Giving What We Can. Donare per migliorare il mondo

Giving What We Can. Donare per migliorare il mondo

Pover­tà estre­ma, cam­bia­men­to cli­ma­ti­co, alle­va­men­ti inten­si­vi, pan­de­mie: vivia­mo in un mon­do pro­ble­ma­ti­co, a dir poco. Come pos­sia­mo fare la dif­fe­ren­za? Un modo è affron­ta­re diret­ta­men­te que­sti pro­ble­mi attra­ver­so la pro­pria car­rie­ra lavo­ra­ti­va. Il tem­po che pas­se­re­mo a lavo­ra­re è una risor­sa enor­me e, riflet­ten­do atten­ta­men­te su come uti­liz­zar­lo al meglio, pos­sia­mo fare gran­di cose. Ma c’è un’altra stra­da, aper­ta a per­so­ne in ogni cam­po lavorativo:

donare parte dei propri guadagni alle organizzazioni che affrontano più efficacemente questi problemi. 

Toby Ord, oggi filo­so­fo mora­le a Oxford, ha ini­zia­to a riflet­te­re su que­sta pos­si­bi­li­tà da stu­den­te, dopo aver let­to alcu­ni scrit­ti del filo­so­fo austra­lia­no Peter Sin­ger. Ren­den­do­si con­to del­la sua posi­zio­ne pri­vi­le­gia­ta, Ord ini­ziò a pen­sa­re: «se dav­ve­ro ho mol­to di più degli altri, e altre per­so­ne potreb­be­ro otte­ne­re mol­to più valo­re da que­sti sol­di di me, allo­ra for­se dovrei fare di più per aiutare». 

Nel 2009, Toby Ord, sua moglie e il suo col­le­ga Will MacA­skill fon­da­ro­no Giving What We Can (GWWC). I mem­bri di quest’organizzazione fir­ma­no la Pled­ge to Give, una pro­mes­sa di dona­re alme­no il 10% dei pro­pri gua­da­gni a enti di bene­fi­cen­za che pos­so­no miglio­ra­re la vita altrui nel modo più effi­ca­ce pos­si­bi­le. Per stu­den­ti e stu­den­tes­se, la per­cen­tua­le è ridot­ta all’1%, esclu­den­do le tas­se uni­ver­si­ta­rie, ed esi­ste anche la Trial Pled­ge, la cui dura­ta e per­cen­tua­le pos­so­no esse­re scel­te individualmente.

Dopo più di 13 anni, la comu­ni­tà di GWWC con­ta più di 9000 per­so­ne che han­no già dona­to 300 milio­ni di dol­la­ri, e pro­mes­so di dona­re 10 vol­te tan­to in futu­ro. Tra i mem­bri tro­via­mo figu­re pro­mi­nen­ti – come lo stes­so Peter Sin­ger, il pre­mio Nobel per l’economia Michael Kre­mer, e l’autore, filo­so­fo e neu­ro­scien­zia­to Sam Har­ris – e per­so­ne comuni. 

Rispet­to a dona­re e basta, impe­gnar­si pub­bli­ca­men­te a far­lo per­met­te di ave­re anco­ra più impat­to. In pri­mo luo­go, fir­ma­re la Pled­ge ren­de psi­co­lo­gi­ca­men­te più faci­le con­ti­nua­re a dona­re in futu­ro: non si trat­ta più solo di bene­fi­cen­za, ma di man­te­ne­re una pro­mes­sa. Inol­tre, entra­re a far par­te di una comu­ni­tà di per­so­ne che si sup­por­ta­no a vicen­da per ren­de­re il mon­do un posto miglio­re può esse­re estre­ma­men­te moti­van­te.

Infi­ne, il nostro com­por­ta­men­to ha una gran­de influen­za su quel­lo altrui, e vice­ver­sa: è più pro­ba­bi­le che ci com­por­te­re­mo altrui­sti­ca­men­te se sap­pia­mo che chi ci cir­con­da già lo fa. Chie­den­do ai suoi mem­bri di impe­gnar­si pub­bli­ca­men­te a dona­re, GWWC pun­ta a nor­ma­liz­za­re una cul­tu­ra del dono, così che sem­pre più per­so­ne sia­no inco­rag­gia­te ad uti­liz­za­re par­te del­le pro­prie risor­se per fare la differenza.

Ma siamo sicuri che donare sia effettivamente utile?

Nel suo libro Doing Good Bet­ter, MacA­skill affer­ma che la mag­gior par­te del­le per­so­ne nei pae­si svi­lup­pa­ti può fare un’enorme quan­ti­tà di bene ad un costo rela­ti­va­men­te con­te­nu­to. Que­sto è vero per due moti­vi: sia­mo estre­ma­men­te ric­chi da un pun­to di vista glo­ba­le (pos­sia­mo anche cal­co­la­re quan­to) e, più dena­ro abbia­mo, meno ci miglio­re­reb­be la vita aver­ne di più. 

L’evidenza offer­ta da MacA­skill sug­ge­ri­sce che la stes­sa quan­ti­tà di dena­ro può aumen­ta­re il benes­se­re del­le per­so­ne più pove­re del mon­do di una quan­ti­tà deci­ne, se non cen­ti­na­ia di vol­te mag­gio­re rispet­to all’impatto che può ave­re sul­le vite del lavo­ra­to­re tipi­co in un pae­se svi­lup­pa­to. Poten­do dona­re diret­ta­men­te a per­so­ne in con­di­zio­ni di pover­tà estre­ma attra­ver­so orga­niz­za­zio­ni come Give­Di­rec­tly, ci tro­via­mo in una situa­zio­ne estre­ma­men­te par­ti­co­la­re, in cui un’opzione è cen­to vol­te miglio­re dell’altra. Un para­go­ne inte­res­san­te è quel­lo di imma­gi­na­re un ape­ri­ti­vo in cui pos­sia­mo com­pra­re una bir­ra per noi a 5 euro e una bir­ra per qual­cun altro a 5 cen­te­si­mi: in una situa­zio­ne simi­le sarem­mo mol­to generosi! 

Inol­tre, ci sono altre oppor­tu­ni­tà for­se addi­rit­tu­ra miglio­ri. Tra i con­si­gli di GWWC su dove dona­re spic­ca­no varie oppor­tu­ni­tà in mol­ti ambi­ti diver­si: dal­la ridu­zio­ne del­la pover­tà glo­ba­le alla pre­ven­zio­ne di pan­de­mie futu­re, pas­san­do per il miglio­ra­men­to del benes­se­re degli ani­ma­li non uma­ni. Ad esem­pio, secon­do GiveWell, orga­niz­za­zio­ne dedi­ca­ta all’analisi costi-effi­ca­cia di altri enti di bene­fi­cen­za, una dona­zio­ne di poche miglia­ia di euro a una del­le loro top cha­ri­ties può sal­va­re la vita a una per­so­na in un pae­se in via di sviluppo. 

Il let­to­re inte­res­sa­to ad appro­fon­di­re può tro­va­re otti­me risor­se sul sito di GWWC e sul loro cana­le You­Tu­be, dove, in occa­sio­ne dell’Effec­ti­ve Giving Day 2022, è sta­to pub­bli­ca­to un video che rac­co­glie le sto­rie, le moti­va­zio­ni, e le espe­rien­ze di mol­ti mem­bri di que­sta comunità 

Con­di­vi­di:
Luca Stocco
Stu­den­te di Poli­tics, Phi­lo­so­phy and Public Affairs, bat­te­ri­sta, e pro­pu­gna­to­re del­l’u­so di ragio­ne ed evi­den­ze scien­ti­fi­che per ren­de­re il mon­do un posto miglio­re. Ho fon­da­to Effec­ti­ve Altrui­sm Uni­Mi per aiu­ta­re stu­den­tes­se e stu­den­ti che, come me, voglio­no fare la dif­fe­ren­za attra­ver­so la pro­pria car­rie­ra lavorativa.

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