Leoncavallo, muri abbattuti per un progetto edilizio

Leoncavallo, muri abbattuti per un progetto edilizio
Leoncavallo, muri abbattuti per un progetto edilizio

Sono ini­zia­ti ieri i con­tro­ver­si lavo­ri di demo­li­zio­ne che inte­res­sa­no i mura­les di fron­te allo Spa­zio Pub­bli­co Auto­ge­sti­to Leon­ca­val­lo, noto cen­tro socia­le in zona Greco.

L’area com­pre­sa tra via Wat­teau, via Luci­ni e via De Mar­chi si è sem­pre distin­ta come luo­go di cul­tu­ra, defi­ni­to da ope­re di street art rea­liz­za­te da arti­sti famo­si qua­li Nais, Nemo, Vipe­rHa­ze, 2501 e Volk­sw­ri­terz. Gli sto­ri­ci graf­fi­ti, che risal­go­no finan­che al 1994, stan­no però venen­do gra­dual­men­te abbat­tu­ti per far posto a un com­ples­so immo­bi­lia­re pri­va­to: Theo­re­ma Buil­ding. Così deno­mi­na­to per esse­re “la sin­te­si per­fet­ta tra ani­ma mila­ne­se e sti­le con­tem­po­ra­neo”, l’edificio resi­den­zia­le ormai già in costru­zio­ne su ini­zia­ti­va del Grup­po DiPier­ri è pen­sa­to “tenen­do con­to del­le emer­gen­ti esi­gen­ze di abi­ta­bi­li­tà del­le cit­tà del futu­ro […] con ambien­ti dall’estetica raf­fi­na­ta” e un giar­di­no con­do­mi­nia­le che va a sosti­tui­re il ver­de pubblico. 


In un comu­ni­ca­to pub­bli­ca­to sui social, il cen­tro ripor­ta le pro­prie sto­ri­che fru­stra­zio­ni in meri­to al pro­ces­so di gen­tri­fi­ca­zio­ne attra­ver­sa­to dal quar­tie­re in que­sti ulti­mi anni; si par­la, cioè, d’un cam­bia­men­to pro­gres­si­vo indi­riz­za­to ver­so una gene­ra­le pri­va­tiz­za­zio­ne, con aumen­to degli stan­dard qua­li­ta­ti­vi ma anche dei prez­zi di affit­ti e servizi. 

La riqualificazione urbana di Milano raramente presta attenzione alle esigenze delle comunità originarie: “continuano a demolire i nostri colori per fare spazio all’ennesimo palazzo per l’élite” afferma il più recente post Instagram del Leoncavallo “per vivere bene bisogna solo spendere”.

Il tema era già emer­so nell’autunno del 2021, quan­do l’assessore regio­na­le alla sicu­rez­za Ric­car­do De Cora­to ave­va soste­nu­to l’ennesimo ten­ta­ti­vo di sfrat­to e demo­li­zio­ne: “Non solo occu­pa­no abu­si­va­men­te da 27 anni l’ex car­tie­ra, ma ades­so voglio­no anche deci­de­re sui muri e palaz­zi dell’intero quar­tie­re sui qua­li han­no rea­liz­za­to, sem­pre abu­si­va­men­te, innu­me­re­vo­li graf­fi­ti” così ave­va rife­ri­to al Cor­rie­re di Mila­no. Anche allo­ra il cen­tro ave­va ribat­tu­to schie­ran­do­si con­tro una Mila­no che “nel suo svi­lup­po da cit­tà “cosmo­po­li­ta” distrug­ge e dimen­ti­ca la sua sto­ria, la reset­ta per ini­zia­re altre nar­ra­zio­ni costrui­te sul mar­ke­ting: le vit­ti­me non sono solo i muri ma anche chi cre­de entu­sia­sta alle sue pro­mes­se, ai con­su­ma­to­ri  d’immagini”.

Al di là dei con­flit­ti in mate­ria edi­li­zia, si è sem­pre discus­so sul­la natu­ra del­la street art pre­sen­te in zona Gre­co e in Mar­te­sa­na, fra chi la con­si­de­ra come un’opera d’ar­te da tute­la­re e chi inve­ce non la ritie­ne una legit­ti­ma for­ma arti­sti­ca. Secon­do un arti­co­lo di Olga Moli­na­ri, pub­bli­ca­to su Mila­no Post sem­pre nell’autunno 2021, non si vuo­le accet­ta­re che “il muro di un edi­fi­cio diroc­ca­to e sca­ra­boc­chia­to con le bom­bo­let­te a casac­cio ven­ga demo­li­to. Evi­den­te­men­te quel muro espri­me­va un’arte com­pren­si­bi­le solo ai pri­vi­le­gia­ti anta­go­ni­sti che da trent’anni […] van­ta­no non solo il dirit­to acqui­si­to di pre­sen­za, ma anche il dirit­to di un pae­sag­gio deca­den­te (un rude­re) graf­fit­ta­to ad hoc”.

esem­pio di un graf­fi­to famo­so del Leoncavallo

Le pare­ti dell’area che deli­mi­ta il cen­tro sono però da tem­po con­si­de­ra­te come una risor­sa e una for­ma d’arric­chi­men­to arti­sti­co che, se ulte­rior­men­te inco­rag­gia­to ed indi­riz­za­to, potreb­be sosti­tuir­si al graf­fi­ti­smo ille­ga­le o al van­da­li­smo; gli stes­si arti­sti attua­no una distin­zio­ne tra colo­ro che crea­no graf­fi­ti come mez­zo crea­ti­vo e colo­ro che inve­ce imbrat­ta­no muri con scrit­te pri­ve di sen­so. La pra­ti­ca del wri­ting, del­la scrit­tu­ra mura­le, pos­sie­de infat­ti un for­te valo­re espres­si­vo e come tale anche una digni­tà sto­ri­ca, per quan­to non tradizionale.

La que­stio­ne dei graf­fi­ti demo­li­ti por­ta così in luce la com­ples­sa que­stio­ne di cosa meri­ta d’essere con­si­de­ra­to non solo un’arte figu­ra­ti­va, ma un’espres­sio­ne socia­le e comu­ni­ta­ria: “Que­sta cit­tà par­la di cul­tu­ra solo per oppor­tu­ni­smo — aggiun­ge il comu­ni­ca­to rila­scia­to dal Leon­ca­val­lo — la street art è como­da quan­do gen­tri­fi­ca ma è sco­mo­da per costruire”.

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Elisa Basilico

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