L’importante ruolo dei Sensivity Readers. Ma chi sono?

L'importante ruolo dei Sensivity Readers. Ma chi sono?

Da qual­che tem­po, nel vasto mon­do edi­to­ria­le, si aggi­ra una nuo­va figu­ra pro­fes­sio­na­le: il suo nome è sen­si­ti­vi­ty rea­der ed è una for­ma aggior­na­ta del cosid­det­to ”let­to­re”.

Que­st’ul­ti­mo (da non inten­de­re nel­l’ac­ce­zio­ne più gene­ri­ca del ter­mi­ne) si pro­di­ga nel for­ni­re, pre­via let­tu­ra, pare­ri di ordi­ne gene­ra­le sui mano­scrit­ti pre­si in con­si­de­ra­zio­ne dal­le case edi­tri­ci per un’e­ven­tua­le pubblicazione.

Ana­lo­ga­men­te il sen­si­ti­vi­ty rea­der leg­ge i testi for­ni­ti dagli edi­to­ri, ma il moti­vo per cui lo fa è dif­fe­ren­te da quel­lo del ”let­to­re”; il suo obiet­ti­vo è sco­va­re espres­sio­ni che potreb­be­ro risul­ta­re offen­si­ve, per­ché poco plau­si­bi­li, inac­cu­ra­te o frut­to di ste­reo­ti­pi, nei riguar­di di qual­si­vo­glia cul­tu­ra, comu­ni­tà o minoranza. 

Le polemiche, naturalmente, non si sono fatte attendere: i sensitivity readers sono stati perlopiù accusati di frenare la creatività propria degli autori e addirittura di attuare una forma di censura sui libri. 

Ma c’è anche chi ha cam­bia­to idea al riguar­do; è acca­du­to allo scrit­to­re scoz­ze­se Irvi­ne Welsh (auto­re di Train­spot­ting) che, dopo l’i­ni­zia­le disap­pun­to, ha ini­zia­to ad apprez­za­re il lavo­ro dei sen­si­ti­vi­ty rear­ders.        

Irving Welsh, I lun­ghi col­tel­li, Par­ma, Libri Guan­da, 2022

Il cam­bia­men­to di opi­nio­ne è avve­nu­to a segui­to del­la ste­su­ra del suo thril­ler, I lun­ghi col­tel­li; data la pre­sen­za di per­so­nag­gi trans nel­la sto­ria, l’au­to­re ha col­la­bo­ra­to con un sen­si­ti­vi­ty rea­der, che è una per­so­na tran­sgen­der. L’in­ter­ven­to di que­st’ul­ti­ma è ser­vi­to a indi­vi­dua­re even­tua­li scor­ret­tez­ze rela­ti­ve alla vita del­le per­so­ne trans, che Welsh pote­va non cono­sce­re in manie­ra appro­fon­di­ta ed esatta. 

«La mia espe­rien­za è sta­ta mol­to posi­ti­va» rac­con­ta Welsh, «Il let­to­re mi è sta­to di soste­gno in quel­lo che sta­vo cer­can­do di fare; equi­li­bra­to, ha medi­ta­to su ciò che mi ha det­to ed è sta­to chia­ri­fi­ca­to­re. Il libro è venu­to mol­to meglio di con­se­guen­za».

La scel­ta di un ”let­to­re” trans da par­te di Welsh met­te ben in luce un aspet­to impor­tan­te: spes­so le per­so­ne chia­ma­te ad ana­liz­za­re i mano­scrit­ti appar­ten­go­no alla comu­ni­tà o mino­ran­za che vie­ne trat­teg­gia­ta all’in­ter­no del­la sto­ria nar­ra­ta. In que­sto modo il con­tri­bu­to dei sen­si­vi­ty rea­ders risul­ta esse­re quan­to mai pre­zio­so per­ché pos­so­no for­ni­re sug­ge­ri­men­ti pun­tua­li e, come dice Eva Wong Nava (”let­tri­ce” da alcu­ni anni), un «feed­back sull’autenticità». 

Arti­co­lo di Sarah Hocson

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