Pillole di economia. La trappola della liquidità

Pillole di economia. La trappola della liquidità

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio nel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate le scorse puntate.


Se un tem­po que­sta tema­ti­ca veni­va trat­ta­ta dai macroe­co­no­mi­sti come un pro­ble­ma mar­gi­na­le, le recen­ti dina­mi­che finan­zia­rie han­no ripor­ta­to al cen­tro del­l’at­ten­zio­ne la trap­po­la del­la liquidità. 

Nono­stan­te il ter­mi­ne “trap­po­la del­la liqui­di­tà” sia più recen­te, il suo con­cet­to fu svi­lup­pa­to da Key­nes già negli anni ’30. Dopo la sua defi­ni­zio­ne, tut­ta­via, non si pre­sen­tò mai un’occasione in cui la teo­ria si con­cre­tiz­zò, o alme­no non fino ai tem­pi nostri. Dal 2009, infat­ti, i mer­ca­ti finan­zia­ri han­no subi­to impor­tan­ti shock, di cui tut­to­ra mostra­no le cica­tri­ci: un esem­pio lam­pan­te è il recen­te crol­lo di SVB e Cre­dit Suis­se. Ma cosa c’en­tra la trap­po­la del­la liqui­di­tà con il mer­ca­to odierno?

Per comprendere appieno questo fenomeno finanziario, è necessario prima un breve ripasso su cos’è e come viene regolato il tasso d’interesse dalle banche centrali. 

Il tas­so di inte­res­se è per defi­ni­zio­ne il costo-oppor­tu­ni­tà del dete­ne­re mone­ta anzi­ché tito­li. Fac­cia­mo un esem­pio. Se come rispar­mia­to­re ho accu­mu­la­to una som­ma equi­va­len­te a 100 €, mi tro­ve­rò di fron­te ad un bivio: liqui­da­re l’am­mon­ta­re accu­mu­la­to e con­ver­tir­lo in con­tan­ti, oppu­re, per lo stes­so valo­re, acqui­sta­re dei tito­li che mi garan­ti­sca­no un inte­res­se alla loro matu­ra­zio­ne. In nume­ri, un tito­lo annua­le al tas­so d’interesse del 5% mi ripa­ghe­rà, una vol­ta sca­du­to, 105 € (al lor­do dell’inflazione). Quei 5 € rap­pre­sen­ta­no il tas­so di inte­res­se e, in sen­so lato, quan­to mi costa non inve­sti­re i 100 € ini­zia­li. Dun­que, è logi­co dedur­re che più alto sarà il tas­so di inte­res­se, più pro­pen­si saran­no i rispar­mia­to­ri ad opta­re per i tito­li anzi­ché per la moneta. 

Dall’altro lato la Ban­ca cen­tra­le, sce­glien­do oppor­tu­na­men­te l’of­fer­ta di mone­ta (ossia quan­ta mone­ta immet­te­re sul mer­ca­to), è sem­pre in gra­do di modi­fi­ca­re il tas­so di inte­res­se fino a quel­lo desi­de­ra­to. Que­sto per­ché, ridu­cen­do la mone­ta in cir­co­la­zio­ne, essa diven­te­rà più “rara” e ciò farà cre­sce­re il tas­so di inte­res­se. Vice­ver­sa, un aumen­to del­la mone­ta in cir­co­la­zio­ne la ren­de­rà più comu­ne e per­met­te­rà la ridu­zio­ne dei tas­si.  A sen­tir­la così, sem­bre­reb­be che le ban­che cen­tra­li deten­ga­no il tota­le con­trol­lo sul mer­ca­to del­la mone­ta. In real­tà, non è così, ed è pro­prio qui che suben­tra il con­cet­to di trap­po­la del­la liquidità.

È importante rendersi conto che il tasso di interesse può fluttuare tra valori alti e bassi, ma non può mai scendere sotto lo zero, un limite conosciuto con il nome di zero lower bound. 

Il ragio­na­men­to che vi sta die­tro è abba­stan­za sem­pli­ce: se il tas­so di inte­res­se scen­des­se al di sot­to del­lo zero, signi­fi­che­reb­be che i cre­di­to­ri dovreb­be­ro “paga­re” per pre­sta­re del dena­ro. Ripren­dia­mo l’e­sem­pio dei 100 € rispar­mia­ti. Se il tas­so di inte­res­se, anzi­ché esse­re al 5%, fos­se al ‑5%, non solo mi con­ver­reb­be con­ver­ti­re tut­to il mio rispar­mio in con­tan­ti, ma inve­sti­re in tito­li sareb­be addi­rit­tu­ra una per­di­ta: allo sca­de­re del tito­lo avrei indie­tro sol­tan­to 95€. 

Era con­vin­zio­ne comu­ne che per le ban­che cen­tra­li por­ta­re i tas­si di inte­res­se al di sot­to del­lo zero non potes­se mai risul­ta­re con­ve­nien­te. Tut­ta­via, la cri­si finan­zia­ria recen­te ha cam­bia­to le car­te in tavo­la. Ban­che come la Fed e la BCE avreb­be­ro volu­to abbas­sa­re il loro tas­so di inte­res­se a livel­li nega­ti­vi, ma lo zero lower bound non lo ha per­mes­so. Per­ché? Quan­do il tas­so di inte­res­se diven­ta ugua­le a zero, le per­so­ne scel­go­no di tene­re una quan­ti­tà di mone­ta alme­no pari a ciò che gli ser­ve per gli sco­pi tran­sat­ti­vi. Infat­ti, quan­do han­no abba­stan­za mone­ta per effet­tua­re le tran­sa­zio­ni, i rispar­mia­to­ri diven­ta­no indif­fe­ren­ti tra tene­re il resto del­la loro ric­chez­za finan­zia­ria in tito­li o in moneta. 

La ragione è sempre la stessa: se i tassi di interesse sono pari a zero non si avrà né guadagno né perdita nell’acquistare titoli o venderli, né nel detenere moneta. 

In que­sta situa­zio­ne, la poli­ti­ca mone­ta­ria non è in gra­do di ridur­re ulte­rior­men­te il tas­so di inte­res­se. Pur immet­ten­do nuo­va mone­ta nel mer­ca­to, la Ban­ca cen­tra­le non otter­reb­be il risul­ta­to spe­ra­to, ossia influen­za­re il tas­so di inte­res­se, e cadreb­be così in una trap­po­la mone­ta­ria. La man­can­za di pote­re del­le ban­che cen­tra­li sul tas­so di inte­res­se è un feno­me­no com­ples­so e peri­co­lo­so, per­ché impli­ca che non esi­sta­no sti­mo­li finan­zia­ri per miglio­ra­re le con­di­zio­ni eco­no­mi­che in una situa­zio­ne di cri­si. È quel­lo che è suc­ces­so pri­ma negli Sta­ti Uni­ti e poi in Euro­pa nel 2008 e, più recen­te­men­te, duran­te la pandemia. 

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J.P. Mor­gan Pri­va­te Bank

Infor­ma­zio­ni trat­te da: Macroe­co­no­mia. Una pro­spet­ti­va euro­pea di Oli­vier Blan­chard, Ales­sia Ami­ghi­ni, Fran­ce­sco Gia­vaz­zi (Il Mulino).

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Giorgia Fontana
Ciao! Sono Gior­gia, ho 19 anni e fre­quen­to il cor­so di Eco­no­mia e Mana­ge­ment all’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no. Nel­la vita, mi pia­ce esse­re green e far sape­re agli altri che la soste­ni­bi­li­tà non deve esse­re per for­za noio­sa! Qui su Vul­ca­no, mi tro­ve­re­te come refe­ren­te del­la rubri­ca di Economia :)

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