La Spagna di Sánchez all’insegna della giustizia sociale

La Spagna di Sánchez all’insegna della giustizia sociale

Pedro Sán­chez, docen­te uni­ver­si­ta­rio ed eco­no­mi­sta spa­gno­lo, oltre ad esse­re dal 2017 il segre­ta­rio gene­ra­le del PSOE (Par­ti­do Socia­li­sta Obre­ro Español), è ormai il pre­si­den­te del gover­no spa­gno­lo da ormai cir­ca quat­tro anni e mez­zo, cari­ca che nel­la monar­chia spa­gno­la cor­ri­spon­de a l’equivalente del­la Pre­si­den­za del Con­si­glio ita­lia­na. Infat­ti, dopo la piut­to­sto bre­ve paren­te­si del pri­mo gover­no pre­sie­du­to da Sán­chez, dura­to meno di un anno, si è inse­dia­to, dopo uno stal­lo isti­tu­zio­na­le di cir­ca sei mesi, il gover­no Sán­chez II che è attual­men­te in cari­ca nel pae­se iberico. 

L’assenza di mag­gio­ran­ze chia­re e defi­ni­te ha por­ta­to, dopo un perio­do di dif­fi­den­za, ad un impor­tan­te accor­do fra i due par­ti­ti prin­ci­pa­li di una coa­li­zio­ne di cen­tro­si­ni­stra (PSOE e Pode­mos) che ha per­mes­so di far nasce­re quel­lo che ad oggi è defi­ni­to da più par­ti come il gover­no più pro­gres­si­sta d’Europa.

Il governo Sánchez II si è insediato nel gennaio del 2020 e si sostiene su una maggioranza formata essenzialmente da quattro partiti: PSOE, Podemos, Partito Socialista di Catalogna, Izquierda Unida (in ordine di rappresentanza parlamentare), 

insie­me all’appog­gio ester­no di alcu­ni par­ti­ti indi­pen­den­ti­sti, ele­men­to da sem­pre cru­cia­le nel­le fasi di for­ma­zio­ne dei gover­ni in Spagna. 

Il fon­da­to­re di Pode­mos Pablo Igle­sias Tur­rión. Pro­fes­so­re di Scien­ze Poli­ti­che a Madrid, è sta­to Vice­pre­si­den­te nel gover­no San­chez II fino alla pri­ma­ve­ra del 2021

Il perio­do sto­ri­co e il con­te­sto socio-eco­no­mi­co in cui si è tro­va­to ad ope­ra­re fin dai pri­mi gior­ni que­sto ese­cu­ti­vo non è sta­to in nes­sun modo sta­bi­le ed ordi­na­rio: la pan­de­mia di covid-19, che da lì a poco avreb­be tra­vol­to l’Europa inte­ra col­pen­do pro­fon­da­men­te anche la Spa­gna, e in segui­to le con­se­guen­ze inne­sca­te dall’invasione rus­sa dell’Ucraina a par­ti­re dal feb­bra­io del 2022, han­no con­dot­to il gover­no Sán­chez II, come tut­ti gli altri gover­ni euro­pei, ad ope­ra­re in un con­te­sto di poli­cri­si come quel­lo in cui si tro­va l’Europa attual­men­te, ovve­ro una situa­zio­ne di cri­si che col­pi­sce e agi­sce con­tem­po­ra­nea­men­te su più livel­li gene­ran­do ele­va­te situa­zio­ni di pre­ca­rie­tà sot­to il pia­no eco­no­mi­co e sociale. 

Pro­prio da que­sta real­tà di fat­ti è emer­sa fin dai pri­mi gior­ni dall’insediamento la pos­si­bi­li­tà per il gover­no spa­gno­lo di affron­ta­re que­sta cri­si tenen­do come faro d’azione i con­cet­ti di soli­da­rie­tà e giu­sti­zia socia­le, cer­can­do di tute­la­re in gran par­te le fasce meno pro­tet­te del­la popo­la­zio­ne e appli­can­do poli­ti­che redi­stri­bu­ti­ve con l’obiettivo ulti­mo di favo­ri­re l’integrità e la coe­sio­ne di una nazio­ne che sareb­be entra­ta in un perio­do com­pli­ca­to, che avreb­be coin­vol­to tut­ti ma sen­za dub­bio col­pi­to dura­men­te alcu­ni più di altri. 

Il primo dei grandi aspetti sociali su cui sono andate ad incidere le politiche del governo spagnolo è stato quello del lavoro.

Si è infat­ti por­ta­ta a com­pi­men­to una sto­ri­ca rifor­ma otte­nu­ta non sen­za fri­zio­ni e con­flit­ti fra par­ti socia­li, che si reg­ge su due impor­tan­ti pila­stri sia dal pun­to di visto con­cre­to che mag­gior­men­te sim­bo­li­co e spe­ri­men­ta­le, e che fa del­la Spa­gna di oggi un esem­pio trai­nan­te a livel­lo euro­peo per quan­to riguar­da la legi­sla­zio­ne giu­sla­vo­ri­sta e il dirit­to del lavoro. 

La rifor­ma, volu­ta for­te­men­te dal­la Mini­stra del Lavo­ro Yolan­da Díaz, si è infat­ti incen­tra­ta prin­ci­pal­men­te su una cor­po­sa spin­ta di con­tra­sto al lavo­ro pre­ca­rio tra­mi­te la ricer­ca di una svol­ta che potes­se incen­trar­si sul ripri­sti­no di una mag­gio­re rigi­di­tà del mer­ca­to del lavo­ro al fine di amplia­re le tute­le di cui godo­no diret­ta­men­te i lavoratori. 

La Mini­stra del Lavo­ro e del­le Poli­ti­che socia­li per l’e­co­no­mia Yolan­da Díaz nel 2020

Il com­ple­ta­men­to di que­sto obiet­ti­vo è pas­sa­to e pas­se­rà attra­ver­so un’importante incen­ti­va­zio­ne dei con­trat­ti a tem­po inde­ter­mi­na­to, e un paral­le­lo gran­de fre­no nell’utilizzo di con­trat­ti a tem­po deter­mi­na­to, anche tal­vol­ta con pena­li malus indi­ret­ta­men­te pro­por­zio­na­li alla dura­ta del con­trat­to in caso di non rin­no­vo da par­te dell’azienda.

Una serie di tipologie contrattuali strutturalmente precarie sono state inoltre abolite e il governo si è promesso di portare avanti un monitoraggio costante dei risultati che terminerà con delle conclusioni parziali nel gennaio del 2025. 

Sul­lo stes­so ver­san­te inol­tre sono sta­ti appro­va­ti impor­tan­ti prov­ve­di­men­ti riguar­dan­ti l’adozione, in via spe­ri­men­ta­le, del­la set­ti­ma­na lavo­ra­ti­va di 4 gior­ni (32 ore) per alcu­ni set­to­ri azien­da­li inte­res­sa­ti, un pro­get­to che, com’è sta­to ampia­men­te dimo­stra­to, non inci­de nega­ti­va­men­te sul­la pro­dut­ti­vi­tà dei lavo­ra­to­ri, e del con­ge­do mestrua­le, stru­men­to tra­mi­te il qua­le la Spa­gna si dimo­stra pre­cur­so­re fra gli Sta­ti euro­pei e che per­met­te tre gior­ni di asten­sio­ne tute­la­ta e giu­sti­fi­ca­ta dall’attività lavo­ra­ti­va per tut­te quel­le lavo­ra­tri­ci con ciclo mestrua­le par­ti­co­lar­men­te dolo­ro­so e invalidante. 

Tut­to ciò è sta­to inol­tre segui­to dal miglio­ra­men­to di un ulte­rio­re impor­tan­te accor­do por­ta­to a ter­mi­ne nel feb­bra­io dell’anno scor­so, con cui il gover­no spa­gno­lo ha fis­sa­to una soglia di sala­rio mini­mo per tut­ti i lavo­ra­to­ri a 1.000 euro net­ti con 14 men­si­li­tà dopo aver con­clu­so un accor­do con i sin­da­ca­ti e incas­sa­to il pare­re con­tra­rio del­le due prin­ci­pa­li asso­cia­zio­ni impren­di­to­ria­li spa­gno­le (la CEOE e la CEPYME). Pochi gior­ni fa infat­ti la soglia mini­ma è sta­ta ulte­rior­men­te alza­ta a 1.080 euro in modo da garan­ti­re ai con­su­ma­to­ri un mag­gio­re pote­re d’acquisto in que­sto perio­do di ele­va­ta inflazione.

Ma il fulcro dell’azione del governo trainato da Sánchez è emerso in maniera preponderante nella legge di bilancio per l’anno 2023,

quel­la che in Spa­gna vie­ne chia­ma­ta ley pre­su­pue­stos, vara­ta nel pie­no del­la guer­ra in Ucrai­na che, com’è noto, ha alte­ra­to mol­ti equi­li­bri eco­no­mi­ci, pro­dot­to feno­me­ni infla­zio­ni­sti­ci e posto le basi di una cri­si energetica. 

Le inten­zio­ni dell’esecutivo sono sta­te chia­re sin da subi­to: cer­ca­re di impe­di­re spe­cu­la­zio­ni di mer­ca­to dovu­te alle oscil­la­zio­ni dei prez­zi del­le mate­rie pri­me e por­re un argi­ne alle dispa­ri­tà con cui i vari grup­pi socia­li avreb­be­ro affron­ta­to que­sta cri­si sto­ri­ca, in gra­do di com­pro­met­te­re for­te­men­te la tenu­ta socia­le del pae­se. Il risul­ta­to fina­le con­te­nu­to nel prov­ve­di­men­to è un insie­me di nor­me che pon­go­no al cen­tro un incre­men­to signi­fi­ca­ti­vo del­la spe­sa socia­le com­ples­si­va e un aumen­to di tas­se per quei grup­pi eco­no­mi­ci che han­no bene­fi­cia­to di gua­da­gni straor­di­na­ri deri­va­ti dal­le mol­te­pli­ci cri­si degli ulti­mi mesi. 

Per quan­to con­cer­ne il pri­mo pun­to sono sta­ti por­ta­ti avan­ti degli aumen­ti riguar­dan­ti l’ingre­so mini­mo vital (poli­ti­ca equi­va­len­te al nostro red­di­to di cit­ta­di­nan­za, che in Spa­gna coin­vol­ge una pla­tea di 1,2 milio­ni di per­so­ne), che vie­ne incre­men­ta­to nel suo impor­to di una quo­ta pari all’8,5%, e nel cosid­det­to iprem, un indi­ce su cui vie­ne cal­co­la­to il livel­lo del­le pre­sta­zio­ni socia­li di soste­gno eco­no­mi­co come sus­si­di e altri aiu­ti pub­bli­ci, che cre­sce inve­ce del 3,6%.

In un periodo storico come quello attuale provvedimenti simili riducono notevolmente l’impatto che l’inflazione ha sul potere d’acquisto di individui e gruppi sociali.

Paral­le­la­men­te è sta­ta poi por­ta­to avan­ti l’azze­ra­men­to dell’IVA sugli ali­men­ti di base, una misu­ra impor­tan­te di “pro­te­zio­ne del­le clas­si medie e lavo­ra­tri­ci”, come dichia­ra­to dal capo del governo.

Nel com­ples­so poi, oltre a con­fer­ma­re un prov­ve­di­men­to otti­mo in gra­do di coniu­ga­re bene­fi­ci ambien­ta­li e soste­gno eco­no­mi­co come la gra­tui­tà dei mez­zi pub­bli­ci urba­ni e di trat­te di media per­cor­ren­za, sono aumen­ta­ti anche i fon­di di spe­sa per la fascia gio­va­ni­le del­la popo­la­zio­ne, a cui sono desti­na­ti in tota­le qua­si 13 miliar­di, mol­ti dei qua­li diret­ti a soste­ne­re il bono alqui­ler fina­liz­za­to alle spe­se d’affitto, per il con­tra­sto alla vio­len­za di gene­re, il siste­ma di acco­glien­za dei migran­ti e per la sani­tà (a cui va rispet­ti­va­men­te un aumen­to di fon­di per­cen­tua­le pari al 15%, 31% e 7%). 

Sul pia­no fisca­le inve­ce, l’indirizzo poli­ti­co del gover­no Sán­chez si era dimo­stra­to già for­te­men­te vol­to ver­so una pro­gres­si­vi­tà del siste­ma in otti­ca redi­stri­bu­ti­va, e que­sta ten­den­za è sta­ta dimo­stra­ta anche nell’ultima leg­ge di pia­ni­fi­ca­zio­ne eco­no­mi­ca per il pros­si­mo anno. Il gover­no pre­ve­de di recu­pe­ra­re cir­ca 10 miliar­di tra­mi­te un prov­ve­di­men­to tem­po­ra­neo (in vigo­re per il 2023 e il 2024, ma con la pos­si­bi­li­tà di esse­re con­fer­ma­to per­ma­nen­te) che va a gene­ra­re un aumen­to del livel­lo di pre­lie­vo fisca­le di ban­che e com­pa­gnie ener­ge­ti­che, che han­no trat­to indi­ret­ta­men­te enor­mi van­tag­gi dal­la cri­si in atto, e in una patri­mo­nia­le appli­ca­ta in sen­so pro­gres­si­vo per i red­di­ti supe­rio­ri a 3 milio­ni di euro. 

Risul­ta dif­fi­ci­le non con­sta­ta­re come l’azione poli­ti­ca del gover­no Sán­chez abbia inter­pre­ta­to, sep­pur con vari limi­ti, una richie­sta di giu­sti­zia socia­le for­te­men­te pre­sen­te in Spa­gna da diver­si anni tra­du­cen­do­la in prov­ve­di­men­ti pra­ti­ci pro­prio nel momen­to di mag­gio­re bisogno. 

Nell’autunno del 2023 i cit­ta­di­ni spa­gno­li saran­no chia­ma­ti alle urne, e sarà inte­res­san­te nota­re se la dire­zio­ne intra­pre­sa dal­la coa­li­zio­ne di cen­tro­si­ni­stra saprà pre­mia­re la stes­sa ricon­fer­man­do­la al gover­no o se si assi­ste­rà ad una svol­ta a destra anche nel pae­se ibe­ri­co dove i pri­mi son­dag­gi segna­no un leg­ge­ro van­tag­gio del Par­ti­do Popu­lar (PP) sul PSOE. 

Con­di­vi­di:
Thomas Brambilla
Sono stu­den­te in scien­ze poli­ti­che e filo­so­fi­che alla Sta­ta­le di Mila­no. Mi pia­ce riflet­te­re e poi scri­ve­re, e for­tu­na­ta­men­te anche riflet­te­re dopo aver scrit­to. Di poli­ti­ca prin­ci­pal­men­te, ma sen­za por­si nes­sun limite.

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