Progetto Willow. Biden approva l’estrazione di petrolio in Alaska

Can­di­da­to alle ele­zio­ni, nel 2020 Joe Biden pro­met­te: «Basta tri­vel­la­men­ti su ter­re fede­ra­li». Oggi, annun­cia il con­tra­rio. È sta­to appro­va­to que­sto lune­dì il pro­get­to da 8 miliar­di di dol­la­ri che vedrà par­te dell’Ala­ska pun­tel­la­ta da tri­vel­le.

Il pre­si­den­te ame­ri­ca­no e l’azienda Cono­co­Phil­lips sono giun­ti a un accor­do che sti­ma una pro­du­zio­ne di cir­ca 600 milio­ni di bari­li nel cor­so di tre deca­di, con un pic­co di 180mila bari­li al gior­no e il rila­scio di 280 milio­ni di ton­nel­la­te di CO2 in aggiun­ta ai 5.6 miliar­di d’emissioni annue.

Il cosiddetto Willow Project prevede infatti la trivellazione di petrolio e gas in tre siti.

Que­sto rispet­to ai cin­que richie­sti ini­zial­men­te, nel­la fino­ra intoc­ca­ta Natio­nal Petro­leum Reser­ve, che si esten­de per 9.3 milio­ni di etta­ri e costi­tui­sce il più gran­de trat­to di ter­re­ni pub­bli­ci degli Sta­ti Uni­ti, con­si­de­ra­to anche l’ultima fron­tie­ra del cli­ma.

Fino a que­sto momen­to è sta­to il Con­gres­so a spin­ge­re Biden ver­so l’approvazione di con­trat­ti petro­li­fe­ri. Wil­low si pro­spet­ta come uno dei pochi che il pre­si­den­te ha appro­va­to di sua spon­te, sen­za un man­da­to giu­ri­di­co o incen­ti­vi con­gres­sua­li, dopo un pro­ces­so ini­zia­to nel gen­na­io 2017 con l’amministrazione Trump.

C’è però chi sostiene che la decisione non sia stata così semplice. 

In effet­ti, è più di due decen­ni che la socie­tà texa­na ha man­te­nu­to atti­vi dei con­trat­ti di loca­zio­ne. Accor­di, cioè, che per­met­to­no il godi­men­to d’un bene, in que­sto caso i siti di per­fo­ra­zio­ne, in cam­bio di un cor­ri­spet­ti­vo in dena­ro. Il rifiu­to tota­le d’un per­mes­so di tri­vel­la­zio­ne, secon­do alcu­ni avvo­ca­ti, avreb­be inne­sca­to una cau­sa da 5 miliar­di di dollari.

«Il con­trat­to di loca­zio­ne non dà alla Cono­co il dirit­to di fare quel­lo che vuo­le, ma com­pren­de alcu­ni dirit­ti [di cui] l’amministrazione deve tene­re con­to – ha det­to John Leshy, che ha ser­vi­to come avvo­ca­to del Dipar­ti­men­to degli Inter­ni sot­to Bill Clin­ton – Non direi che ave­va­no le mani lega­te, ma le loro opzio­ni era­no limi­ta­te».

Una vittoria non solo per molti legislatori federali, ma anche per quei gruppi indigeni iñupiaq che vedono il progetto come una delle poche opportunità occupazionali ormai disponibili. 

«Vor­rei rin­gra­zia­re il pre­si­den­te per aver ascol­ta­to la voce degli abi­tan­ti quan­do ce n’era più biso­gno» comu­ni­ca a CNN Mary Pel­to­la, pri­ma nati­va ala­ska­na elet­ta al Congresso.

Una dichia­ra­zio­ne ric­ca di (inge­nuo?) otti­mi­smo e simi­le alle paro­le del­la sena­tri­ce repub­bli­ca­na Lisa Mur­ko­w­ski, la qua­le già vede il futu­ro del­lo Sta­to «illu­mi­nar­si […] gra­zie alla crea­zio­ne di miglia­ia di nuo­vi posti di lavo­ro, che gene­re­ran­no miliar­di di dol­la­ri in pro­fit­ti» e «miglio­re­ran­no la qua­li­tà di vita in una zona così isolata». 

Eppure è proprio la popolazione nativa che ha storicamente dovuto subire l’impatto della politica inquinante statunitense. 

Così sostie­ne anche Rose­ma­ry Ahtuan­ga­ruak, sin­da­co del­la cit­tà di Nui­q­sut la cui comu­ni­tà di 525 per­so­ne è la più vici­na allo svi­lup­po pro­po­sto. Pre­oc­cu­pa­ta per l’impatto sul­lo sti­le di vita dei resi­den­ti, ester­na que­sto alla testa­ta AP News: «I miei elet­to­ri e la comu­ni­tà sop­por­te­ran­no il peso di que­sto pro­get­to con la nostra salu­te e i nostri mez­zi di sostentamento». 

Anti­ci­pan­do scon­ten­ti, la Casa Bian­ca ha annun­cia­to una rifor­ma che dovreb­be impe­di­re sca­vi in 16 milio­ni di acri in Ala­ska e nel Mare di Beau­fort nell’Oceano Atlan­ti­co, chiu­den­do le acque da pos­si­bi­li esplo­ra­zio­ni petrolifere.

L’assenza d’una zona offshore assicura che l’habitat per balene, orsi polari e caribù «sarà protetto in perpetuo dallo sviluppo estrattivo». Questo, almeno, contiene il comunicato ufficiale. 

L’annuncio del­la pro­po­sta ha fat­to poco per ridur­re lo sde­gno, fra gli altri, degli atti­vi­sti, che la con­si­de­ra­no una sem­pli­ce azio­ne per­for­ma­ti­va facil­men­te annul­la­bi­le da un gover­no suc­ces­si­vo. Il grup­po Ear­th­ju­sti­ce ha addi­rit­tu­ra avvia­to pra­ti­che per la denun­cia, soste­nen­do che il gover­no aves­se in real­tà l’autorità neces­sa­ria per nega­re le richie­ste di ConocoPhillips. 

Che Biden sia moti­va­to dal­la cri­si ener­ge­ti­ca dovu­ta alla guer­ra in Ucrai­na o pro­se­gua una poli­ti­ca di auto­suf­fi­cien­za, ha com­piu­to una scel­ta con­tro­ver­sa: ormai lon­ta­no dal­la sua posi­zio­ne ini­zia­le, pre­fe­ri­sce un’identità sem­pre più cen­tri­sta, in atte­sa for­se del­la can­di­da­tu­ra al secon­do mandato. 

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Elisa Basilico

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