Tutti parlano di Jamie: la libertà di essere se stessi

Tutti parlano di Jamie: la libertà di essere se stessi

Dopo il gran­de suc­ces­so otte­nu­to al Tea­tro Bran­cac­cio di Roma, il musi­cal “Tut­ti par­la­no di Jamie” con­qui­sta il Tea­tro Nazio­na­le a Mila­no e si pre­pa­ra ad illu­mi­na­re i pal­chi di Trie­ste, Tori­no, Firen­ze e Reg­gio Emilia. 

Lo spet­ta­co­lo diret­to da Pie­ro Di Bla­sio met­te in sce­na l’edizione ita­lia­na dell’acclamato show ingle­se “Everybody’s tal­king about Jamie”, ispi­ra­to alla sto­ria vera di Jamie Cam­p­bell e a cui ha fat­to segui­to un adat­ta­men­to cine­ma­to­gra­fi­co di suc­ces­so. Jamie vive a Shef­field e ha appe­na com­piu­to sedi­ci anni, ma è già ben avvia­to ver­so il per­cor­so che lo con­dur­rà alla sco­per­ta del­la sua identità:

il suo più grande desiderio è quello di essere una drag queen.

E non si trat­ta solo di un mero atto per­for­ma­ti­vo. Quel che sogna Jamie è di poter espri­me­re se stesso in com­ple­ta liber­tà, indos­san­do gli abi­ti in cui si tro­va più a suo agio, non per­ché si sen­ta in dove­re di dimo­stra­re qual­co­sa, ma spin­to da una volon­tà del tut­to natu­ra­le e spontanea.

In ogni suo pas­so, tro­va il sup­por­to incon­di­zio­na­to del­la madre Mar­ga­ret, i con­si­gli del­la miglio­re ami­ca Prit­ti e la gui­da del men­to­re Hugo alias Loco Cha­nel. Allo stes­so tem­po si tro­va costret­to a dover fron­teg­gia­re le oppo­si­zio­ni del­la sua insegnante Miss Hed­ge e del bul­lo del­la scuo­la Dean, fer­mi nell’ostacolare il suo sogno di pre­sen­tar­si al bal­lo di fine anno con vesti­ti eti­chet­ta­ti come fem­mi­ni­li. Ma ciò che più di ogni altra cosa desta­bi­liz­za Jamie è l’assenza del padre, inca­pa­ce di ama­re il figlio e per­so­ni­fi­ca­zio­ne di una men­ta­li­tà chiu­sa e bigotta. 

Seb­be­ne la pri­ma par­te del­lo spet­ta­co­lo sia un cli­max spu­meg­gian­te e lasci ampio spa­zio alla comi­ci­tà, via via che la sto­ria di Jamie si svi­lup­pa e il suo cam­mi­no diven­ta imper­vio le sce­ne assu­mo­no toni più inti­mi e sono vera­men­te capa­ci di emo­zio­na­re. La splen­di­da per­for­man­ce offer­ta da Gian­car­lo Com­ma­re nei pan­ni del pro­ta­go­ni­sta ren­de pos­si­bi­le tut­to ciò: 

l’attore siciliano riesce a mostrare al pubblico ogni sfaccettatura del carattere di Jamie che, si badi bene, non è perfetto. 

Non vi è l’intenzione di mitiz­za­re il gio­va­ne ingle­se e la sua vicen­da, ben­sì dimo­stra­re che l’esperienza di Jamie è quan­to di più nor­ma­le si pos­sa veri­fi­ca­re nel­la cre­sci­ta di un ado­le­scen­te: impa­ra­re a cono­scer­si e defi­ni­re la pro­pria per­so­na sen­za curar­si dei giu­di­zi ester­ni. Com­ma­re fa pas­sa­re que­sto mes­sag­gio por­tan­do lo spet­ta­to­re ad empa­tiz­za­re con il suo per­so­nag­gio, sia ren­den­do­lo viva­ce con i giu­sti tem­pi comi­ci sia espri­men­do­ne a pie­no con la sua reci­ta­zio­ne le fru­stra­zio­ni e le ango­sce. E ben­ché sia noto al pub­bli­co prin­ci­pal­men­te come vol­to tele­vi­si­vo, l’attore si rive­la per­fet­ta­men­te adat­to a cal­ca­re un pal­co­sce­ni­co, anche gra­zie ad un’ottima per­for­man­ce canora.

Ad accom­pa­gna­re Gian­car­lo Com­ma­re sono mol­to pre­zio­se Bar­ba­ra Cola e Bene­det­ta Boschi, rispet­ti­va­men­te nei pan­ni di madre e miglio­re ami­ca di Jamie. Oltre ad offri­re eccel­len­ti pro­ve di can­to, han­no la respon­sa­bi­li­tà di rea­liz­za­re le sce­ne più inten­se e toccanti del­lo spet­ta­co­lo. Da un lato, la madre di Jamie for­ni­sce al figlio un appog­gio sen­za riser­ve, tan­to che è lei a com­prar­gli le sue pri­me scar­pe col tac­co e a difen­der­lo ogni­qual­vol­ta che si ripre­sen­ta la neces­si­tà. Dall’altra par­te, la con­fi­den­te Prit­ti non nascon­de le sue per­ples­si­tà ver­so i com­por­ta­men­ti dell’amico e lo spin­ge spes­so a met­te­re in discus­sio­ne le sue con­vin­zio­ni, non per crear­gli disa­gio, ma per aiu­tar­lo nel suo per­cor­so di cre­sci­ta e nel suo rela­zio­nar­si col mon­do esterno.

L’equilibrio tra recitazione, musica e danza è ben calibrato, nessuno dei tre elementi essenziali per una buona riuscita di un musical prevarica sull’altro.

Tut­ta­via, ciò che spes­so ren­de ico­ni­co uno spet­ta­co­lo di que­sto gene­re sono pro­prio le can­zo­ni più orec­chia­bi­li: obiet­ti­vo cen­tra­to anche in que­sto caso dal­le musi­che ori­gi­na­li com­po­ste da Dan Gil­le­spie Sells, che non per­do­no qua­li­tà nel pas­sag­gio all’italiano. Altra nota posi­ti­va sono le coreo­gra­fie cura­te da Lac­cio e la sce­neg­gia­tu­ra che gra­zie ad un mec­ca­ni­smo scor­re­vo­le con­sen­te di por­ta­re sul pal­co nume­ro­se ambien­ta­zio­ni diverse.

È un musi­cal schiet­to e sin­ce­ro: non c’è l’intenzione di nascon­de­re la dura real­tà che Jamie deve affron­ta­re e pro­prio per que­sto gli insul­ti che rice­ve, in par­ti­co­la­re dal pre­po­ten­te Dean Pax­ton inter­pre­ta­to da Gio­van­ni Abbrac­cia­ven­to, sono gra­tui­ti e bru­ta­li, al pun­to da susci­ta­re mor­mo­rii tra il pub­bli­co. E vie­ne quin­di spon­ta­neo doman­dar­si per­ché si sen­ta la neces­si­tà di inter­fe­ri­re con la ricer­ca del­la feli­ci­tà altrui. Ecco in cosa con­si­ste la pic­co­la rivo­lu­zio­ne gen­ti­le cui fa cen­no Gian­car­lo Com­ma­re stes­so nei rin­gra­zia­men­ti a fine spet­ta­co­lo: rac­con­ta­re attra­ver­so l’arte la sto­ria spe­cia­le di Jamie per far sì che diven­ti una bel­lis­si­ma normalità.

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Nina Fresia
Stu­den­tes­sa di scien­ze poli­ti­che, curio­sa per natu­ra, aspi­ran­te gira­mon­do e avi­da let­tri­ce con un debo­le per la sto­ria e la filo­so­fia. Scri­vo per rea­liz­za­re il sogno del­la me bam­bi­na e rac­con­ta­re attra­ver­so i miei occhi quel­lo che scopro.

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