Giradischi, gli album consigliati di marzo

Giradischi, gli album consigliati di marzo

Il 15 di ogni mese, 5 album per tutti i gusti: Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti.


The Necks, Tra­vel — recen­sio­ne di Gabrie­le Beni­zio Scotti

Il trio di jazz d’avanguardia austra­lia­no tor­na dopo 3 anni dall’ultimo album uffi­cia­le con Tra­vel. La coper­ti­na dice già mol­to, un album dal­le tin­te oscu­re, dai suo­ni estre­ma­men­te ripe­ti­ti­vi e sof­fo­can­ti in sui­te di jazz avan­guar­di­sti­co mol­to inte­res­san­ti. I The Necks rie­sco­no a non suo­na­re “fuo­ri tem­po mas­si­mo”, e sep­pur non sarà il miglio­re dei loro lavo­ri que­sto Tra­vel scor­re mol­to bene nell’ora e ven­ti­sei che dura. La miste­rio­sa Signal apre le dan­ze e lascia il posto all’opprimente For­ming, per poi chiu­der­si con la mec­ca­ni­ca Imprin­ting e col rumo­ri­smo di Blood­stream. Quat­tro trac­ce tut­te con la loro iden­ti­tà e tut­te scrit­te come si deve. Sen­za dub­bio un disco da pren­de­re in considerazione.


Gio­van­ni Lami, Miche­le Buda, Mar­co Zanel­la, Monu­men­to fiu­me - recen­sio­ne di Gabrie­le Beni­zio Scotti

In 2021, the Muni­ci­pa­li­ty of Coti­gno­la, Raven­na, invi­ted sound arti­st and com­po­ser Gio­van­ni Lami to par­ti­ci­pa­te in an arti­st resi­den­cy as part of a broa­der pro­ject aiming to inve­sti­ga­te the anth­ro­pic land­sca­pe of the local area.

Que­sto reci­ta la descri­zio­ne ban­d­camp dell’ultimo album del raven­na­te Lami, che è un disco di regi­stra­zio­ni da cam­po, per l’appunto fat­te a Coti­gno­la. Non c’è mol­to da dire a livel­lo musi­ca­le, se non che a vol­te è uti­le ricor­dar­si che la musi­ca è com­po­sta anche da que­sti espe­ri­men­ti che tal­vol­ta san­no esse­re mol­to inte­res­san­ti come in que­sto caso. Lami, che ci ave­va fat­to già sen­ti­re cose posi­ti­ve in lavo­ri come Bias, cam­bia ora leg­ger­men­te il tiro, ren­den­do il tut­to se pos­si­bi­le anco­ra più astrat­to. Ad ogni modo per spie­ga­re il disco pen­sia­mo non ci sia­no paro­le miglio­ri che le paro­le che ven­go­no usa­te sem­pre su bandcamp: 

The two-pie­ce com­po­si­tion Monu­men­to Fiu­me stems from the huge body of field recor­dings col­lec­ted by Lami throu­ghout his resi­den­cy period, which is going to con­tri­bu­te to the soon-to-be Sound archi­ve of Coti­gno­la. As Mas­si­mi­lia­no Fab­bri poin­ts out in the liner notes, “Monu­men­to Fiu­me” is an oxy­mo­ron: this may reflect the both sta­tic and dyna­mic eco­lo­gy ren­de­red in the­se two pie­ces almo­st enti­re­ly cros­sed by a con­stant, throb­bing tension.


Slo­w­thai, Ugly — recen­sio­ne di Gabrie­le Beni­zio Scotti

Slo­w­thai ave­va ini­zia­to la car­rie­ra in manie­ra discre­ta, per poi tira­re fuo­ri un album un po’  ano­ni­mo delu­den­do par­zial­men­te le aspet­ta­ti­ve. Con que­sto album pro­va qual­co­sa di nuo­vo, ovve­ro a con­giun­ge­re l’hip hop bri­tan­ni­co al post-punk. Ulti­ma­men­te il post-punk sem­bra in gran­de rispol­ve­ro, dun­que l’operazione di Slo­w­thai non suo­na così ori­gi­na­le, anzi suo­na anche un po’ ste­reo­ti­pa­ta. Ma det­to ciò non suo­na male, e que­sto è l’importante. Bra­ni come Sel­fish han­no il piglio giu­sto e intrat­ten­go­no l’ascoltatore, l’intro Yum fun­zio­na e anche il resto del disco va in que­sta dire­zio­ne. Dun­que se si va oltre quel sen­so di già sen­ti­to, si tro­va un disco post-punk inte­res­san­te, reso dina­mi­co dagli influs­si hip hop e con buo­ne idee. 


Kali Uchis, Red Moon in Venus — recen­sio­ne di Lau­ra Colombi

Tra le voci che ci segui­ran­no la pros­si­ma esta­te tro­ve­re­mo pro­ba­bil­men­te quel­la di Kali Uchis, can­tan­te pop sta­tu­ni­ten­se già cele­bra­tis­si­ma e con alle spal­le ormai die­ci anni di carriera. 

Il suo Red Moon in Venus, pub­bli­ca­to lo scor­so 3 mar­zo da Gef­fen e EMI, si rivol­ge volu­ta­men­te a un pub­bli­co ampio, e il bel­lo è che sa far­ne un ele­men­to di pre­gio, crean­do un pro­dot­to che sa cap­ta­re varie fasce d’età, mer­ca­ti – come intuia­mo anche dai sot­to­ti­to­li auto­ma­ti­ci del­la hit I Wish you Roses, in corea­no su You­Tu­be – e gene­ri, pur pre­sen­tan­do una spic­ca­ta vena di femminilità. 

Red Moon in Venus si com­po­ne di tan­te pic­co­le trac­ce – qua­si sem­pre rigo­ro­sa­men­te da 2 minu­ti e 30 – che, come per­le, com­pon­go­no la col­la­na di una signo­ra. Non per nobi­li­ta­re con una simi­li­tu­di­ne, ma pro­prio a signi­fi­ca­re che in que­sto ascol­to le imma­gi­ni e le sen­sa­zio­ni han­no un ruo­lo fon­da­men­ta­le: ciò acca­de fin dal­la pri­ma trac­cia, la già cita­ta I Wish you Roses, e rega­la una bel bra­no come Moon­light, da un cer­to pun­to di vista il più riuscito.

Anche se si pote­va fare qual­co­sa di più sui testi (che, come spes­so suc­ce­de, diven­ta­no a vol­te bana­li) e l’ascolto per inte­ro può dive­ni­re per­fi­no stuc­che­vo­le, ave­va­mo biso­gno di un lavo­ro pop/r&b sen­za trop­pe pre­te­se ma allo stes­so tem­po fat­to come si deve.


Young Fathers, Hea­vy Hea­vy — recen­sio­ne di Lau­ra Colombi 

In veri­tà l’ultimo lavo­ro del grup­po alter­na­ti­ve rap bri­tan­ni­co Joung Fathers non ci ha entu­sia­sma­ti come ci aspettavamo. 

Men­tre al pri­mo ascol­to Hea­vy Hea­vy suo­na piut­to­sto sug­ge­sti­vo, a un secon­do sem­bra di ritro­var­si ad ascol­ta­re i Cold­play. Quel­la che è la cifra dei Joung Fathers, ovve­ro la costru­zio­ne di bra­ni a par­ti­re da sem­pli­ci moti­vi, che ven­go­no poi di con­ti­nuo inten­si­fi­ca­ti o dilui­ti, que­sta vol­ta non funziona. 

L’album con­tie­ne tut­ta­via degli spun­ti inte­res­san­ti, che si potreb­be­ro svi­lup­pa­re diver­sa­men­te: I Saw (usci­to come sin­go­lo già a otto­bre) è per esem­pio un pez­zo gra­de­vo­lis­si­mo e sicu­ra­men­te d’impatto. Più in gene­ra­le, buo­ne le com­mi­stio­ni con la musi­ca afro, con le voci a ripe­te­re moti­vi sem­pli­ci ma signi­fi­ca­ti­vi (come nel caso del­la fra­se “I need to eat more rice” con­te­nu­ta nel­la pri­ma trac­cia Rice), meno il ritor­no agli ‘80 che in qual­che caso si fa sen­ti­re sen­za dona­re nien­te di più. 

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Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.

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