Proteste europeiste in Georgia

TBILISI, GEORGIA - MARCH 09: People gather to stage a demonstration against the bill on foreign influence transparency in Tbilisi, Georgia on March 9, 2023. Georgiaâs ruling party Georgian Dream announced early Thursday that it will withdraw its draft bill on foreign agents amid mass protests in the countryâs capital Tbilisi. (Photo by David Mdzinarishvili/Anadolu Agency via Getty Images)

Cen­ti­na­ia di per­so­ne di ogni età si sono river­sa­te nel­le stra­de del­la capi­ta­le geor­gia­na, Tbi­li­si, in que­sti ulti­mi gior­ni, sven­to­lan­do ban­die­re dell’Unione Euro­pea come sim­bo­lo di pro­te­sta e liber­tà. A sca­te­na­re la rab­bia del popo­lo geor­gia­no è sta­to un dise­gno di leg­ge sugli “Agen­ti stra­nie­ri, che ha rice­vu­to l’appoggio da par­te del gover­no. In par­ti­co­la­re, la pro­po­sta è sta­ta por­ta­ta avan­ti dal par­ti­to di mag­gio­ran­za, ormai al pote­re da più di die­ci anni, il “Geor­gian dream par­ty” e dal pri­mo mini­stro Ira­kli Gari­ba­sh­vi­li. Gari­ba­sh­vil­li ha infat­ti riba­di­to che le dispo­si­zio­ni del­la leg­ge “sod­di­sfa­no gli stan­dard euro­pei e glo­ba­li”, con­fer­man­do il suo pie­no sup­por­to alla pro­po­sta di leg­ge. Al con­tra­rio, la pre­si­den­te geor­gia­na Salo­me Zou­ra­bi­ch­vi­li, alla gui­da del pae­se dal dicem­bre 2018, si è aper­ta­men­te dichia­ra­ta con­tra­ria in un video-mes­sag­gio di soste­gno alle pro­te­ste, in quan­to limi­te­reb­be la liber­tà del­le ONG, e sareb­be estre­ma­men­te dan­no­so per la tra­sfor­ma­zio­ne demo­cra­ti­ca del­la socie­tà geor­gia­na, ma soprat­tut­to per l’integrazione Euro­pea. Zou­ra­bi­ch­vi­li ha poi con­clu­so pro­met­ten­do di por­re veto al dise­gno di legge. 

Secon­do il prov­ve­di­men­to, tut­te le ONG e i media che attual­men­te rice­vo­no più del 20% di finan­zia­men­ti da sta­ti este­ri dovreb­be­ro regi­strar­si e for­ni­re una dichia­ra­zio­ne finan­zia­ria annua­le, dichia­ran­do­si come “Agen­ti stra­nie­ri”, pena la pub­bli­ca umi­lia­zio­ne e mul­te mol­to sala­te. La pro­po­sta è sta­ta fin da subi­to defi­ni­ta una “Leg­ge rus­sa”. Infat­ti, non a caso, nel 2012, è sta­ta pro­prio la Rus­sia ad aver adot­ta­to una leg­ge simi­le, per iden­ti­fi­ca­re le orga­niz­za­zio­ni che rice­ve­va­no fon­di dall’estero come “Agen­ti stra­nie­ri” e met­te­re a tace­re i dis­sen­si e la liber­tà di espres­sio­ne. La leg­ge, all’epoca segnò un momen­to cru­cia­le che con­sen­tì al gover­no di Putin di affos­sa­re alcu­ni dei grup­pi mili­tan­ti più impor­tan­ti nel cam­po dei dirit­ti uma­ni.

Il video del­la don­na che sven­to­la la ban­die­ra Ue nono­stan­te gli idran­ti la col­pi­sca­no è sta­to tra­smes­so dai media internazionali

Il ter­mi­ne “agen­te” è evi­den­te­men­te por­ta­to­re di una con­no­ta­zio­ne nega­ti­va che impat­te­reb­be for­te­men­te l’opinione pub­bli­ca. A det­ta di mol­ti, lo sco­po del gover­no in cari­ca, nell’ipotetica ado­zio­ne di una simi­le leg­ge, sareb­be la mar­gi­na­liz­za­zio­ne del­le orga­niz­za­zio­ni del­la socie­tà civi­le con l’accusa di tra­di­re gli inte­res­si del­lo sta­to. Tut­ta­via, le stes­se orga­niz­za­zio­ni mes­se sot­to accu­sa oggi stan­no lavo­ran­do per miglio­ra­re la socie­tà e allon­ta­nar­la il più pos­si­bi­le dal­la pesan­te e onni­pre­sen­te pre­sen­za russa. 

L’adozione di una simile legge in Georgia significherebbe non solo limitare la libertà del popolo georgiano, ma anche azzerare la possibilità del paese di divenire uno stato membro dell’Unione Europea e della NATO. 

Inol­tre, rap­pre­sen­te­reb­be una vera e pro­pria svol­ta auto­ri­ta­ria del pae­se. La spac­ca­tu­ra poli­ti­ca tra il gover­no e l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca si era già resa evi­den­te quan­do il gover­no geor­gia­no si era rifiu­ta­to di schie­rar­si nel­la guer­ra in Ucrai­na ormai più di un anno fa, nono­stan­te mol­ti geor­gia­ni sim­pa­tiz­zas­se­ro per l’U­crai­na. La Rus­sia è infat­ti vista come uno sta­to “nemi­co” e una pre­sen­za sco­mo­da da mol­ti geor­gia­ni. In par­ti­co­la­re, la situa­zio­ne è pre­ci­pi­ta­ta dopo il secon­do san­gui­no­so con­flit­to avve­nu­to nel 2008 in un ter­ri­to­rio rico­no­sciu­to dai rus­si come “Osse­zia del sud”. La guer­ra si con­clu­se con la dichia­ra­zio­ne di indi­pen­den­za, soste­nu­ta dal­la Rus­sia, dei due ter­ri­to­ri: dell’Ossezia del Sud e quel­la dell’Abkhazia, un’area ric­ca di risor­se mine­ra­rie situa­ta sul Mar Nero. I ter­ri­to­ri sono ad oggi rico­no­sciuti solo da alcu­ni sta­ti: Rus­sia, Vene­zue­la, Nica­ra­gua, Nau­ru e Siria. Per il resto del­la comu­ni­tà inter­na­zio­na­le, riman­go­no ter­ri­to­ri georgiani.

Attualmente, circa il 20% del territorio nazionale georgiano risulta occupato da truppe russe.

La rea­zio­ne del popo­lo geor­gia­no, pron­to a difen­de­re i valo­ri demo­cra­ti­ci ed euro­pei, non si è fat­ta atten­de­re, miglia­ia di per­so­ne si sono river­sa­te per le stra­de del­la capi­ta­le fin da subi­to, sven­to­lan­do la ban­die­ra dell’Unione Euro­pea e quel­la Ucrai­na, into­nan­do l’Inno alla Gio­ia fuo­ri dal par­la­men­to e soprat­tut­to, un coro for­te e chia­ro: “NO to the rus­sian law”. La poli­zia del­la capi­ta­le ha imme­dia­ta­men­te rea­gi­to, uti­liz­zan­do sul­la fol­la can­no­ni ad acqua, gas lacri­mo­ge­ni e spray al pepe­ron­ci­no per disper­de­re l’enorme e cre­scen­te pro­te­sta. Tut­to ciò però non è ser­vi­to a fer­ma­re l’amore del popo­lo geor­gia­no per la loro nazio­ne e per le isti­tu­zio­ni europee.

I poli­ti­ci del par­ti­to che ave­va soste­nu­to il nuo­vo dise­gno di leg­ge han­no deci­so di riti­rar­lo dopo due inten­si gior­ni di pro­te­ste dell’opinione pub­bli­ca. La loro posi­zio­ne in meri­to però rima­ne inva­ria­ta. Il “Geor­gian dream” ha infat­ti ammes­so che la pro­po­sta di leg­ge ha “Cau­sa­to diver­gen­ze di opi­nio­ne nel­la socie­tà”. Incol­pan­do i media, o meglio la “mac­chi­na di men­zo­gne” di aver­la mes­sa in una luce del tut­to nega­ti­va, ingan­nan­do il pubblico. 

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Martina Vercoli
Stu­den­tes­sa di Cor­po­ra­te Com­mu­ni­ca­tion pres­so l’Università degli Stu­di di 
Mila­no. Amo viag­gia­re, scri­ve­re, bere cap­puc­ci­ni e par­la­re di pro­get­ti di mobi­li­tà Europea.

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