Il caso Solvay. Una questione ancora aperta

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Una tor­tuo­sa vicen­da che anco­ra oggi fa par­la­re di sé e neces­si­ta una spin­ta da par­te degli atto­ri isti­tu­zio­na­li ad una mag­gio­re rigi­di­tà poli­ti­ca e atten­zio­ne al tema, che sem­pre più ci toc­ca da vicino.

Una sto­ria di con­ti­nue lot­te poli­ti­che, azien­da­li e sin­da­ca­li, giu­di­zia­rie, quel­la del Grup­po Sol­vay, sta­bi­li­men­to in pri­ma linea nel­la fab­bri­ca­zio­ne del­la soda pre­sen­te in Ita­lia, a Rosi­gna­no Sol­vay in Tosca­na dal 1912, ma di fat­to isti­tui­ta nel 1863 in Bel­gio da Erne­st Sol­vay. Con hea­d­quar­ters situa­to a Bru­xel­les, oggi è atti­vo a livel­lo inter­na­zio­na­le nel set­to­re dei mate­ria­li avan­za­ti e del­le spe­cia­li­tà chi­mi­che, pre­sen­te in 64 pae­si, con 110 siti pro­dut­ti­vi e 20 cen­tri ricer­ca. L’attività ha un impat­to non indif­fe­ren­te sull’ambiente pro­vo­can­do seri dan­ni alla salu­te.

I pericoli dei processi e delle sostanze chimiche di Solvay sono diventati evidenti al pubblico a metà degli anni Ottanta. 

Le “spiag­ge bian­che” lun­go la costa sono diven­ta­te una meta turi­sti­ca get­to­na­ta a par­ti­re dagli anni ’60. Si trat­ta del­le cosid­det­te “Mal­di­ve del­la Tosca­na”, slo­gan per­fet­to che nascon­de la vera ori­gi­ne del loro can­do­re, dovu­to alla disper­sio­ne del 90% di cal­ca­re e per il 10% cir­ca di clo­ru­ro di cal­cio, rien­tran­do così tra i 15 trat­ti costie­ri più inqui­na­ti del Medi­ter­ra­neo, per non par­la­re del­la pre­sen­za di metal­li pesan­ti qua­li mer­cu­rio, arse­ni­co, cad­mio, cro­mo e piombo. 

L’in­qui­na­men­to sul­la costa di Rosi­gna­no Sol­vay (Livor­no) è visi­bi­le dal satellite

Per sape­re qua­li sono le sostan­ze sca­ri­ca­te attual­men­te in mare dal­la Sol­vay è neces­sa­rio con­sul­ta­re la dichia­ra­zio­ne PRTR rac­col­ta nell’E‑PRTR, l’Euro­pean Pol­lu­tant Relea­se and Trans­fer Regi­ster, un regi­stro che con­tie­ne le infor­ma­zio­ni su inqui­nan­ti in aria, ter­ra e acqua di tut­ti gli sta­bi­li­men­ti pre­sen­ti sul ter­ri­to­rio europeo. 

Solvay dichiara di aver scaricato in mare 3,88 tonnellate di arsenico, 3,7 tonnellate di cromo, 59 chili di mercurio e svariati altri inquinanti.

Nel cor­so degli anni sono sta­ti sigla­ti non pochi accor­di tra la Regio­ne Tosca­na e la fab­bri­ca in que­stio­ne, insie­me ad altri enti isti­tu­zio­na­li e non, sfio­ran­do cifre da capo­gi­ro per finan­zia­men­ti a lun­go termine.

Nel mar­zo 2001 è sta­to avvia­to un pro­ce­di­men­to ammi­ni­stra­ti­vo di boni­fi­ca, dal­la Regio­ne Tosca­na, ma mai con­clu­so. Nel 2003 Sol­vay ha fir­ma­to un accor­do con le auto­ri­tà loca­li per rag­giun­ge­re spe­ci­fi­ci obiet­ti­vi ambien­ta­li. Per ottem­pe­ra­re a tali accor­di, Sol­vay ha otte­nu­to dal Mini­ste­ro dell’Ambiente un con­tri­bu­to a fon­do per­du­to di 30 milio­ni di euro. Nel 2007, tut­ta­via, l’impianto era in gran par­te ina­dem­pien­te ai suoi impegni. 

L’anno seguen­te la Onlus Medi­ci­na Demo­cra­ti­ca ha spor­to denun­cia alla Pro­cu­ra del­la Repub­bli­ca di Livor­no con­tro Sol­vay per la pre­sen­za di quat­tro cana­li di sca­ri­co ille­ga­li e l’elusione dei limi­ti alle emis­sio­ni di sostan­ze noci­ve, com­pre­so il mer­cu­rio, oltre sei vol­te il limi­te di leg­ge.

Il pro­ces­so si è con­clu­so nel 2013 dopo che la socie­tà ha nego­zia­to un pat­teg­gia­men­to secon­do il qua­le, tra l’altro, attue­reb­be un pia­no per ripu­li­re l’impianto e garan­tir­ne la con­for­mi­tà entro il 2015. Tut­ta­via, Sol­vay ha con­ti­nua­to a con­te­sta­re le con­clu­sio­ni del pub­bli­co mini­ste­ro, affer­man­do che i livel­li di metal­li pesan­ti non ave­va­no vio­la­to la leg­ge, e lo ha fat­to non rive­lan­do la sen­ten­za di pat­teg­gia­men­to agli investitori.

Diversi blackout elettrici risalenti agli anni 2007 e 2017 hanno causato la fuoriuscita di azoto ammoniacale, finita poi in mare attraverso l’unico fosso di scarico (Fosso bianco) causando la presenza di pesci morti sulla spiaggia. 

L’Agenzia Regio­na­le per la pro­te­zio­ne Ambien­ta­le (ARPAT) ave­va accer­ta­to la pre­sen­za di ammo­nia­ca in acqua e, nono­stan­te ciò, non è sta­to appli­ca­to alcun divie­to di balneazione.

I risul­ta­ti han­no evi­den­zia­to un ecces­so di mor­ta­li­tà per malat­tie cro­ni­co-dege­ne­ra­ti­ve nell’area ad alta con­cen­tra­zio­ne di atti­vi­tà inqui­nan­ti. La vici­nan­za agli sta­bi­li­men­ti indu­stria­li è sta­ta rite­nu­ta un fat­to­re di rischio per tali malattie.

L’azienda da sem­pre cer­ca di miglio­ra­re gli impat­ti sull’ambiente tra­mi­te il rin­no­va­men­to dei pro­ces­si pro­dut­ti­vi. Sem­pre in que­gli anni, infat­ti, la regio­ne Tosca­na ha stan­zia­to 500.000 euro (che si aggiun­ge­ran­no agli 11,1 milio­ni di euro che met­te­rà il Mise) per il miglio­ra­men­to ener­ge­ti­co del­lo sta­bi­li­men­to Sol­vay a Rosi­gna­no Marittimo. 

Nel 2019 l’agenzia di rating Msci ha asse­gna­to alla Sol­vay il pun­teg­gio mas­si­mo (AAA), altre socie­tà le han­no asse­gna­to comun­que dei voti buo­ni, anche se ope­ra­no in cam­po chi­mi­co o petro­li­fe­ro. Que­sto ha pro­dot­to degli anti­cor­pi inter­ni all’ambiente indu­stria­le e finan­zia­rio.

Secondo queste valutazioni acquistare un titolo Solvay sarebbe considerato un investimento “sostenibile”.

Infat­ti, ormai miliar­di di dol­la­ri van­no su asset Esg cioè Envi­ron­men­tal, Social and Gover­nan­ce (ossia le istan­ze ambien­ta­li, socia­li e di gover­nan­ce), che sareb­be­ro i cri­te­ri chia­ve di natu­ra non finan­zia­ria che gli inve­sti­to­ri pos­so­no inte­gra­re nel loro pro­ces­so d’investimento.

Sol­vay rispon­de affer­man­do che «lo sta­bi­li­men­to di Rosi­gna­no pro­du­ce car­bo­na­to di sodio da oltre un seco­lo e si attie­ne a rigo­ro­si stan­dard ambien­ta­li». Nel 2021 sono sta­ti pre­sen­ta­ti due espo­sti alla pro­cu­ra di Livor­no con­tro la Sol­vay: il pri­mo cura­to dal depu­ta­to M5s Fran­ce­sco Ber­ti, dal­la con­si­glie­ra gril­li­na Sil­via Nofe­ri e dall’avvocato Vit­to­rio Spal­las­so, il secon­do da Ber­ti insie­me a Giu­sep­pe Bivo­na, cofon­da­to­re del fon­do inter­na­zio­na­le di inve­sti­men­to Blue­bell Capi­tal Part­ners. Entram­bi gli espo­sti con­te­sta­no le comu­ni­ca­zio­ni uffi­cia­li dell’azienda che sta­reb­be adot­tan­do tec­ni­che espli­ci­te di gree­n­wa­shing.

E nel gen­na­io 2022 il mini­stro per la Tran­si­zio­ne Eco­lo­gi­ca ha rin­no­va­to a Sol­vay per 12 anni il per­mes­so di pre­ven­zio­ne e con­trol­lo inte­gra­to dell’inquinamento per Rosi­gna­no. Dichia­ra Ber­ti: «Il nostro obiet­ti­vo è far­gli boni­fi­ca­re tut­ta l’area».

La Solvay ha pensato bene di introdurre un piano d’azione da 15 milioni di euro per ridurre le emissioni di calcare del 20% nel 2030 e del 40% entro il 2040. 

«Sia­mo impe­gna­ti nel miglio­ra­re costan­te­men­te la soste­ni­bi­li­tà dei nostri pro­ces­si» ha dichia­ra­to Phi­lip­pe Keh­ren, pre­si­den­te del­la divi­sio­ne Soda Ash & Deri­va­ti­ves di Solvay.

Nono­stan­te In Ita­lia ci sia il più vasto e pesan­te disa­stro cau­sa­to da PFAS, non vi è una rego­la­men­ta­zio­ne. A un anno dal­la richie­sta da par­te di nove asso­cia­zio­ni e comi­ta­ti (tra i qua­li Green­pea­ce, Comi­ta­to Stop Sol­vay, Medi­ci ISDE, Legam­bien­te), indi­riz­za­ta al Mini­ste­ro del­la Tran­si­zio­ne Eco­lo­gi­ca, al Mini­ste­ro del­la Salu­te, al Mini­ste­ro del­lo Svi­lup­po Eco­no­mi­co e al Mini­ste­ro del­le Poli­ti­che Agri­co­le e Fore­sta­li, di una leg­ge nazio­na­le che tute­li ambien­te e per­so­ne, non risul­ta­no evi­den­ze di una boz­za costi­tu­zio­na­le al riguardo. 

Mar­cos Orel­la­na, rela­to­re spe­cia­le Onu si espri­me così nel­la sua rela­zio­ne a segui­to dell’ispezione a giu­gno 2021: «L’Italia ha il dove­re di pre­ve­ni­re l’esposizione a sostan­ze e rifiu­ti peri­co­lo­si. L’unico modo per pro­teg­ger­si dal­la vio­la­zio­ne dei dirit­ti uma­ni che l’Italia si è impe­gna­ta a soste­ne­re è pre­ve­ni­re l’esposizione. Que­sto è un obbli­go fon­da­men­ta­le che spet­ta allo Sta­to. Tut­ta­via, anche le azien­de han­no respon­sa­bi­li­tà cri­ti­che per pre­ve­ni­re l’esposizione».

Come affermato da Orellana, nonostante le ingenti risorse pubbliche ricevute da Solvay (oltre 100 milioni di euro), la situazione ambientale del sito non è migliorata in modo significativo.

Qual­co­sa sem­bra che si stia muo­ven­do a livel­lo euro­peo: Toxic Waters. Stop pol­lu­ting our seas! è sta­to infat­ti lo slo­gan dell’evento orga­niz­za­to per mer­co­le­dì 15 giu­gno 2022 al par­la­men­to euro­peo dal­l’eu­ro­de­pu­ta­ta Eleo­no­ra Evi, co-por­ta­vo­ce nazio­na­le di Euro­pa Ver­de, per met­te­re in evi­den­za lo sta­to di salu­te degli ocea­ni e dei mari e ragio­na­re del­le misu­re da adot­ta­re per «argi­na­re un feno­me­no che ha ormai assun­to dimen­sio­ni allar­man­ti», sostie­ne Evi. E con­ti­nua: «Biso­gna met­te­re in atto una poli­ti­ca seria e pre­vi­den­te, che met­ta al pri­mo posto la salu­te di cit­ta­di­ni e ambien­te, non i pro­fit­ti del­le multinazionali».

Arti­co­lo di Can­di­da Battaglia

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Candida Battaglia

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