Da rivedere per la prima volta. Principi e principesse

Da rivedere per la prima volta. Principi e principesse

Leg­gia­dro, sognan­te, gen­ti­le, cor­te­se, deli­zio­so come una pic­co­la poe­sia che ral­le­gra un ani­mo, una fia­ba dol­ce che gene­ra un sor­ri­so sin­ce­ro. Que­sti tra i nume­ro­si sta­ti d’animo che si pos­so­no pro­va­re guar­dan­do que­sta pel­li­co­la, una pic­co­la e fami­glia­re ope­ra d’arte che stu­pi­sce lo sguar­do nel­la sua raf­fi­na­ta eleganza. 

Principi e principesse è un film di Michel Ocelot uscito nel 2000.

Trat­ta di sei sto­rie dif­fe­ren­ti col­le­ga­te tra loro da una cor­ni­ce, ovve­ro tre per­so­nag­gi (un gio­va­ne uomo, una gio­va­ne don­na ed un anzia­no) che in un tea­tro si diver­to­no a rac­con­tar­si sto­rie, riu­scen­do a inter­pe­trar­le e rivi­ver­le gra­zie ad una mac­chi­na più magi­ca che tecnologica. 

Le sto­rie han­no come ful­cro sem­pre prin­ci­pi e prin­ci­pes­se, ogni vol­ta in ambien­ti e sti­li diver­si: nel­la pri­ma un gen­ti­le sol­da­to tro­va a ter­ra un dia­man­te che, appe­na rac­col­to, fa com­pa­ri­re una prin­ci­pes­sa. Que­st’ul­ti­ma, però, è impos­si­bi­li­ta­ta a muo­ver­si per un sor­ti­le­gio: solo accet­tan­do la sfi­da di rac­co­glie­re tut­ti e 111 i dia­man­ti in poco tem­po il prin­ci­pe potrà libe­ra­re la dama. 

La secon­da è ambien­ta­ta nell’antico Egit­to, dove un con­ta­di­no deci­de di por­ta­re un fico alla regi­na che lo ricom­pen­sa lau­ta­men­te, crean­do for­te invi­da nel con­si­glie­re di palaz­zo. Nel­la ter­za, inve­ce, un grup­po di per­so­nag­gi cer­ca di entra­re nel castel­lo di una stre­ga, otte­nen­do come pre­mio la mano del­la figlia del re; un prin­ci­pe cor­te­se riu­sci­rà nel­l’im­pre­sa, ma comin­ce­rà a cono­sce­re meglio la strega. 

Nel­la quar­ta ci tro­via­mo in Giap­po­ne, dove un fur­fan­te cer­ca di ruba­re il man­tel­lo ad una vec­chia signo­ra, che però lo obbli­ghe­rà a ser­vir­la per tut­ta la sera. Nel­la quin­ta si è cata­pul­ta­ti nell’anno 3000, dove una regi­na per­fi­da rice­ve in dono un flau­to-mau­to da un gio­va­ne che, per otte­ne­re la mano del­la don­na, è pron­to a sot­to­por­si ad una sfi­da: riu­sci­re a nascon­der­si dal temi­bi­le rag­gio distrut­to­re del­la regi­na. Nell’ultima sto­ria un prin­ci­pe e una prin­ci­pes­sa si bacia­no, sca­te­nan­do una cate­na con­ti­nua di tra­sfor­ma­zio­ni ani­ma­li e baci.

Lo stile fiabesco, lirico e bidimensionale è tipico del regista.

Michel Oce­lot è un regi­sta, ani­ma­to­re e sce­neg­gia­to­re fran­ce­se dal­lo sti­le uni­co e rico­no­sci­bi­lis­si­mo, noto per ope­re come Kiri­kù e la stre­ga Kara­bàAzur e Asmar. Ha sem­pre rac­con­ta­to sto­rie che han­no il gusto del­la fia­ba rac­con­ta­ta pri­ma di anda­re a dor­mi­re, dal­la leg­ge­rez­za fan­ciul­le­sca ma non per que­sto pue­ri­li, con gran­de rispet­to per il pub­bli­co di bam­bi­ni per cui sono sta­te pen­sa­te e per il cosa vie­ne rac­con­ta­to, optan­do per scel­te visi­ve armo­ni­che sofi­sti­ca­te e raffinate. 

In Prin­ci­pi e prin­ci­pes­se que­sto si nota sem­pre: tut­to il film è sta­to rea­liz­za­to con un paio di for­bi­ci, una lastra di vetro, del­le mario­net­te di car­ta nera e una mac­chi­na da pre­sa 16mm. Que­sto, uni­to ad un’acutissima fan­ta­sia, ha por­ta­to alla crea­zio­ne di mon­di mera­vi­glio­si, che fan­no uso di ele­men­ti basi­la­ri per dare vita a pae­sag­gi, luo­ghi, per­so­nag­gi e crea­tu­re fantastiche. 

L’occhio del­lo spet­ta­to­re è affa­sci­na­to in ogni istan­te da luci, colo­ri, mer­let­ti, ara­be­schi e dal­le ombre affa­sci­nan­ti che sono i per­so­nag­gi, del tut­to ben defi­ni­ti anche se sono sago­me scu­re dai carat­te­ri tipizzati. 

L’apparente semplicità è ciò che si apprezza con gusto in quest’opera,

sal­vo poi nota­re una cura per i det­ta­gli stu­pe­fa­cen­te quan­do ci si fer­ma ad ana­liz­za­re cia­scu­na sce­na: grot­te dai fon­da­li roc­cio­si illu­mi­na­te da goc­ce pre­zio­se, albe­ri dal­le for­me rami­fi­ca­te com­ples­se e mol­to altro anco­ra, un pia­ce­re per lo sguar­do che con­ti­nua per tut­ta la pellicola. 

Di gran­de effet­to è anche il dop­piag­gio, sem­pre dai toni paca­ti e inti­mi. Del­la ver­sio­ne ita­lia­na si sono occu­pa­ti Pino Inse­gno, Anna Mar­che­si­ni ed Elio Pan­dol­fi, tre mae­stri che han­no ben com­pre­so il tono dell’opera, rispec­chian­do­lo nel­le loro voci e nell’uso del­le tona­li­tà fanciullesche. 

Tut­te le carat­te­ri­sti­che posi­ti­ve nomi­na­te ren­do­no Prin­ci­pi e prin­ci­pes­se un’ope­ra adat­ta a tut­te le età, a pat­to di lasciar­si anda­re alla fan­ciul­lez­za. Da un bam­bi­no ad un adul­to, da un anzia­no a un ven­ten­ne, ogni fascia d’età può lasciar­si col­pi­re da una del­le emo­zio­ni susci­ta­te dal film, dal­lo stu­po­re alla nostal­gia, dal­la spen­sie­ra­tez­za alla mera­vi­glia. Spes­so da più di una alla vol­ta e, sot­to­pel­le ma nean­che mol­to in pro­fon­di­tà, si pro­ve­rà anche una cer­ta malin­co­nia dopo il film per il ricor­do del­le pri­me fia­be infan­ti­li ormai passate. 

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Luca Pacchiarini
Sono appas­sio­na­to di cine­ma e video­gio­chi, sem­pre di più anche di tea­tro e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce sco­pri­re musi­ca nuo­va e in par­ti­co­la­re ado­ro il post rock, ma esplo­ro tan­ti gene­ri. Cer­co sem­pre di tro­va­re il lato inte­res­san­te in ogni cosa e bevo suc­co all’ace.

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