Risarcimento danni per malasanità, vediamolo in 5 punti

Il lavo­ro dell’operatore sani­ta­rio è oltre­mo­do com­ples­so e in nes­sun caso può ad esso impu­tar­si respon­sa­bi­li­tà giu­ri­di­ca per il man­ca­to rag­giun­gi­men­to del risul­ta­to spe­ra­to. Difat­ti, così come per le altre pro­fes­sio­ni intel­let­tua­li, il rap­por­to che s’innesta tra sani­ta­rio e pazien­te con­fi­gu­ra lo sche­ma giu­ri­di­co dell’obbli­ga­zio­ne di mez­zi: il medi­co non pro­met­te nul­la al mala­to, ma si impe­gna a tene­re un com­por­ta­men­to che sod­di­sfi il suo inte­res­se, sen­za che il rag­giun­gi­men­to di un par­ti­co­la­re risul­ta­to sia da rite­ner­si essenziale.

In poche parole, come non si può far valere una responsabilità professionale se l’avvocato perde il processo, non è imputabile il medico, sulla semplice constatazione che il suo paziente sia morto. 

Per que­sti moti­vi, in rav­vi­sa­ti casi di erro­re medi­co o di più gene­ra­le “mala­sa­ni­tà”, può esse­re oppor­tu­no pro­por­re una richie­sta di risar­ci­men­to dan­ni. Di segui­to alcu­ne indicazioni.

Finalità del danneggiato

In pri­mo luo­go, è neces­sa­rio appu­ra­re qua­le sia lo sco­po dell’attore. Nei suc­ces­si­vi para­gra­fi sarà fat­to richia­mo ad un pro­ce­di­men­to deno­mi­na­to “azio­ne civi­le”, atto con il qua­le non si cer­ca di inflig­ge­re una puni­zio­ne al respon­sa­bi­le dell’illecito, ben­sì com­pen­sa­re la vit­ti­ma con un’equa ripa­ra­zio­ne del dan­no (cioè una som­ma di denaro). 

D’altra par­te, affi­dar­si alla giu­sti­zia pena­le per la riso­lu­zio­ne di un sini­stro di que­sto tipo è sem­pre una scel­ta da pren­de­re con cau­te­la: un’azione pena­le com­por­ta gros­se pro­ble­ma­ti­che a livel­lo pro­ces­sua­le, ed è scon­si­glia­ta nel­la mag­gior par­te dei casi; può esse­re inve­ce indi­ca­ta quan­do sia neces­sa­rio com­pie­re inda­gi­ni urgen­ti o irri­pe­ti­bi­li; quan­do sia neces­sa­rio pro­ce­de­re al seque­stro di luo­ghi, stru­men­ti, dispo­si­ti­vi o docu­men­ti per i qua­li si teme la mano­mis­sio­ne; infi­ne, quan­do vi sia­no par­ti­co­la­ri istan­ze mora­li e/o deon­to­lo­gi­che da far valere. 

Quando fare causa all’ospedale per ottenere il risarcimento dei danni?

È pos­si­bi­le otte­ne­re un risar­ci­men­to dan­ni nei con­fron­ti dell’ospedale nei casi in cui il pazien­te risul­ti dan­neg­gia­to a cau­sa di caren­ze orga­niz­za­ti­ve e/o igie­ni­che (le infe­zio­ni rap­pre­sen­ta­no una tra le più rile­van­ti casi­sti­che) diret­ta­men­te ricon­du­ci­bi­li alla strut­tu­ra. Inol­tre, può rav­vi­sar­si respon­sa­bi­li­tà anche quan­do i dan­ni sia­no pro­vo­ca­ti da con­dot­te, atti­ve od omis­si­ve, tenu­te dai sani­ta­ri (medi­ci, infer­mie­ri, ope­ra­to­ri etc..) che si disco­sta­no dal model­lo scien­ti­fi­co di rife­ri­men­to, un esem­pio di dili­gen­za qua­li­fi­ca­ta.

In questo frangente si ricordi che a seguito di una recente riforma legislativa (l. 24/2017 Gelli-Bianco) la responsabilità civile del singolo medico è stata subordinata a quella della struttura. 

Più pre­ci­sa­men­te, è sta­ta “risol­ta” una lun­ga que­stio­ne giu­ri­spru­den­zia­le che rite­ne­va l’esistenza di un con­tat­to socia­le qua­li­fi­ca­to (sani­ta­rio-pazien­te) tale da far sor­ge­re, in osse­quio al prin­ci­pio di buo­na­fe­de (artt. 1175 e 1375 c.c.), talu­ni dove­ri di pro­te­zio­ne di natu­ra con­trat­tua­le. Que­sta ela­bo­ra­zio­ne per­met­te­va che la respon­sa­bi­li­tà pro­fes­sio­na­le del medi­co seguis­se i dog­mi del­la respon­sa­bi­li­tà con­trat­tua­le ex art. 1218 c.c., impli­can­te un one­re pro­ba­to­rio sem­pli­fi­ca­to e subor­di­na­to ad un ter­mi­ne pre­scri­zio­na­le di die­ci anni. 

La “decon­trat­tua­liz­za­zio­ne” del­la respon­sa­bi­li­tà ope­ra­ta dal­la leg­ge “Gel­li-Bian­co” com­por­ta mag­gio­ri one­ri pro­ba­to­ri a cari­co del pazien­te con una serie di osti­li­tà – l’attore dovrà dimo­stra­re tut­ti gli ele­men­ti costi­tu­ti­vi del­la fat­ti­spe­cie entro un ter­mi­ne di pre­scri­zio­ne quin­quen­na­le – ponen­do il sin­go­lo medi­co in una situa­zio­ne di van­tag­gio. Dun­que, ai fini risar­ci­to­ri, ci si rivol­ge­rà (di nor­ma) con­tro la strut­tu­ra, civil­men­te respon­sa­bi­le ex art. 1218 c.c.

Richiesta della cartella clinica

La car­tel­la cli­ni­ca redat­ta dal medi­co di una strut­tu­ra sani­ta­ria, in ogni sua par­te, ha natu­ra di atto pub­bli­co muni­to di fede pri­vi­le­gia­ta. Essa con­si­ste nel­la docu­men­ta­zio­ne com­ple­ta di tut­te le infor­ma­zio­ni ana­gra­fi­che e cli­ni­che del pazien­te, indi­can­do le atti­vi­tà dia­gno­sti­co-tera­peu­ti­che svol­te­si nell’intero arco del­la degenza. 

Nell’ottica di un’eventuale richiesta di risarcimento un tale documento assume una duplice importanza: 

dal pun­to di vista fun­zio­na­le rap­pre­sen­ta un indi­spen­sa­bi­le stru­men­to medi­co-lega­le per rico­strui­re la vicen­da e accer­ta­re la pre­sen­za di respon­sa­bi­li­tà; inve­ce, in ter­mi­ni di pro­va, un’irregolare com­pi­la­zio­ne del­la car­tel­la cli­ni­ca non con­sen­ti­rà alla strut­tu­ra di tro­va­re uti­li­tà nel­le anno­ta­zio­ni ivi con­te­nu­te, com­por­tan­do, quin­di, un non indif­fe­ren­te van­tag­gio per il dan­neg­gia­to (in que­sti casi, infat­ti, è con­sen­ti­to il ricor­so a par­ti­co­la­ri mez­zi pro­ba­to­ri, le pre­sun­zio­ni, art. 2727 c.c.).

Esse pos­so­no esse­re uti­li per fon­da­re una respon­sa­bi­li­tà seguen­do il seguen­te ragio­na­men­to: se l’incertezza di sta­bi­li­re un’eventuale respon­sa­bi­li­tà del medi­co deri­va dal­la cat­ti­va tenu­ta del­la car­tel­la cli­ni­ca, in linea gene­ra­le, si ritie­ne pro­va­ta la rela­zio­ne tra la (non dili­gen­te) con­dot­ta del medi­co e il dan­no subi­to dal paziente.

Richie­de­re la car­tel­la cli­ni­ca è rela­ti­va­men­te sem­pli­ce e può pro­ce­der­vi diret­ta­men­te lo stes­so pazien­te pre­sen­tan­do istan­za alla Dire­zio­ne Sani­ta­ria del pre­si­dio che detie­ne il docu­men­to. L’Azienda Sani­ta­ria deve rila­scia­re la car­tel­la cli­ni­ca entro il ter­mi­ne lega­le (di 30 gior­ni) dal rice­vi­men­to del­la richiesta.

Richiesta di risarcimento

Con­se­gui­ta la docu­men­ta­zio­ne, è pos­si­bi­le pro­ce­de­re con la richie­sta risar­ci­to­ria (che pre­ci­sia­mo esser rivol­ta alla strut­tu­ra e non al medi­co, a pro­po­si­to vedi “pun­to 2”), un pro­ce­di­men­to che richie­de­rà il neces­sa­rio inter­ven­to di un avvo­ca­to com­pe­ten­te e di una pre­ven­ti­va con­su­len­za medi­co legale. 

Esistono più strade per ottenere il risarcimento stragiudizialmente (evitando dunque il contenzioso).

Anzi­tut­to, l’accor­do infor­ma­le. Il tut­to ha ini­zio con una for­ma­le dif­fi­da all’ospedale, sup­por­ta­ta da pre­co­sti­tui­ta docu­men­ta­zio­ne medi­co lega­le (indi­can­te la som­ma deter­mi­na­ta a tito­lo di risar­ci­men­to) ido­nea a dimo­stra­re il dan­no causato.

Se l’ospedale rico­no­sce la pro­pria respon­sa­bi­li­tà, si potrà valu­ta­re una trat­ta­ti­va sul­le som­me da liqui­da­re (nor­mal­men­te gesti­te dall’azienda attra­ver­so fon­di di garan­zia regio­na­li). In alter­na­ti­va l’ospedale può apri­re il sini­stro pres­so la pro­pria com­pa­gnia assi­cu­ra­ti­va, in tal caso ci si dovrà sot­to­por­re ad una visi­ta di riscon­tro pres­so un sog­get­to inca­ri­ca­to da quest’ultima. Se i risul­ta­ti del­le visi­te medi­co-lega­li coin­ci­do­no e la com­pa­gnia assi­cu­ra­tri­ce rile­va l’errore sani­ta­rio, sarà pos­si­bi­le giun­ge­re ad un accor­do e com­por­re la ver­ten­za in via stragiudiziale.

Nel caso di acco­gli­men­to del­la richie­sta, l’azienda ospe­da­lie­ra, o l’assicurazione garan­te, prov­ve­de­rà a liqui­da­re il dan­no invian­do la rela­ti­va quie­tan­za in tem­pi bre­vi, com­pre­si in media tra 90 e i 180 gior­ni, se non si veri­fi­ca­no for­ti con­te­sta­zio­ni e se il caso non è par­ti­co­lar­men­te complicato.

Oltre all’accordo informale è possibile percorrere la strada del procedimento per consulenza tecnica preventiva (o “ATP”).

Il Tri­bu­na­le com­pe­ten­te inca­ri­che­rà per estra­zio­ne un col­le­gio di peri­ti (un medi­co spe­cia­liz­za­to in medi­ci­na lega­le e alme­no uno spe­cia­li­sta nel­la disci­pli­na ogget­to del pro­ce­di­men­to), il qua­le dovrà accer­ta­re la sus­si­sten­za del­la respon­sa­bi­li­tà median­te un’appo­si­ta peri­zia (che potreb­be diven­ta­re il pun­to di par­ten­za per il rag­giun­gi­men­to di un pos­si­bi­le accor­do, evi­tan­do così il giudizio). 

Il ter­mi­ne mas­si­mo fis­sa­to dal­la leg­ge per con­clu­de­re il pro­ce­di­men­to è di sei mesi: ter­mi­ne che ini­zia a decor­re­re dal momen­to in cui è sta­to depo­si­ta­to il ricor­so. In pra­ti­ca, sal­vo rin­vii ed impre­vi­sti, un pro­ce­di­men­to di media com­ples­si­tà si con­clu­de in cir­ca un anno e mezzo/due anni.

Infi­ne, ci si potrà rivol­ge­re alla Came­ra di Con­ci­lia­zio­ne, orga­ni­smo crea­to con l’intento di age­vo­la­re la riso­lu­zio­ne di una con­tro­ver­sia. La sua fun­zio­ne prin­ci­pa­le è quel­la di crea­re un con­fron­to fra le par­ti e, gra­zie alla pre­sen­za di un pro­fes­sio­ni­sta del­la media­zio­ne, tro­va­re un accor­do paci­fi­co per risol­ve­re velo­ce­men­te il pro­ble­ma. Il pro­ce­di­men­to dovreb­be con­clu­der­si al mas­si­mo entro tre/sei mesi.

Problematiche nella trattativa

Nei casi in cui non ven­ga rag­giun­to un accor­do, l’atto per ini­zia­re il suc­ces­si­vo giu­di­zio di meri­to dovrà con­te­ne­re tut­ti gli ele­men­ti neces­sa­ri ad evi­den­zia­re, non sol­tan­to la respon­sa­bi­li­tà dell’operatore sani­ta­rio e, quin­di, il/i fatto/i da cui emer­ge la stes­sa, ma, altre­sì, l’entità del dan­no bio­lo­gi­co e il nes­so di cau­sa­li­tà tra la con­dot­ta e la cau­sa­zio­ne di que­sto. I tem­pi di una pro­ce­du­ra di giu­di­zio ordi­na­rio din­nan­zi al tri­bu­na­le sono ben più lun­ghi (e costo­si) e pos­so­no varia­re dai 3 ai 5 anni.

Con­di­vi­di:
Armando Cencini
Stu­den­te di Giu­ri­spru­den­za all’U­ni­ver­si­tà degli Stu­di di Mila­no. Scri­vo del dina­mi­co rap­por­to tra tec­no­lo­gia e dirit­to con par­ti­co­la­re riguar­do al mon­do dell’impresa.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.