Difficoltà nella carriera vere o presunte: la mail del Dipartimento di Filosofia solleva polemiche.

Difficoltà nella carriera vere o presunte: la mail del Dipartimento di Filosofia solleva polemiche.

Pubblichiamo qui di seguito l’esperienza di una studentessa del primo anno della laurea magistrale in Scienze Filosofiche nel nostro Ateneo, relativa al servizio riguardante “problematiche e difficoltà relative alla carriera”.


Imma­gi­na­te di apri­re la vostra casel­la di posta elet­tro­ni­ca dell’università e tro­va­re una mail da par­te del vostro dipar­ti­men­to con que­sto ogget­to: «Con­vo­ca­zio­ne a col­lo­quio per valu­ta­zio­ne pro­ble­ma­ti­che e dif­fi­col­tà rela­ti­ve alla car­rie­ra». La mail pro­se­gue offren­do­vi un col­lo­quio per par­la­re del­le vostre «dif­fi­col­tà acca­de­mi­che», dedot­te aprio­ri­sti­ca­men­te da un fan­to­ma­ti­co ritar­do nel con­se­gui­men­to dei CFU duran­te il pri­mo semestre. 

Quale sarebbe la vostra reazione? Lucia (nome di fantasia), studentessa del primo anno in Scienze Filosofiche alla Statale, ha reagito con indignazione. 

Lucia lavo­ra sodo per man­te­ner­si da sola a Mila­no men­tre stu­dia, ma tro­va lo stes­so il tem­po di anda­re al col­lo­quio pro­po­sto dal dipar­ti­men­to per capi­re cosa aves­se­ro da ridi­re sul­la sua car­rie­ra uni­ver­si­ta­ria. Come era leci­to aspet­tar­si dal­le dub­bie pre­mes­se, la chiac­chie­ra­ta non va benis­si­mo: il pro­fes­so­re che ha orga­niz­za­to l’incontro apre la discus­sio­ne con degli incrol­la­bi­li dati sta­ti­sti­ci: è sta­to osser­va­to come gli alun­ni che non con­se­guo­no 15 cre­di­ti duran­te il pri­mo seme­stre sono più pro­pen­si ad abban­do­na­re l’università. La Sta­ta­le non vuo­le che ciò acca­da, per cui moni­to­ra le car­rie­re dei suoi stu­den­ti e offre que­sti col­lo­qui per com­pren­de­re come argi­na­re una situa­zio­ne di dif­fi­col­tà pri­ma che sia trop­po tardi.

Lucia fa pre­sen­te al pro­fes­so­re che i suoi tre lavo­ri ine­vi­ta­bil­men­te sot­trag­go­no tem­po allo stu­dio, oltre a ricor­dar­gli la lau­rea trien­na­le con­se­gui­ta a dicem­bre, tra l’altro con un otti­mo risul­ta­to, pro­prio in Sta­ta­le. La cosa sem­bra inte­res­sa­re poco. Il docen­te chie­de di esse­re ricon­tat­ta­to nel caso in cui entro la fine dell’anno Lucia non aves­se rac­col­to alme­no 30 CFU, in modo da poter stu­dia­re una solu­zio­ne ai suoi «pro­ble­mi».

Il rac­con­to di quan­to acca­du­to a Lucia non può che lascia­re per­ples­si, soprat­tut­to alla luce dei tra­gi­ci avve­ni­men­ti che han­no toc­ca­to il siste­ma uni­ver­si­ta­rio nel­le ulti­me set­ti­ma­ne. Come anche il pro­fes­so­re che ha tenu­to il col­lo­quio ha rimar­ca­to, le inten­zio­ni del­la Sta­te­le dovreb­be­ro esse­re lode­vo­li, cioè quel­le di veni­re in aiu­to ai ragaz­zi e alle ragaz­ze che sono in effet­ti­va dif­fi­col­tà con il pro­prio per­cor­so di stu­di e aiu­tar­li a risol­le­var­si. Il meto­do uti­liz­za­to però fa acqua da tut­te le par­ti, dal con­cet­to di fon­do vei­co­la­to dal­la mail e dal col­lo­quio al tipo di approc­cio agli stu­den­ti. In pri­mo luo­go si dà per scon­ta­to, sen­za alcu­na giu­sti­fi­ca­zio­ne appa­ren­te se non la mera sta­ti­sti­ca, che il man­ca­to con­se­gui­men­to di 15 cre­di­ti nel pri­mo seme­stre di magi­stra­le sia già da con­si­de­rar­si un ritar­do tan­to dram­ma­ti­co da richie­de­re l’intervento spe­cia­le — e non richie­sto — del dipartimento. 

Il risul­ta­to non è affat­to quel­lo di offri­re del­le solu­zio­ni a stu­den­ti diso­rien­ta­ti, solu­zio­ni che infat­ti Lucia non si è vista pro­por­re duran­te il suo col­lo­quio, ma solo quel­lo di aggiun­ge­re un’ulteriore sca­den­za alle già tan­te e pres­san­ti dead line che la vita impo­ne. Sem­bra poi impli­ci­to nel discor­so emer­so duran­te il col­lo­quio che un’eventuale rinun­cia agli stu­di vada per­ce­pi­ta come un even­to apo­ca­lit­ti­co nel­la vita di una per­so­na, da scon­giu­ra­re a tut­ti i costi. 

Eppure può tranquillamente capitare di accorgersi di aver sbagliato strada e di voler ricominciare, di volere qualcosa di diverso o, perché no, di preferire già da subito il mondo del lavoro. 

«L’università non vuo­le que­sto», dice­va il pro­fes­so­re. Ma tal­vol­ta lo può vole­re, a pie­no dirit­to, lo stu­den­te e que­sta pos­si­bi­li­tà andreb­be accet­ta­tanor­ma­liz­za­ta, non bol­la­ta come un fal­li­men­to per­so­na­le. Oltre a que­ste pro­ble­ma­ti­che di fon­do, si scor­go­no anche diver­si erro­ri di meto­do e di appli­ca­zio­ne. Nel­la mail si par­la chia­ra­men­te di un moni­to­rag­gio del­le car­rie­re, ma qua­le atten­to moni­to­rag­gio si sareb­be lascia­to scap­pa­re il con­se­gui­men­to di una lau­rea trien­na­le a pie­ni voti nel­lo stes­so Ate­neo? A que­sto si aggiun­ga il fat­to che mol­ti altri stu­den­ti iscrit­ti allo stes­so cor­so di Lucia e nel­la mede­si­ma situa­zio­ne acca­de­mi­ca non han­no mai rice­vu­to la mail. Se, come det­to e riba­di­to duran­te il col­lo­quio, l’intenzione è quel­la di veni­re incon­tro agli stu­den­ti in dif­fi­col­tà, appa­re chia­ro che l’Università non sta facen­do un buon lavoro. 

L’impressione è più quel­la di uno scree­ning ran­do­mi­cosuper­fi­cia­le, in cui vie­ne offer­to “aiu­to” solo a pochi, tra l’altro con i toni di chi ha fret­ta di far sem­bra­re che tut­ti i pro­ble­mi sia­no risol­ti, piut­to­sto di tro­va­re un modo per risol­ver­li dav­ve­ro. Se l’intenzione è quel­la di aiu­ta­re gli stu­den­ti, ci si aspet­te­reb­be alme­no che l’università cer­chi di aiu­tar­li tut­ti. Infi­ne, leg­gen­do la mail e osser­van­do il teno­re del col­lo­quio, l’impressione è dav­ve­ro quel­la di un mes­sag­gio auto­ma­ti­co man­da­to sen­za la mini­ma con­si­de­ra­zio­ne di chi c’è a leg­ger­lo die­tro lo scher­mo, sen­za alcun tipo di sfor­zo alla com­pren­sio­ne e alla per­so­na­liz­za­zio­ne dell’approccio allo stu­den­te. Come a dire: «non impor­ta se ti man­tie­ni da solo, se fai sport ad alto livel­lo, se hai altre atti­vi­tà che ti ten­go­no impe­gna­to o se sei in un momen­to di cri­si, l’importante è che tu pren­da 15 cre­di­ti nel pri­mo seme­stre, per­ché così sì che va tut­to bene!». 

Duran­te il col­lo­quio è sta­to addi­rit­tu­ra sug­ge­ri­to di accet­ta­re tut­ti i voti che capi­ta­no, pur di arri­va­re ai 30 CFU entro la fine dell’anno. Come è arri­va­ta a Lucia, la mail pote­va esse­re let­ta, e for­se lo è sta­ta, da uno stu­den­te o da una stu­den­tes­sa già in cri­si per i risul­ta­ti otte­nu­ti nel pri­mo seme­stre: all’ansia del­le sca­den­ze autoim­po­ste si aggiun­ge allo­ra l’ansia di sca­den­ze inven­ta­te e tira­te in bal­lo pro­prio quan­do meno ce n’era biso­gno, men­tre il sospet­to di non esse­re abba­stan­za aumen­ta gior­no per gior­no e si insi­nua nel­le cre­pe degli obbiet­ti­vi, disintegrandoli. 

Non c’è alcun motivo, indipendentemente da cosa si faccia nella vita, per credere che non conseguire 15 crediti nel primo semestre, non laurearsi in tempo, non trovare subito lavoro sminuisca in qualche modo il valore personale.

Lo stu­dio si deve adat­ta­re alla men­te, alle esi­gen­ze, alla per­so­na, non vice­ver­sa: que­sto sareb­be un mes­sag­gio più gra­di­to, cara Uni­ver­si­tà. E for­se per aiu­ta­re dav­ve­ro a supe­ra­re cer­te cri­si lega­te allo stu­dio, che spes­so acca­do­no sen­za che nes­su­no le noti, la solu­zio­ne sta già tut­te nel­le paro­le di Lucia, che duran­te il col­lo­quio ha con­si­glia­to di pub­bli­ciz­za­re di più lo spor­tel­lo psi­co­lo­gi­co gra­tui­to del­la Sta­ta­le. Il ser­vi­zio esi­ste già da qual­che anno ed è atti­vo, con tem­pi non rapi­dis­si­mi ma nem­me­no infi­ni­ti: si richie­de attra­ver­so la mail servizio.counseling@unimi.it e con­si­ste in un pri­mo appun­ta­men­to cono­sci­ti­vo via Teams, da cui poi ci si accor­de­rà per il per­cor­so più adat­to allo studente. 

Tale ini­zia­ti­va, mol­to pre­ge­vo­le, è poco cono­sciu­ta dagli stu­den­ti e sareb­be, se poten­zia­ta e spon­so­riz­za­ta, un’ottima alter­na­ti­va a col­lo­qui deper­so­na­liz­zan­ti tesi solo ad assi­cu­rar­si che lo stu­den­te si sbri­ghi a recu­pe­ra­re il tem­po per­so. Quan­do il cor­po del­le 19enne suda­me­ri­ca­na è sta­to ritro­va­to sen­za vita nel bagno dell’Uni­ver­si­tà IULM a segui­to di un pro­ba­bi­le sui­ci­dio, ci sia­mo chie­sti di chi fos­se sta­ta la col­pa. Del­la socie­tà, ci sia­mo rispo­sti: una socie­tà che richie­de degli auto­mi nati e cre­sciu­ti per il lavo­ro, che ti giu­di­ca se non rispet­ti i tem­pi e che cari­ca sul­le spal­le di tut­ti aspet­ta­ti­ve e date di sca­den­za impos­si­bi­li. Le stes­se rispo­ste ce le sia­mo date quan­do abbia­mo let­to sui gior­na­li la sto­ria di Dia­na Bion­di, mor­ta sui­ci­da con un esa­me di lati­no arre­tra­to che non le per­met­te­va di laurearsi. 

Sono sto­rie dram­ma­ti­che che sicu­ra­men­te inter­se­ca­no solo par­zial­men­te la car­rie­ra uni­ver­si­ta­ria del­le vit­ti­me, ma che ci han­no fat­to riflet­te­re su quan­to sia­no impro­po­ni­bi­li e mala­ti cer­ti rit­mi a cui il mon­do ci sot­to­po­ne. Ma inve­ce di chia­ma­re in cau­sa sem­pre que­ste iden­ti­tà supe­rio­ri, “il mon­do“, “la socie­tà“, “il siste­ma uni­ver­si­ta­rio”, pen­sia­mo a che cosa, nel pic­co­lo, cia­scu­no di noi, cia­scu­na uni­ver­si­tà e cia­scun dipar­ti­men­to, può fare per alleg­ge­ri­re il cari­co di pres­sio­ne a cui i ragaz­zi sono sottoposti. 

Se la colpa è di tutti finisce che non è di nessuno e tutto rimane invariato, spinto da un’inerzia che nessuno denuncia. 

Qual­co­sa inve­ce si può fare e tal­vol­ta non biso­gna nem­me­no inven­tar­si nul­la di nuo­vo: baste­reb­be maga­ri far cono­sce­re a tut­ti uno spor­tel­lo psi­co­lo­gi­co già esi­sten­te, rico­no­sce­re che non andia­mo tut­ti allo stes­so rit­mo, ammet­te­re che il valo­re per­so­na­le non si misu­ra in CFU.

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Beatrice Balbinot
Mi chia­mo Bea­tri­ce, ma pre­fe­ri­sco Bea. Amo scri­ve­re, dire la mia, ave­re ragio­ne e man­gia­re tan­ti macarons.
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