Insolite ignote. Sister Rosetta Tharpe e la nascita del rock ‘n’ roll

Il rock ‘n’ roll nasce negli Sta­ti Uni­ti tra gli anni ’40 e ’50 come com­bi­na­zio­ne di blues, R&B, gospel, jazz, coun­try e folk e vede in Elvis Pre­sley, Lit­tle Richard, Jer­ry Lee Lewis, James Bro­wn, Jim Mor­ri­son, John­ny Rot­ten, Prin­ce e Bo Didd­ley alcu­ni tra i suoi inter­pre­ti di mag­gior successo. 

Prima di questi grandi musicisti, però, quando ancora il termine non era stato coniato, alle origini di tutto, c’è una donna nera, afroamericana, queer. 

Dal­la Rock & Roll Hall of Fame vie­ne rico­no­sciu­ta come una del­le fon­da­tri­ci del rock ‘n’ roll, per­ché è inne­ga­bi­le che pri­ma di Chuck Ber­ry e John­ny Cash, è sta­ta Sister Roset­ta Thar­pe a fare ciò in cui solo suc­ces­si­va­men­te si cimen­te­ran­no i gran­di mae­stri del genere.

Roset­ta Nubin nasce nel 1915 a Cot­ton Plant, nel­l’Arkan­sas, in una fami­glia di musi­ci­sti e rac­co­gli­to­ri di coto­ne. Il padre, Wil­lis Atkins era un can­tan­te, men­tre la madre, Katie Bell Nubin, in segui­to al divor­zio diven­ta un’e­van­ge­li­sta iti­ne­ran­te per la Church of God in Chri­st con cui già all’e­tà di quat­tro anni si esi­bi­sce “Lit­tle Roset­ta Nubin, can­to e chi­tar­ra mira­co­la­ti”. A 23 anni Nubin ha già divor­zia­to una vol­ta dal pre­di­ca­to­re — tiran­no Tho­mas Thor­pe, di cui però man­ten­ne sem­pre il cogno­me stor­pia­to all’anagrafe in Thar­pe  — e ha già comin­cia­to a regi­stra­re per la Dec­ca Records. Imme­dia­to è lo scan­da­lo di que­sta pri­ma pro­du­zio­ne per que­sta musi­ca mai sen­ti­ta pri­ma, anco­ra sen­za nome, dai testi ori­gi­na­lis­si­mi in cui non si esi­me­va dal coniu­ga­re auda­ce­men­te sacro e pro­fa­no e a dare pro­va dei pro­pri vir­tuo­si­smi da chitarrista. 

Nel­le sue can­zo­ni Thar­pe non rinun­cia a nes­su­na del­le influen­ze che han­no segna­to il suo vis­su­to arti­sti­co: il gospel del­le umi­li ori­gi­ni, il blues del Del­ta, il jazz del New Orleans, le espe­rien­ze da can­tan­te nei night club più rino­ma­ti di New York come Il Cot­ton Club e il Café Socie­ty. Il mito del­la “madri­na del rock ‘n’ roll” si costrui­sce, dun­que, con­cer­to dopo con­cer­to, hit dopo hit: il pub­bli­co dei night club è osses­sio­na­to da bra­ni cla­mo­ro­si come This TrainRock Me men­tre quel­lo dei fede­li guar­da con sem­pre più sospet­to la cre­scen­te influen­za del­la musicista.

Nel 1944 vie­ne inci­sa Stran­ge things hap­pe­ning eve­ry day, che divi­de tutt’ora la cri­ti­ca nel dibat­ti­to non anco­ra risol­to su qua­le sia sta­to il pri­mo bra­no rock ’n’ roll. La can­zo­ne sca­la la Har­lem Hit Para­de, clas­si­fi­ca crea­ta per tene­re sepa­ra­te la musi­ca nera e quel­la dei bian­chi e fa di Thar­pe una vera e pro­pria star, che si esi­bi­sce per­si­no con arti­sti del cali­bro di Duke Elling­ton, Cab Cal­lo­way e Ben­ny Goodman. 

Per­so­na­li­tà eclet­ti­ca, can­tan­te ecce­zio­na­le, musi­ci­sta poli­stru­men­ti­sta, Sister Roset­ta Thar­pe diven­ta ben pre­sto un pun­to di rife­ri­men­to per tut­ti que­gli arti­sti che poi arri­ve­ran­no dav­ve­ro a con­ta­re qual­co­sa, come testi­mo­nia  Geor­ge Brant, dram­ma­tur­go sta­tu­ni­ten­se e auto­re del musi­cal Marie and Roset­ta quan­do affer­ma che «Chuck Beny ha ha pre­so in pre­sti­to il suo sti­le chi­tar­ri­sti­co e Lit­tle Richard ha det­to che è lei la respon­sa­bi­le del­la sua car­rie­ra. Elvis Pre­sley la cita­va fra le sue influen­ze, e per­fi­no Jimi Hen­drix una vol­ta ha det­to che vole­va solo suo­na­re come Rosetta».

Il 1946 segna l’inizio del sodalizio artistico e sentimentale con Marie Knight, eccellente contralto con cui intraprende un pazzo tour per l’America, proponendo pezzi come Didn’t it rainUp Above My Head.

Se gli anni ’40 han­no costi­tui­to il tram­po­li­no di lan­cio per la car­rie­ra dell’artista, il suc­ces­si­vo ven­ten­nio le per­met­te di con­so­li­da­re la sua fama a tal pun­to da poter­si imbar­ca­re in ini­zia­ti­ve sem­pre più ardi­te come quan­do nel 1952 regi­stra con Red Foley Have a Lit­tle Talk with Jesus, il pri­mo duet­to inter­ra­zia­le degli Sta­ti Uni­ti d’America. Con­ti­nue­rà a gira­re in tour per l’Europa pra­ti­ca­men­te fino alla fine del­la sua vita: nel 1973, infat­ti, quan­do anco­ra si sta­va ripren­den­do da un ictus e da alcu­ne com­pli­can­ze cau­sa­te dal dia­be­te, sarà vit­ti­ma di un infar­to che le sarà fatale. 

Nono­stan­te sto­ri­ca­men­te si sia sem­pre cer­ca­to di smi­nui­re o igno­ra­re la por­ta­ta del suo con­tri­bu­to ad uno dei gene­ri musi­ca­li più ama­ti di sem­pre, chiun­que se ne inten­da un po’ di sto­ria del­la musi­ca o ne sia in gene­ra­le un appas­sio­na­to sa che pri­ma di tut­ti i tan­to accla­ma­ti “padri del rock ‘n’ roll”, anco­ra pri­ma che si ten­tas­se di sbian­ca­re il gene­re o di deco­di­fi­car­lo, c’era Sister Roset­ta Thar­pe con la sua voce indi­men­ti­ca­bi­le e la sua fede­le chi­tar­ra che, uni­te ad una per­so­na­li­tà oltre­mo­do cari­sma­ti­ca, le han­no per­mes­so di rima­ne­re rile­van­te per ben oltre le quat­tro deca­di che han­no segna­to la sua carriera.

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Silvia Natoli
Stu­den­tes­sa al secon­do anno di edi­to­ria. Bevo tan­ti caf­fè, leg­go mol­ti libri, dor­mo poco e mi inte­res­so prin­ci­pal­men­te di let­te­ra­tu­ra, sto­ria e politica.

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