Ieri come oggi, un anno di guerra in Ucraina

Ieri come oggi, un anno di guerra in Ucraina

Alle 5:30 del mat­ti­no, ora di Mosca, del 24 feb­bra­io 2022 il pre­si­den­te rus­so Vla­di­mir Putin tie­ne un discor­so alla nazio­ne in cui annun­cia l’inizio di una “ope­ra­zio­ne mili­ta­re spe­cia­le” nel Don­bass per difen­de­re le repub­bli­che sepa­ra­ti­ste filo­rus­se di Done­tsk e Lugan­sk, nell’est dell’Ucraina. Tra le moti­va­zio­ni a soste­gno dell’intervento mili­ta­re vi era­no anche l’intenzione di demi­li­ta­riz­za­re e “dena­zi­fi­ca­re” l’Ucraina, oltre alla per­ce­pi­ta minac­cia di una con­ti­nua espan­sio­ne ad est del­la NATO in ter­ri­to­ri con­si­de­ra­ti “sto­ri­ca­men­te rus­si”. Poco dopo il discor­so, i pri­mi bom­bar­da­men­ti e l’avanzata di trup­pe rus­se in ter­ri­to­rio ucrai­no segna­no l’inizio del più gran­de con­flit­to arma­to su ter­ri­to­rio euro­peo dal­la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le. In que­sto arti­co­lo ana­liz­ze­re­mo come si è evo­lu­ta la situa­zio­ne a par­ti­re da quel 24 febbraio.

La situazione in Ucraina

Quel­la che dove­va esse­re una guer­ra lam­po per pie­ga­re il gover­no di Kiev e chiu­de­re, per Mosca, il capi­to­lo Ucrai­na si è tra­sfor­ma­ta nel cor­so dei mesi in una guer­ra d’attrito. L’iniziale attac­co rus­so pre­ve­de­va tre diret­tri­ci prin­ci­pa­li, da nord, est e sud. L’idea ini­zia­le era che l’esercito rus­so, sul­la car­ta supe­rio­re per uomi­ni e mez­zi, avreb­be velo­ce­men­te chiu­so in una mos­sa a tena­glia le for­ze ucrai­ne, por­tan­do­le allo sban­do e for­zan­do­le alla resa in poco tem­po. Ciò non è sta­to. Dopo una san­gui­no­sa bat­ta­glia per il con­trol­lo di Kiev già ad ini­zio apri­le gli ucrai­ni ave­va­no ricon­qui­sta­to tut­ti i ter­ri­to­ri nel nord e nord-est del pae­se inva­si a febbraio. 

L’offensiva rus­sa si è quin­di ripo­si­zio­na­ta, con­cen­tran­do­si sola­men­te sul­le diret­tri­ci sud ed est dove, pur con immen­se dif­fi­col­tà, gli ucrai­ni sono sta­ti costret­ti a riti­rar­si da cit­tà stra­te­gi­che qua­li Mariu­pol, fino a riti­rar­si com­ple­ta­men­te sul­la riva destra del fiu­me Dni­pro. Duran­te que­sto cam­bia­men­to di stra­te­gia, nel Don­bass le for­ze ucrai­ne sta­va­no fron­teg­gian­do un ten­ta­ti­vo, poi fal­li­to, di mano­vra a tena­glia. Que­sta secon­da fase dell’offensiva rus­sa è quel­la che ha con­se­gna­to al mon­do imma­gi­ni qua­li il mas­sa­cro di civi­li ucrai­ni a Bucha, cit­ta­di­na a nord di Kiev, l’assedio dell’acciaieria Azo­v­stal e del­la cit­tà di Mariu­pol, oltre all’attacco da par­te rus­sa alla cen­tra­le nuclea­re di Zapo­ri­z­h­z­hia, la più gran­de di tut­ta Europa. 

Nel frat­tem­po, già una coa­li­zio­ne di Pae­si ave­va ini­zia­to ad impor­re san­zio­ni eco­no­mi­che sem­pre più strin­gen­ti sul­la Rus­sia per ten­ta­re di fiac­car­ne le capa­ci­tà bel­li­che, oltre a for­ni­re sem­pre più armi ed equi­pag­gia­men­ti all’Ucraina. Duran­te l’estate non si sono regi­stra­ti cam­bia­men­ti impor­tan­ti lun­go la linea del fron­te, a testi­mo­nian­za che l’intenzione ini­zia­le rus­sa di un’invasione ful­mi­nea era ormai fal­li­ta. Sem­pre in esta­te sono sta­ti rag­giun­ti anche impor­tan­ti accor­di diplo­ma­ti­ci per per­met­te­re l’ispezione del­la cen­tra­le di Zapo­ri­z­h­z­hia e l’esportazione del gra­no e altre der­ra­te ali­men­ta­ri ucrai­ne, soprat­tut­to ver­so pae­si in via di sviluppo. 

Tra settembre e novembre due nuove controffensive ucraine, rinvigorite dall’invio massiccio di armi occidentali, hanno piegato il fronte russo portando alla riconquista di Kherson lungo il fiume Dnipro e di Kharkiv, nel nord-est dell’Ucraina. 

In segui­to a que­ste due con­trof­fen­si­ve l’Ucraina ha ricon­qui­sta­to qua­si il 60% del ter­ri­to­rio occu­pa­to dal­la Rus­sia dall’inizio dell’invasione, lascian­do a quest’ultima la por­zio­ne di ter­ri­to­rio che col­le­ga la Cri­mea al Don­bass. In rispo­sta al peg­gio­ra­men­to del­la situa­zio­ne bel­li­ca e alla par­zia­le distru­zio­ne del vita­le pon­te di Kerch, l’unico che uni­sce Rus­sia e Cri­mea, in otto­bre, le éli­te mili­ta­ri e poli­ti­che rus­se han­no annun­cia­to una mobi­li­ta­zio­ne par­zia­le per ten­ta­re di rim­pol­pa­re il fron­te rus­so, oltre ad aver ini­zia­to cam­pa­gne sem­pre più mas­sic­ce di bom­bar­da­men­ti d’infrastrutture ener­ge­ti­che, idri­che e di tele­co­mu­ni­ca­zio­ni. 

Tra dicem­bre e gen­na­io il pre­si­den­te rus­so Vla­di­mir Putin ha annun­cia­to in ben due occa­sio­ni distin­te che la situa­zio­ne sul cam­po era cri­ti­ca e che “l’operazione mili­ta­re spe­cia­le” sta­va richie­den­do mol­to più tem­po di quel­lo pre­vi­sto. Con l’arrivo dell’inverno non si sono regi­stra­te par­ti­co­la­ri novi­tà dal lato bel­li­co, con la guer­ra che è diven­ta­ta sem­pre meno di mano­vra e movi­men­to e sem­pre più di posi­zio­ne. Al momen­to la cit­tà di Bakh­mut, nell’est del pae­se, è diven­ta­ta il cen­tro dell’attenzione. L’offensiva che la sta inte­res­san­do, assie­me ai vil­lag­gi che la cir­con­da­no, è sta­ta defi­ni­ta un tri­ta­car­ne per la vio­len­za dei combattimenti. 

Con il con­flit­to entra­to nel suo secon­do anno di dura­ta è dif­fi­ci­le ipo­tiz­za­re qua­li sce­na­ri si mani­fe­ste­ran­no nei pros­si­mi mesi. Se è pos­si­bi­le che l’Ucraina con un col­po di mano ricon­qui­sti tut­ti i ter­ri­to­ri occu­pa­ti – alcu­ni com­men­ta­to­ri inclu­do­no anche la Cri­mea – ciò sem­bra comun­que esse­re dif­fi­ci­le in vista di quel­la che si pro­spet­ta come una nuo­va e fero­ce offen­si­va rus­sa in pri­ma­ve­ra

Quest’offensiva dovrà però tenere necessariamente conto delle ampie perdite materiali russe e della difficoltà di schierare nuove truppe veramente in grado di combattere in maniera efficiente. 

Non è inol­tre da esclu­der­si una situa­zio­ne simi­le a quel­la attua­le, che per cer­ti ver­si rical­ca quel­la post 2014, con il con­flit­to che con­ti­nua a sob­bol­li­re nell’est del pae­se attac­co dopo attac­co. Secon­do le Nazio­ni Uni­te il costo dal pun­to di vista uma­ni­ta­rio del­la guer­ra è sta­to fino­ra impres­sio­nan­te. Sono cir­ca ven­ti­mi­la i civi­li ucrai­ni ucci­si dall’inizio dei com­bat­ti­men­ti, con oltre il 40% del­le abi­ta­zio­ni e il 50% del­le infra­strut­tu­re vita­li dan­neg­gia­ti o distrut­ti. Si sti­ma inol­tre che sia­no oltre otto milio­ni i rifu­gia­ti che han­no lascia­to l’Ucraina, una cifra che rap­pre­sen­ta cir­ca il 20% dell’intera popo­la­zio­ne del paese. 

La mag­gior par­te di essi ha fat­to richie­sta di asi­lo pres­so Pae­si euro­pei, con la sola Polo­nia ad acco­glier­ne oltre un milio­ne e mez­zo. La resi­lien­za ucrai­na, le spac­ca­tu­re inter­ne agli appa­ra­ti mili­ta­ri e poli­ti­ci di Mosca assie­me a un con­ti­nuo e sem­pre più mas­sic­cio sup­por­to mili­ta­re da par­te dell’Occidente sem­bra­no alme­no per il momen­to gio­ca­re a favo­re dell’Ucraina. Non sono inol­tre da dimen­ti­ca­re le cen­ti­na­ia di cri­mi­ni di guer­ra e cri­mi­ni con­tro l’umanità di cui è sta­ta accu­sa­ta la Rus­sia. A riguar­do la Cor­te Pena­le Inter­na­zio­na­le ha aper­to dei pro­ce­di­men­ti con­tro la Rus­sia. Rima­ne anche da chie­der­si, una vol­ta ter­mi­na­ta la guer­ra, come risol­le­va­re un pae­se allo stre­mo per la cui rico­stru­zio­ne si sti­ma saran­no neces­sa­ri oltre 350 miliar­di di dollari. 

La situazione in Russia

Nono­stan­te la Rus­sia voles­se far capi­to­la­re velo­ce­men­te l’Ucraina, i pia­ni ini­zia­li non sono anda­ti secon­do le aspet­ta­ti­ve. Nono­stan­te non si pos­sa para­go­na­re il livel­lo di distru­zio­ne e sof­fe­ren­ze pro­va­te dall’Ucraina con quel­lo che la Rus­sia sta pas­san­do, non si può nem­me­no affer­ma­re che stia attra­ver­san­do que­sto perio­do indenne. 

Tra­la­scian­do l’ovvio col­po subi­to a livel­lo di repu­ta­zio­ne inter­na­zio­na­le, la Rus­sia sta pagan­do il prez­zo dell’invasione prin­ci­pal­men­te dal pun­to di vista eco­no­mi­co. Già nel 2014 era sot­to san­zio­ni per l’annessione del­la Cri­mea e il suo coin­vol­gi­men­to nel Don­bass, ma a par­ti­re dal feb­bra­io 2022 la Rus­sia è diven­ta­ta uffi­cial­men­te il Pae­se più san­zio­na­to al mon­do. Già una set­ti­ma­na dopo l’inizio dell’invasione, gli asset requi­si­ti o con­ge­la­ti alla Rus­sia e a per­so­na­li­tà ad essa col­le­ga­te ammon­ta­va­no ad oltre un tri­lio­ne di dol­la­ri. L’economia rus­sa si sta comun­que dimo­stran­do più resi­lien­te del pre­vi­sto, anche gra­zie ai mec­ca­ni­smi di eva­sio­ne e tam­po­na­men­to del­le san­zio­ni posti in esse­re dopo il 2014. 

Il Fondo Monetario Internazionale ha visto al ribasso la contrazione del PIL russo, attualmente stimata intorno al ‑2,3%, molto meno del ‑12% di marzo 2022. 

Nono­stan­te ciò, l’effetto dei disin­ve­sti­men­ti del­le gran­di mul­ti­na­zio­na­li este­re, sep­pur solo una su die­ci abbia­no adot­ta­to pie­na­men­te que­sta pra­ti­ca, assie­me all’emi­gra­zio­ne in mas­sa di per­so­na­le qua­li­fi­ca­to e alta­men­te istrui­to mina­no seria­men­te la futu­ra sta­bi­li­tà eco­no­mi­ca del­la Russia. 

Que­sta pote­va far affi­da­men­to sul­la dipen­den­za di vari Pae­si euro­pei sul­le sue risor­se natu­ra­li, in par­ti­co­la­re gas e petro­lio, per eser­ci­ta­re un qual­che tipo d’influenza. Negli ulti­mi mesi quest’arma sem­bra sem­pre più spun­ta­ta visto il crol­lo rispet­to ai pic­chi di ago­sto del prez­zo del gas natu­ra­le e la velo­ci­tà con cui buo­na par­te d’Europa è sta­ta capa­ce di stac­car­si dal­la Rus­sia per i pro­pri approv­vi­gio­na­men­ti ener­ge­ti­ci. Si sti­ma che nel 2023 gli introi­ti pro­ve­nien­ti dall’esportazione di petro­lio e gas, fon­da­men­ta­li per finan­zia­re una guer­ra che sta già met­ten­do in seria cri­si i bilan­ci del­lo sta­to rus­so, dimi­nui­ran­no del 24%. La cri­si eco­no­mi­ca cau­sa­ta dal­la guer­ra e dal­le san­zio­ni pare quin­di non esse­re imme­dia­ta e distrut­ti­va, ma pro­lun­ga­ta e for­te­men­te ero­si­va sul medio e lun­go perio­do. Que­sto nono­stan­te gli sfor­zi di rial­li­nea­re l’economia rus­sa con altri mer­ca­ti non Occi­den­ta­li, in par­ti­co­la­re quel­li asia­ti­ci e africani.

L’invasione dell’Ucraina ha inoltre creato una vera e propria spaccatura all’interno della società russa. 

Le aper­te mani­fe­sta­zio­ni di dis­sen­so nei con­fron­ti del­la guer­ra e di Putin sem­bra­no esse­re dimi­nui­te col pas­sa­re dei mesi; tut­ta­via, la popo­la­zio­ne sem­bra esse­re sem­pre più scon­ten­ta del­lo sta­to del­la situa­zio­ne, oltre che del­la inces­san­te e a trat­ti sur­rea­le pro­pa­gan­da di gover­no. Se non vi è un for­te sen­ti­men­to con­tro l’invasione dell’Ucraina, per moti­vi prin­ci­pal­men­te cul­tu­ra­li oltre che socia­li e poli­ti­ci, non si può nem­me­no affer­ma­re che i rus­si ne sia­no acri­ti­ca­men­te entu­sia­sti. Da quan­do, a set­tem­bre, è sta­ta annun­cia­ta la pri­ma par­zia­le mobi­li­ta­zio­ne, sono oltre set­te­cen­to­mi­la i rus­si, per la mag­gior par­te gio­va­ni, ad aver lascia­to il Pae­se. Ciò va ad unir­si a una cri­si demo­gra­fi­ca che non fa intra­ve­de­re un futu­ro roseo per la Rus­sia post 24 febbraio. 

Nono­stan­te gli appel­li con­tro la guer­ra di dis­si­den­ti inter­ni, qua­li l’ex cam­pio­ne di scac­chi Gar­ry Kaspa­rov, alcu­ni osser­va­to­ri rus­si affer­ma­no che l’atteggiamento scio­vi­ni­sta, frut­to di una nar­ra­zio­ne for­te­men­te rus­so­cen­tri­ca por­ta­ta avan­ti dagli zar fino ad oggi, ren­da dif­fi­ci­le qual­sia­si tipo di cri­ti­ca for­te e deci­sa dell’attuale guer­ra in atto. Esem­pla­re è il son­dag­gio del Leva­da Cen­ter, l’unica orga­niz­za­zio­ne rus­sa di son­dag­gi indi­pen­den­te, secon­do il qua­le a novem­bre il 54% degli inter­vi­sta­ti con­si­de­ra­va un suc­ces­so “l’operazione mili­ta­re speciale”.

Se per le stra­de di San Pie­tro­bur­go e Mosca la guer­ra non sem­bra aver stra­vol­to par­ti­co­lar­men­te la pic­co­la quo­ti­dia­ni­tà dei cit­ta­di­ni rus­si, nono­stan­te qual­che rebran­ding cau­sa­to dal­le san­zio­ni di alcu­ni famo­si mar­chi occi­den­ta­li, al Crem­li­no la situa­zio­ne appa­re note­vol­men­te più tesa. Sti­me sug­ge­ri­sco­no che la Rus­sia abbia schie­ra­to il 97% del­le pro­prie for­ze arma­te, ma gli scar­si suc­ces­si stan­no crean­do non pochi mal di testa tra le éli­te poli­ti­che e mili­ta­ri del paese. 

A gennaio il generale Valery Gerasimov ha preso il posto di Sergey Surovinik come comandante delle forze russe in Ucraina. 

Que­sto cam­bio è sin­to­mo di una lot­ta di pote­re inter­na tra il Mini­ste­ro del­la Dife­sa Rus­so e Yev­ge­ny Pri­go­z­hin, capo del grup­po mer­ce­na­rio rus­so Wag­ner atti­vo in diver­si pae­si, tra cui l’Ucraina. Pri­go­z­hin, fede­lis­si­mo di Putin, ha sem­pre cri­ti­ca­to le for­ze arma­te rus­se per la loro inef­fi­cien­za e man­can­za di risul­ta­ti, posi­zio­nan­do­si agli occhi del Pre­si­den­te come un uomo capa­ce di pren­de­re in mano la situa­zio­ne gra­zie ai suoi mer­ce­na­ri e fare ciò che l’esercito rus­so fino­ra non è sta­to in gra­do di fare: con­qui­sta­re ter­re­no in Ucrai­na. L’espo­si­zio­ne media­ti­ca e poli­tica del­le usci­te di Pri­go­z­hin con­tro gli alti coman­di rus­si non­ché il suo tra­scor­so lo ren­de­reb­be­ro qua­si un riva­le rispet­to al pote­re fino­ra qua­si incon­tra­sta­to di Vla­di­mir Putin. Nono­stan­te que­sta recen­te onda­ta di popo­la­ri­tà appa­re impro­ba­bi­le che Pri­go­z­hin pos­sa diven­ta­re un vero pro­ble­ma per Putin, il qua­le sem­bre­reb­be lo stia impie­gan­do per met­te­re pres­sio­ne ai suoi gene­ra­li alla luce dei delu­den­ti avve­ni­men­ti in Ucraina.

La situazione nel resto del mondo

Nell’attuale mon­do inter­con­nes­so la guer­ra in Ucrai­na non può che ave­re riper­cus­sio­ni a livel­lo glo­ba­le, spe­cial­men­te di carat­te­re eco­no­mi­co. Soprat­tut­to in Euro­pa l’impennata del prez­zo del gas natu­ra­le e il con­se­guen­te aumen­to del prez­zo dell’energia han­no cau­sa­to e stan­no tutt’ora cau­san­do non pochi pro­ble­mi men­tre le prin­ci­pa­li eco­no­mie del con­ti­nen­te cer­ca­no di navi­ga­re la ripre­sa post-pan­de­mi­cal’inflazione che nell’Eurozona ha sfio­ra­to la dop­pia cifra. 

Un inver­no inso­li­ta­men­te cal­do ha alme­no in par­te evi­ta­to gli sce­na­ri peg­gio­ri. A cau­sa del­le favo­re­vo­li con­di­zio­ni cli­ma­ti­che, il prez­zo del gas natu­ra­le è ritor­na­to ai livel­li pre-inva­sio­ne dopo un mas­si­mo sto­ri­co a fine ago­sto, nono­stan­te costi anco­ra il tri­plo di quan­to costas­se pri­ma che la Rus­sia ini­zias­se ad ammas­sa­re trup­pe al con­fi­ne con l’Ucraina. I pri­ce cap deci­si dall’Unione Euro­pea e dal G7 sul gas e sul petro­lio rus­si sem­bra­no aver miti­ga­to gli aumen­ti a cui han­no assi­sti­to i mer­ca­ti, sot­to­li­nean­do però anche la dipen­den­za euro­pea dal­la Rus­sia per quel­lo che riguar­da le for­ni­tu­re energetiche. 

La guer­ra ha anche inter­fe­ri­to pesan­te­men­te con le espor­ta­zio­ni di gra­no, orzo, olio di semi e fer­ti­liz­zan­ti dal­la Rus­sia e dall’Ucraina, un fat­to che ha col­pi­to in manie­ra spro­por­zio­na­ta prin­ci­pal­men­te l’Africa, il Medio Orien­te e alcu­ni pae­si asia­ti­ci che già sof­fri­va­no di pro­ble­mi d’insicurezza ali­men­ta­re. In Nige­ria, uno dei mag­gio­ri impor­ta­to­ri di gra­no rus­so, i prez­zi dei gene­ri ali­men­ta­ri sono aumen­ta­ti del 37% in un anno, men­tre in alcu­ne par­ti del pae­se i prez­zi del pane sono più che rad­dop­pia­ti. Aumen­ti simi­li sono sta­ti regi­stra­ti anche per quel­lo che riguar­da il costo dei fer­ti­liz­zan­ti, aggiun­gen­do ulte­rio­re stress ai set­to­ri agri­co­li di vari pae­si in via di svi­lup­po. Il Fon­do Mone­ta­rio Inter­na­zio­na­le ha sti­ma­to che cir­ca un tri­lio­ne di dol­la­ri di ric­chez­za glo­ba­le sono anda­ti per­si a cau­sa degli aumen­ti cau­sa­ti dal­la guer­ra. In par­ti­co­lar modo l’anno scor­so, sem­pre secon­do l’IMF, i prez­zi sono aumen­ta­ti del 7,3% nei pae­si più ric­chi e di qua­si il 10% in quel­li più pove­ri, un aumen­to di cir­ca il dop­pio rispet­to alle sti­me ini­zia­li del 5,9%. 

Cambiamenti di ampia portata si sono registrati anche sul lato politico, con il panorama internazionale che è andato incontro a un deciso rimescolamento. 

La guer­ra in Ucrai­na è ser­vi­ta a ricom­pat­ta­re NATO ed Unio­ne Euro­pea, dan­do uno slan­cio alle aspi­ra­zio­ni di poli­ti­ca este­ra dell’Europa. Esem­pla­re è l’allar­ga­men­to del­la NATO con la volon­tà da par­te del­la Sve­zia e del­la Fin­lan­dia di entra­re a far­ne par­te. Ciò segna­le­reb­be non solo la mag­gio­re espan­sio­ne del­la NATO dal 1997, anno d’entrata di vari pae­si un tem­po appar­te­nen­ti al Pat­to di Var­sa­via, ma anche una mag­gio­re pres­sio­ne sul­la Rus­sia, la qua­le ave­va già inti­ma­to che ci sareb­be­ro sta­te “con­se­guen­ze” nel caso una simi­le mos­sa si fos­se mate­ria­liz­za­ta. Attual­men­te sono sola­men­te due i Pae­si che non han­no anco­ra rati­fi­ca­to l’ingresso dei due vici­ni scan­di­na­vi nell’alleanza atlan­ti­ca, la Tur­chia e l’Ungheria.

Oltre ai diver­bi con Sve­zia e Fin­lan­dia per que­stio­ni lega­te ai cur­di, la Tur­chia ha cer­ca­to di tene­re una posi­zio­ne equi­li­bri­sta dall’inizio del­le atti­vi­tà bel­li­che in Ucrai­na, anche alla luce del­la sua posi­zio­ne pre­ca­ria dal pun­to di vista mili­ta­re ed eco­no­mi­co nei con­fron­ti del­la Rus­sia, dal­la qua­le impor­ta per esem­pio un ter­zo del gas e qua­si l’80% del gra­no con­su­ma­to nel pae­se. L’Ungheria è sta­ta inve­ce cri­ti­ca­ta anche dai suoi allea­ti stret­ti, qua­li il grup­po di Vise­grad, per la sua posi­zio­ne ambi­gua cir­ca la Rus­sia. Tra le altre misu­re in disac­cor­do con i part­ner euro­pei, l’Unghe­ria ha bloc­ca­to un pre­sti­to dell’Unione Euro­pea di diciot­to miliar­di di euro desti­na­ti all’Ucraina. La vici­nan­za dell’Ungheria con la Rus­sia non è una novi­tà, ma rischia comun­que di alie­na­re seria­men­te la posi­zio­ne unghe­re­se all’interno dell’Unione Euro­pea e del­la NATO.

Alla luce dei fat­ti in Ucrai­na l’Alleanza Atlan­ti­ca è tor­na­ta di fon­da­men­ta­le impor­tan­za, soprat­tut­to per quei Pae­si, qua­li i Bal­ti­ci e la Polo­nia, che più sono espo­sti sul ver­san­te del­le rela­zio­ni con la Rus­sia. La rin­no­va­ta impor­tan­za del­la NATO ha inol­tre sot­to­li­nea­to le caren­ze del­la poli­ti­ca euro­pea nel cam­po del­la dife­sa, con Fran­cia e Ger­ma­nia che spin­go­no affin­ché il Vec­chio Con­ti­nen­te non sia più così dipen­den­te dagli Sta­ti Uni­ti in ambi­to mili­ta­re. In par­ti­co­lar modo la Ger­ma­nia ha subi­to una vera e pro­pria doc­cia fred­da in segui­to all’invasione dell’Ucraina, veden­do crol­la­re decen­ni di poli­ti­che di appea­se­ment vol­te a tes­se­re una fit­ta rete di lega­mi eco­no­mi­ci con la Rus­sia per ten­ta­re di disin­ne­sca­re le sue ambi­zio­ni di espansione. 

La posizione comune dei paesi europei circa l’invio di maggiori quantità di mezzi ed armamenti non può distogliere dal fatto che negli anni precedenti troppo poco è stato fatto per una politica di difesa europea comune. 

In tut­to que­sto Washing­ton sta rac­co­glien­do i frut­ti deri­van­ti da un impie­go esi­guo di risor­se, attual­men­te di cir­ca ses­san­ta miliar­di di dol­la­ri di aiu­ti mili­ta­ri for­ni­ti all’Ucraina a fron­te di un bud­get del Dipar­ti­men­to del­la Dife­sa di oltre otto­cen­to miliar­di, per azzop­pa­re le capa­ci­tà mili­ta­ri ed eco­no­mi­che del­la Rus­sia, in vista di una più acce­sa riva­li­tà con la Cina. Washing­ton vuo­le coglie­re la pal­la al bal­zo e chiu­de­re i con­ti in sospe­so con Mosca per non dover por­ta­re avan­ti un’aspra riva­li­tà geo­po­li­ti­ca su due fron­ti. Inol­tre il riav­vi­ci­na­men­to con i part­ner euro­pei in segui­to all’invasione rus­sa, lo si chia­mi rial­lac­cia­re i rap­por­ti o codi­pen­den­za (per il ver­san­te euro­peo), ser­ve agli Sta­ti Uni­ti per con­ti­nua­re ad eser­ci­ta­re la loro influen­za e per raf­for­za­re i ran­ghi in vista del già cita­to con­fron­to con la Cina.

La Rus­sia ha visto anche un muta­men­to dei rap­por­ti di for­za nel­la sua rela­zio­ne con la Cina. Seb­be­ne in super­fi­cie la rela­zio­ne tra i due Pae­si non abbia subi­to gros­si col­pi, la Cina sta ini­zian­do a ridi­men­sio­na­re l’importanza del­la Rus­sia. Se alme­no per il momen­to la Cina può sem­bra­re una vera e pro­pria anco­ra di sal­vez­za, come testi­mo­nia­to dall’aumen­to del com­mer­cio tra i due pae­si, nel lun­go perio­do la loro rela­zio­ne potreb­be diven­ta­re una di dipen­den­za di Mosca nei con­fron­ti di Pechi­no. Quest’ultima, infat­ti, non ha esi­ta­to ad acqui­sta­re gas e petro­lio rus­si con un sostan­zia­le scon­to dopo che l’Europa ave­va annun­cia­to le sue inten­zio­ni di sgan­ciar­si dal­la Rus­sia per i pro­pri approvvigionamenti. 

Inol­tre, una mag­gio­re aper­tu­ra del mer­ca­to rus­so a com­pe­ti­to­ri cine­si rischia di met­te­re ulte­rio­re pres­sio­ne su un’economia già di per sé a rischio e seria­men­te limi­ta­ta per ciò che riguar­da la sua capa­ci­tà di com­pe­te­re ad armi pari. La Rus­sia ha visto inol­tre rovi­nar­si le rela­zio­ni con i pro­pri vici­ni dell’Asia Cen­tra­le, dopo che l’Arme­nia, uno dei sei mem­bri del CSTO (la rispo­sta rus­sa alla NATO), ave­va richie­sto l’intervento del­la Rus­sia nel con­flit­to con l’Azerbaijan. A que­sta richie­sta non ha fat­to segui­to nes­su­na azio­ne da par­te rus­sa. Inol­tre, a set­tem­bre altri due mem­bri del CSTO, Kyr­gyz­stan e Taji­ki­stan era­no arri­va­ti alle armi, in un bre­ve con­flit­to che ha cau­sa­to oltre mil­le morti.

Cosa possiamo aspettarci ora?

Dopo un anno di guer­ra sem­bra chia­ro che la posi­zio­ne del­la Rus­sia a livel­lo inter­na­zio­na­le sia sta­ta dra­sti­ca­men­te ridi­men­sio­na­ta, men­tre l’Ucraina ha cemen­ta­to le sue aspi­ra­zio­ni di una mag­gio­re inte­gra­zio­ne con il resto d’Europa e dell’Occidente, segna­lan­do la sua inten­zio­ne di entra­re a far par­te di Unio­ne Euro­pea e NATO. Men­tre i com­bat­ti­men­ti al fron­te con­ti­nua­no e si aspet­ta una ipo­te­ti­ca nuo­va offen­si­va rus­sa, il costo del­la guer­ra si sta facen­do sen­ti­re in tut­to il mon­do, nono­stan­te la situa­zio­ne non sem­bri così ter­ri­bi­le come avreb­be potu­to esse­re. Non pos­sia­mo sape­re quan­to anco­ra la guer­ra andrà avan­ti o qua­li saran­no gli accor­di e gli sce­na­ri che ci aspet­ta­no nei pros­si­mi mesi, se non addi­rit­tu­ra nei pros­si­mi anni. L’aspirazione alla ces­sa­zio­ne del­le osti­li­tà e a un’Ucraina vera­men­te libe­ra di deci­de­re il pro­prio posi­zio­na­men­to inter­na­zio­na­le sem­bra­no però due pun­ti irri­nun­cia­bi­li, sen­za i qua­li non vi pos­so­no esse­re del­le soli­de basi per un vero futu­ro di pace.

Arti­co­lo di Loren­zo Pellegrini

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