Il massacro di Shakahola: una setta distruttiva

Il massacro di Shakahola: una setta distruttiva

Nel­la cit­tà di Malin­di, sul­la costa orien­ta­le del Kenya, sono sta­ti ritro­va­ti i cor­pi sen­za vita di 90 per­so­ne. Sepol­ti nel­la fore­sta di Sha­ka­ho­la, era­no tut­ti mem­bri del­la stes­sa orga­niz­za­zio­ne reli­gio­sa: la Good News Inter­na­tio­nal Church. Nata come asso­cia­zio­ne di ispi­ra­zio­ne cri­stia­na, ora è nota per esse­re una set­ta peri­co­lo­sa che ha spin­to deci­ne di per­so­na al digiu­no costan­te, sino a por­tar­le alla mor­te. I soprav­vis­su­ti han­no rac­con­ta­to di esse­re sta­ti sot­to­po­sti alla pri­va­zio­ne del cibo, per acce­le­ra­re il tem­po che li sepa­ra­va dal­la secon­da venu­ta sul­la Ter­ra di Gesù. È da mol­to tem­po, infat­ti, che la poli­zia kenyo­ta sal­va­va per­so­ne dedi­te al cul­to, che si sareb­be­ro lascia­te mori­re di fame, per avvi­ci­nar­si alla “feli­ci­tà” più velocemente.

Il 14 aprile, quindi, è stato arrestato Paul Mackenzie Nthenge, il capo della setta. 

L’uomo era già noto come pre­di­ca­to­re dal 2007 e ave­va par­te­ci­pa­to alla crea­zio­ne di diver­si cul­ti, l’ultimo dei qua­li è sta­to sco­va­to dal­le auto­ri­tà. In real­tà era sta­to accu­sa­to diver­se vol­te, ad esem­pio dell’omicidio di due bam­bi­ni, per i qua­li non era sta­to incri­mi­na­to, visto che non si ave­va­no abba­stan­za pro­ve. In que­sto caso ave­va con­vin­to i geni­to­ri a cre­de­re che il digiu­no fos­se fon­da­men­ta­le, sia per loro che per i figli, poi li avreb­be con­vin­ti a sof­fo­car­li a mor­te. A que­sto pun­to la poli­zia avreb­be ini­zia­to a segui­re da vici­no Mac­ken­zie, nono­stan­te i suoi stret­ti col­la­bo­ra­to­ri cer­cas­se­ro in ogni modo di svia­re le inda­gi­ni. Ad oggi, il lavo­ro del­le auto­ri­tà pro­ce­de, l’uomo è in car­ce­re e la fore­sta di Sha­ka­ho­la ha in vigo­re il coprifuoco:

non si sa quanti corpi si possano nascondere sotto la foresta o quante persone che praticano il digiuno costante siano nascoste.

Ci sono mol­tis­si­mi sospet­ti, la Cro­ce Ros­sa sti­ma più di 200 per­so­ne dichia­ra­te scom­par­se, per­so­ne che si teme sia­no fini­te nel­la spi­ra­le tra­gi­ca del­la set­ta. A quan­to ripor­ta­no i testi­mo­ni, Malin­di era il pun­to di rife­ri­men­to per chiun­que voles­se pren­de­re par­te al cul­to. Qual­cu­no rac­con­ta di aver rin­trac­cia­to il volo di sola anda­ta di una paren­te, giun­ge­va pro­prio dove ope­ra­va la set­ta: la don­na non è anco­ra sta­ta trovata. 

Lo Sta­to kenyo­ta accu­sa Mac­ken­zie di aver mani­po­la­to le per­so­ne con del­le teo­rie reli­gio­se fal­se e peri­co­lo­se, di aver­le indot­te a com­pie­re gesti vio­len­ti ed estre­mi nel nome di que­sta pre­sun­ta feli­ci­tà, che pre­sto sareb­be arrivata.

Secon­do il lavo­ro di Nation, un gior­na­le onli­ne che si occu­pa di news in Afri­ca, le paro­le di chi è soprav­vis­su­to alla set­ta sono mol­to chia­re. Ad esem­pio, nel­la testi­mo­nian­za di Nyo­go si capi­sce come la mani­po­la­zio­ne fos­se capil­la­re in ogni ambi­to del­la vita. Per 10 anni l’uomo era sta­to un segua­ce, tem­po in cui gli era vie­ta­to com­pie­re qual­sia­si atti­vi­tà eco­no­mi­ca, addi­rit­tu­ra non pote­va man­da­re nes­su­no dei set­te figli a scuo­la, per­ché l’educazione non sareb­be per­mes­sa dal­la Bib­bia. In que­sto sen­so, dove­va­no pre­sen­tar­si tut­ti i gior­ni nel­la sede del­la set­ta, per ascol­ta­re le life les­sons di Mac­ken­zie. Len­ta­men­te poi, lo avreb­be indot­to a non anda­re in ospe­da­le quan­do fos­se sta­to mala­to, gli avreb­be inti­ma­to di lascia­re il lavo­ro e di con­ti­nua­re con il digiu­no ogni gior­no. Nyo­go for­tu­na­ta­men­te deci­se di lascia­re la set­ta e si è sal­va­to dall’esito tra­gi­co che, inve­ce, mol­tis­si­me altre per­so­ne han­no affron­ta­to. La sua non è l’unica sto­ria ter­ri­bi­le nel­la vicen­da, ne emer­ge­ran­no di nuo­ve man mano che il siste­ma vie­ne smantellato. 

Le sette religiose sono da sempre un pericolo da cui è bene mettersi in guardia e conoscere i meccanismi manipolatori con cui riescono a catturare adepti. 

Rie­sco­no a sfrut­ta­re fisi­ca­men­te ed eco­no­mi­ca­men­te le per­so­ne, ma non solo. Ci sono casi anco­ra più tra­gi­ci, in cui mol­ti fini­sco­no per mori­re per l’ideale che li uni­va alla set­ta, come nel caso di Malin­di. È impor­tan­te pre­ci­sa­re come que­ste real­tà cono­sca­no a pie­no i modi in cui inter­cet­ta­re per­so­ne vul­ne­ra­bi­li, in momen­ti di scon­for­to, per poi allon­ta­nar­le da ami­ci e famiglia.

Spes­so, si entra poi nel­la fase del love-bom­bing, in cui i mem­bri riem­pio­no di com­pli­men­ti ed atten­zio­ne la per­so­na, a cui si sus­se­gue un momen­to di puni­zio­ne (di tem­po varia­bi­le) in cui si è così den­tro la real­tà che il sen­so di col­pa pre­va­le e si giun­ge a fare di tut­to pur di rien­tra­re nel­le gra­zie del­la set­ta. Si fa leva, infat­ti, sul­la pau­ra e sul sen­so di col­pa: la per­so­na è ormai sola, ha come uni­ci ami­ci quel­li che fan­no par­te del­la stes­sa set­ta, che ven­go­no per­ce­pi­ti come gli uni­ci di cui fidar­si. La pau­ra è fon­da­men­ta­le, per­ché com­pat­ta gli adep­ti e sca­te­na l’angoscia all’idea di abban­do­na­re il grup­po. Esse­re con­for­mi agli altri mem­bri è fon­da­men­ta­le: esi­ste sem­pre un lea­der, la cui dot­tri­na è la veri­tà rive­la­ta ai pochi pre­scel­ti, chi non è d’accordo è sba­glia­to, deve tor­na­re sul­la “giu­sta stra­da”: non c’è spa­zio per con­tra­ria­re ciò che vie­ne impartito. 

Alcu­ne del­le tec­ni­che più uti­liz­za­te sono la pri­va­zio­ne del son­no, che ren­de le per­so­ne più mal­lea­bi­li, la pri­va­zio­ne del sen­so del tem­po, negan­do l’accesso ad oro­lo­gi o dispo­si­ti­vi elet­tro­ni­ci (peri­co­lo­si, in quan­to per­met­te­reb­be­ro un con­tat­to con l’esterno). Altre anco­ra sono l’utilizzo di dro­ghe o psi­co­far­ma­ci, l’eliminazione del­la pri­va­cy e l’istituzione di rego­le pre­ci­se per scan­di­re ogni momen­to del­la gior­na­ta sul­la base del­le idee del­la setta. 

Con uno schema simile a questo, ci sono leader con moltissimi seguaci, ma non bisogna cadere nel fallace tranello della colpevolizzazione della vittima.

Chi entra nel­le set­te non è meno intel­li­gen­te di altri: è una vit­ti­ma e va trat­ta­ta in quan­to tale. Chiun­que, mes­so nel­le con­di­zio­ni di par­ten­ze adat­te, potreb­be fini­re in una real­tà di que­sto tipo, che sfrut­ta­no pau­ra e sen­so di col­pa a loro favo­re. È chia­ro che ci sia­no del­le con­di­zio­ni per cui si è più vul­ne­ra­bi­li ed è più comu­ne fini­re in real­tà di que­sto tipo. Spes­so si pen­sa che pos­sa­no aiu­ta­re a miglio­ra­re degli ambi­ti del­la vita in cui non ci sen­tia­mo di eccel­le­re, oppu­re potrem­mo aver appe­na per­so una per­so­na cara ed esse­re alla ricer­ca di soste­gno. Nes­su­no è immu­ne alle tat­ti­che mani­po­la­to­rie di que­sti grup­pi: per que­sto è impor­tan­te cono­sce­re i modi in cui agi­sco­no e pre­ve­ni­re le situa­zio­ni di contatto.

Con­di­vi­di:
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.