Radici. Lando Degoli, il Controfagotto e la televisione

Radici. Lando Degoli, il Controfagotto e la televisione

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994. A questo link è possibile trovare gli articoli precedenti della rubrica.


Ita­lia, 1949: ter­mi­na­ta la Secon­da Guer­ra Mon­dia­le, avvia­ta la dif­fi­ci­le fase del­la rico­stru­zio­ne e del­la sta­bi­liz­za­zio­ne poli­ti­ca, ripren­do­no le spe­ri­men­ta­zio­ni del ser­vi­zio tele­vi­si­vo. Quat­tro anni più tar­di, nel 1953, ven­go­no avvia­te le pri­me tra­smis­sio­ni rego­la­ri. Le cir­co­stan­ze non sem­bra­va­no del tut­to favo­re­vo­li: il con­flit­to mon­dia­le ave­va deva­sta­to un Pae­se già debo­le nel set­to­re eco­no­mi­co, tec­no­lo­gi­co, indu­stria­le, la popo­la­zio­ne ita­lia­na era oppres­sa da disoc­cu­pa­zio­ne e red­di­ti bas­si

Tut­ta­via, in pochis­si­mi anni, lo stru­men­to tele­vi­si­vo riu­scì ad affer­mar­si in un’Italia anco­ra rura­le e immi­se­ri­ta con rapi­di­tà sor­pren­den­te, gra­zie alla con­co­mi­tan­za di sva­ria­ti fat­to­ri: l’attenzione gover­na­ti­va nei con­fron­ti del ser­vi­zio radio­te­le­vi­si­vo RAI, il boom eco­no­mi­co, un palin­se­sto tele­vi­si­vo in gra­do di attrar­re un pub­bli­co che si face­va curio­so attra­ver­so un’abile com­mi­stio­ne di intrat­te­ni­men­to e istru­zio­ne

Pro­prio in que­sta atmo­sfe­ra di rina­sci­ta e cre­sci­ta si affer­mò una del­le tra­smis­sio­ni più cele­bri del palin­se­sto Rai, desti­na­ta a fun­ge­re da model­lo di rife­ri­men­to per nume­ro­si pro­gram­mi suc­ces­si­vi e a tra­smet­te­re l’eco del pro­prio suc­ces­so negli anni a veni­re: il quiz tele­vi­si­vo Lascia o Raddoppia?

Visionare anche soltanto un breve spezzone del programma, andato in onda dal novembre 1955 al luglio 1959, potrebbe destare sorpresa o persino ilarità: 

con­dut­to­re e con­cor­ren­ti potreb­be­ro appa­rir­ci gof­fi, inges­sa­ti, un po’ ridi­co­li for­se, ma il for­mat adot­ta­to, mutua­to dall’esempio sta­tu­ni­ten­se e con­ta­mi­na­to con ele­men­ti di gran­de ori­gi­na­li­tà, fu in gra­do di impor­si con natu­ra­lez­za nei cuo­ri degli spet­ta­to­ri e del­l’o­pi­nio­ne pub­bli­ca del tem­po. Tan­to che, per via del­le pro­te­ste avan­za­te dai gesto­ri dei cine­ma­to­gra­fi, la tra­smis­sio­ne fu spo­sta­ta dal saba­to sera al gio­ve­dì: le sale si era­no infat­ti svuo­ta­te, i nuo­vi film non reg­ge­va­no il con­fron­to con il quiz.

Lascia o Rad­dop­pia? non rap­pre­sen­tò dun­que sol­tan­to una tra­smis­sio­ne e nem­me­no sol­tan­to un con­cor­so tele­vi­si­vo ma un vero e pro­prio feno­me­no socia­le, in un’epoca in cui la tele­vi­sio­ne anda­va impo­nen­do­si, rivo­lu­zio­nan­do il siste­ma dei media ed impat­tan­do in manie­ra ine­di­ta sul­la vita, le abi­tu­di­ni, le cono­scen­ze del­le per­so­ne. Le rego­le era­no sem­pli­ci: i con­cor­ren­ti riu­sci­ti a gua­da­gnar­si il dirit­to di pro­se­gui­re il gio­co (dopo aver rispo­sto cor­ret­ta­men­te ad 8 doman­de nel cor­so del­la loro pri­ma pun­ta­ta e nel­la mate­ria indi­ca­ta come di loro com­pe­ten­za), ad ogni nuo­va pun­ta­ta dove­va­no deci­de­re se «lascia­re o rad­dop­pia­re». 

Lascia­re signi­fi­ca­va tor­na­re a casa tenen­do­si stret­to il mon­te­pre­mi gua­da­gna­to. Rad­dop­pia­re rap­pre­sen­ta­va inve­ce un rischio: in caso di rispo­sta esat­ta, la som­ma accu­mu­la­ta rad­dop­pia­va e il con­cor­ren­te gua­da­gna­va il dirit­to di ripre­sen­tar­si duran­te la pun­ta­ta suc­ces­si­va; nel caso di erro­re, tut­to il mon­te­pre­mi anda­va per­so ed il con­cor­ren­te dove­va lascia­re il pro­gram­ma, otte­nen­do come pre­mio di con­so­la­zio­ne una Fiat 600. 

A dominare la scena era allora un giovane Mike Bongiorno, amato dal pubblico in studio così come a casa: 

ama­to, soprat­tut­to anche se incon­sa­pe­vol­men­te, in quan­to per­fet­to rap­pre­sen­tan­te dell’uomo imper­fet­to, medio, di medie cono­scen­ze e medie capa­ci­tà, che non spic­ca­va per ora­to­ria, lin­guag­gio, comi­ci­tà, ma in cui pro­prio per que­sto la mag­gio­ran­za del pub­bli­co, altret­tan­to medio, non ave­va dif­fi­col­tà ad iden­ti­fi­car­si. Così scris­se in pro­po­si­to Umber­to Eco, nel suo stu­dio Feno­me­no­lo­gia di Mike Bon­gior­no (in Dia­rio mini­mo):

La situa­zio­ne nuo­va in cui si pone al riguar­do la TV è que­sta: la TV non offre, come idea­le in cui imme­de­si­mar­si, il super­man ma l’e­ve­ry­man. La TV pre­sen­ta come idea­le l’uo­mo asso­lu­ta­men­te medio […] Il caso più visto­so di ridu­zio­ne del super­man all’e­ve­ry man lo abbia­mo in Ita­lia nel­la figu­ra di Mike Bon­gior­no e nel­la sto­ria del­la sua for­tu­na […] sem­bra qua­si che egli si ven­da per quel­lo che è e che quel­lo che è sia tale da non por­re in sta­to di infe­rio­ri­tà nes­su­no spet­ta­to­re, nep­pu­re il più sprov­ve­du­to. Lo spet­ta­to­re vede glo­ri­fi­ca­to e insi­gni­to uffi­cial­men­te di auto­ri­tà nazio­na­le il ritrat­to dei pro­pri limiti.

Altret­tan­to medi era­no i con­cor­ren­ti: espo­nen­ti di quel­lo stes­so pub­bli­co che assi­ste­va, da casa o in stu­dio, al loro ten­ta­ti­vo di affer­mar­si e soprat­tut­to di vin­ce­re, sfrut­tan­do allo sco­po le pro­prie cono­scen­ze appro­fon­di­te, sep­pur a livel­lo mera­men­te ama­to­ria­le, in una spe­ci­fi­ca mate­ria che veni­va indi­ca­ta all’inizio del­la trasmissione.

Si trat­ta­va di gen­te comu­ne ma anche di indi­vi­dui, ognu­no con una pro­pria sto­ria, pro­prie pas­sio­ni, pro­pri trat­ti carat­te­ri­sti­ci: l’abilità di Bon­gior­no con­si­ste­va allo­ra nell’estrapolare, da que­ste per­so­ne, dei veri e pro­pri per­so­nag­gi, eroi di tut­ti i gior­ni, la cui para­bo­la si svol­ge­va e tro­va­va con­clu­sio­ne entro i limi­ti ora­ri del­la tra­smis­sio­ne stessa. 


Non era difficile affezionarsi a loro

la seria­li­tà crea­ta gra­zie al ricor­re­re degli stes­si per­so­nag­gi, di pun­ta­ta in pun­ta­ta, di mol­to ante­ce­den­te a quel­la dei suc­ces­si­vi tele­film, riu­sci­va nell’obiettivo di aggan­cia­re e trat­te­ne­re il pub­bli­co, desi­de­ro­so di sape­re se i con­cor­ren­ti-eroi sareb­be­ro anda­ti incon­tro ad un meri­ta­to lie­to fine – oppu­re no. 

Pro­prio di uno di que­sti con­cor­ren­ti si vuo­le par­la­re, di una figu­ra che ebbe un suc­ces­so nazio­na­le, una del­le pri­mis­si­me star tele­vi­si­ve che, gra­zie al quiz, diven­ne cen­tro di una discus­sio­ne che inte­res­sò tut­to il pae­se. Un pri­mo esem­pio di quel­le che saran­no poi le tan­te meteo­re e casi tele­vi­si­vi, capa­ci di tene­re l’interesse di tut­ta la nazio­ne, un inte­res­se fuga­ce, labi­le ma acce­so e ben vivo. Si par­la di Lan­do Dego­li, cono­sciu­to anche come il caso del con­tro­fa­got­to.

https://www.youtube.com/watch?v=ZmCKhTCUHQE&t=1s

2.560.000 lire è la cifra, si trat­ta del più gran­de mon­te­pre­mi mes­so in palio fino­ra nel­la sto­ria del­la gio­va­ne tra­smis­sio­ne. Lan­do è cono­sciu­to dai tele­spet­ta­to­ri, è ama­to nel­la sua fisi­ci­tà comu­ne, impac­cia­ta, leg­ger­men­te sor­nio­na, bona­ria con i suoi tic con­ti­nui e comi­ci (asciu­gar­si spes­so le mani, affi­dar­si più al suo oro­lo­gio che a quel­lo del programma).

Professore di matematica e fisica nato a Carpi nel 1920, appassionato di musica operistica, oramai è seguitissimo dal pubblico, ora in suspance più che mai per lui perché in lui ci si rispecchia e un po’ lo vede come vicino. 

La doman­da del pre­sen­ta­to­re è però trop­po dif­fi­ci­le: «Nel­la par­ti­tu­ra dei suoi melo­dram­mi Ver­di usò mai il con­tro­fa­got­to? Se la rispo­sta è sì, in qua­le?». Dego­li non lo sa, tira a indo­vi­na­re: «il Fal­staff» dice. «Mi spia­ce» rispon­de Bon­gior­no. La rispo­sta giu­sta è il Don Car­lo. Dego­li per­de il mon­te­pre­mi e, per via del rego­la­men­to, non può più ripre­sen­tar­si in pun­ta­ta, pur vin­cen­do la con­so­la­zio­ne del­la Fiat 600. 

Ma non fini­sce qui, altri­men­ti sareb­be uno dei tan­ti con­cor­ren­ti pas­sa­ti per Lascia o Rad­dop­pia?. Dego­li sco­prì gior­ni dopo che Ver­di non ave­va usa­to il con­tro­fa­got­to solo nel Don Car­lo, ma anche nel­la secon­da ver­sio­ne del Mac­beth, fece così ricor­so al pro­gram­ma per­ché la doman­da non spe­ci­fi­ca­va se si inten­des­se le ver­sio­ni ori­gi­na­li del­le ope­re o anche le altre versioni. 

Era l’inverno del 1955 e tut­ta la nazio­ne ita­lia­na se ne inte­res­sò; la tv era vista prin­ci­pal­men­te nei bar e loca­li pub­bli­ci, così le discus­sio­ni si acce­se­ro: ne par­la­ro­no gior­na­li, rivi­ste, radio e cinegiornali.

il cine­gior­na­le La Set­ti­ma­na Incom ne fa un nume­ro mol­to interessante

Tut­to por­ta una gran­de pub­bli­ci­tà al pro­gram­ma che da di suc­ces­so divie­ne di cul­to, le più alte sfe­re del­la cul­tu­ra e del­la poli­ti­ca ne par­la­no, una inter­ro­ga­zio­ne par­la­men­ta­re a riguar­do, Papa Pio XII se ne inte­res­sa acco­glien­do Dego­li ad un’udienza pri­va­ta, i nume­ri di tele­vi­so­ri acqui­sta­ti aumentano.

Lando Degoli riesce a vincere il ricorso:

tor­na­to alla tra­smis­sio­ne, al momen­to del­la doman­da se voles­se lascia­re o rad­dop­pia­re il mon­te­pre­mi di 1.280.000 lire, Dego­li lascia e il caso del con­tro­fa­got­to fini­sce qui, la figu­ra di Dego­li spa­ri­sce dal­la sto­ria, mori­rà sui­ci­da dopo la scom­par­sa del­la moglie nel 1991.

Il caso del con­tro­fa­got­to dice mol­tis­si­mo, rac­con­ta la sto­ria di un Pae­se, di una quo­ti­dia­ni­tà in uno spa­zio limi­na­le tra un mon­do pre boom: con­ta­di­no, pro­vin­cia­le nel­la cul­tu­ra nel­lo sti­le di vita; e un nuo­vo sti­le di vita, mass media­to, medio-bor­ghe­se, in cui le prio­ri­tà di cui si par­la non sono più solo cibo-casa-chie­sa ma anche fri­vo­lez­ze che non sono così tale, come il ricor­so ad un pro­gram­ma tv. 

Dice anche dei gusti di un Pae­se, come le per­so­ne comu­ni si intrat­te­ne­va­no, nel sen­so sia degli intrat­te­nu­ti sia dell’intrattenimento; la doman­da del con­tro­fa­got­to è cer­ta­men­te assai osti­ca, pro­ba­bil­men­te met­te­reb­be in dif­fi­col­tà anche un esper­to Ver­dia­no, ma que­sto è il tipo di tv dei tem­pi: nozio­ni­sti­ca, inges­sa­ta, cul­tu­ral­men­te ele­va­ta ma che cer­ca di abbas­sar­si nell’arrivare al pub­bli­co di mas­sa, con un’idea ben pre­ci­sa di intrat­te­ni­men­to ma che anco­ra ha mol­to da impa­ra­re. Da Lan­do Dego­li capia­mo mol­to oggi, ma anche la tv del tem­po capì mol­to: il pro­fes­so­re cor­pu­len­to fu una star, la pri­ma di mol­te altre star meteo­ri­ti­che che la tv cree­rà dal nul­la e distruggerà. 

Con­di­vi­di:
Giulia Riva
Lau­rea­ta in Sto­ria, sto pro­se­guen­do i miei stu­di in Scien­ze Poli­ti­che, per­ché amo tro­va­re nel pas­sa­to le radi­ci di oggi. Mi appas­sio­na­no la poli­ti­ca e l’attualità, la buo­na let­te­ra­tu­ra e ogni sto­ria che val­ga la pena di esse­re rac­con­ta­ta. Scri­ve­re per pro­fes­sio­ne è il mio sogno nel cassetto.
Luca Pacchiarini
Sono appas­sio­na­to di cine­ma e video­gio­chi, sem­pre di più anche di tea­tro e let­te­ra­tu­ra. Mi pia­ce sco­pri­re musi­ca nuo­va e in par­ti­co­la­re ado­ro il post rock, ma esplo­ro tan­ti gene­ri. Cer­co sem­pre di tro­va­re il lato inte­res­san­te in ogni cosa e bevo suc­co all’ace.
About Giulia Riva 36 Articoli
Laureata in Storia, sto proseguendo i miei studi in Scienze Politiche, perché amo trovare nel passato le radici di oggi. Mi appassionano la politica e l’attualità, la buona letteratura e ogni storia che valga la pena di essere raccontata. Scrivere per professione è il mio sogno nel cassetto.

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