pri­mis­si­me righe del suo roman­zo San­gui­na anco­ra. Ed è pro­prio que­sta capa­ci­tà di Dostoe­v­skij di apri­re, con le pro­prie paro­le, feri­te che for­se non smet­te­ran­no mai di san­gui­na­re, a dare il tito­lo all’opera di Nori, nel­la qua­le egli cer­ca di rispon­de­re nel modo più sem­pli­ce pos­si­bi­le – acces­si­bi­le anche a chi la lin­gua rus­sa non la cono­sce e di Dostoe­v­skij ha let­to appe­na le ope­re mag­gio­ri, o for­se anco­ra nul­la – ad una doman­da com­pli­ca­tis­si­ma: come ha potu­to que­sto «paz­zo bene­det­to che met­te per iscrit­to le doman­de che tut­ti noi ci fac­cia­mo e che non osia­mo con­fes­sa­re a nes­su­no, uomo dall’aspetto insi­gni­fi­can­te, gof­fo, cal­vo, un po’ gob­bo, vec­chio fin da quan­do è gio­va­ne, uomo mala­to, con­fu­so, con­trad­dit­to­rio, dispe­ra­to, ridi­co­lo così simi­le a noi, che rie­sce a mori­re nel momen­to del suo più gran­de suc­ces­so», dive­ni­re un gigan­te del­la let­te­ra­tu­ra non solo rus­sa, ma mon­dia­le, di tut­ti i tempi? 


La Signo­ra Pot­ter non è esat­ta­men­te San­ta Claus, Lau­ra Fer­nán­dez (Sol­fe­ri­no) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

La pic­co­la e fred­da cit­ta­di­na di Kim­ber­ly Clark Wey­mouth sem­bre­reb­be, in appa­ren­za, un pae­se come tan­ti, quel­li in cui tut­ti si cono­sco­no e con­du­co­no una vita tran­quil­la. Avreb­be potu­to esse­re così, se non fos­se sta­to per la scrit­tri­ce Loui­se Feld­man, che ha scel­to di ambien­ta­re il suo famo­sis­si­mo roman­zo La Signo­ra Pot­ter non è esat­ta­men­te San­ta Claus, pro­prio lì. 
Le stra­de pian pia­no si sono popo­la­te sem­pre di più di let­to­ri del roman­zo, alla ricer­ca del­la famo­sa Signo­ra Pot­ter, e di tut­ti i luo­ghi rap­pre­sen­ta­ti nel­la sto­ria. Per di più uno degli abi­tan­ti, Ran­dal Pel­tzer, ha aper­to un nego­zio di sou­ve­nir appo­sta per i turi­sti! Ma il figlio di Ran­dal, Bil­ly, infe­li­ce e stu­fo di un lavo­ro che non si è nem­me­no scel­to, deci­de che for­se è arri­va­to il momen­to di abbas­sa­re la ser­ran­da. Come la pren­de­ran­no gli altri abi­tan­ti?
Adden­trar­si tra le pagi­ne di que­sto roman­zo non è affat­to sem­pli­ce, anzi dopo i pri­mi capi­to­li ci si sen­ti­rà com­ple­ta­men­te diso­rien­ta­ti. Pro­ce­den­do, ci si ren­de­rà ben pre­sto con­to che la magia di que­sta “sto­ria nel­la sto­ria” è pro­prio que­sta: l’intreccio di paro­le, di per­so­nag­gi e di vicen­de. 
Per non par­la­re del­la sin­tas­si: perio­di lun­ghis­si­mi, tan­ti avver­bi, dia­lo­ghi mes­si tra paren­te­si e scrit­ti in maiu­sco­lo. For­se que­sto è uno dei libri più par­ti­co­la­ri che sono sta­ti pub­bli­ca­ti negli ulti­mi mesi. Non mol­to cono­sciu­to, meri­te­reb­be deci­sa­men­te di più. La sto­ria è tra­vol­gen­te, l’atmosfera magi­ca e le sue stra­nez­ze la ren­de­ran­no una let­tu­ra uni­ca nel suo gene­re.


Ti aspet­to a Cen­tral Park, Feli­cia King­sley (New­ton Comp­ton) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Alla Page­tur­ner Publi­shing di New York, Knight Under­wood, edi­tor deten­to­re di record di bestsel­ler, è con­vin­to di esse­re nomi­na­to nuo­vo diret­to­re edi­to­ria­le. Sarà però costret­to a fare i con­ti con Vic­to­ria Wen­der, anche lei otti­ma edi­tor, in par­ti­co­lar modo di roman­zi rosa, gene­re che Knight non tol­le­ra per nien­te. Tra i due si instau­re­rà fin da subi­to un rap­por­to con­flit­tua­le, fino a quan­do non saran­no costret­ti a fare squa­dra, lega­ti da un segre­to dal qua­le dipen­de la car­rie­ra di entram­bi.
Mol­to spes­so la let­te­ra­tu­ra roman­ce vie­ne sot­to­va­lu­ta­ta e con­si­de­ra­ta di bas­so livel­lo, quan­do in real­tà è pro­prio la sua leg­ge­rez­za a esse­re il suo pun­to di for­za. Que­sto roman­zo non è da meno: mol­to scor­re­vo­le, pia­ce­vo­lis­si­mo da leg­ge­re e ben scrit­to, cat­tu­ra l’attenzione in ogni sin­go­lo capi­to­lo. Si fini­rà sen­za nem­me­no accor­ger­se­ne e si sarà qua­si dispia­ciu­ti di aver­lo let­to trop­po in fret­ta. La nuo­va sto­ria sca­tu­ri­ta dal­la pen­na di Feli­cia King­sley è pro­prio ciò che ser­ve per stac­ca­re la spi­na e per­der­si com­ple­ta­men­te tra le stra­de di New York, tra case edi­tri­ci, situa­zio­ni diver­ten­ti e un’accattivante sto­ria d’amore.


Il consiglio della casa editrice Le Lucerne

Fan­ta­smi e guer­rie­ri. Giu­sti­zia e ven­det­ta nell’immaginario giap­po­ne­se, Gior­gio Fabio Colom­bo (Edi­zio­ni Le Lucer­ne) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

«Nel­la Tokyo di oggi, tra i grat­ta­cie­li del­le gran­di socie­tà finan­zia­rie del quar­tie­re Ōte­ma­chi, a due pas­si dal Palaz­zo Impe­ria­le, diri­gen­ti e impie­ga­ti sono sta­ti per mesi sospe­si, sudan­do fred­do, in atte­sa che venis­se comin­cia­ta la ristrut­tu­ra­zio­ne del­la tom­ba di un guer­rie­ro del X seco­lo, anzi, di una sua par­te».
Ini­zia così il volu­me illu­mi­nan­te di Gior­gio Fabio Colom­bo, pro­fes­so­re di dirit­to com­pa­ra­to ita­lo-giap­po­ne­se a Ca’ Fosca­ri e Nagoya ed auto­re di nume­ro­si libri divul­ga­ti­vi. Fan­ta­smi e guer­rie­ri. Giu­sti­zia e ven­det­ta nell’immaginario giap­po­ne­se rac­con­ta in meno di 150 pagi­ne la com­ples­sa inter­re­la­zio­ne tra due mon­di appa­ren­te­men­te oppo­sti – quel­lo del­le favo­le e quel­lo del dirit­to – e dell’enorme impor­tan­za che entram­be le dimen­sio­ni han­no anche nel Giap­po­ne moder­no. Favo­le, miti e leg­gen­de ven­go­no tra­smes­si oral­men­te e sono sog­get­ti a cam­bia­men­ti anche pro­fon­di: sono spes­so nar­ra­zio­ni sem­pli­ci con una mora­le chia­ra che per­met­te soprat­tut­to ai più gio­va­ni di distin­gue­re tra bene e male. Il dirit­to, al con­tra­rio, è da sem­pre visto come l’insieme di tut­to ciò che è rigi­do, seve­ro e dif­fi­ci­le – a por­ta­ta di pochi, ma al con­trol­lo del­la comu­ni­tà inte­ra. Eppu­re, il modo in cui una comu­ni­tà si vede rap­pre­sen­ta­ta o meno dal­la giu­sti­zia ha gran­di con­se­guen­ze sul­la sua qua­li­tà del­la vita e il Giap­po­ne del perio­do Edo dipin­ge la sua idea di giu­sti­zia coi colo­ri del­la cul­tu­ra popo­la­re. 
Colom­bo riper­cor­re le più famo­se sto­rie di fan­ta­smi e guer­rie­ri, i due vol­ti più ricor­ren­ti dell’immaginario dell’epoca, sot­to­li­nean­do gli intrec­ci che solo un esper­to del suo cali­bro potreb­be aver nota­to. «Se il dirit­to di per sé non è trop­po affa­sci­nan­te, resta­no alme­no i rac­con­ti» con­clu­de l’autore. 

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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