Bookadvisor, consigli di lettura di marzo

Bookadvisor, consigli di lettura di marzo

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Pao­lo Nori, Vi avver­to che vivo per l’ul­ti­ma vol­ta. Noi e Anna Ach­ma­to­va (Mon­da­do­ri) - recen­sio­ne di Ange­la Perego

Con la pas­sio­ne che lo con­trad­di­stin­gue e la con­sue­ta capa­ci­tà di intrec­cia­re il rac­con­to del­le più impor­tan­ti per­so­na­li­tà del­la let­te­ra­tu­ra rus­sa con quel­lo del­la pro­pria sto­ria per­so­na­le e pro­fes­sio­na­le, Pao­lo Nori, nell’ultimo roman­zo Vi avver­to che vivo per l’ultima vol­ta, riper­cor­re la com­pli­ca­ta vita di Anna Ach­ma­to­va. Rac­con­tan­do la sto­ria di que­sta don­na straor­di­na­ria, Pao­lo Nori coglie l’opportunità di fare alcu­ne rifles­sio­ni sull’attuale con­flit­to in Ucrai­na e sul­la tena­cia del­la let­te­ra­tu­ra, in gra­do di soprav­vi­ve­re alla cen­su­ra dei regi­mi più autoritari. 

Anna Ach­ma­to­va nac­que ad Odes­sa, nell’attuale Ucrai­na, ma tra­scor­se gran par­te del­la sua gio­vi­nez­za a Car­skoe Selo, vici­no a Pie­tro­bur­go. Una poe­tes­sa ucrai­na o rus­sa, dun­que? Una poe­tes­sa che, cer­ta­men­te, ave­va come patria la lin­gua rus­sa, un po’ come Camus, che, nato in Alge­ria, alla fine del 1950 scris­se di sé: Sì, ho una patria: la lin­gua fran­ce­se. Una don­na, l’Achmatova, che si tro­vò a vive­re sot­to il regi­me sta­li­ni­sta, doven­do affron­ta­re il dolo­re del­la per­di­ta di due uomi­ni da lei ama­ti e la sof­fe­ren­za per la reclu­sio­ne del figlio, avve­nu­ta tra il 1935 e il 1940. Pro­prio duran­te una del­le inter­mi­na­bi­li gior­na­te tra­scor­se in fila dinan­zi al car­ce­re del­le Cro­ci di Lenin­gra­do, dove si tro­va­va suo figlio, una don­na, rico­no­scen­do­la, le chie­se: Ma lei que­sto lo può descrivere?

Da que­sta doman­da nac­que il capo­la­vo­ro Requiem – per­ché Anna Ach­ma­to­va pote­va, ave­va paro­le per descri­ve­re per­si­no quel dolo­re. Un’opera che si tro­vò costret­ta a com­por­re nel­la pro­pria men­te, facen­do­ne impa­ra­re a memo­ria i ver­si alle ami­che, dopo aver­li tra­scrit­ti su un fogliet­to di car­ta che avreb­be poi imme­dia­ta­men­te dato alle fiam­me; un’opera che, pur non essen­do sta­ta pub­bli­ca­ta, riu­scì comun­que a rag­giun­ge­re i pri­gio­nie­ri nei gulag, tan­to da far dire a Pao­lo Nori – che in que­sto modo fa rife­ri­men­to anche all’episodio in cui l’Università Bicoc­ca di Mila­no, a pochi gior­ni dal­lo scop­pio del­la guer­ra, ave­va deci­so di can­cel­la­re un ciclo di con­fe­ren­ze che Pao­lo Nori avreb­be dovu­to tene­re su Dostoe­v­skij, essen­do rus­so – «La let­te­ra­tu­ra rus­sa è sta­ta più for­te dell’esercito sovie­ti­co, del Polit­bu­ro, del ter­ro­re, del­la guer­ra, dei gulag, sarà più for­te anche dei buro­cra­ti occi­den­ta­li, pove­ri buro­cra­ti occi­den­ta­li».


Hell Bent. Por­ta­le per l’inferno, Lei­gh Bar­du­go (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

Il secon­do capi­to­lo del­la saga de La Nona casa è sta­to pub­bli­ca­to per la pri­ma vol­ta in Ita­lia lo scor­so 10 gen­na­io. La sto­ria ripren­de con un sal­to tem­po­ra­le di alcu­ni mesi. Ritro­via­mo così Gala­xis “Alex” Stern, la fede­le Pame­la Dawes e gli altri impro­ba­bi­li com­pa­gni di avven­tu­ra sem­pre più deter­mi­na­ti a sal­va­re Dar­ling­ton dagli abis­si dell’inferno, anche a costo di rinun­cia­re ai loro pri­vi­le­gi all’interno del­la Lethe. Il viag­gio che intra­pren­de­ran­no li por­te­rà drit­ti drit­ti all’Inferno e l’itinerario non pre­ve­de un ritor­no, a meno di non voler paga­re un caro prezzo. 

Dopo il sus­se­guir­si di miste­rio­se mor­ti, i pro­ta­go­ni­sti capi­ran­no di aver dato ini­zio a qual­co­sa di più gran­de di loro e di sta­re lot­tan­do con­tro un male che non coin­vol­ge solo Yale, ma tut­ta New Hea­ven. Un avvin­cen­te segui­to da leg­ge­re tut­to d’un fia­to: sicu­ra­men­te meno di qua­li­tà rispet­to al pri­mo volu­me, sca­de in alcu­ni det­ta­gli che ten­do­no al ridi­co­lo, ma i per­so­nag­gi non pos­so­no non gode­re di una straor­di­na­ria affe­zio­ne da par­te dei lettori.

Anche que­sta saga rega­la una con­fer­ma del­lo straor­di­na­rio talen­to di Lei­gh Bar­du­go (già autri­ce del­la saga che ha ispi­ra­to la serie Net­flix Tene­bre e Ossa).


Le sorel­le Hol­low, Kry­stal Suther­land (Riz­zo­li) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Quan­do era­no bam­bi­ne, le sorel­le Hol­low, Grey, Vivi e Iris, sono miste­rio­sa­men­te scom­par­se. Un mese dopo, sono sta­te ritro­va­te com­ple­ta­men­te nude, con i capel­li bian­chi come il lat­te, gli occhi neri come la not­te e una cica­tri­ce a for­ma di mez­za­lu­na sot­to il men­to. Nes­su­no ha mai capi­to cosa sia acca­du­to, nep­pu­re la madre Cate e il padre Gabe. Da quel momen­to in poi, però qual­co­sa è cam­bia­to: le tre sorel­le sono diven­ta­te inse­pa­ra­bi­li, capa­ci anche di per­ce­pi­re i sen­ti­men­ti l’una dell’altra a gran­de distan­za. Qual­che anno più tar­di, dopo nume­ro­se vicis­si­tu­di­ni, una del­le sorel­le scom­pa­re di nuo­vo e, nel cor­so del­le ricer­che, veri­tà nasco­ste ver­ran­no a gal­la e mol­te doman­de tro­ve­ran­no una risposta.

Que­sto fan­ta­sy dark, a trat­ti anche un po’ hor­ror, è un vero godi­men­to. L’ambientazione è con­tem­po­ra­nea e i per­so­nag­gi sono dav­ve­ro ben svi­lup­pa­ti. Mol­to diver­so rispet­to ad altri roman­zi di que­sto gene­re, è fit­to di col­pi di sce­na, che vi faran­no sfo­glia­re una pagi­na dopo l’altra. Anche il fina­le lascia com­ple­ta­men­te sen­za parole.


Friends, aman­ti e la Cosa Ter­ri­bi­le, Mat­thew Per­ry (La Nave di Teseo) – recen­sio­ne di Giu­lia Scolari

«Come sta Mat­thew?» è la doman­da che tor­men­ta mag­gior­men­te i mem­bri del cast più famo­so del­la seria­li­tà tele­vi­si­va di tut­ti i tem­pi dagli anni Novan­ta ad oggi. Per­ry rispon­de per la pri­ma vol­ta con sin­ce­ri­tà nel­la sua bio­gra­fia e lo fa esat­ta­men­te come fareb­be Chand­ler: facen­do ride­re, facen­do piangere. 

La ste­su­ra del­la sua bio­gra­fia lo ha tenu­to occu­pa­to negli ulti­mi anni e sem­bra non vede­re la col­la­bo­ra­zio­ne di gho­st­w­ri­ters, ma anche se fos­se non impor­te­reb­be. Quel­lo che ne esce, infat­ti, non è il soli­to ritrat­to del­la cele­bri­tà che ce l’ha fat­ta e ha con­qui­sta­to la feli­ci­tà eter­na, ma quel­lo di un uomo di mez­za età che sot­to tan­ti ver­si non ha idea di come fare e non ha – final­men­te – pau­ra di dir­lo.

Come mol­te per­so­ne che sof­fro­no di dipen­den­ze, Per­ry è for­te­men­te empa­ti­co e tro­va sod­di­sfa­zio­ne soprat­tut­to nell’idea di poter ispi­ra­re ed aiu­ta­re gli altri, anche a costo di veder­li fare meglio di lui. Que­sta bio­gra­fia è la let­tu­ra per­fet­ta per chi ha pian­to davan­ti alla diret­ta del­la reu­nion, per chi guar­da Friends ogni vol­ta che ha biso­gno di con­for­to e per chi alme­no una vol­ta ha com­men­ta­to l’aspetto fisi­co di Chand­ler nel cor­so degli epi­so­di. Soprat­tut­to, però, spe­ria­mo sia un libro che pos­sa offri­re una gui­da a chi per qua­lun­que ragio­ne non sap­pia cosa sta facen­do del­la sua vita o non sap­pia come usci­re da una brut­ta stra­da: spes­so più che una gui­da, si ha biso­gno di una spal­la e Chandler/Matthew offre pro­prio questo. 


Il consiglio della casa editrice Le Lucerne

Fio­ri di piop­po al ven­to. Sto­rie di don­ne cine­si in cer­ca di dirit­ti, Sara D’Attoma (Edi­zio­ni Le Lucer­ne) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Per seco­li le don­ne cine­si sono sta­te costret­te a una situa­zio­ne di subor­di­na­zio­ne, nel­la let­te­ra­tu­ra e nel­la vita rea­le. Con­cu­bi­ne, aman­ti, mogli ed ex mogli, madri e don­ne vit­ti­me di vio­len­ze in ogni modo han­no cer­ca­to di tro­va­re la loro iden­ti­tà ma, soprat­tut­to, di riap­pro­priar­si dei pro­pri diritti. 

Le sto­rie rac­con­ta­te da Sara D’Attoma, ricer­ca­tri­ce e docen­te uni­ver­si­ta­ria, par­to­no dal crol­lo dell’Impero Qing nel 1911 e arri­va­no fino a oggi. Intrec­cian­do sto­rie di per­so­nag­gi fem­mi­ni­li pro­ve­nien­ti dai rac­con­ti cine­si con vicen­de real­men­te acca­du­te ad alcu­ne don­ne, que­sto sag­gio ci pre­sen­ta una com­ples­sa e ric­ca spie­ga­zio­ne del­la con­di­zio­ne fem­mi­ni­le in Cina e del­le lot­te che le don­ne han­no cer­ca­to di por­ta­re avan­ti per vede­re rico­no­sciu­ti i loro diritti. 

“Fio­ri di piop­po al ven­to”, un’espressione tan­to affa­sci­nan­te quan­to miso­gi­na: così ven­go­no infat­ti defi­ni­te le don­ne, lasci­ve e incli­ni al cam­bia­men­to, infe­de­li e insta­bi­li come fio­ri di piop­po in balia di un sof­fio di ven­to. Le don­ne, di cui inve­ce si rac­con­ta in que­sto sag­gio, sono «sto­rie di fio­ri di piop­po con­tro­ven­to», che cer­ca­no di otte­ne­re qual­co­sa in più, ribel­lan­do­si all’oppressione e alla miso­gi­nia che ha sem­pre carat­te­riz­za­to la loro vita.

Con­di­vi­di:
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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