L’abbandono scolastico in Italia

L'abbandono scolastico in Italia

L’abban­do­no sco­la­sti­co è il feno­me­no riguar­dan­te que­gli stu­den­ti che, con l’esclusivo pos­ses­so del­la licen­za media, deci­do­no di ter­mi­na­re i pro­pri stu­di pri­ma di aver con­se­gui­to il diplo­ma o un’altra qua­li­fi­ca professionale.

In Ita­lia, l’obbli­go di istru­zio­ne riguar­da la fascia di età com­pre­sa tra i 6 e i 16 anni (secon­do la cir­co­la­re del MIUR n.101/2010) ed è con­si­de­ra­to a tito­lo pie­no un diritto-dovere.

L’abbandono scolastico rientra però in un fenomeno più ampio, quello della dispersione scolastica, comprendente anche ritardi costanti, evasione dell’obbligo, interruzioni e il conseguimento del titolo non conforme alle competenze acquisite.

La per­cen­tua­le di abban­do­no com­ples­si­va nel 2021 è sta­ta pari a 0,64% per gli alun­ni del­la scuo­la secon­da­ria di I gra­do, e di 3,79% per la scuo­la secon­da­ria di II gra­do. Il diva­rio non riguar­da esclu­si­va­men­te i due gra­di sco­la­sti­ci, ma è anche socia­le e ter­ri­to­ria­le.

Facen­do sem­pre rife­ri­men­to all’anno sco­la­sti­co 2021/2022, il feno­me­no del­la disper­sio­ne sco­la­sti­ca è sta­to pari al 13,5% per quan­to riguar­da la media nazio­na­le, ma al 21,1% per la regio­ne Sicilia. 

La pro­pen­sio­ne all’abbandono si regi­stra net­ta­men­te più con­si­sten­te nel Sud Ita­lia e dai risul­ta­ti emer­go­no varie moti­va­zio­ni: il 38,6% degli stu­den­ti abban­do­na la scuo­la per una impor­tan­te ansia da pre­sta­zio­ne pro­vo­ca­ta dal­lo stress del­la valu­ta­zio­ne e dal cari­co dei com­pi­ti, il 24,4% per lo scar­so inte­res­se da par­te del­le fami­glie, il 20,9% per rela­zio­ni con­flit­tua­li tra studenti/docenti e, infi­ne, il 5,8% per un pro­prio disa­gio socioeconomico.

Il ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli ha presentato il progetto di autonomia differenziata che prevede la gestione diretta da parte delle regioni delle 23 materie concorrenti indicate nella Costituzione. 

Il dise­gno di leg­ge, che è sta­to appro­va­to all’unanimità dal Con­si­glio dei mini­stri lo scor­so 3 feb­bra­io, ha come sco­po quel­lo di rin­no­va­re e moder­niz­za­re l’Italia, in pro­spet­ti­va di coe­sio­ne e nel rispet­to dei LEP (livel­li essen­zia­li di pre­sta­zio­ne, che devo­no esse­re garan­ti­ti in modo uni­for­me su tut­to il ter­ri­to­rio nazionale).

Uno dei temi fon­dan­ti del ddl Car­de­ro­li è pro­prio l’istruzione: se pur fos­se rea­le l’obbiettivo di coe­sio­ne, esso non gio­ve­reb­be di cer­to al diva­rio che vige attual­men­te tra Nord e Sud.

Gra­zia­ma­ria Pisto­ri­no, segre­ta­ria nazio­na­le Flc Cgil, spie­ga:

La pri­ma emer­gen­za che ci si pone come sin­da­ca­to è quel­la di difen­de­re e rilan­cia­re il dirit­to uni­ver­sa­le all’istruzione. Dif­fe­ren­zia­re i pro­gram­mi su base regio­na­le, assu­me­re local­men­te inse­gnan­ti e diri­gen­ti, maga­ri pagan­do­li diver­sa­men­te, con­fi­gu­re­reb­be un dirit­to allo stu­dio anco­ra più dise­gua­le di quel­lo attuale.

Se si entra ulte­rior­men­te nel­la real­tà ter­ri­to­ria­le sco­la­sti­ca, si rico­no­sce una cor­re­la­zio­ne posi­ti­va tra la qua­li­tà dell’offerta in ter­mi­ni di strut­tu­re e il livel­lo di appren­di­men­to con­se­gui­to da stu­den­tes­se e stu­den­ti. Sono infat­ti le scuo­le che assi­cu­ra­no una mag­gior offer­ta di tem­po pie­no e un mag­gior nume­ro di men­se a regi­stra­re un indi­ce di disper­sio­ne più basso. 

Queste condizioni diventano fondamentali se si considerano i minori svantaggiati dal punto di vista socioeconomico.

La stes­sa pan­de­mia, che ha cau­sa­to la chiu­su­ra del­le scuo­le nel mar­zo 2020, ha costret­to gli stu­den­ti e le stu­den­tes­se a fre­quen­ta­re gli isti­tu­ti sco­la­sti­ci per mol­to meno del­la metà dei gior­ni teo­ri­ca­men­te pre­vi­sti. Secon­do un’in­da­gi­ne con­dot­ta dall’Ipsos, nel perio­do in cui la dad era l’unico stru­men­to per istrui­re i ragaz­zi, nel 28% del­le clas­si alme­no un com­pa­gno ha abban­do­na­to gli studi.

Ciò deri­va da mol­te­pli­ci erro­ri det­ta­ti dal­la super­fi­cia­li­tà e dal­la por­ta­ta dell’evento che è sta­to dif­fi­cil­men­te gesti­bi­le: la dad, infat­ti, oltre a non per­met­te­re di ricrea­re lo stes­so con­te­sto dell’aula, ha crea­to dei disa­gi a tut­te le fami­glie che, ad esem­pio, non ave­va­no a dispo­si­zio­ne dispo­sti­vi elet­tro­ni­ci, ed è sta­ta poi effet­ti­va­men­te accer­ta­ta una ridu­zio­ne net­ta dell’orario scolastico.

Vi sono quin­di una mol­ti­tu­di­ne di cau­se che negli anni han­no pro­vo­ca­to un incre­men­to del feno­me­no dell’abbandono sco­la­sti­co, e sono sta­te altret­tan­te le solu­zio­ni pro­po­ste. Un aiu­to con­cre­to dovreb­be deri­va­re dal PNRR (pia­no nazio­na­le di ripre­sa e resi­lien­za), di cui l’istruzione è par­te del­la mis­sio­ne 4 pre­sen­ta­ta nel pia­no, che pro­po­ne un inve­sti­men­to eco­no­mi­co mas­sic­cio a sco­pi mol­te­pli­ci: met­te­re in sicu­rez­za e riqua­li­fi­ca­re l’edilizia sco­la­sti­ca, aumen­ta­re le dota­zio­ni digi­ta­li, esten­de­re il tem­po pie­no, dimi­nui­re il nume­ro di alun­ni per clas­se e aumen­ta­re i posti in asi­li nido e scuo­le dell’infanzia.

Secon­do un rap­por­to Svi­mez, emer­ge però che «l’investimento per alun­no del Pnrr sull’istruzione (esclu­si gli asi­li nido) è sta­to pari a 903 euro nel­la pro­vin­cia di Mila­no, dove il tem­po pie­no è assi­cu­ra­to al 75% dei bam­bi­ni del­la pri­ma­ria, men­tre è di 725 euro a Paler­mo, col tem­po pie­no solo al 10%», come spie­ga l’a­na­li­sta Luca Bianchi. 

Ciò comporterebbe quindi un ulteriore accrescimento del divario nord-sud.

Sono sta­ti poi intro­dot­ti i pat­ti edu­ca­ti­vi di comu­ni­tà (pre­vi­sti ori­gi­na­ria­men­te per l’anno sco­la­sti­co 2020–2021), al fine di coin­vol­ge­re sog­get­ti pub­bli­ci e pri­va­ti nel­la rea­liz­za­zio­ne di pro­get­ti didat­ti­ci e peda­go­gi­ci, con la volon­tà di pro­muo­ve­re una ugua­glian­za di oppor­tu­ni­tà e far dimi­nui­re il livel­lo di pover­tà educativa.

L’Italia è inol­tre oggi il pae­se in cui il feno­me­no inci­de mag­gior­men­te: cir­ca il 12,7% dei resi­den­ti tra i 18 e i 24 anni han­no abban­do­na­to il pro­prio per­cor­so di stu­di otte­nen­do esclu­si­va­men­te la licen­za media. L’agenda UE, che ha posto come obiet­ti­vo da rag­giun­ge­re entro il 2030 una dimi­nu­zio­ne al 9% degli abban­do­ni pre­co­ci, ha appu­ra­to che il feno­me­no in Euro­pa nel 2021 ha riguar­da­to il 9,7% dei gio­va­ni (in pre­va­len­za ragaz­zi, cir­ca l’11% rispet­to alle ragaz­ze, la cui per­cen­tua­le è di cir­ca l’8%).

Maria Pia Loiacono
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