L(‘)otto marzo, oggi e sempre. Riflessioni dalla redazione

L(')otto marzo, oggi e sempre. Riflessioni dalla redazione

Noi di Vul­ca­no cre­dia­mo che la lot­ta con­tro ogni for­ma di discri­mi­na­zio­ne sia un lavo­ro quo­ti­dia­no da por­ta­re avan­ti col­let­ti­va­men­te, un lavo­ro che richie­de deter­mi­na­zio­ne e la capa­ci­tà di tra­sfor­ma­re il sen­so di ingiu­sti­zia da cui spes­so venia­mo col­ti – con la rab­bia e il sen­so di impo­ten­za che ne pos­so­no deri­va­re – in qual­co­sa di pro­po­si­ti­vo, in una spin­ta al cam­bia­men­to. Alla luce di que­ste con­si­de­ra­zio­ni, pur essen­do un gior­no di lot­ta come tan­ti altri, l’ot­to mar­zo rap­pre­sen­ta per noi l’oc­ca­sio­ne per rac­co­glie­re le nostre voci e far­le arri­va­re ancor più lon­ta­no, per met­ter­ci gli uni di fron­te agli altri e chie­der­ci: a che pun­to sia­mo arrivati?

Di segui­to, dun­que, ecco alcu­ne del­le rifles­sio­ni e dei temi che sono emer­si in que­sta impor­tan­te occa­sio­ne di confronto.


“Il diritto di contare”

Anco­ra oggi, nel 2023, dopo anni di lot­te e di pro­te­ste, che han­no por­ta­to a pic­co­li miglio­ra­men­ti nel­la socie­tà, noi don­ne non abbia­mo anco­ra otte­nu­to pie­na­men­te il dirit­to più impor­tan­te che ci spet­ta: il dirit­to di contare.

Voglio ave­re il dirit­to di con­ta­re come per­so­na, non come pez­zo di car­ne, gira­re per stra­da con sere­ni­tà, sen­za fischi e clac­son che suo­na­no, di par­la­re di ciò che mi è suc­ces­so sen­za che la pri­ma doman­da che mi vie­ne rivol­ta sia «ma com’eri vestita?». 

Voglio ave­re il dirit­to di con­ta­re per le mie capa­ci­tà, sia nel­lo stu­dio che nel lavo­ro, di esse­re valo­riz­za­ta per gli obiet­ti­vi che ho rag­giun­to, sen­za dare per scon­ta­to che «mas­sì, per esser­ci riu­sci­ta l’avrà data via a qual­cu­no» e di esse­re pre­mia­ta per ciò che so fare sen­za sen­tir­mi chie­de­re «mi scu­si ma lei è mam­ma?». Voglio ave­re il dirit­to di con­ta­re per le mie idee, poli­ti­che e socia­li, sen­za sen­tir­mi dire che «tan­to sei una don­na, cosa vuoi capirne».

Voglio che anche il mio cor­po abbia il dirit­to di con­ta­re, che ven­ga rispet­ta­to, tute­la­to e dife­so per il modo in cui scel­go di usar­lo. Di non esse­re defi­ni­ta una «tro­ia» o una «figa di legno» per il modo in cui vivo la mia ses­sua­li­tà. Voglio che la mia voce e le mie paro­le abbia­no il dirit­to di con­ta­re quan­do dico «no»; quan­do denun­cio una vio­len­za, a pre­scin­de­re da quan­to tem­po ci met­te­rò a far­lo. Voglio che la mia emo­ti­vi­tà pos­sa con­ta­re, per­ché non ho sem­pre il ciclo, e a vol­te ho solo biso­gno di pian­ge­re, di feli­ci­tà o di tristezza.

Ma sem­pre oggi, 8 mar­zo 2023, l’unica cosa che vor­rei poter smet­te­re di con­ta­re sono i nume­ri: alla fine del 2022 sono sta­te 120 le don­ne ucci­se; da ini­zio 2023 sono già 8. In Ita­lia i dati Istat testi­mo­nia­no che il 31,5% del­le don­ne ha subì­to nel cor­so del­la sua vita vio­len­za fisi­ca o ses­sua­le, psi­co­lo­gi­ca o eco­no­mi­ca, da par­te di fami­lia­ri, part­ner ed ex part­ner. Nel 2021 si è regi­stra­to un acces­so di 7 milio­ni di don­ne al Pron­to Soc­cor­so, di cui 6300 con dia­gno­si di violenza. 

In ambi­to lavo­ra­ti­vo, cir­ca il 5% del­le don­ne han­no subì­to inci­den­ti e infor­tu­ni sul posto di lavo­ro. Tra le mag­gio­ri vit­ti­me, cir­ca il 60%, le lavo­ra­tri­ci di ambi­ti sani­ta­ri e socia­li. Altre inve­ce sono sta­te vit­ti­me di con­tat­ti inde­si­de­ra­ti, tito­li o bat­tu­te non richie­sti e man­can­za di rispet­to per il pro­prio ruo­lo. Nel mese di mag­gio 2020, dopo l’emergenza sani­ta­ria, del­le 307.000 per­so­ne che cer­ca­va­no lavo­ro ben 227.000 era­no don­ne. E, secon­do i dati Istat, le don­ne lavo­ra­tri­ci gua­da­gna­no il 15% in meno dei loro col­le­ghi uomini. 

Il tra­guar­do più gran­de, in occa­sio­ne del­la Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le del­la Don­na, giun­ti al 2023, sareb­be poter smet­te­re di con­ta­re i nume­ri e ren­de­re inve­ce tut­te le don­ne per­so­ne che contano. 

Di Matil­de Eli­sa Sala


Il valore di pensare-contro

Decul­tu­ra­liz­zar­si. Disac­cul­tu­rar­si a par­ti­re dal­la mater­ni­tà, non dare figli a nes­su­no. Sba­raz­zar­si del­la dia­let­ti­ca ser­vo-padro­ne. Strap­par­si dal cer­vel­lo l’inferiorità. Resti­tuir­si a se stes­se. Non ave­re anti­te­si. Muo­ver­si su un altro pia­no in nome del­la pro­pria dif­fe­ren­za. […] La don­na è l’altra fac­cia del­la ter­ra. La don­na è il Sog­get­to Impre­vi­sto. Libe­rar­si dal­la sot­to­mis­sio­ne, qui, ora, in que­sto presente.

Sono paro­le che l’autrice Ele­na Fer­ran­te met­te in boc­ca al per­so­nag­gio di Lenù (L’amica genia­le. Sto­ria di chi fug­ge e di chi resta) quan­do, nel pie­no dell’ondata fem­mi­ni­sta degli anni ‘70, si sco­pre e risco­pre, si libe­ra dall’inerzia del­la vita dome­sti­ca in cui era invi­schia­ta e si con­sa­cra ad una dol­ce effer­ve­scen­za intel­let­tua­le che final­men­te la resti­tui­sce a se stes­sa, la equi­pa­ra a quel mari­to-acca­de­mi­co di cui si era fat­ta ser­va. E aggiun­ge: «Ho fati­ca­to tan­to sui libri, ma li ho subì­ti, non li ho mai vera­men­te usa­ti, non li ho mai rove­scia­ti con­tro se stes­si. Ecco come si pen­sa. Ecco come si pen­sa contro». 

Que­sta dev’essere la mis­sio­ne, l’impegno, di tut­ti i gior­ni e di ognu­no: col­ti­va­re il pen­sie­ro cri­ti­co, anda­re oltre le cre­den­ze con­so­li­da­te, non teme­re di usa­re la pro­pria testa, rove­scia­re i “testi sacri” e le gerar­chie socia­li che abbia­mo ere­di­ta­to come eter­ni ed immu­ta­bi­li. Per­ché non è una sin­go­la gior­na­ta che fa la dif­fe­ren­za né una sin­go­la mino­ran­za discri­mi­na­ta a dover riven­di­ca­re dirit­ti e riconoscimento. 

Rico­no­sce­re il valo­re di pen­sa­re-con­tro. Abbat­te­re tut­ti i pre­con­cet­ti, tut­to il “dato per scon­ta­to” che non intral­cia solo le don­ne ma ogni mem­bro del gene­re uma­no; che limi­ta il poten­zia­le, taglia le gam­be al futu­ro. Pri­va il mon­do di voci e con­tri­bu­ti uni­ci; del­le dif­fe­ren­ze che non van­no nega­te ma riven­di­ca­te. Dun­que, que­sto 8 mar­zo e ogni gior­no, con­ti­nua­re a lot­ta­re per­ché, con le paro­le di Simo­ne de Beau­voir, «Nul­la era risol­to, tut­to resta­va possibile».

Di Giu­lia Riva


La dignità che meritiamo

L’8 mar­zo ricor­re la Gior­na­ta inter­na­zio­na­le del­la don­na. No, non deve esse­re con­si­de­ra­ta una festa, ma un’occasione per fer­mar­si e riflet­te­re. Lo sco­po di que­sta ricor­ren­za altro non è che un moni­to: tut­ti i sacri­fi­ci, i tra­guar­di fati­co­sa­men­te rag­giun­ti dal­la popo­la­zio­ne fem­mi­ni­le da un seco­lo a que­sta par­te non sono anco­ra abba­stan­za. Si obiet­te­rà super­fi­cial­men­te che le don­ne non dovreb­be­ro lamen­tar­si: pos­so­no vota­re, otte­ne­re il divor­zio, rico­pri­re le stes­se posi­zio­ni lavo­ra­ti­ve degli uomi­ni. E allo­ra, per­ché è tan­to neces­sa­rio isti­tui­re una gior­na­ta dedi­ca­ta alle donne?

Per­ché in Iran le don­ne muo­io­no per aver mes­so male il velo sul capo. Per­ché in Ucrai­na, e non solo, vie­ne anco­ra per­pe­tra­ta la pra­ti­ca tan­to anti­ca quan­to osce­na degli stu­pri di guer­ra. Per­ché le madri afgha­ne per sal­va­re se stes­se e le loro figlie dall’oppressivo regi­me dei tale­ba­ni per­do­no la vita nel mar Medi­ter­ra­neo. Per non dimen­ti­car­si di tut­te le spo­se bam­bi­ne in Ban­gla­desh e del­le gio­va­nis­si­me soma­le nei cam­pi pro­fu­ghi che fati­ca­no a tro­va­re un sor­so d’acqua per i loro bam­bi­ni. Per­ché si pen­si alle don­ne vio­len­ta­te e bru­tal­men­te ucci­se in Ame­ri­ca Lati­na e si con­dan­ni il turi­smo ses­sua­le, che spes­so coin­vol­ge mino­ren­ni, nel Sud-est asiatico. 

E anche se le comu­ni­tà occi­den­ta­li pos­so­no con­si­de­rar­si all’avanguardia per quel che riguar­da i dirit­ti del­le don­ne e le pari oppor­tu­ni­tà, que­sta gior­na­ta deve ser­vir­ci per tene­re ben pre­sen­te che non si deve per nes­su­na ragio­ne abbas­sa­re la guar­dia. Le este­nuan­ti e fati­co­se lot­te com­piu­te da chi ci ha pre­ce­du­to per inse­ri­re nell’articolo 3 del­la Costi­tu­zio­ne ita­lia­na che tut­ti i cit­ta­di­ni sono ugua­li «sen­za distin­zio­ni di ses­so» non pos­so­no esse­re spre­ca­te. E non è suf­fi­cien­te un fem­mi­ni­smo mera­men­te per­for­ma­ti­vo. Non ser­ve ave­re don­ne che rico­pro­no cari­che pre­sti­gio­se se poi si dimo­stra­no slea­li nei con­fron­ti del pro­prio stes­so genere. 

La vera ugua­glian­za non sarà otte­nu­ta fino a quan­do non riu­sci­re­mo nel con­cre­to a sra­di­ca­re gli ste­reo­ti­pi di gene­re dal­le nostre socie­tà. Un uomo vio­len­to non è fol­le d’amore. Una don­na non è per for­za una madre. Chi denun­cia uno stu­pro non cer­ca atten­zio­ni. L’abbigliamento non giu­sti­fi­ca la vio­len­za. Tut­ti con­cet­ti for­te­men­te dif­fu­si nel­la cul­tu­ra popo­la­re, spes­so ampli­fi­ca­ti dai mez­zi di comu­ni­ca­zio­ne e che dovreb­be­ro, inve­ce, indignare.

Ecco cosa ha spin­to a sta­bi­li­re una data inti­to­la­ta alle don­ne: pre­giu­di­zi, odio e vio­len­za. Sarem­mo quin­di ben con­ten­te di non dover­la segna­re ogni anno sul calen­da­rio. Ma con­ti­nue­rà ad esse­re fat­to, fino a quan­do tut­te le don­ne del mon­do non avran­no rico­no­sciu­ta la digni­tà che meritano.

Di Nina Fresia


Quei dettagli che tali non sono

In Ita­lia l’8 mar­zo del 2023 ver­rà pro­ba­bil­men­te ricor­da­to come la pri­ma Gior­na­ta Inter­na­zio­na­le del­la don­na in cui la cari­ca di pre­si­den­te del con­si­glio è rive­sti­ta da una lea­der di ses­so fem­mi­ni­le. Quan­te vol­te, dal­la fine di set­tem­bre ad oggi, le don­ne ita­lia­ne sono sta­te invi­ta­te a ral­le­grar­si per que­sta pre­sun­ta con­qui­sta, nono­stan­te le evi­den­ti con­trad­di­zio­ni di una pre­mier che è tal­men­te con­sa­pe­vo­le del signi­fi­ca­to sim­bo­li­co che il suo tra­guar­do rap­pre­sen­ta per il pae­se da chie­de­re espres­sa­men­te che a lei ci si rivol­ga con l’appellativo «il Signor Pre­si­den­te del Consiglio». 

Sono det­ta­gli, han­no soste­nu­to colo­ro che sono noto­ria­men­te atten­ti sola­men­te alla sostan­za del­le cose, vale a dire, per esem­pio, alle rea­li com­pe­ten­ze del­le per­so­ne. Le quo­te rosa, per esem­pio, sareb­be­ro non solo inu­ti­li ma anche dan­no­se, poi­ché il vero cri­te­rio di sele­zio­ne dovreb­be basar­si sul­le com­pe­ten­ze e non sul ses­so del can­di­da­to. Dico­no sem­pre quel­li che «Gior­gia Melo­ni pre­si­den­te è un tra­guar­do per­ché è don­na», e tan­ti salu­ti a chi fa nota­re che esse­re una don­na non è garan­zia di difen­de­re i dirit­ti del­le donne. 

Lascia­mo­la lavo­ra­re, han­no det­to quel­li che si sono guar­da­ti bene dal cri­ti­ca­re la mini­stra Euge­nia Roc­cel­la per la nota rispo­sta data alla doman­da «l’aborto fa par­te di una liber­tà del­le don­ne?». «Pur­trop­po sì», ha asse­ri­to la mini­stra per la fami­glia, la Nata­li­tà e le Pari oppor­tu­ni­tà. Scel­ta dal Signor Pre­si­den­te del Con­si­glio, si inten­de. Ma sono det­ta­gli, non ci si può indi­gna­re per un avver­bio di trop­po, e mica si vor­rà cri­ti­ca­re la scel­ta di men­zio­na­re sol­tan­to per nome le don­ne che, secon­do Melo­ni, «han­no costrui­to la sca­la che oggi per­met­te a me di rom­pe­re il tet­to di cri­stal­lo». Det­ta­gli anche quel­li, dopo­tut­to per­ché accu­sa­re la pre­mier di infan­ti­liz­za­re le don­ne che cita solo per aver­ne omes­so il cogno­me duran­te il suo discor­so di inse­dia­men­to

Lei sì che difen­de le don­ne, han­no det­to colo­ro secon­do i qua­li, usan­do le paro­le pro­nun­cia­te da Melo­ni in un’inter­vi­staGra­zia, il fat­to che oggi ci sia­no per­so­ne che riven­di­ca­no «il dirit­to uni­la­te­ra­le di pro­cla­mar­si don­na oppu­re uomo al di là di qual­sia­si per­cor­so, chi­rur­gi­co, far­ma­co­lo­gi­co e anche ammi­ni­stra­ti­vo» andreb­be a disca­pi­to del­le don­ne. Melo­ni non spe­ci­fi­ca in che modo colo­ro per cui ses­so e gene­re non coin­ci­do­no minac­ce­reb­be­ro le don­ne, ma sono det­ta­gli, per carità. 

Non è un det­ta­glio, inve­ce, che l’8 mar­zo 2023 in Ita­lia ci sia chi, a una «don­na, madre e cri­stia­na», con­trap­po­ne il suo esse­re una don­na che ama un’altra don­na, e aggiun­ge di non esse­re una madre sot­to­li­nean­do che ciò non signi­fi­chi esse­re meno don­na. Se ci fos­se biso­gno di qual­cu­no che ce lo ricor­da, per for­tu­na quel qual­cu­no c’è. E chia­mia­mo­la Schlein, non Elly.

Di Eri­ca Ravarelli


L’assoluzione di Berlusconi è stata uno schiaffo a tutte le donne

Assol­to per­ché il fat­to non sus­si­ste. La sen­ten­za rela­ti­va al pro­ces­so Ruby ter, a favo­re di Sil­vio Ber­lu­sco­ni, è sta­ta uno schiaf­fo alla nazio­ne. E a tut­te le donne. 

Per­ché il pro­ces­so Ruby, ini­zia­to nel 2010, pren­de per­si­no il nome dal­la ragaz­za pro­tet­ta dall’allora pre­si­den­te. I media ne han­no par­la­to per lun­go tem­po come la sto­ria del­le don­ne che si ven­do­no agli uomi­ni poten­ti, e non come quel­la di un pre­si­den­te che veni­va inda­ga­to per cor­ru­zio­ne e si face­va cono­sce­re al mon­do come l’uomo del bun­ga bun­ga. Per­ché, dal momen­to che Ber­lu­sco­ni gri­da­va allo scan­da­lo del­la per­se­cu­zio­ne poli­ti­ca, con­dot­ta fic­can­do il naso nel­la sua vita pri­va­ta, i gior­na­li han­no tan­to scrit­to del­le sera­te nel­la vil­la di Arco­re, arri­van­do per­si­no a conia­re dei neo­lo­gi­smi. Arco­ri­neolget­ti­ne, dal nome del­la via in cui si tro­va casa Ber­lu­sco­ni. Nell’Italia del­le veli­ne, crea­ta dal­le sue tele­vi­sio­ni, si è lavo­ra­to su quel­lo che era un ter­re­no fer­ti­le, il machi­smo, per sva­lu­ta­re la paro­la del­le donne. 

Sarà un caso, ma nes­su­na del­le olget­ti­ne ha più par­la­to. Qual­cu­na ha scrit­to un libro in suo ono­re, rila­scia­to dichia­ra­zio­ni a favo­re. Nel 2021 i loro ver­ba­li sono sta­ti con­si­de­ra­ti inu­ti­liz­za­bi­li. Lo scor­so 15 feb­bra­io si è giun­ti all’assoluzione per fal­sa testi­mo­nian­za. Men­tre a cari­co di Ber­lu­sco­ni pen­de­va un’accusa di cor­ru­zio­ne per cui la pro­cu­ra ave­va chie­sto sei anni di reclusione.

Abbia­mo dun­que diver­si moti­vi per esse­re ama­reg­gia­te. Ma un libro vole­va scri­ver­lo anche Ima­ne Fadil, testi­mo­ne chia­ve dell’accusa, allo­ra aspi­ran­te con­dut­tri­ce tv e poi mor­ta a 34 anni in cir­co­stan­ze a dir poco inquie­tan­ti, quan­do nel 2019 è sta­ta rico­ve­ra­ta all’Humanitas e nel suo cor­po sono sta­te rin­ve­nu­te sostan­ze radioat­ti­ve non dispo­ni­bi­li in com­mer­cio. Pri­ma di mori­re, Fadil ave­va det­to che avreb­be par­la­to. A lei va il nostro pen­sie­ro oggi.

Di Lau­ra Colombi


Abbandonare falsi paradigmi

Le don­ne, seb­be­ne gene­ral­men­te supe­rio­ri agli uomi­ni in qua­li­tà mora­li, sono intel­let­tual­men­te inferiori.

Char­les Darwin

A chi anco­ra sostie­ne que­sta fra­se, ricor­dia­mo la sto­ria di:

Ipa­zia (355–410), astro­no­ma, mate­ma­ti­ca e filo­so­fa ales­san­dri­na, anti­ci­pa­tri­ce del­la teo­ria eliocentrica.

Tro­tu­la di Rug­gie­ro (XI-XII seco­lo), inse­gnan­te del­la Scuo­la Medi­ca Saler­ni­ta­na e autri­ce di sag­gi su oste­tri­cia, der­ma­to­lo­gia e ginecologia. 

Doro­tea Buc­ca (1360–1436), docen­te di medi­ci­na e filo­so­fia all’Università di Bolo­gna. Pri­ma docen­te uni­ver­si­ta­ria don­na del mon­do occidentale. 

Sophia Bra­he (1559–1643), astro­no­ma dane­se, co-sco­pri­tri­ce insie­me al fra­tel­lo Tycho del­la super­no­va SN 1572, impor­tan­te pas­so ver­so la con­fu­ta­zio­ne defi­ni­ti­va del geocentrismo.

Maria Sibyl­la Merian (1647–1717), bota­ni­ca ed ento­mo­lo­ga tede­sca, gra­zie ai suoi stu­di intro­dus­se agli euro­pei la straor­di­na­ria bio­di­ver­si­tà del­la fore­sta tropicale.

Mary Wor­tley Mon­ta­gu (1689–1762), nobil­don­na ingle­se, intro­dus­se la pra­ti­ca vac­ci­na­le in Europa.

Émi­le du Châ­te­let (1706–1749), mate­ma­ti­ca e filo­so­fa natu­ra­le fran­ce­se, ami­ca per­so­na­le di Vol­tai­re e pri­ma scien­zia­ta a sot­to­li­nea­re l’importanza dell’energia cinetica.

Mary Anning (1799–1847), ingle­se, madre del­la paleon­to­lo­gia. Le sue sco­per­te furo­no fon­da­men­ta­li per l’abbandono del creazionismo.

Marie Sklo­do­w­ska-Curie (1867–1934), scien­zia­ta fran­co-polac­ca, sco­pri­tri­ce del­la radioat­ti­vi­tà. Dop­pio pre­mio Nobel per la fisi­ca nel 1903 e nel 1911. 

Maud Men­ten (1879–1960), dot­to­res­sa cana­de­se atti­va in chi­mi­ca e fisi­ca. Co-for­mu­la­tri­ce dell’equazione di Michae­lis-Men­ten, che defi­ni­sce la cine­ti­ca degli enzi­mi e sco­pri­tri­ce di diver­se tos­si­ne batteriche.

Ger­ty Cori (1896–1957), scien­zia­ta ceco-ame­ri­ca­na atti­va in bio­chi­mi­ca, co-sco­pri­tri­ce del mec­ca­ni­smo di meta­bo­li­smo dei car­boi­dra­ti noto come Ciclo di Cori. Pre­mio Nobel in medi­ci­na nel 1947. 

Rosa­lind Frank­lin (1920–1958), cri­stal­lo­gra­fa bri­tan­ni­ca, le sue osser­va­zio­ni per­mi­se­ro a Watson e Crick di defi­ni­re la strut­tu­ra a dop­pia eli­ca del DNA.

Mar­ghe­ri­ta Hack (1922–2013), astro­no­ma e divul­ga­tri­ce scien­ti­fi­ca ita­lia­na, pri­ma diret­tri­ce dell’Osservatorio Astro­no­mi­co di Trie­ste e Cava­lie­re di Gran Cro­ce del­la Repub­bli­ca Ita­lia­na per la pro­pria ope­ra educativa. 

E tan­te altre ancora…

Di Simo­ne Santini

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.
Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.
Erica Ravarelli
Stu­dio scien­ze poli­ti­che a Mila­no ma ven­go da Anco­na. Mi pia­ce scri­ve­re e bere tisa­ne, non mi piac­cio­no le sem­pli­fi­ca­zio­ni e i pre­giu­di­zi. Ascol­to tut­ti i pare­ri ma poi fac­cio di testa mia.
Laura Colombi
Mi pon­go doman­de e dif­fon­do le mie idee attra­ver­so la scrit­tu­ra e la musi­ca, che sono le mie passioni.
Simone Santini
Nato nel 1999 e stu­den­te di Bio­tec­no­lo­gia, scri­vo rac­con­ti per entu­sia­sma­re e arti­co­li quan­do la scien­za è il rac­con­to più entusiasmante.

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