La rete propagandistica russa che penetra i social

La rete propagandistica russa che penetra i social

A un anno dal gior­no in cui i pri­mi car­ri arma­ti rus­si entra­ro­no nel Don­bass (era il 22 feb­bra­io 2022, e due gior­ni dopo sareb­be ini­zia­ta l’offensiva su sca­la nazio­na­le), la guer­ra in Ucrai­na risul­ta uno spar­tiac­que epo­ca­le, nono­stan­te la fami­lia­ri­tà acqui­si­ta nei mesi.

Non appa­re in discus­sio­ne la pro­fon­di­tà con cui ha pene­tra­to la quo­ti­dia­ni­tà di ognu­no, dai noti­zia­ri all’economia, fino alla pola­riz­za­zio­ne ideo­lo­gi­ca. Quan­do una que­stio­ne così gran­de ci toc­ca così inti­ma­men­te nel nostro pic­co­lo – come acca­du­to nel 2020 con la pan­de­mia – è pres­so­ché fisio­lo­gi­ca la gal­va­niz­za­zio­ne dell’interesse gene­ra­le per la poli­ti­ca e per l’informazione, a cui rispon­de la nasci­ta di nuo­vi cana­li infor­ma­ti­vi sui social net­work. Alla loro mera cre­sci­ta nume­ri­ca, però, non sem­pre con­se­gue un’adeguata pro­fes­sio­na­liz­za­zio­ne:

in un’Italia che sempre più si informa dai social, peraltro durante una guerra (la cui prima vittima è sempre la verità), certe disattenzioni possono aprire la strada alla pura propaganda.

Man­te­nen­do il focus sul­la disin­for­ma­zio­ne tra­mi­te social, un caso apri­pi­sta è quel­lo del­la pagi­na Insta­gram @news_dal_globo (cir­ca ven­ti­mi­la fol­lo­wer, nata nel 2019), che nei gior­ni suc­ces­si­vi allo scop­pio del­la guer­ra pub­bli­ca­va quo­ti­dia­na­men­te aggior­na­men­ti e video.

È innan­zi­tut­to evi­den­te che buo­na par­te di quei con­te­nu­ti deri­vas­se da altri cana­li sen­za veni­re rie­la­bo­ra­ta, ben­sì pre­sa di peso, copia-e-incol­la­ta o mal rita­glia­ta: il 6 mar­zo, ad esem­pio, la pagi­na ripor­ta­va l’arresto di alcu­ni mani­fe­stan­ti paci­fi­sti «a Mane­zh­na­ya Squa­re, Mosca», con ogni pro­ba­bi­li­tà com­pien­do o ripren­den­do una par­zia­le tra­du­zio­ne dall’inglese; l’immagine peral­tro reca ben visi­bi­le il water­mark di un’altra pagi­na Insta­gram, @guerra_totale, sul cui cana­le Tele­gram è anco­ra pre­sen­te un video con iden­ti­ca descri­zio­ne, fon­te diret­ta o indi­ret­ta del primo.

Ana­lo­ga­men­te, il 12 mar­zo par­la­va di un attac­co nel­la «regio­ne di Volyn e all’aeroporto vici­no a Ivan Frank», che in ita­lia­no sono però la regio­ne del­la Voli­nia e l’aeroporto del­la cit­tà Ivano-Frankivs’k: entram­bi gli erro­ri sono com­pa­ti­bi­li con la tra­du­zio­ne auto­ma­ti­ca da una lin­gua come l’inglese. Una tra­du­zio­ne non neces­sa­ria­men­te ope­ra­ta dal­la pagi­na Insta­gram, che plau­si­bil­men­te si tro­va a val­le di una serie di pas­sag­gi di mano: ben più esem­pli­fi­ca­ti­vo di que­sti con­ti­nui fil­trag­gi e rifil­trag­gi è un video del 6 mar­zo, che reca ben tre water­mark diver­si. Uno è il pro­fi­lo Tik­Tok di un appa­ren­te com­bat­ten­te cece­no, l’altra è una pagi­na Insta­gram e l’ultimo è di nuo­vo @guerra_totale, sul cui cana­le Tele­gram tro­via­mo lo stes­so video.

Questa è solo la punta dell’iceberg: in moltissimi casi alle spalle di queste catene ci sono canali russi, come denuncia lo stesso spelling dei toponimi (Chernobaevka invece dell’ucraino Chornobaivka, Krivoy Rog invece di Kryvyj Rih, Nikolaev invece di Mykolaïv).

Già il 5 mar­zo la pagi­na scri­ve­va, alla rus­sa, di un attac­co ucrai­no alla «diga attra­ver­so il Sever­sky Done­ts […] nel­la regio­ne di Khar­kov», men­zio­nan­do il vil­lag­gio di «Old Sal­tov» (curio­so mash-up ingle­se e rus­so, in luo­go dell’ucraino Sta­ryi Sal­tiv).

In que­sto caso, a ulte­rio­re dimo­stra­zio­ne dell’ope­ra di col­la­ge che è sta­ta intra­pre­sa con­cor­ro­no pecu­lia­ri­tà sin­tat­ti­che e d’interpunzione, così come la ripe­ti­zio­ne del topo­ni­mo con uno spel­ling diver­so («Sever­sky Donet») e la men­zio­ne di un «pon­te APU», erro­re auto­ma­ti­co di Goo­gle Trans­la­te nel­la tra­du­zio­ne di ВСУ, acro­ni­mo rus­so del­le for­ze arma­te ucrai­ne. Come se non bastas­se, com­pa­re il water­mark di Yediot­news, un cana­le Tele­gram in ebrai­co che posta lo stes­so video ma sen­za i topo­ni­mi: dun­que ebrai­co, rus­so e ingle­se, que­sti i pas­sag­gi pro­ba­bil­men­te affron­ta­ti dal video ori­gi­na­le pri­ma di fini­re su @news_dal_globo.

Il 14 mar­zo posta­va il video di un attac­co ucrai­no ad ope­ra del­la «bri­ga­ta inti­to­la­ta al prin­ci­pe Kon­stan­tin Ostro­z­h­sky», varian­te rus­sa di Kostyan­tin Ostroz’kij. Eppu­re sul video è pre­sen­te uno stem­mi­no con scrit­to «Dei Gra­tia», il sim­bo­lo del­la bri­ga­ta stes­sa: per­ché una fon­te rus­sa dovreb­be appor­lo? O vice­ver­sa, per­ché la bri­ga­ta ucrai­na dovreb­be scri­ve­re il pro­prio nome alla rus­sa? Il video ori­gi­na­le è infat­ti repe­ri­bi­le come post sul­la loro pagi­na Face­book uffi­cia­le: solo dopo, evi­den­te­men­te, è pas­sa­to attra­ver­so un cana­le russo.

Il punto, si capisce, non è un vizio di forma (che si sia usato lo spelling russo invece di quello ucraino giusto e patriottico), ma concerne l’attendibilità delle fonti. 

E non per­ché un cana­le rus­so sia a prio­ri, tout-court men­da­ce: esi­sto­no fon­ti este­re in lin­gua rus­sa, o fon­ti rus­se dis­si­den­ti, e per­si­no le fon­ti filo­go­ver­na­ti­ve pos­so­no esse­re vali­da­men­te ricon­di­vi­se. Tut­to sta in un’adeguata con­te­stua­liz­za­zio­ne, che dia al let­to­re gli stru­men­ti per valu­ta­re ciò che leg­ge, men­tre que­ste pagi­ne si limi­ta­no ad un repo­st acri­ti­co che, pre­sen­tan­do tali con­te­nu­ti in modo asso­lu­to e sen­za cor­ni­ce, con­fe­ri­sce loro autorevolezza.

Tan­to che i risul­ta­ti pos­so­no esse­re ben peg­gio­ri: l’8 mar­zo, ad esem­pio, la pagi­na ripor­ta­va il water­mark di TASS, testa­ta di pro­prie­tà del­lo Sta­to rus­so e di con­tro­ver­sa atten­di­bi­li­tà; il 12 mar­zo reca­va inve­ce il water­mark del­la dibat­tu­ta testa­ta rus­sa Mash.

Non solo: il 6 mar­zo un’altra pagi­na (che ha con­fer­ma­to alcu­ne sue fon­ti e che lascia­mo ano­ni­ma) ha con­di­vi­so la noti­zia secon­do cui il gover­no sta­tu­ni­ten­se avreb­be per­mes­so di aggi­ra­re le sue stes­se san­zio­ni, per­met­ten­do di acqui­sta­re petro­lio rus­so tra­mi­te ban­che este­re. La noti­zia è fal­sa (e insi­dio­sa, per­ché tar­ge­tiz­za atlan­ti­sti e non) e al tem­po si tro­va­va copia-e-incol­la­ta solo da account Twit­ter più o meno cospi­ra­zio­ni­sti (alcu­ni oggi sospe­si), tra­mi­te cui è sta­to pos­si­bi­le risa­li­re a un gros­so cana­le Tele­gram da oltre quat­tro­cen­to­mi­la iscrit­ti, Intel Sla­va Z.

Se non bastas­se la Z nel nome a evi­den­ziar­ne il bias, Intel Sla­va stes­so si defi­ni­va inte­res­sa­to alla «Ter­za Guer­ra Mon­dia­le […] da un pro­spet­ti­va rus­sa» sul sito com­plot­ti­sta Wiki­Spooks, dove a fine 2021 pro­fe­tiz­za­va uno scon­tro «sen­za com­pro­mes­si» con l’Occidente. Su Tele­gram con­di­vi­de diver­se noti­zie fal­se o indi­mo­stra­te, come quel­la sul­le san­zio­ni o il ritro­va­men­to di un com­pu­ter NATO pres­so i neo­na­zi­sti ucrai­ni, o anco­ra l’ammissione sta­tu­ni­ten­se dell’uso di armi bio­lo­gi­che in Ucrai­na. Tut­te noti­zie pedis­se­qua­men­te tra­dot­te dal­la pagi­na di Insta­gram in que­stio­ne, inclu­se le emo­ji e il water­mark di Ria Novo­sti, agen­zia di stam­pa sta­ta­le rus­sa ban­di­ta da Twitter.

Così, benché ufficialmente messe al bando, le fonti della propaganda russa trovano dei ripetitori permeando fin nelle nostre home, sotto l’innocua forma di storie su Instagram.

Intel Sla­va Z infat­ti ha poi con­di­vi­so noti­zie di Rus­sia Today (altra testa­ta sta­ta­le rus­sa, ban­di­ta dall’UE insie­me a Sput­nik), di Rea­do­v­ka (cana­le Tele­gram rus­so respon­sa­bi­le, col sopra­ci­ta­to Mash, del­la fake news sui bie­lo­rus­si ucci­si dagli ucrai­ni a Bolo­gna) e di Sla­d­kov (con­tro­ver­so gior­na­li­sta rus­so), oltre alla foto di auto­mo­bi­li a suo dire sac­cheg­gia­te da cri­mi­na­li ucrai­ni, ma più pro­ba­bil­men­te ber­sa­glia­te dal fuo­co rus­so, come tra­spa­re dal post Face­book di un ricer­ca­to­re ucrai­no e da alcu­ni tweet.

Testa­te, alcu­ne di que­ste, arri­va­te anche su pagi­ne Insta­gram ita­lia­ne come @crisi.ucraina.news. Più recen­te­men­te, ha ricon­di­vi­so i con­te­nu­ti del cana­le Tele­gram di Alek­san­dr Jare­mčuk, cor­ri­spon­den­te del­la testa­ta rus­sa RIA FAN, ma anche appa­ren­ti video uffi­cia­li del­le for­ze arma­te impie­ga­te dal­la Rus­sia, come le for­ma­zio­ni sepa­ra­ti­ste Kaskad e Spar­ta o la stes­sa com­pa­gnia mer­ce­na­ria Wag­ner. Fra le sue fon­ti figu­ra­no anche cana­li che assi­sto­no o finan­zia­no diret­ta­men­te l’esercito rus­so, come Dam­biev, Voin DV, RVvoen­kor e il coman­dan­te Lisi­tsyn.

La con­clu­sio­ne non è che que­ste pagi­ne abbia­no scien­te­men­te con­di­vi­so le récla­me rus­se: di recen­te @guerra_totale si è espo­sta con­tro la pro­pa­gan­da puti­nia­na, così come @crisi.ucraina.news.

Piut­to­sto, que­sti cana­li a mon­te si sono disin­te­res­sa­ti di veri­fi­che o disclai­mer, qua­le che fos­se la loro fon­te, anche ucrai­na: il 16 mar­zo veni­va con­di­vi­so acri­ti­ca­men­te un video uffi­cia­le del bat­ta­glio­ne ucrai­no Azov. Sif­fat­ta infor­ma­zio­ne è, in fin dei con­ti, come un mega­fo­no incu­sto­di­to al cen­tro di una piazza.

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Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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