Reato di ecocidio, una possibilità di salvare il pianeta

Reato di ecocidio, una possibilità di salvare il pianeta

All’interno dell’Unione Euro­pea potreb­be entra­re pre­sto il ter­mi­ne lega­le di eco­ci­dio: il Par­la­men­to ha annun­cia­to il pro­prio soste­gno per inclu­der­lo nel­le nuo­ve diret­ti­ve sui rea­ti ambien­ta­li ed è a tut­ti gli effet­ti un pas­so avan­ti impor­tan­te, soprat­tut­to per­ché i rea­ti ambien­ta­li non sono da sem­pre per­se­gui­ti con la stes­sa atten­zio­ne di altre situa­zio­ni criminose. 

Ma che cos’è l’ecocidio? 

Con il ter­mi­ne si inten­do­no «gli atti ille­ci­ti o scon­si­de­ra­ti com­mes­si con la con­sa­pe­vo­lez­za che esi­ste una sostan­zia­le pro­ba­bi­li­tà di cau­sa­re dan­ni gra­vi, dif­fu­si o di lun­ga dura­ta all’ambiente». Que­sta defi­ni­zio­ne uffi­cia­le è sta­ta ela­bo­ra­ta da un team di giu­ri­sti riu­ni­ti nel­la coa­li­zio­ne Stop eco­ci­de: l’obiettivo è di ren­de­re l’ecocidio un cri­mi­ne inter­na­zio­na­le, aggiun­gen­do­lo ai quat­tro già pre­vi­sti nel­lo Sta­tu­to di Roma e quin­di per­se­gui­bi­li dal­la Cor­te pena­le inter­na­zio­na­le (geno­ci­dio, cri­mi­ni con­tro l’umanità, cri­mi­ni di guer­ra e cri­mi­ne di aggres­sio­ne). Esso copre i dan­ni diret­ti cau­sa­ti alla ter­ra, al mare, alla flo­ra e alla fau­na all’interno degli eco­si­ste­mi col­pi­ti non­ché l’impatto che ne deri­va sul cli­ma, ma il dan­no non è solo ambien­ta­le, può esse­re cul­tu­ra­le, psi­co­lo­gi­co ed emo­ti­vo, inol­tre inte­res­sa le comu­ni­tà stesse.

Il ter­mi­ne “eco­ci­dio” com­par­ve per la pri­ma vol­ta alla fine degli anni Set­tan­ta nel­la Con­fe­ren­za sul­la guer­ra e la respon­sa­bi­li­tà nazio­na­le a Washing­ton, suc­ces­si­va­men­te mol­ti acca­de­mi­ci e stu­dio­si di dirit­to ne han­no soste­nu­to la cri­mi­na­liz­za­zio­ne: la spin­ta a far­ne una dimen­sio­ne lega­le di cri­mi­na­li­tà inter­na­zio­na­le è il pri­mo pas­so per sta­bi­li­re un dove­re, non solo mora­le ed eti­co, ma lega­le nei con­fron­ti di tut­te le for­me di vita sul­la terra.

Ad oggi, non c’è una leg­ge di pro­te­zio­ne del­la Ter­ra che sia giu­ri­di­ca­men­te vin­co­lan­te a livel­lo inter­na­zio­na­le, per­ciò gli indi­vi­dui, i grup­pi e le azien­de pos­so­no distrug­ge­re eco­si­ste­mi e comu­ni­tà sen­za timo­re di esse­re per­se­gui­ti. In real­tà i sin­go­li pae­si han­no leg­gi e rego­la­men­ti ambien­ta­li, ma que­sti ven­go­no soven­te vio­la­ti e le san­zio­ni per i rea­ti ambien­ta­li, che si limi­ta­no il più del­le vol­te a com­pen­sa­zio­ni di tipo mone­ta­rio, ven­go­no diret­te alle azien­de piut­to­sto che ai sin­go­li indi­vi­dui con pote­re deci­sio­na­le all’interno di quel­le aziende. 

Da alcuni anni se ne parla nelle sedi comunitarie ed era stato inserito tra i disastri ambientali, ma non era stato mai trattato a livello penale: 

ora le cose sono cam­bia­te e recen­te­men­te il Par­la­men­to Euro­peo si è riu­ni­to per discu­te­re sul­le pene da inflig­ge­re a colo­ro che com­pio­no que­sti cri­mi­ni (par­lia­mo di incen­di, sver­sa­men­ti in mare di pro­dot­ti inqui­nan­ti, disca­ri­che abu­si­ve, sver­sa­men­ti di petro­lio nel­le acque o di pro­dot­ti chi­mi­ci sul ter­re­no, defo­re­sta­zio­ne, incen­di boschi­vi, col­ti­va­zio­ni ille­ci­te che com­por­ta­no defo­re­sta­zio­ne e distru­zio­ne di habitat…). 

In que­sti mesi è in cor­so l’iter del­la revi­sio­ne del­la diret­ti­va 2008/99 sul­la pro­te­zio­ne dell’ambiente attra­ver­so il dirit­to pena­le: già lo scor­so 21 mar­zo la Com­mis­sio­ne giu­ri­di­ca del Par­la­men­to euro­peo ave­va vota­to all’unanimità per inclu­de­re anche l’ecocidio, una posi­zio­ne che è sta­ta poi sup­por­ta­ta dal Par­la­men­to euro­peo, riu­ni­to in ses­sio­ne ple­na­ria il 29 marzo.

Espri­me sod­di­sfa­zio­ne Jojo Metha, diret­tri­ce ese­cu­ti­va del­la cam­pa­gna Stop eco­ci­de inter­na­tio­nal: «Il Par­la­men­to euro­peo ha oggi dimo­stra­to lea­der­ship, lun­gi­mi­ran­za e una rea­le soli­da­rie­tà con le nume­ro­se nazio­ni e comu­ni­tà vul­ne­ra­bi­li che subi­sco­no gli effet­ti dell’ecocidio. Con­fi­dia­mo nel fat­to che tut­te le isti­tu­zio­ni dell’Unione euro­pea rico­no­sca­no que­sto testo per il dono che rap­pre­sen­ta, acco­glien­do­lo nel dirit­to europeo».

Fa eco Marie Tous­saint, mem­bro del Par­la­men­to in for­za ai Ver­di: «La situa­zio­ne eco­lo­gi­ca del pia­ne­ta è oltre la cri­ti­ci­tà. C’è biso­gno di una nuo­va era del­la leg­ge. Il Par­la­men­to euro­peo ha avu­to oggi la chia­rez­za di com­pren­der­lo for­zan­do gli Sta­ti mem­bri a rico­no­sce­re l’ecocidio».

La decisione in merito all’inserimento dell’ecocidio nel diritto europeo sarà presa in accordo dal Consiglio europeo e dalla Commissione europea sulla posizione proposta dal Parlamento: 

nei pros­si­mi mesi, i rap­pre­sen­tan­ti di cia­scu­na del­le tre isti­tu­zio­ni si impe­gne­ran­no in un pro­ces­so di con­sul­ta­zio­ne noto come nego­zia­to “tri­lo­go”, por­tan­do a una deci­sio­ne che potreb­be esse­re una svol­ta storica.

L’ecocidio infat­ti non è qual­co­sa da sot­to­va­lu­ta­re e pos­sia­mo fare nume­ro­si esem­pi di come que­sto cri­mi­ne stia distrug­gen­do la ter­ra: nel 2019, la defo­re­sta­zio­ne in Amaz­zo­nia bra­si­lia­na ha rag­giun­to il livel­lo più alto degli ulti­mi die­ci anni (9.762 chi­lo­me­tri qua­dra­ti) e la fore­sta è sta­ta abbat­tu­ta al rit­mo di un cam­po da cal­cio al secon­do, pro­vo­can­do dan­ni alle popo­la­zio­ni indi­ge­ne e alla flo­ra e fau­na che abi­ta­no quei ter­ri­to­ri. Le atti­vi­tà estrat­ti­ve e di defo­re­sta­zio­ne che pia­ga­no l’Amazzonia sono eco­ci­dio, quin­di una leg­ge che lo ren­de un cri­mi­ne inter­na­zio­na­le sarà un for­te deter­ren­te e potreb­be esse­re un cata­liz­za­to­re per tro­va­re nuo­vi modi soste­ni­bi­li di operare.

La deforestazione è una delle cause maggiori dello spillover, ovvero il salto di un virus dagli animali all’uomo: 

secon­do l’organizzazione d’informazione ambien­ta­le Mon­ga­bay, lo scop­pio di Covid-19 è pro­ba­bil­men­te lega­to al com­mer­cio di ani­ma­li sel­va­ti­ci e alla distru­zio­ne del­la bio­di­ver­si­tà da par­te dell’umanità, i ricer­ca­to­ri affer­ma­no che il cre­scen­te slan­cio del­la defo­re­sta­zio­ne amaz­zo­ni­ca sta crean­do le con­di­zio­ni per lo scop­pio di futu­re pandemie.

Un altro esem­pio sono le minie­re di nichel nel­la Sve­zia arti­ca che stan­no avve­le­nan­do gli anti­chi pasco­li del­la comu­ni­tà Sami e minac­cia­no i loro mez­zi di sus­si­sten­za, oppu­re il fat­to che nel­la Papua occi­den­ta­le un con­sor­zio inter­na­zio­na­le vuo­le abbat­te­re una fore­sta plu­via­le incon­ta­mi­na­ta, con fau­na e flo­ra che non si tro­va­no in nessun’altra par­te del mon­do, per pian­ta­re pal­me da olio sen­za il con­sen­so del­le popo­la­zio­ni indi­ge­ne. Pra­ti­che come la pesca a stra­sci­co in acque pro­fon­de distrug­go­no inte­ri eco­si­ste­mi, dra­ga­no il fon­do dell’oceano com­por­tan­do la per­di­ta di tan­tis­si­me spe­cie ani­ma­li; inol­tre occor­re modi­fi­ca­re le indu­strie del­la pro­du­zio­ne e del tra­spor­to dei rifiu­ti in pla­sti­ca, che gio­ca­no un ruo­lo impor­tan­te in que­sta battaglia. 

Insom­ma a paga­re le con­se­guen­ze di tan­te azio­ni cri­mi­no­se sia­mo tut­ti quan­ti: occor­ro­no inter­ven­ti mag­gio­ri e imme­dia­ti per impe­di­re ulte­rio­ri dan­ni all’ambiente, infat­ti l’ecocidio com­mes­so nel cor­so di decen­ni ha gene­ra­to l’emer­gen­za cli­ma­ti­ca ed eco­lo­gi­ca che ora ci tro­via­mo ad affrontare. 

Con­di­vi­di:
Michela De Marchi
Stu­den­tes­sa di Scien­ze uma­ni­sti­che per la comu­ni­ca­zio­ne che aspi­ra a diven­ta­re una gior­na­li­sta. Sono mol­to ambi­zio­sa e ten­do a dare il meglio di me in ogni situa­zio­ne. Dan­za, libri e viag­gi sono solo alcu­ne del­le cose che mi caratterizzano.

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